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MAGGIE'S FARM

SITO ITALIANO DEDICATO A BOB DYLAN

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"THE BEATEN PATH"

the Dylan's painting and the real places

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Mercoledì 26 Aprile 2017

Frankfurt, Germany - Festhalle, April 25, 2017

   

1. Things Have Changed (Bob standing at piano)
2. Don't Think Twice, It's All Right (Bob sitting at piano)
3. Highway 61 Revisited (Bob standing at piano)
4. Beyond Here Lies Nothin' (Bob sitting at piano)
5. Why Try To Change Me Now (Bob center stage)
6. Pay In Blood (Bob standing at piano)
7. Melancholy Mood (Bob center stage)
8. Duquesne Whistle (Bob sitting at piano)
9. Stormy Weather (Bob standing at piano)
10 Tangled Up In Blue (Bob center stage then sitting at piano)
11. Early Roman Kings (Bob standing at piano)
12. Spirit On The Water (Bob Bob sitting at piano)
13. Love Sick (Bob center stage)
14. All Or Nothing At All (Bob center stage)
15. Desolation Row (Bob standing at piano)
16. Soon After Midnight (Bob standing at piano)
17. That Old Black Magic (Bob center stage)
18. Long And Wasted Years (Bob center stage)
19. Autumn Leaves (Bob center stage)

(encore)
20. Blowin' In The Wind (Bob sitting at piano)
21. Ballad Of A Thin Man (Bob standing at piano)

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Talkin' 10109 - dinve56

Buongiorno Mr. Tambourine e ciao a tutti,
mi sa che "Triplicate" lo comprerò; ho iniziato a leggere, sul sito, i temi di alcune canzoni e... sono già coinvolta. Grazie per l'iniziativa di far conoscere l'ultima impresa dylaniana. Il sito è proprio bello! Certo comprerò "Blood on the tracks" perchè, Ardez non me ne vorrà, lo trovo stupendo. Sulla trilogia cristiana.. datemi tempo! Colto e ricco di novità il tuo aggiornamento sulle varianti del mito della fondazione di Roma. Ogni mito può essere letto in cento modi diversi. A me non dispiace nessuna delle varianti, perchè fanno di Roma una città unica al mondo e, infine, legittimano il dire : "Roma capoccia der monno infame", per citare ogni tanto un cantautore nostrano. Sono in pieno accordo con te quando dici che Bob si è guadagnato il diritto di cantare ciò che più è in sintonia con la sua sensibilità attuale. Ho scoperto "Don't think twice, It's all right" e la trovo simpaticissima. Mi sto documentando sulle canzoni del Vietnam che hai citato. Devo dire che l'argomento suscita ancora in me, dopo quarant'anni, un'emozione profonda. Nell'aprile del 2015 nessuno ha ricordato la fine del conflitto. Io ricordo ancora le immagini drammatiche dei soldati americani che abbandonavano Il Vietnam del Nord; ricordo anche che era diffuso il presentimento che si stava sgretolando l'equilibrio politico mondiale uscito dalla guerra '40-'45.
Il pacifismo di Bob, col senno di poi, non ha solo un valore umanitario, pur grandissimo, ma anche un senso di acuta intelligenza politica. Alla prossima. Lunga vita. Carla.


Son contento che hai in previsione l'acquisto di "Blood on The Tracks" (credo che avrai anche l'approvazione di Ardez) e di "Triplicate". Trovo quest'ultimo lavoro di difficilissima interpretazione, si tratta di focalizzare dentro di noi la figura di Dylan e chiedersi se Bob è quello che eravamo abituati a conoscere, pur con tutte le sue imprevedibilità, oppure questo che ripropone i classici del songbook americanop sia un lato di Dylan che non supponevamo potesse esistere. Se così è dobbiamo ammettere che Bob ci ha sorpreso e stupito un'altra volta, al di là del fatto se i dischi sinatriani possano piacere o meno, se potrebbero generare grossissimi dubbi sulla validità di quest'opera, se questa musica abbia affinità con quella di Dylan o se sia totalmente estranea.

Anch'io ricordo i tempi del conflitto vietnamita, ricordo il telegiornale che mostrava tutte le sere le immagini dei bombardieri americani B52 (in bianco e nero) che sganciavano il loro carico di morte sui villaggi vietnamiti, ricordo la terribile foto della cosidetta "Napalm girl", l'aggiacciante foto dell'esecuzione di un Viet Cong con un colpo di pistola alla tempia. Nella ricerca di queste foto ho avuto modo di rivedere centinaia di foto famose scattate durante quel conflitto che mi hanno riempito di nuovo di tristezza e di amarezza come allora, chi, come noi ha vissuto quegli anni ha difficoltà ancora oggi a riguardare queste fotografie che ci rimandano a tristi ricordi.

   

                il B-52 Stratofortress                                  "Napalm girl" scattata da Huynh Cong "Nick" Ut

   

La foto scattata da Eddie Adams degli ultimi istanti di vita dell'ufficiale Viet Cong Nguyen Van Leml, giustiziato con un colpo di pistola alla tempia dal capo della polizia Nguyen Ngoc Loan nelle strade di Saigon

Certamente la "sensibilità" ed il "pacifismo" di Dylan sono straordinari, ma io sono propenso a pensare che sia più un sentimento umanitario che una cosa prettamente politica. Dylan ha sempre rifiutato di schierarsi apertamente a favore della politica, pur avendo avuto delle simpatie per Bill Clinton. Mi spiace veramente aver pubblicato queste terribili fotografie, ma sono certo che, dopo averle viste, si possa meglio comprendere l'importanza di Dylan nel raccontare con le sue canzoni le storture della società. Probabilmente anche lui avrebbe desiderato non dover più rivedere scatti di questo genere, ma purtroppo l'uomo è l'unico animale che non sa imparare niente per migliorare il suo comportamento. L'indifferenza mostrata da certe persone nei confronti della vita umana è allucinante, così come, ancor oggi, ci siano persone che eseguono ordini di morte in nome delle ragioni più futili o peggio ancora nel nome di una religione. Purtroppo quando si pensia di aver visto tutto nella vita la realtà quotidiana ci mette sempre di fronte a cose nuove o che pensavamo fossero cessate o scomparse. Disdicevole dover constatare che l'uomo riesce ad agire tranquillamente a livelli così bassi, ma la teoria dell'armiamoci e partite è sempre attuale! Live long and prosper, Mr.Tambourine, :o)    

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Talkin' 10108 - al-diesan

Carissimo Tambourine, ironia della sorte vuole che mentre Bob è in tour in Europa, tranne che in Italia purtroppo, io sarò per due settimane negli USA proprio per celebrare il Maestro.
Il 7 maggio infatti ci sarà il concertone di 8 ore a Torrance, così come lo scorso anno, in cui farò solo una canzone (Love Sick) più la partecipazione sul palco per altre 2 canzoni; evento straordinario naturalmente con musicisti di livello veramente alto.
Inoltre ho una serata già fissata al Suzy's Bar & Grill, il primo locale in assoluto dove sono andato lo scorso anno, appena sbarcato dall'aereo… più o meno !!! Ti allego le due locandine degli eventi.
Il resto del tempo sarà speso in giro per i vari open-mic così come nel 2016.
A presto, Al Diesan

    

Ottima notizia carissimo Alex, fai vedere agli yankees che non abbiamo niente da imparare da loro in campo dylaniano. Naturalmente spero che ci farai una recensione del tuo viaggio. Spacca tutto! Un abbraccio, Mr.Tambourine, :o)

 

 
Martedì 25 Aprile 2017

Antwerp, Belgium - Lotto Arena, April 24, 2017

  

1. Things Have Changed (Bob standing at piano)
2. Don't Think Twice, It's All Right (Bob sitting at piano)
3. Highway 61 Revisited (Bob standing at piano)
4. Beyond Here Lies Nothin' (Bob sitting at piano)
5. Why Try To Change Me Now (Bob center stage)
6. Pay In Blood (Bob standing at piano)
7. Melancholy Mood (Bob center stage)
8. Duquesne Whistle (Bob sitting at piano)
9. Stormy Weather (Bob standing at piano)
10 Tangled Up In Blue (Bob center stage then sitting at piano)
11. Early Roman Kings (Bob standing at piano)
12. Spirit On The Water (Bob Bob sitting at piano)
13. Love Sick (Bob center stage)
14. All Or Nothing At All (Bob center stage)
15. Desolation Row (Bob standing at piano)
16. Soon After Midnight (Bob standing at piano)
17. That Old Black Magic (Bob center stage)
18. Long And Wasted Years (Bob center stage)
19. Autumn Leaves (Bob center stage)

(encore)
20. Blowin' In The Wind (Bob sitting at piano)
21. Ballad Of A Thin Man (Bob standing at piano)

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Talkin' 10107 - atagliabue

Seguo Dylan dal lontano 1976, ma questo ​non ​mi consente di dare una spiegazione a certe sue scelte. Quindi, navigando a vista in un mare di dubbi, aggiungo solo qualche considerazione al dibattito in corso.
1. La foto che mette tristezza
Tempo fa uscì sui nostri schermi, dopo il passaggio alla Mostra di Venezia, un intelligente e originale film argentino intitolato IL CITTADINO ILLUSTRE. Vi si racconta la storia d​ello scrittore di successo Daniel Mantovani, che dopo aver vinto il premio Nobel entra in una crisi creativa e torna al paese d'origine. Il film si apre proprio con la cerimonia della consegna dell'ambito riconoscimento, durante la quale il protagonista fa un discorso per nulla convenzionale, esprimendo la sua sensazione che quel premio sia l'apice, e quindi la conclusione, della sua carriera artistica. Nella sequenza successiva, collocata temporalmente cinque anni dopo, ci viene mostrato lo scrittore in completa solitudine (condizione costante in tutta la pellicola) contemplare il cadavere di un volatile che galleggia nel laghetto di un parco pubblico. Mantovani è vestito in modo informale e porta un cappuccio sulla testa​ (vedi foto)​. Poi lo vediamo entrare in una ​villa ​moderna, mentre alle sue spalle si chiude un pesante cancello, segno evidente ​di ​un ricercato isolamento. Non vado oltre con il racconto e vi consiglio la visione del film. Certo le analogie con Dylan sono per lo meno sorprendenti, per quanto concepite in tempi non sospetti.

2. Triplicate
L'ho ascoltato con attenzione e devozione, cercando di scacciare eventuali pregiudizi. Terminata la trentesima canzone, mi sono rifugiato in un concerto del '78, quasi avessi bisogno di una boccata d'aria fresca. Se avesse fatto un disco di cover di Hank Williams, di traditional song, di blues... Se facesse concerti meno scontati e meno ingessati... Dylan adesso è questo. Prendere o lasciare.
P.S. Complimenti e grazie per il sito.
Aurelio​

Grazie per aver espresso la tua opinione sul Dylan attuale, sulle sue scelte e sui suoi concerti. Come giustamente hai detto tu Dylan è questo, prendere o lasciare, ogni ulteriore commento diventa inutile! Cercherò di procurarmi il film da te indicato. Live long and prosper, Mr.Tambourine, :o)

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Bob Dylan è letteratura incarnata                                                               clicca qui

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Desolation Row - Oslo, Spektrum, 4 Aprile 2017

 

 

 
Lunedì 24 Aprile 2017

Talkin' 10106 - danieleardemagni77

Ciao Mr.Tambourine, fermi tutti! Io non ho detto che non mi piace Blood on the Tracks. Semplicemente quando ho cominciato, circa 20 anni fa, il mio percorso dylaniano a ritroso, da ciò che mi dicevano mi aspettavo qualcosa di più. Come mi aspettavo qualcosa in meno da Under The Red Sky, Saved, Shot of Love o New Morning che mi furono descritti come album mediocri. Il problema di molte canzoni di BOTT sono dovuti a certi arrangiamenti troppo scarni che, a mio avviso, rendono il disco un po' pesante; forse anche io la penso come Jakob che disse che in quel disco vedeva la relazione dei suoi genitori andare a pezzi. Bob stesso non riusciva a capire perché quel disco fu tanto osannato. C'è da dire che l'album in questione ha pezzi fantastici che, sempre a mio parere, sul disco risultano un po' deboli ma nelle versioni live sono fantastici. Il disco in sé mi pare un po' come leggere "I dolori del giovane Werther" di Goethe; e forse l'intenzione o il fine del disco era simile. Ripeto che fatte dal vivo mi piacciono molto di più. Quanto a Triplicate ripeto che è un album ben fatto in cui Dylan ci regala canzoni che personalmente non avrei mai neppure ascoltato e la produzione e il canto sono buoni. Poi naturalmente ognuno è libero di pensarla come vuole. Resta di fatto che nella mia top five ci sono 3 album del Bob degli ultimi 20 anni; probabilmente anche per il fatto che sono album che ho vissuto (Tempest, Modern Times, Time Out Of Mind, Slow Train Coming, Blonde on Blonde...poi naturalmente vado a giorni) ma ognuno ha il proprio Bob. Senza dimenticare che anche album considerati di serie B come Down in The Groove, New Morning e anche Self Portrait contengono veri gioielli nei loro solchi, o almeno per me è così. Buona musica e vita a tutti...forever Bob
Daniele Ardemagni "Ardez"

Ciao "Ardez", condivido in pieno le tue parole, anche a me le canzoni di BOOT nelle versioni su disco sembrano troppo povere di arrangiamento perdendo quasi tutto il loro valore espressivo, certo la "Idiot Wind" del disco non è nemmeno lontanamente paragonabile alla versione della RTR che sputa rabbia e rancore come una grave ferita sporca tutto ciò che la circonda di sangue. Salutami your sister and Massimo quando hai occasione di vederli, live long and prosper, Mr.Tambourine, :o)

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Talkin' 10105 - mmontesano

La recensione del concerto allo Zenith di tomtomrock:

http://www.tomtomrock.it/report/concerto-bob-dylan-zenith/

Grazie per la segnalazione, alla prossima, live long and prosper, Mr.Tambourine, :o)

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Lund, Sweden - Sparbanken Skåne Arena, April 9, 2017

by Laurette Maillet

Mi sono alzara al mattino presto in una stanza davvero calda allo Youth Hostel di Copenhagen.

Mi son fatta una doccia e mi sono rilassata fino alle 11 a.m. Ho camminato fino alla stazione dei treni ed ho cercato il modo di raggiungere Lund. Ho comperato il biglietto e sono rimasta un pò confusa per il viaggio. Ho  dovuto fare due cambi di treni. Bene, sono arrivata a Lund nel primo pomeriggio.

Ho avuto la sorpresa di vedere una città graziosa, con l’architettura eclettica. Sono andata alla venue e c’era già la fila all’entrata. Bobby e la sua band sono arrivati per il soundcheck, tutto bene. Mi sono mangiata un paio di panini e una tazza di caffè apprezzando il bellissimo pomeriggio di sole prima di accodarmi verso le 5 pm. I soliti fans erano già in attesa per entrare ed altri erano in cerca di biglietti economici. Non è stato facile ma un paio di ragazzi hanno accettato di fare lo scambio di un biglietto con uno dei miei dipinti. Tutto bene. Quindi, sono dentro la venue per l'inizio dello spettacolo. Ero nella parte posteriore del parterre ma potevo vedere bene Bobby sia quando era al pianoforte che al centro. Il suono non è certo la cosa migliore perchè la sede è un'arena sportiva. Comunque la voce di Bobby era chiara. Posso cantare e ballare con tutta la mia anima poiché nessuno presterà attenzione alle mie pazzie. La Setlist inizia nello stesso poi c’è il cambio di   "I could have told you"  che sostituisce "Why try to change me now?" Bob inizia "Tangled in blue" prima che la band possa reagire. C'è stata un po' di confusione. Qualcuno mi ha detto che all'Opera di Copenaghen Bob aveva dimenticato l'intro di questa canzone. Quindi .... sta improvvisando. Non più armonica in questo pezzo. Niente armonica per tutta la serata.

Lo stesso inconveniente accadrà con "Scarlet town", comincia a cantare prima che la band sia pronta e la band si blocca.

Segue “Early Roman Kings” davvero potente. Donnie è eccellente in "Scarlet town". "Ballad of a Thin Man” chiude lo spettacolo con Bob al pianoforte.

Bobby era professionale e chiaro. Forse indossava una camicia azzurra? Non potrei giurarlo, è ora di correre alla stazione ferroviaria per prendere il treno per tornare a Copenhagen. Beh ... Treno, un autobus e la metropolitana. Incontro 2 belle donne Inglesi con le quali ho avuto una piacevole conversazione su ... Bob Dylan ... fino a Copenhagen.

 

 
Domenica 23 Aprile 2017

Esch-sur-Alzette, Luxembourg - Rockhal, April 22, 2017

  

1. Things Have Changed (Bob standing at piano)
2. Don't Think Twice, It's All Right (Bob sitting at piano)
3. Highway 61 Revisited (Bob standing at piano)
4. Beyond Here Lies Nothin' (Bob sitting at piano)
5. Why Try To Change Me Now (Bob center stage)
6. Pay In Blood (Bob standing at piano)
7. Melancholy Mood (Bob center stage)
8. Duquesne Whistle (Bob sitting at piano)
9. Stormy Weather (Bob standing at piano)
10 Tangled Up In Blue (Bob center stage then sitting at piano)
11. Early Roman Kings (Bob standing at piano)
12. Spirit On The Water (Bob Bob sitting at piano)
13. Love Sick (Bob center stage)
14. All Or Nothing At All (Bob center stage)
15. Desolation Row (Bob standing at piano)
16. Soon After Midnight (Bob standing at piano)
17. That Old Black Magic (Bob center stage)
18. Long And Wasted Years (Bob center stage)
19. Autumn Leaves (Bob center stage)

(encore)
20. Blowin' In The Wind (Bob sitting at piano)
21. Ballad Of A Thin Man (Bob standing at piano)

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Lund, Sweden - Sparbanken Skåne Arena, April 9, 2017

by Erik Ringmar

Di tutti i nostri familiari è davvero solo lo zio Bob che viene a trovarci regolarmente. Ci ha visitato quando eravamo a Shanghai, nel nord di Londra ed ora a Lund. Sì, era a Lund la notte scorsa, la nostra piccola città universitaria medievale nel sud della Svezia. Ho portato a vederlo mia moglie Diane e le mie due figlie. Il sangue non è acqua.

Bob si è nuovamente reinventato. “Why change me now?” Chiede in una notissima canzone cover di un pezzo di Sinatra, ma non siamo noi a cercare di cambiarlo, è lui che si cambia continuamente. All'età di 75 anni è una cosa veramente notevole. Coloro che non sono impegnati a nascere sono morti. E Bob Dylan non sta morendo.

Tuttavia, mi è sembrato un po' più vecchio di come che lo avevo visto a Helsingborg tre anni fa. Si muove più lentamente sul palco. Ballare sì, balla ancora ma è tutto un po' più faticoso. E deve lasciare la tastiera e stare al centrodel palco con le gambe largamente distese per essere in grado di eseguire gli standard jazz che ora fanno parte regolarmente del suo repertorio live.
Gli standard jazz non sono male. La voce rasposa di Dylan funziona bene In combinazione con questi regimi lisci e serici. Eppure, non posso fare a meno di pensare che stia facendo il karaoke. Il karaoke di Dylan è migliore di molti generi del karaoke, e lo rispetto profondamente nel senso che può fare quello che vuole fare, ma mi sembra un progetto di hobby piuttosto che qualcosa da portare in tour in tutto il mondo.

La reinvenzione reale, tuttavia, riguarda la sua trasformazione da artista blues e rock'n roll in una sorta di performer in stile vaudeville. Lui e la band stanno suonando musica da circo, in una serata in stile “Sergeant Pepper” o nello stile di Bertold Brecht e Kurt Weill. Ci si aspetta di vedere realmente acrobati, giocolieri e la donna barbuta che arrivano sul palco.
Festoso quanto sporco "Soon After Midnight", grigio "Pay in Blood" e triste "Long and Wasted Years". Le rughe sul volto del pagliaccio sono più evidenti, il make-up di una settuagenaria prostituta al microfono. È un mondo notevole in cui Bob inserisce le sue canzoni degli anni '60 accanto ai nuovi classici sinatriani.
Sì, tutte si adattano, e grazie all'accorto accompagnamento della band e all'arrangiamento fantasioso delle canzoni è sempre interessante.
Amavo la sua armonica, ma non c'e stata armonica la notte scorsa. Tutto sommato, il musicista di Vaudeville che rappresenta oggi è meno interessante di quello rock/blues di ieri.
Per me, quando ascolto il Dylan di oggi non è la musica che suona che ascolto, è solo lui e la sua voce.
Tuttavia, rimane infinitamente creativo, enigmatico e notevole. Noi siamo fortunati di essere suoi contemporanei. Siamo fortunati che lui ancora viene a suonare per noi. Torne presto zio Bob, ci manchi già a tutti.

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Talkin' 10104 - samuconf93

Oggetto: sul terzo e ultimo volume delle Lyrics (1983-2012)

Ciao, caro Mr. Tambourine!
Di nuovo congratulazioni per la gestione del sito e per la possibilità che dai a tutti noi "dylaniati" di confrontarci pubblicamente sulla tua home page. Da frequentatore decennale del sito, leggo sempre con attenzione tutti gli scambi di opinioni che avvengono qui. Scrivo per salutare tutti voi e per congratularmi vivamente col Professor Alessandro Carrera - con il quale fortunatamente ho avuto modo di scambiare alcune mail più volte in passato - per le sue note ai tre volumi delle "Lyrics": un commento meraviglioso, brillante, lucido e illuminante per un'edizione critica fondamentale. Che onore e fortuna che esista solo per noi italiani. Comprai appena usciti i primi due volumi lo scorso novembre, e ho ora tra le mani il terzo e ultimo volume. Un'opera di caratura elevatissima. A presto, e buon lavoro a tutti!
Samuele Conficoni

Ciao Samuele, grazie per la stima e penso di non sbagliare se ti dico grazie anche a nome del Prof. Carrera. Alessandro è una persona squisita, di una gentilezza rara e sempre disponibile per le domande che i lettori di Maggie's Farm gli rivolgono. I tre volumi delle Lyrics sono davvero un lavoro monumentale che dovrebbe stare nella biblioteca di ogni Dylan-fan, ma per questo credo non ci sia bisogno del mio suggerimento! Live long and prosper, Mr.Tambourine, :o)

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Phil Ochs, l’uomo che non fu Bob Dylan                                                   clicca qui

 

 
Sabato 22 Aprile 2017

Paris, France - Boulogne Billancourt, Ile Seguin - Seine Musicale, April 21, 2017

   

1. Things Have Changed (Bob standing at piano)
2. Don't Think Twice, It's All Right (Bob sitting at piano)
3. Highway 61 Revisited (Bob standing at piano)
4. Beyond Here Lies Nothin' (Bob sitting at piano)
5. I Could Have Told You
(Bob center stage)
6. Pay In Blood (Bob standing at piano)
7. Melancholy Mood (Bob center stage)
8. Duquesne Whistle (Bob sitting at piano)
9. Stormy Weather (Bob standing at piano)
10 Tangled Up In Blue (Bob center stage then sitting at piano)
11. Early Roman Kings (Bob standing at piano)
12. Spirit On The Water (Bob Bob sitting at piano)
13. Love Sick (Bob center stage)
14. All Or Nothing At All (Bob center stage)
15. Desolation Row (Bob standing at piano)
16. Soon After Midnight (Bob standing at piano)
17. That Old Black Magic (Bob center stage)
18. Long And Wasted Years (Bob center stage)
19. Autumn Leaves (Bob center stage)

(encore)
20. Blowin' In The Wind (Bob sitting at piano)
21. Ballad Of A Thin Man (Bob standing at piano)


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Talkin' 10103 - dinve56

Buongiorno Mr. Tambourine,
sull'interpretazione di Enea come predestinato favorito dagli Dei e non come vinto, ti do buona la stoccata...ma... il favore degli Dei che ha consentito la nascita dell'Impero Romano è una teoria dei romani, appunto; nei poemi omerici Enea appare, soprattutto ne "L'Iliade", come personaggio minore rispetto a Ettore e a Glauco, a cui gli Achei vincitori accordano la facoltà di lasciare la patria. Sui rapporti tra Virgilio e Augusto, mi pare che siamo abbastanza d'accordo. Grazie per l'informazione storica sulla "Rolling Thunder", che proprio non conoscevo. Sul Vietnam e le capacità profetiche di Dylan, è illuminante l'episodio 36 di "Tarantula", che si intitola "Un cazzotto di pacifista". Con un linguaggio simbolico, l'Autore allude ad un'azione militare in Vietnam, ai bombardamenti al napalm e lascia intuire che, secondo lui, la conclusione della guerra sarà una tragedia per gli USA. Vi do tre immagini :"qui nessuno starnutisce", che sta a dire, nel contesto, che i vietnamiti sono duri a morire; "una ragazza (l'America), strilla il nome di suo padre (il presidente Johnson), il che però non serve a nulla perchè il suo biglietto da due dollari (l'aereo) viene colpito (la credenza popolare americana diceva che i biglietti da due dollari, molto rari, portavano sfortuna e che chi ne veniva in possesso, doveva liberarsene subito); infine, nell'episodio suddetto, un personaggio pronuncia la frase "io le conosco bene queste cose, lavoravo alla Edsel" che significa "l'avventura vietnamita finirà in un fiasco"; è noto infatti che le Edsel, una serie di vetture della Ford, furono un fallimento. Lapidaria la conclusione del capitolo "la situazione in Vietnam è molto inquietante". Dylan usa un linguaggio simbolico e, come è noto, non parlò mai del Vietnam pubblicamente. Per le citazioni da "Tarantula", ho fatto riferimento alla preziosa edizione di Feltrinelli. Ardez mi ha quasi convinto ad ascoltare Triplicate...forse lo comprerò. Lunga vita. Carla.


A proposito della fondazione di Roma ieri era la ricorrenza della sua fondazione, 21 aprile dell'anno 753 a.C., come indicato dallo storico latino Varrone sulla base dei calcoli effettuati dall'astrologo Lucio Taruzio. Invece Secondo la storiografia moderna, Roma non fu fondata con un atto volontario, nacque invece, come altri centri coevi dell'Italia centrale, dalla progressiva riunione di nuclei abitati sparsi, fenomeno detto sinecismo. Ma in realtà tutto ciò che è stato scritto sulla nascita di Roma è frutto di leggende, invenzioni, allegorie, il tutto mischiato con la onnipresente mitologia greca. La storia dei due gemelli allattati dalla lupa in una grotta è quanto di più sciocco si possa raccontare. Lì i due gemelli vengono trovati e allattati da una lupa che aveva perso i cuccioli ed era stata d'altra parte attirata dal pianto dei gemelli (secondo alcuni storiografi e studiosi di lessico la lupa non era nient'altro che una  prostituta, certamente un'allegoria per far passare Romolo e Remo come due trovatelli e non come due figli di........! All'epoca le prostitute Romane erano chiamate anche lupae, donde l'italiano lupanare, che è il termine per indicare i postriboli dell' urbe. Nei pressi della grotta passò il gregge del pastore Faustolo (porcaro di Amulio) che sentito il pianto dei bambini, li raccolse con l'aiuto della moglie Acca Larenzia (secondo alcuni detta "lupa" dagli altri pastori in quanto probabilmente dedita alla prostituzione) e li cresce come suoi figli. C'è un'altra tradizione, raccontata da autori antichi come Strabone o Tito Livio, secondo la quale Roma fu una colonia greca arcade, fondata da Evandro. A Pallante, la città sul Palatino sorta nel luogo in cui sarà fondata Roma, si colloca anche il regno di Evandro, citato nell'Eneide di Virgilio. Altre varianti riguardano gli stessi Romolo e Remo, figli di Enea e Dessitea, nati già a Troia, oppure di Latino, figlio di Telemaco e di Rhome, o ancora di una Emilia, figlia di Enea, e del dio Marte.  Un'altra ancora racconta una diversa versione: sul focolare della casa di Tarchezio, tirannico re di Alba Longa, era apparso un fallo, che un oracolo impose di far unire con una fanciulla vergine. La figlia del re si fece tuttavia sostituire da una schiava, ma venne scoperta dal padre: le due donne furono imprigionate e i gemelli nati da quell'unione furono esposti in una cesta lasciata nel Tevere.

Una prima versione fornita da Plutarco vede la fondazione di Roma dovuta al popolo dei Pelasgi, i quali una volta giunti sulle coste del Lazio, avrebbero fondato una città il cui nome ricordasse la loro prestanza nelle armi (rhome). Secondo una seconda ricostruzione dello stesso autore, i profughi troiani guidati da Enea arrivarono sulle coste del Lazio, dove fondarono una città presso il colle Pallantion a cui diedero il nome di una delle loro donne, Rhome. Una terza versione, sempre di Plutarco, offre ipotesi alternative, secondo le quali Rome poteva essere un mitico personaggio eponimo, figlia di Italo, re degli Enotri o di Telefo, figlio di Eracle, sposò Enea o il figlio, Ascanio. Una quarta versione vede Roma fondata da Romano, figlio di Odisseo e di Circe; una quinta da Romo, figlio di Emazione, giunto da Troia per volontà dell'eroe greco Diomede; una sesta da Romide, tiranno dei Latini, che era riuscito a respingere gli Etruschi, giunti in Italia dalla Lidia e in Lidia dalla Tessaglia. Un'altra versione fa della stessa Rome la figlia di Ascanio, e quindi nipote di Enea. Ancora una Rome profuga troiana giunge nel Lazio e sposa il re Latino, sovrano del popolo lì stanziato e figlio di Telemaco, da cui ebbe un figlio di nome Romolo che fondò una città chiamata col nome della madre. In tutte le versioni si ritrova l'eponima chiamata Rome, la cui etimologia è la parola greca rhome con il significato di "forza". Le fonti citano altri possibili eroi eponimi come Romo, figlio del troiano Emasione, o Rhomis, signore dei Latini e vincitore degli Etruschi.

Secondo altre interpretazioni di un certo interesse, il nome ruma sarebbe di origine etrusca, in quanto non è stato trovato l'etimo indoeuropeo e l'unica lingua non-indoeuropea della zona era l'etrusco. Il termine sarebbe entrato come prestito nel latino arcaico e avrebbe dato origine al toponimo Ruma (più tardi Roma) e a un prenome Rume (in latino divenuto Romus), dal quale sarebbe derivato il gentilizio etrusco Rumel, divenuto in latino Romilius. Il nome Romolo sarebbe quindi derivato dal nome della città e non viceversa.

In ogni caso la tradizione linguistica assegna al termine "ruma", in etrusco e in latino arcaico, il significato di mammella, come è confermato da Plutarco il quale, nella Vita di Romolo racconta che:
« Sulle rive dell'insenatura sorgeva un fico selvatico che i Romani chiamavano Ruminalis o, come pensa la maggioranza degli studiosi, dal nome di Romolo, oppure perché gli armenti erano soliti ritirarsi a ruminare sotto la sua ombra di mezzogiorno, o meglio ancora perché i bambini vi furono allattati; e gli antichi latini chiamavano ruma la mammella: ancora oggi chiamano Rumilia una dea che viene invocata durante l'allattamento dei bambini »
(Plutarco, Vita di Romolo, 4, 1.)
Questa interpretazione del termine ruma è quindi strettamente collegata con i motivi che hanno portato alla scelta, come simbolo della città di Roma, di una lupa con le mammelle gonfie che allatta i gemelli fondatori.

Quindi, tirate le somme, qualunque versione non è  credibile in quanto non ci sono prove tangibili. A mio avviso la più probabile è quella che la città eterna sia nata come  primo agglomerato di gruppi di persone probabilmente poco raccomandabili, predoni o ladri di strada, ricordiamo infatti che un'altra leggenda vuole che questa gente si sia procurata le donne con il famoso "ratto delle sabine", impresa solita a soldataglie predatrici.

Passando a Dylan, che stava passando la sua gioventù in un periodo storico così concitato, erano gli anni dell'assasinio di Kennedy, della crisi cubana, della guerra in Vietnam e della tensione Usa / Urss, con le sue canzoni di protesta alimentò nei giovani lo spirito di ribellione e l'ardore nel combattere per difendere i diritti umani di ogni individuo. I testi delle sue canzoni sono messaggi di pace contro ogni forma di sopruso e violenza: dalle armi nucleari alla guerra, dal razzismo alle condizioni di povertà e schiavitù.

Dylan ha praticamente scritto solo due canzoni che citano il Vietnam (Viet Nam è la dizione in lingua vietnamita), la prima è Clean Cut Kid nella quale troviamo la strofa:
They said, "Listen boy, you're just a pup''
They send him to a napalm health spa to shape up.
They gave him dope to smoke, drinks an' pills
A jeep to drive, blood to spill.
(Dissero: Ascolta ragazzo, sei solo un cucciolo
Lo spedirono in una stazione termale al napalm per allenarsi
Gli diedero droga da fumare, liquori e pillole,
Una jeep da guidare, sangue da versare).

La seconda è “Twetter and The Monkey Man” con la strofa:
Tweeter was a boy scout before she went to Vietnam
And found out the hard way nobody gives a damn
(Tweeter era stato un boy scout prima di andare in Vietnam
E di scoprire nella maniera peggiore che a nessuno gliene fregava un tubo).

Dal vivo, nel 1988, cantò una versione di “With God On Our Side” nella quale aveva iunserito una nuova strofa:
“In the 1960s / Came to Vietnam war /
Can somebody tell me / What we are fighting for /
So many young died / So many mother cried /
Now i ask a question / Was God on our side?”
(Negli anni 60 / venne la Guerra del Vietnam /
Qualcuno mi può dire / per cosa combattiamo /
Tanti giuovani sono morti / tante madri hanno pianto /
Adesso io chiedo / Era Dio dalla nostra parte?).

Scrisse anche altre canzoni sulla guerra ma più generalizzate, che non avevano un riferimento specifico, avrebbero potuto andar bene per qualsiasi guerra.
Certo quei tempi sono passati ed il Dylan di allora è diventato qualcos’altro, ha subito alcune trasformazioni fino ad arrivare a questa del “crooner” che racconta la musica americana attraverso i classici del songbook. Quest’ ultimo Dylan potrà piacere od annoiare, la scelta è soggettiva ed individuale, comunque credo che Bob si sia ampiamente guadagnato il diritto di fare quello che più gli piace e quello in cui crede di più in questo momento.
Se deciderai di seguire i consigli di “Ardez” finirai per comperare anche la trilogia cristiana, Slow Train Coming, Saved e Shot of Love con la magnifica Every grain of sand, evitando accuratamente Blood On The Tracks che a lui non piace proprio :o)))))))))!!!!!!
Live long and prosper, Mr.Tambourine, :o)

 

 

Venerdì 21 Aprile 2017

Paris, France - Zenith Paris, April 20, 2017

    

1. Things Have Changed (Bob standing at piano)
2. Don't Think Twice, It's All Right (Bob sitting at piano)
3. Highway 61 Revisited (Bob standing at piano)
4. Beyond Here Lies Nothin' (Bob sitting at piano)
5. I Could Have Told You (Bob center stage)
6. Pay In Blood (Bob standing at piano)
7. Melancholy Mood (Bob center stage)
8. Duquesne Whistle (Bob sitting at piano)
9. Stormy Weather (Bob standing at piano)
10 Tangled Up In Blue (Bob center stage then sitting at piano)
11. Early Roman Kings (Bob standing at piano)
12. Spirit On The Water (Bob Bob sitting at piano)
13. Love Sick (Bob center stage)
14. All Or Nothing At All (Bob center stage)
15. Desolation Row (Bob standing at piano)
16. Soon After Midnight (Bob standing at piano)
17. That Old Black Magic (Bob center stage)
18. Long And Wasted Years (Bob center stage)
19. Autumn Leaves (Bob center stage)

(encore)
20. Blowin' In The Wind (Bob sitting at piano)
21. Ballad Of A Thin Man (Bob standing at piano)

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Talkin' 10102 - acquaraggia.it

May 17/24 - Bob Dylan’ s Week 6 - Firenze, Italy                                          clicca qui

Grazie Giuseppe per la segnalazione ma soprattutto per la grande iniziativa che certamente sarà costata a te ed ai tuoi amici alcune setttimane di intenso lavoro per organizzare e coordinare tutte le manifestazioni. Vi auguro un successone, live long and prosper, Mr.Tambourine, :o)

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Bolzano: Giornata mondiale del libro                                                           clicca qui

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Talkin' 10101 - a.leonardi65

Ciao a tutti e a Mr.Tambourine che con tanta dedizione e pazienza porta avanti questo meraviglioso sito per noi piccoli e grandi amanti della musica di Dylan.
Voglio dire che da anni sono un ammiratore “perso” di Bob, in tutte le sue manifestazioni ma non ho ancora deciso se acquistare “Triplicate” oppure aspettare il prossimo album. Le interpretazioni di Dylan hanno sempre qualcosa di suggestivo, ma queste canzoni......queste non sono le sue canzoni, non so come definire questo lavoro, andrebbe bene “Io non sono qui”? Nel senso che c’è ma non è lui, è il suo Alter ego Zimmermann che rende il proprio omaggio personale alla musica dellla sua gioventù, Ma Dylan è un estraneo in tutto questo, c’è ma non c’è, quindi “Io Non Sono Qui”!
Forse perchè da anni sono abituato a sentire, commentare e capire per mia soddisfazione i testi delle sue canzoni che non sento queste cover facenti in qualche modo parte del lavoro di Bob. Le canzoni di Bob sono un’altra cosa, hanno un’anima diversa, più profonda, più mistica, più malinconica, più sincera. Bob si è sempre chiesto quale potrebbe essere la risposta alla domanda fondamentale sulla vita, sull'universo e su Dio, e forse sta ancora cercandola, magari ancora portata dal vento finchè non si poserà ai suoi piedi: Spero vivamente che un bel giorno possa trovarla, magari scritta su un tovagliolino e dimenticata su un tavolino di un bar, e potrà così mettere la parola fine alla sua odissea artistica.
Angelo

Caro Angelo, come non condividere le tue parole? Saranno in molti ad avere in questo periodo il "Triplo dubbio" intanto che questo "Trilplicate" si è timidamente affacciato anche nelle classifiche italiane arrivando fino al 24° posto prima di iniziare la lenta discesa che lo porterà nella scatola delle cose che non si sa dove mettere. Forse ti stupirà sapere che la domanda dylaniana sul senso della vita e di tutto il resto è "42". A parte gli scherzi, la risposta alla domanda fondamentale sulla vita, l'universo e tutto quanto è un concetto espresso nella serie di romanzi di fantascienza umoristica di Douglas Adams "Guida galattica per gli autostoppisti". In queste storie, per cercare la risposta, viene costruito un supercomputer chiamato "Pensiero Profondo" che, dopo un'elaborazione durata sette milioni e mezzo di anni, fornisce come risultato il numero "42".  Ecco la storia:

Un gruppo di scienziati, i cui componenti sono in realtà la proiezione pandimensionale di una razza di esseri super-intelligenti esistenti su un piano dimensionale superiore, costruisce "Pensiero Profondo", il secondo più grande computer di tutti i tempi e di tutti gli spazi, per ottenere la risposta alla "Domanda Fondamentale sulla Vita, sull'Universo e Tutto quanto" (in lingua inglese The Ultimate Question of Life, the Universe and Everything). Dopo sette milioni e mezzo di anni il computer fornisce la risposta: «42».

"Quarantadue!" urlò Loonquawl. "Questo è tutto ciò che sai dire dopo un lavoro di sette milioni e mezzo di anni?"
"Ho controllato molto approfonditamente," rispose il computer, "e questa è sicuramente la risposta. Ad essere sinceri, penso che il problema sia che voi non abbiate mai saputo veramente qual è la domanda".

Il computer informa i ricercatori che progetterà per loro un secondo computer, più grande di sé stesso, incorporando entità viventi come parti della sua matrice computazionale, affinché quest'ultimo possa calcolare e dire loro quale sia la "Domanda". Questo nuovo computer viene chiamato "Terra" ed è, secondo il libro, il nostro pianeta.

Pochi minuti prima della pubblicazione del risultato però, il popolo alieno dei Vogon distrugge il computer, ossia la Terra, per creare un'autostrada iperspaziale (più tardi nella serie, si scoprirà che i Vogon sono stati assunti per distruggere la Terra da un consorzio di filosofi e psichiatri che temevano di perdere il lavoro qualora il significato della vita fosse divenuto di pubblico dominio).
Poiché sono già prenotati per un giro di apparizioni nei talk show per rivelare la "Domanda", gli scienziati hanno assoluto bisogno di scoprirne il contenuto. Durante un incontro sul pianeta Magrathea con Arthur Dent (ultimo umano ad aver lasciato la Terra prima della sua distruzione, e quindi la parte della matrice che più probabilmente contiene il risultato della ricerca), Frankie e Benjy rivelano un piano per estrarre la "Domanda" dal cervello di Arthur. Dato che questo significa rimuovere e sezionare il suo cervello, Arthur non approva il piano e riesce a scappare.
Senza possedere un vero risultato, gli scienziati propongono di usare il verso «How many roads must a man walk down?» (che apre la canzone Blowin' in the Wind di Bob Dylan e che significa «Quante strade deve percorrere un uomo?») come "Domanda" da rendere pubblica nei talk-show (ma solo dopo aver respinto la domanda «Che cos'è giallo e pericoloso?»).

Alla fine del libro "Il ristorante al termine dell'Universo" (secondo volume della Guida galattica per gli autostoppisti), Arthur Dent tenta di scoprire la Domanda estraendola dal suo subconscio e prendendo a caso da un sacchetto lettere del gioco dello Scarabeo; il risultato è la frase: «Cosa ottieni se moltiplichi sei per nove?» («What do you get if you multiply six by nine?»). Nella prima versione radiofonica della storia, Arthur commenta: «Ho sempre detto che c'era qualcosa di fondamentalmente sbagliato nell'universo» («I always said there was something fundamentally wrong with the universe»).
All'inizio del quarto libro però, Arthur torna sulla Terra in un universo parallelo, e incontra Fenchurch, ragazza di cui si innamora immediatamente. Questa ragazza, concepita dai suoi genitori mentre erano in coda per prendere il biglietto alla stazione di Fenchurch, aveva capito, proprio prima che la Terra fosse distrutta dai Vogon, il modo di rendere l'intero Universo felice: aveva trovato la domanda. Sfortunatamente, questo elemento del supercomputer "Terra" è stato mentalmente danneggiato dalla sostituzione della Terra, e perciò Fenny (soprannome di Fenchurch) non si ricorda assolutamente la domanda. Però si innamora di Arthur, che si scopre aver acquisito gli strani poteri telepatici del suo amico Ford Prefect (un extraterrestre ricercatore per la Guida).

La spiegazione di Adams:
Il 3 novembre 1993, a più di dieci anni dalla pubblicazione della Guida, Adams diede la seguente risposta, riguardo alla scelta del numero quarantadue, sul newsgroup alt.fan.douglas-adams:
« The answer to this is very simple. It was a joke. It had to be a number, an ordinary, smallish number, and I chose that one. Binary representations, base thirteen, Tibetan monks are all complete nonsense. I sat at my desk, stared into the garden and thought '42 will do' I typed it out. End of story. »

(« La risposta è molto semplice. Era uno scherzo. Doveva essere un numero, un normale, piccolo numero, e io scelsi quello. Rappresentazioni binarie, calcoli in base tredici, monaci tibetani sono solo una completa sciocchezza. Ero seduto alla scrivania, fissai il giardino e pensai "42 funzionerà". Lo scrissi a macchina. Fine della storia»).
(Douglas Adams, 2 novembre 1993)

Chissà se un domani il nostro Bob scriverà il seguito di "Blowin' in the wind" e nel ritornello dirà magari: "The answer my friend was blowin' in the wind, the answer my friend is 42". Scusa per questa sciocca divagazione ma è capitato che stavo leggendo per caso questa storia di fantasia quando ho ricevuto la tua mail, dopo averla letta non ho potuto ignorare quello che stavo leggendo, perchè i grando scienziati propongono in prima battuta di usare la frase di Bob di Blowin', e pur essendo una storia senza ne capo ne coda l'ho trovata diveretente, spero sarà lo stesso per te. Live long and prosper, Mr.Tambourine, :o)

 

 
Giovedì 20 Aprile 2017

Oslo, Norway - Spektrum, April 4, 2017

di Gary Jacobson

Ho viaggiato fino in Norvegia per visitare miei vecchi compagni coi quali avevo trascorso molto tempo gratificante ngli anni fin dalla mia giovinezza. Suppongo che in un certo senso anche Bob sia incluso tra questi vecchi compagni. Avevo sempre sperato di poter vedere Bob a Oslo e, infine, la mia speranza si è avverata. Ottenere i biglietti per questo spettacolo è stata dura. Questa stravagante notte speciale l’ho condivisa con Lars. (Intendo un mio amico, non la canzone.) Non era mai stato a uno spettacolo di Bob, aveva letto delle recensioni di quelli passati ed era ben consapevole di tutto il baccano che facciamo tutti noi nel saltare su e giù. Lars è una persona molto colta che apprezza questo aspetto e il ruolo che Bob ha avuto nella storia della vita sociale. Ho pensato che fosse giusto spiegargli che gli sarebbe piaciuto sperimentare la serata allo Spektrum sarebbe stato forse come desiderare una birra fredda in una giornata calda ed ottenere invece una grappa calda. Ho pensato che sarebbe stato un punto di partenza sicuro, e tuttavia ho sperato che Bob ci avrebbe dato la ciotola per soddisfare la sete di Lars.

La performance ha avuto alcuni punti salienti di valore molto elevato. Ho pensato che aveva preparato nuovi testi e nuovi arrangiamenti. Almeno sembravano nuovi per me. L'ordine delle canzoni era più o meno quello delle notti precedenti, con un cambio fra Full Moon And Empty Arms e Why Try To Change Me Now. Per me la migliore è stata Love Sick, che era molto, molto soddisfacente. Tangled up in Blue era forte. Niente armonica stasera. Come terza canzone Bob ci ha sbattuto in faccia una fortissima Highway 61. Scarlet Town è stata poco buona. Bob stava eseguendo le canzoni molto bene e sembra aver fatto un ulteriore passo in avanti nel ruolo di performer rispetto allo scorso autunno quando l' avevo visto a Tanglewood, MA. La band è molto “musicale”, se questo ha un senso. Modalità e nuance si sono concentrate.
La folla era molto riconoscente e non sembrava affatto sorpresa di come Bob si presenta e come esegue i brani. E’ stata una notte del tutto piacevole con ottima musica. Forse gli standard americani che ha suonato e cantato con vigore sono ora inclusi nella visione di Bob della musica popolare.
Gary Jacobson, Rosendale, NY

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La storia delle canzoni di "Triplicate"                                                         clicca qui

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L’archivio di Bob Dylan apre a Tulsa                                                          clicca qui

 

 
Mercoledì 19 Aprile 2017

Amsterdam, The Netherlands - Heineken Music Hall, April 18, 2017

   

1. Things Have Changed (Bob standing at piano)
2. Don't Think Twice, It's All Right (Bob sitting at piano)
3. Highway 61 Revisited (Bob standing at piano)
4. Beyond Here Lies Nothin' (Bob sitting at piano)
5. Stormy Weather (Bob standing at piano)
6. Pay In Blood (Bob standing at piano)
7. Melancholy Mood (Bob center stage)
8. Duquesne Whistle (Bob sitting at piano)
9. Tangled Up In Blue (Bob center stage then sitting at piano)
10. Scarlet Town (Bob center stage)
11. All Or Nothing At All (Bob center stage)
12. Early Roman Kings (Bob standing at piano)
13. Spirit On The Water (Bob Bob sitting at piano)
14. Love Sick (Bob center stage)
15. Desolation Row (Bob standing at piano)
16. Soon After Midnight (Bob standing at piano)
17. That Old Black Magic (Bob center stage)
18. Long And Wasted Years (Bob center stage)
19. Autumn Leaves (Bob center stage)

(encore)
20. Blowin' In The Wind (Bob sitting at piano)
21. Ballad Of A Thin Man (Bob standing at piano)

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Talkin' 10100 - roccosaracino72

http://www.leggo.it/spettacoli/musica/morto_bruce_langhorne-2385834.html

Grazie per la tempestiva segnalazione Rocco, purtroppo anche l'uomo del tamburino se n'è andato, ma di lui ha lasciato una traccia che durerà fin quando durerà il mondo, la canzone che lui ha ispirato a Bob sarà cantata nei secoli futuri e la gente leggerà che il vero "Mr.Tambourine Man" era lui, Bruce Langhorne. Con lui Bob perde un altro dei suoi grandi compagni del Village, purtroppo non si può fermare il tempo come non si può fermare il vento! Live long and prosper, Mr.Tambourine, :o) 

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Addio a Langhorne, il folksinger che ispirò "Mr Tambourine Man"           clicca qui

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Talkin' 10099 - dinve56

Buongiorno Mr. Tambourine,
il tuo intervento è ricco di idee che meritano una lunga discussione. Cerco di intercettare le principali. Parto dal nesso arte-potere. E' vero che Augusto e Virgilio si sono glorificati a vicenda, ma è anche vero che l' Eneide di Virgilio è sopravvissuta ad Augusto perchè il poeta l'ha disseminata di indizi che sono antidoti alla logica del potere: Roma è stata fondata da un vinto e non da un vincitore; la vita dell'uomo è dominata dal fato e dal dolore senza senso; gli avversari ed i nemici sono uomini ed accomunati al protagonista dallo stesso destino di sofferenza. Va anche detto che Virgilio aderì al programma culturale di Augusto quando prevalevano le ragioni della pacificazione dello Stato dopo decenni di guerra civile, ma che, quando Augusto iniziò a perseguitare gli avversari politici, Virgilio pensò di non pubblicare il suo poema. Ricordo questo per dire che i veri artisti sanno che l'abbraccio con il potere può essere mortale, ed in questo ha ragione Miscio quando sottolinea la coerenza e l'indipendenza di Dylan che non si è prostrato davanti ad un' Istituzione che, pur essendo un'Accademia, nell'immaginario colletivo facilmente si sovrappone all'idea del potere tout-court. Dylan aveva già pensato alla sopravvivenza della sua arte quando si è sganciato dalla canzone di protesta. Penso che già allora avesse intuito che, alla lunga, legarsi a temi politico-sociali, avrebbe limitato e condizionato la sua poesia. Condivido con te l'idea che la poesia vera, come l'arte vera, siano in grado di parlare al cuore ed alla mente di tutti, anche degli incolti. La poesia, soprattutto se accompagnata dalla musica, ha qualcosa in più rispetto ad altre espressioni artistiche, e cioè la capacità di addolcire i cuori, di ispirare buoni sentimenti, in ultimo di "civilizzare". Io sono convinta che il mito di Orfeo abbia un significato profondo e universale. Mi chiedo se sia stato fatto un ragionamento complessivo -penso di sì- sul ruolo civilizzatore dell'arte dylaniana in un Paese come era l'America degli anni sessanta e settanta.Nella personalità e nell'opera di Bob Dylan ci sono due aspetti che mi paiono terribilmente romantici: l'individualismo, già affermato in "Tarantula" e ripreso con forza in - per fare solo un esempio - "my back pages" e lo spirito nazional-popolare di molte sue canzoni. Chi ha pensato, come te, in tempi non sospetti, che fosse "un grande" merita un grande plauso. E' un'avventura bella tentare di scandagliare le sue parole, oltre che ascoltare la sua musica... anzi bisognerebbe non scindere le due attività. Alla prossima. Lunga vita. Carla


E' davvero interessante e bello questo scambio di opinioni epistolare, è grazie a persone come te, come Miscio, come Sir Eglamore, Daniele "Ardez" Ardemagni, il Prof. Alessandro Carrera, Mike Lenzi e tutti gli altri che scrivono alla Fattoria se è possibile instaurare un dialogo che vada al di là della fredda cronaca riguardante l'attività di Bob.

E' vero che Augusto e Virgilio si sono sviolinati a vicenda, ma è altrettanto vero che Augusto era in una posizione che nessun altro poteva avere nell'Impero Romano, lui era il capo, Virgilio invece era uno dei tanti quasi obbligati ad incensare l'Imperatore, quindi il loro rapporto non era di parità ma di Imperatore/subordinato. Lo studio dell'eloquenza doveva fare di lui un avvocato e aprirgli la via per la conquista delle varie cariche politiche. Virgilio studiò alla scuola di Epidio l'arte dell'oratoria perchè era avvocato, ma l'arte del parlare non era certo congeniale alla sua natura pacifica e mite. Virgilio, riservato e timido, era palesemente inadatto a parlare in pubblico, e infatti, nella sua prima causa come avvocato non riuscì nemmeno ad aprire bocca. In seguito a ciò Virgilio entrò in una crisi esistenziale che lo portò, non ancora trentenne, a trasferirsi dopo il 42 a.C. a Napoli, per frequentare la scuola dei filosofi Filodemo e Sirone per apprendere i precetti di Epicuro.
Ma per Roma erano tempi turbolenti, e Virgilio visse i maggiori avvenimenti dell'epoca, la guerra civile fra Cesare e Pompeo, culminato con la sconfitta di quest'ultimo a Farsalo nel 48 a.C., poi l'uccisione di Cesare nella famosa congiura ed infine l'infausto per Virgilio scontro fra Ottaviano/Marco Antonio da una parte e Bruto/Cassio dall'altra, scontro culminato con la battaglia di Filippi nel 42 a.C. Virgilio  fu toccato direttamente da queste tragedie: infatti la distribuzione delle terre ai veterani dopo la battaglia di Filippi mise in grave pericolo le sue proprietà nel Mantovano, ma sembra che, grazie all'intercessione di personaggi influenti come Pollione, Varo, Gallo, Alfeno e dello stesso Augusto, Virgilio sia riuscito ad evitare la confisca.
Dopo il successo delle sue "Bucoliche", Virgilio entrò in contatto con Mecenate entrando nel suo circolo che raccoglieva i maggiori letterati dell'epoca, e fu proprio grazie a Mecenate che Virgilio conobbe Augusto e collaborò alla diffusione della ideologia politica del suo Imperatore, diventando così il maggiore poeta di Roma e dell'Impero. Prima di morire, Virgilio raccomandò ai suoi amici Plozio Tucca e Vario Rufo di distruggere il manoscritto dell’Eneide, perché, per quanto l'avesse terminata, non aveva fatto in tempo a rivederla. Ma i due ignorarono le richeste della guida di dante e consegnarono il manoscritto ad Augusto, e così l'Eneide, anche se reca tuttora evidenti tracce di incompiutezza, divenne in breve il poema nazionale romano.

Su Enea invece la penso in modo diverso, tu ritieni che la stirpe Romana sia stata generata da un vinto, io invece da un predestinato favorito dagli dei. Ricordiamo anche che probabilmente Enea non è nemmeno esistito, è stata una figura della mitologia greca e romana, figlio del mortale Anchise, cugino del re di Troia Priamo, e di Afrodite/Venere, dea della bellezza. Principe dei Dardani, partecipò alla guerra di Troia dalla parte di Priamo e dei Troiani, durante la quale si distinse molto presto in battaglia come guerriero valorosissimo.

E' vero quando dici che Dylan ha cercato di evitare in tutti i modi il potere politico per non dover dipendere mai da nessuno, ma lui sapeva che la sua arte andava ben oltre questi uomini che, pur essendo presidenti della Nazione più importante del mondo, avevano gli stessi vizi e le stesse debolezze di un qualunque operaio americano. Harry Truman commise l'indegno crimine di sganciare, unico nella storia, due bombe atomiche sulla popolazione civile del Giappone, Eisenhower fu abbastanza impersonale e niente ricorda i suoi due mandati, John Kennedy era una specie di sciupafemmine che andava in visibilio per qualunque cosa portasse una gonna, divideva la sua amante Marilyn Monroe con il fratello Bob e tutti e due vennero uccisi per motivi che ancora oggi rimangono oscuri. Lyndon B. Johnson non fu capace di non farsi trascinare nell'assurda guerra del Viet Nam che infiniti addusse lutti agli americani. Richard Nixon, forse il peggior presidente della storia U.S.A, l'unico che si sia dimesso, cercò di alleggerire l'impegno dei soldati in Viet Nam avviando l'escalation dei bombardamenti aerei che, dopo aver defoliato tutto il Nord Vietnam, il Laos e la Cambogia per mettere a nudo il famoso "sentiero di Ho Chi Minh" ed interrompere i rifornimenti ai combattenti comunisti scatenò la più grande offensiva aerea che il mondo avesse mai visto sganciando milioni di tonnellate di bombe senza ottenere il minimo risultato, anche su di Laos e Cambogia.

In America è molto popolare questa constatazione: « Roosevelt dimostrò che la Presidenza può essere un mestiere da esercitarsi vita natural durante. Truman ha dimostrato che chiunque può fare il Presidente. Eisenhower, che non v'è in realtà bisogno di un Presidente. Kennedy, che può essere pericoloso avere un Presidente… ».

Comunque, in risposta all'escalation nordvietnamita, il 24 febbraio 1965 partì l'operazione "Rolling Thunder", una massiccia campagna di bombardamento contro porti, aeroporti, basi militari e l'unica acciaieria del Nord Vietnam, situata a Thai Nguyen. Gli aerei decollano dal sud del Paese, dalla Thailandia, dall'isola di Guam (Oceano Pacifico) e dalle portaerei della 7ª flotta USA, dislocate nel golfo del Tonchino: gli obiettivi degli aerei sono raggruppati in sei diverse aree operative dal comando strategico. Nel 1975 Dylan utilizzerà questi due nomi per la sua carovana viaggiante, la tournee si chiamò appunto "Rolling Thunder Revue" e la band dei musicisti che accompagnarono Dylan prese il nome di "Guam". Dylan rimase personalmente staccato dalla politica cercando sempre di evitare di dare il suo appoggio a qualunque candidato. Ben ha fatto inoltre a non prostrarsi ai parrucconi dell'Accademia di Svezia che dopo anni di nomine imbecilli hanno deciso di rivalutarsi sfruttando la popolarità di Dylan, per far vedere che sì, Dylan è grande, ma che sono stati loro a riconoscerlo. Quanta stupidità in questo comportamento, che malinconia vedere gente che cerca di brillare di luce riflessa. Avrei ammirato gli accademici se avessero avuto la forza di premiare Dylan vent'anni fa, invece oggi, fermo restando il valore della nomina, tutta la cosa è sembrata una barzelletta raccontata male che non ha fatto ridere nessuno. Live long and prosper, Mr.Tambourine, :o)

 

 
Martedì 18 Aprile 2017

Amsterdam, The Netherlands - Heineken Music Hall, April 17, 2017

   

1. Things Have Changed (Bob standing at piano)
2. Don't Think Twice, It's All Right (Bob sitting at piano)
3. Highway 61 Revisited (Bob standing at piano)
4. Beyond Here Lies Nothin' (Bob sitting at piano)
5. Stormy Weather (Bob standing at piano)
6. Pay In Blood (Bob standing at piano)
7. Melancholy Mood (Bob center stage)
8. Duquesne Whistle (Bob sitting at piano)
9. Scarlet Town (Bob center stage)
10. Tangled Up In Blue (Bob center stage then sitting at piano)
11. Early Roman Kings (Bob standing at piano)
12. Spirit On The Water (Bob Bob sitting at piano)
13. Love Sick (Bob center stage)
14. All Or Nothing At All (Bob center stage)
15. Desolation Row (Bob standing at piano)
16. Soon After Midnight (Bob standing at piano)
17. That Old Black Magic (Bob center stage)
18. Long And Wasted Years (Bob center stage)
19. Autumn Leaves (Bob center stage)

(encore)
20. Blowin' In The Wind (Bob sitting at piano)
21. Ballad Of A Thin Man (Bob standing at piano)

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Talkin' 10098 - dinve56

Buongiorno Mr. Tambourine,
interessante e acuto l'intervento di Miscio. Siamo sicuri che Dylan fosse e sia a digiuno di cultura cosiddetta "alta"? La cultura "popolare" e la cultura "alta" si sono contaminate con il venir meno della rigida distinzione degli stili (comico-popolare; tragico-elevato; elegiaco-medio). E' stata la rivoluzione romantica a rompere le antiche barriere e oggi la divisione non è più tra letteratura popolare/elevata, ma, se mai, la demarcazione è tra banalità/originalità e imitazione pedestre/innovazione. Le motivazioni del Nobel a Dylan parlano proprio di originalità e capacità di rinnovamento degli stilemi della canzone americana. Ma insisto a dire che il Nostro non è affatto a digiuno di letteratura. Nel groviglio di parole tarantoliane emerge un'eco vasta non solo di scrittori della Beat Generation, ma anche di poeti antichi e moderni. Per il resto... il tempo non manca! Lunga vita. Carla.

Cara Carla, certamente la rivoluzione spirituale e culturale indotta del Romanticismo ha portato, ad inizio 1800, ad un profondo mutamento
nel modo di concepite, recepire ed esprimere le lettere, le arti, il pensiero, la politica ed il costume. Sorto sul finire del Settecento in Inghilterra, si propagò poi con una più ponderata consapevolezza del nuovo in Germania, nazione nella quale si legò alla filosofia dell’Idealismo, per poi estendersi progressivamente a tutta l’Europa.
Le basi del Romanticismo sono state propiziate dal mutamento progressivo della sensibilità e del gusto che è avvenuto alla fine del 1700 nell’ambito stesso dell’Illuminismo e del Sensismo e che prese momentaneamente il nome di Preromanticismo. A questa corrente appartengono, più o meno significativamente Rousseau in Francia, Goethe, Shiller e il movimento detto dello "Sturm und Drang" (tempesta ed impeto), espressione d’un individualismo esasperato (il famoso superuomo) in Germania, con Macpherson in Inghilterra e con Vittorio Alfieri in Italia.

Ma io penso che per noi sia più confacente e più di facile assimilazione parlare con un linguaggio nazional-popolare, in modo che tutti possano comprendere più chiaramente. Semplificando e riducendo all'osso la cosidetta "cultura Alta" che è patrimonio delle classi elitarie, sfociamo nella "cultura bassa", quella che dice pane al pane e vino al vino eliminando ogni ghirigoro retorico. Ma il discorso della e sulla cultura è talmente vasto che bisognerebbe starne a parlare per mesi.

Io preferisco semplificare il tutto, considerando "cultura" ciò che dipende dalla mia soggettività (anche se è un principio sbagliato, in quanto il bello è bello indipendentemente dal fatto se mi piaccia o no), ma io passo sopra a queste verità usando quella che più mi fa comodo:  se una cosa mi piace per me vale, in caso contrario mi limito a dimenticarla. So perfettamente che questa è una posizione un pò da paraculo, ma funziona egregiamente e per me va bene. Purtroppo, ciò che è arte viene oggi deciso dai businnemen, dai critici, dagli editori, il concetto di ciò che è o non è arte viene deciso da questi personaggi.
A volte il potere e l'arte vanno a braccetto traendo vantaggio uno dall'altro, per esempio citerei Augusto, il grande imperatore romano, e Virgilio, uno scrittore classico diventato immortale, l'uno ha avuto in mano il potere più grande del mondo e l'altro gli ha dedicato una delle opere più grandi, glorificandosi così a vicenda. Ma che sarebbe successo se Augusto avesse fatto la fine di Cesare? Certamente i suoi sostenitori e simpatizzanti, compresi Virgilio e la sua Eneide, sarebbero stati spazzati via con le liste di proscrizione come era prassi comune nella Roma imperiale devastata degli intrighi di potere. Ma queste situazioni si ripeteranno nei due millenni a seguire, con esempi supremi come la Firenze dei Medici che finanziarono tutto il mondo con la loro banca e la Venezia dei Dogi che dominarono i traffici commerciali via mare. Ma se il potere non scende a patti con l'arte allora sono guai, ricordiamo i Talebani in Afghanistan che hanno distrutto statue, santuari religiosi e musei che dal punto di vista artistico erano valori inestimabili! E' risaputo che la Storia e l'arte sono proprietà dei vincitori, e quello delle statue  dei Buddha di Bamiyan nella valle di Bamiyan in Afghanistan, distrutte il 12 marzo 2001, è un esempio di come i vincitori possono cancellare l'arte che è contro le loro idee.

Io comunque credo che l'arte abbia il potere di andare oltre le parole, credo che anche la persona non dotta, non sufficentemente acculturata riceva un messaggio, anche il poveraccio più ignorante, che nulla sa di arte e cultura, messo al cospetto della Cappella Sistina, riceve, a mio avviso, un messaggio che va oltre il testo, oltre le parole, oltre l'immagine...magari potrebbe anche non comprenderlo appieno, ma se anche gli arrivasse solo in parte desterebbe in lui una profonda emozione che sentirebbe dentro di se pur non capendone le ragioni. La gente al Louvre davanti al quadretto della Monna Lisa si ferma mezz'ora con la bocca aperta, quasi nessuno di loro sa il perchè (questo è quello che è successo a me, una forte emotività che non sapevo giustificare, quella donna mi faceva sentire più piccolo di un granello di sabbia). L'arte parla da sola, non ha bisogno di Ciceroni, poi è chiaro che va anche studiata per essere capita nei suoi più profondi significati...

"Cultura" è una parola, un concetto che ricorre molto spesso nella nostra quotidianità, usata con sensi spesso molto diversi. Ma tutti questi concetti portano alla figlia diretta della conoscenza umana, anzi, alle due gemelle che per distingursi portano il nome di "cultura alta" e "cultura bassa".

Per semplificare  la ”cultura alta" è il sapere accumulato dell’umanità nei secoli che viene poi trasmesso di generazione in generazione. È, per così dire, il risultato della volontà umana di comprendere il mondo e tutto ciò che ne fa parte, filosofia, letteratura, arte, musica, matematica, astronomia.
Invece la “cultura bassa” non è qualcosa di “degradato” o di “volgarizzato“. E' il sapere del popolino, quello che il popolo è capace di comprendere. Naturalmente è una cultura diciamo, con un eufemismo, di serie B, nella quale sono conglobate le cose meno complicate, come i films, i concerti, i videogiochi e alcuni particolari generi letterari. Però c'è una differenza di base, il film può prendere spunto dalla letteratura, il contrario non sarà mai possibile. E proprio qui sta il busillis, l' alta e la bassa cultura sono parimenti meritevoli di essere conosciute. Entrambe, pertanto, sono espressione della medesima volontà umana di dare un senso alla realtà che la circonda, ed anche dalla voglia di comprenderla. Poco importa che la realtà sia autentica o puramente fittizia, il tentativo e lo sforzo per la conoscenza sono uguali.

Un esempio può forse chiarire meglio quanto appena detto. Cultura è, certo, la comprensione del pensiero di Kant di rifondare le basi del sapere umano vergato nella "Critica della ragion pura", ma è anche la differenza che c'è, nell’universo di Star Wars, tra un Sith e un Jedi. Ancora, cultura è vedere il museo del Prado a Madrid, il Louvre a parigi o Gli Uffizzi a Firenze, ma è anche aver visto la trilogia del Signore degli Anelli. Questi accostamenti, riconosco, potrebbero di primo acchito far storcere il naso a tutti. Ma, superate le prime diffidenze, si scopre che sia la "Ragion pura" che "Star Wars", tanto il museo del Prado quanto il "Signore degli Anelli" testimoniano la stessa volontà umana di comprendere la realtà circostante, vera o fittizia che sia. Perciò, con questo intento comune, anche la “bassa cultura” merita rispetto.
Non è giusto, né particolarmente intelligente, trincerarsi dietro un atteggiamento di sufficienza, bollando tutto ciò che non è “alta cultura" come “spazzatura“. Alla fine il sapere è fonte di gioia, intellettuali e non si sforzano sempre per incrementare il proprio sapere, un domani tutto potrebbe tornar utile. In ultima analisi è una fonte di gioia che è rappresentata tanto da Goya, da Mozart e dalla logica binaria, quanto da Dungeons and Dragons, da Final Fantasy, o dalla serie del Trono di Spade.

Per concludere non saprei valutare o dare un voto all'arte di Dylan, so che mi piace e questo mi basta, quando poi vedo che è apprezzato e lodato anche a gente culturalmente superiore a me la cosa m'intenerisce il core, perchè mi rendo conto che nella mia pochezza avevo visto giusto. Io credo che Dylan abbia meritato il Nobel molto più di altri prima di lui, e se anche, come ha ipotizzato Miscio, la vecchia "Intellighenzia" l'abbia usato per riguadagnare punti va bene lo stesso, Dylan è grande indipendente dal premio Nobel, ma in fondo se glielo hanno conferito è  ancora meglio, significa che il concetto di cultura e di arte si stanno adeguando ai tempi. Live long and prosper, Mr.Tambourine, :o)

 

 
Lunedì 17 Aprile 2017

Amsterdam, The Netherlands - Heineken Music Hall, April 16, 2017

    

1. Things Have Changed (Bob standing at piano)
2. Don't Think Twice, It's All Right (Bob sitting at piano)
3. Highway 61 Revisited (Bob standing at piano)
4. Beyond Here Lies Nothin' (Bob sitting at piano)
5. Why Try To Change Me Now (Bob center stage)
6. Pay In Blood (Bob standing at piano)
7. Melancholy Mood (Bob center stage)
8. Duquesne Whistle (Bob sitting at piano)
9. Love Sick (Bob center stage)
10. Tangled Up In Blue (Bob center stage then sitting at piano)
11. Early Roman Kings (Bob standing at piano)
12. Spirit On The Water (Bob Bob sitting at piano)
13. Scarlet Town (Bob center stage)
14. All Or Nothing At All (Bob center stage)
15. Desolation Row (Bob standing at piano)
16. Soon After Midnight (Bob standing at piano)
17. That Old Black Magic (Bob center stage)
18. Long And Wasted Years (Bob center stage)
19. Autumn Leaves (Bob center stage)

(encore)
20. Blowin' In The Wind (Bob sitting at piano)
21. Ballad Of A Thin Man (Bob standing at piano)

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Talkin' 10097 - danieleardemagni77

Ciao a tutti.
Da un po' non scrivevo ma ora mi è venuta di dire la mia su queste 52 canzoni del grande canzoniere Americano che Bob ci ha regalato, riproposto a modo suo e fatto conoscere in questi ultimi due anni. Onestamente, non fosse stato per lui, non le avrei mai conosciute ( a parte 3 o 4 brani) e di questo sono grato a Bob. La triade è cominciata con Shadow che sinceramente ho trovato un po' troppo cupo ma col suo fascino "dark". Fallen Angel l'ho apprezzato di più per pezzi più movimentati e un'interpretazione del Nostro sempre più trasportata ed ispirata dai brani. Bé, ora è arrivato questo triplo. Inizialmente rimasi perplesso ma poi mi sono detto "vediamo che sorpresa tira fuori dal cilindro questa volta". Se i due precedenti li sono riusciti ad ascoltare 3/4 volte in un anno, Triplicate mi è entrato dentro dopo poco ma con qualche tattica. Chiudere gli occhi e sentirsi scaraventati in un'altra epoca che mai avrei cercato di conoscere (perché queste canzoni cantate da "the voice" e company mai le avrei ascoltate, sia, con tutto il rispetto per il canto, sia per gli arrangiamenti orchestrali); e allora ecco che cominci a sentire, come in uno spazio temporale, l'odore di fumo di vecchi locali, di whisky e di donne...ecco che immagini sfrecciare vecchie caddilac o ford mentre vicino, in un piccolo spiazzo, ragazzi che con una palla cercano di centrare un canestro. E' stato un lavoro fatto con amore questo di Bob, lo si sente nel canto, nella produzione e nelle foto retrò all'interno del disco. Un'altra faccia del nostro Shakespeare del rock, del Picasso della musica che mancava nel tassello. Certo, credo e spero che con questo bel lavoro Bob torni a cantare Dylan (anche se forse si è un po' rotto le palle di cantare le sue canzoni ...lui è sempre in movimento); magari un nuovo Tempest o Time out of Mind, un altro Modern Times o Slow Train Coming o chissà cos'altro; nessuno lo può dire. Triplicate, come i suoi due predecessori, forse non sarà indispensabile (per qualcuno) ma sarebbe un vero peccato non averlo. Bob a differenza di tutti i suoi colleghi (sento di salvare solo Cohen per il grande rispetto e amore che provo per questo grande Artista), coetanei o meno, non si può collocare ad un epoca e imprigionarlo in una decade. Ogni decennio ha avuto il suo Bob e lui ha regalato sempre almeno due capolavori e anche in album minori due o tre canzoni degne di nota ci sono sempre state. Quindi non mi va di stare a giudicare cosa dovrebbe fare un Artista così grande. Sono solo sicuro che questi lavori saranno rivalutati col tempo; spesso il suo pubblico (non parlo in questo caso della critica perché di questi lavori ne sta parlando molto bene) lo ha condannato ma col senno di poi abbiamo sempre avuto la conferma che aveva ragione lui. Successe con la svolta elettrica, con quella country, con quella cristiana (oggi ampiamente rivalutata e amata da molti fans), è successo coi lavori, certi dei quali capolavori, dopo Time Out Of Mind e succederà anche in questa Dylan-Era. Sperando ora in un album di inediti dico solo che sul palco lo trovo più in forma che mai, quanto all'intervista..lasciamo perdere.
Un abbraccio a tutti.
Daniele Ardemagni "Ardez"

Ciao Ardez, opinioni perfettamente condivisibili le tue, ed anche se sai che su certe cose dylaniane e su questa pentalogia sinatriana la penso un pò diversa da te, anche perchè sono cresciuto con un Dylan che tu forse non hai potuto "sentire tuo" perchè sei nato che lui aveva già passato la fase folk, quella "gone electric", quella della Rolling Thunder e del divorzio ed aveva appena iniziato quella che sarà la trilogia cristiana. Ma queste sono sono differenze temporali, ognuno di noi ha il suo Dylan preferito che, probabilmente è quello più vicino alla sua gioventù. Ma al di là di questo posso apprezzare, rispettare e condividere la tua opinione anche se ci sono piccole divergenze, fondamentalmente stimiamo tutti e due profondamente Bob. Vedo che sei sempre ostracista nei confronti di "Blood On The Tracks", ma non ha una grossa importanza, questo dimostra che sei coerente con le tue idee e non sei di certo una bandiera che cambia posizione a seconda della direzione del vento. Come ha detto Bob: "You don't need a weather man", hai le tue idee su ciò che ti piace di Bob e su quello che apprezzi di meno, bravo, non farti condizionare mai da nessuno, è sempre meglio sbagliare con la nostra testa che con quella di un altro. Live long and prosper, Mr.Tambourine, :o)

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Talkin' 10096 - dinve56

Buongiorno Mr. Tambourine,
grazie alle citazioni delle canzoni dylaniane che compaiono frequenti nei tuoi messaggi, io aggiorno la mia conoscenza del canzoniere del neo-Nobel per la letteratura. Sto seguendo con interesse i giudizi su "Triplicate", ma mi ritengo fortunata perchè sto ancora gustando la bellezza e l'intelligenza del repertorio dylaniano... arriverò all'ultimo album quando ne sarà già uscito un altro. Ottimo il riassunto di che cosa è stata la beat generation per l'America e l'Europa. In pochi anni si è capovolto il mondo e non c'è dubbio che oggi riflettiamo tutti, con più maturità e pacatezza, su quegli anni ruggenti. L'attuale malinconia di Bob, innegabile a giudicare dalla voce e dal viso, è - modesto parere di fan ri-acquisita dopo anni di disinteresse per la musica - l'ennesimo segno di intelligenza, di presa di coscienza che il tramonto è qui e guardare avanti, avere ancora qualche cosa da dire non è impresa facile. L'alternativa alla mestizia ed alla rivisitazione del canzoniere americano secondo Dylan è il sarcasmo autolesionista di Mick Jagger che recentemente ha dichiarato: "Negli anni sessanta e settanta eravamo giovani, belli e stupidi; oggi siamo solo stupidi"...Preferisco Bob che tenta l'ultima sfida che è, a parer mio, di questo tenore: "oggi io sono l'America e reinvento a modo mio il canzoniere americano". Non so se comprerò "Triplicate". Ho ancora parecchio da fare a capire le canzoni precedenti, a riflettere sul tema dell'amore e del tempo in alcuni testi dylaniani, a trascrivere l'ultima intervista. Ultima considerazione: capire chi siamo nel giorno del giudizio vuol dire conoscere se stessi e perdonarsi, oltre che perdonare il prossimo. Essere consapevoli del dolore e sentirsi empatici vuol già dire aver dato un senso alla propria vita... dopo, ma anche grazie agli anni ruggenti che hanno significato, in ultima analisi, mettere tutto in discussione per essere liberi di scegliere. Questo è il messaggio della Beat Generation che dobbiamo ricordare e tenere vivo. Bob ci sta ancora dando una mano, in questo senso. Come dice Joan Baez " Dylan fa sempre ciò che vuole e come lo vuole lui". Grazie per il sito. Lunga vita.Carla.


Ciao Carla, penso che Jagger abbia detto una grossa verità, questa gioventù che non va nemmeno al cesso senza telefonino e lo cominica a tutti su FB la trovo un pochino deludente, ma forse la colpa non è tutta loro, una buona parte, anzi, la più grande, è colpa nostra che non siamo stati capaci di lasciare loro un mondo a misura d'uomo. Quale metro si usi oggi per giudicare le cose non saprei dirti, e purtroppo dai giovani, che hanno in larga misura esempi negativi, comportamenti scorretti, linguaggio incomprensibile da parte di chi dovrebbe coscenziosamente guidare, non posso pretendere che diano di più, hanno ricevut in eredità, mi perdonerai l'espressione, un mondo di merda e farlo diventare un mondo di cioccalato, anche se il colore è uguale, è impresa titanica. Speriamo per loro che le cose possano migliorare indipendente dalla nostra incapacità. Live long and prosper, Mr.Tambourine, :o)

 

 
Sabato 15 Aprile 2017

Düsseldorf, Germany - Mitsubishi Electric Halle, April 13, 2017

  

1. Things Have Changed (Bob standing at piano)
2. Don't Think Twice, It's All Right
3. Highway 61 Revisited (Bob standing at piano)
4. Beyond Here Lies Nothin' (Bob sitting at piano)
5. Why Try To Change Me Now (Bob center stage)
6. Pay In Blood (Bob standing at piano)
7. Melancholy Mood (Bob center stage)
8. Duquesne Whistle (Bob sitting at piano)
9. Love Sick (Bob center stage)
10. Tangled Up In Blue (Bob center stage then sitting at piano)
11. Early Roman Kings (Bob sitting at piano)
12. Spirit On The Water (Bob Bob sitting at piano)
13. Scarlet Town (Bob center stage)
14. All Or Nothing At All (Bob center stage)
15. Desolation Row (Bob standing at piano)
16. Soon After Midnight (Bob standing at piano)
17. That Old Black Magic (Bob center stage)
18. Long And Wasted Years (Bob center stage)
19. Autumn Leaves (Bob center stage)

(encore)
20. Blowin' In The Wind (Bob sitting at piano)
21. Ballad Of A Thin Man (Bob standing at piano)

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Talkin' 10095 - miscio.tux

Caro Mr. Tambourine,
l'atteggiamento riservato tenuto da Dylan per l'occasione (ritiro Nobel) può essere dovuto a motivi caratteriali e personali e su questo ho visto che si è già discusso. Dal punto di vista artistico, invece, questa linea di condotta potrebbe essere ispirata a coerenza. Se, come lui, si è sempre sostenuto che non c'è differenza tra “le lingue degli angeli e le lingue degli uomini”, cioè tra cultura alta e la cultura popolare, sarebbe ben strano che Dylan si mettesse a ringraziare, prostrandosi in
maniera deferente verso l'Accademia svedese e si mettesse a dire, “non son degno, mi fate un grande onore”. E' stato suggerito che in termini di risonanza mediatica è più Dylan a premiare il Nobel che il contrario. Si potrebbe sospettare che gli svedesi siano stati abbastanza scaltri da rinfrescare la loro immagine di "polverosa accademia", aumentando con un gesto solo, i loro crediti verso un pubblico di massa, e contemporaneamente, “mettendo il cappello” sulle nuove forme di espressione artistica, intese in un senso più allargato, mantenendo però queste forme all'interno di una scala gerarchica. In tal modo non si riconoscerebbe tanto “che non ci sono autorità”, ma piuttosto che le vecchie autorità sono in grado di fare presa e di dare giudizi di valore anche in un ambito in cui la concezione di letteratura è meno rigida. Il riconoscimento dell'Accademia svedese quindi non andrebbe solo verso la constatazione di un mutamento della realtà artistica, ma sfrutterebbe la celebrità di Dylan per ripristinare la credibilità di un'istituzione tradizionale. Dylan verrebbe riconosciuto
non in quanto menestrello, ma come rappresentante dell'alta cultura dentro la cultura popolare. Verrebbe scelto come esempio di elevazione in un panorama che è comunque considerato secondario. E' proprio questo che Dylan non può accettare, di fare il gendarme dell'alta cultura nel territorio della cultura popolare. Per uno che pensa che Hank Williams
valga quanto Joyce, sarebbe un'evidente contraddizione. La “mancata gratitudine” potrebbe quindi non essere snobismo, ma semplicemente fedeltà a ciò che si è sempre fatto. All'opposto c'è anche il pericolo contrario, cioè quello di scambiare l'atteggiamento distaccato per disprezzo dell'alta cultura. Si può disprezzare il potere, ma la centrale degli “Early Roman Kings” non si trova certo in Svezia. E' più che altro una questione di equilibrio. Divertendosi a scrivere un ipotetico discorso di ringraziamento al comitato del Nobel, Carrera gli faceva dire, a Dylan, citando Brecht, “io vengo dai boschi”, per
rimarcare la differenza genetica di appartenenza che non è quella alla “cultura alta” ma a quella popolare, antielitaria, di strada. Ma sottolineava pure che Dylan “non è mai stato l'ultimo”, e che quindi quella strada non è quella dell'outsider, inesorabilmente condannato all'estraneità marginale. Il viandante di Dylan è antielitario, ma non nel senso che se ne sbatte della cultura alta perché non è nemmeno contemplata dal suo orizzonte vitale. Anche l'alta cultura ha qualcosa da insegnare. Da questo punto di vista aveva ragione persino Sir Eglamore (cosa mi tocca dire!), è (anche) una questione di punti e virgole, di canoni e di formalismi, anche se non solo. Perché come aveva fatto intendere implicitamente il nostro nobiluomo, possiamo anche far esplodere l'Accademia svedese, ma dobbiamo stare bene attenti , perché se non possediamo nessuna misura alternativa di ciò che possiamo chiamare il “valore” artistico, rischiamo di sdoganare ogni genere di cialtroneria. E di non avere alcuno strumento per distinguere Dylan da Taylor Swift (avvenenza a parte). Quindi alla fine il vecchio Bob potrebbe avere le idee del tutto chiare, ed essersi destreggiato con equilibrio, dando a Cesare quel che è di Cesare, ma niente di più.

PS: Non ho dimenticato l'invito di Carla, ma dire qualcosa di sensato mi risulta difficile. Per ora mi sono identificato col pappagallo di Simple Twist. Vedremo.
ciao, Miscio.

Finalmente uno che espone una serie di ragioni davvero interessanti, discostandosi dalla vox populi, che giustificherebbe in modo sensato l'atteggiamento scostante di Bob sull' affair Nobel. A mio avviso hai superato molti critici professionisti che hanno scritto le solite banalità sul comportamento dylaniano. Se molti scrittori ed anche alcuni accademici (l'ho scritto volutamente con la a minuscola) Svedesi avessero fatto una considerazione come la tua avrebbero certo evitato di scrivere un marasma di sciocchezze tipo Dylan è arrogante, chi crede di essere, non meritava il premio e via di questo passo, "l'un dinanzi e l'altro dopo, come frati minor vanno per via"....! Quindi il mio plauso a te che, primus inter pares, hai illuminato una stanza che era oscurata dalle tenebre! Live long and prosper, Mr.Tambourine, :o)

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Talkin' 10094 - Mike.Lenzi

Ammetto di non capire le critiche per l'intervista rilasciata da Dylan. Non capisco cosa si sarebbe dovuto chiedere.
Ovvio che quando si pubblica un disco, qualsiasi esso fosse, le domande vertono su quel disco.
Personalmente ho trovato l'intervista interessante, per niente noiosa, e permettetemi la parola, colta. La cultura musicale immagazzinata da Dylan, sui musicisti americani e le loro musiche, è veramente vasta. Passa da Ornette Coleman a Johnny Cash, dal jazz al folk, con disinvoltura. Lo sguardo sulla vita, sulla politica, viene fatto e filtrato attraverso le canzoni.
Qualcuno ha trovato fuori luogo la domanda cosa guarda in tv mentre è sul bus. Non è una domanda banale se mi permettete. Uno che è in tour, anche per i musicisti, per 40 giorni circa in un altro continente deve pur fare qualcosa, vedere qualcosa, tenersi aggiornato su ciò che succede nel mondo. Noi invece, comuni mortali, cosa facciamo durante un viaggio di 10 giorni? Ci preoccupiamo soltanto di mandare foto su FB e sui social network per dimostrare, non a noi stessi, ma agli altri, che noi esistiamo, anzi che siamo sempre connessi, che non è comunicazione, ma connessione, cioè come una presa della corrente elettrica.
Se fossi un giornalista musicale e mi trovassi davanti qualsiasi cantante, che possa essere Guccini, De Gregori, Fossati, o Neil Young, Tom Waits, Jackson Browne, chiederei loro anche quali dischi ascoltano a casa, non solo ora, ma quando erano giovani, quali libri leggevano, cosa vedono in tv e così via perchè sui quei dischi e su quei libri probabilmente hanno scritto le loro canzoni.
Michele Lenzi

Opinione validissima che si può condividere, anche se a me l'intervista non ha detto più di tanto, la conoscenza di Bob del songbook americano e dei suoi interpreti è risaputa e trasformata in argomento da intervista non mi ha preso più di tanto.  Certo non è facile porre le domande a Bob, anche perchè non sai mai se ti risponderà o no, meglio stare sul leggero come ha fatto Flanagan. Centrata l'osservazione sui turisti che vanno a fare i viaggi per postare le foto su FB, cosa veramente triste, eppure è una vera realtà, la cultura dell'apparire ha oggi sostituito quella dell' essere che era una regola ormai dei bei tempi andati. Pazienza, questo passa oggi il convento e questo dobbiamo prendere, anche se a volte la pasta è troppo scotta. Live long and prosper, Mr.Tambourine, :o)

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Eric Clapton sulla sedia a rotelle a Los Angeles                                        clicca qui

   

Eric Clapton accompagnato dal personale dell'aeroporto di Los Angeles e dalle tre figlie, Julie Rose , Ella May  e Sophie Belle. Eric ha dovuto coprirsi la testa con il cappuccio della felpa e berrettino alla maniera di Bob Dylan per non essere riconosciuto e disturbato.

 

 
Venerdì 14 Aprile 2017

Lingen, Germany - Emsland Arena, April 12, 2017

  

1. Things Have Changed (Bob standing at piano)
2. To Ramona (Bob sitting at piano)
3. Highway 61 Revisited (Bob standing at piano)
4. Beyond Here Lies Nothin' (Bob sitting at piano)
5. I Could Have Told You (Bob center stage)
6. Pay In Blood (Bob standing at piano)
7. Melancholy Mood (Bob center stage)
8. Duquesne Whistle (Bob sitting at piano)
9. Love Sick (Bob center stage)
10. Tangled Up In Blue (Bob center stage then sitting at piano)
11. Early Roman Kings (Bob sitting at piano)
12. Spirit On The Water (Bob Bob sitting at piano)
13. Scarlet Town (Bob center stage)
14. All Or Nothing At All (Bob center stage)
15. Desolation Row (Bob sitting at piano)
16. Soon After Midnight (Bob sitting at piano)
17. That Old Black Magic (Bob center stage)
18. Long And Wasted Years (Bob center stage)
19. Autumn Leaves (Bob center stage)

(encore)
20. Blowin' In The Wind (Bob sitting at piano)
21. Ballad Of A Thin Man (Bob standing at piano)

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Talkin' 10093 - newmorning

Ciao Mr.Tambourine
Triplicate è un disco fondamentale che non deve mancare sullo scaffale di un dylaniano se questo dylaniano vuole sapere cosa emoziona Dylan adesso.
Io, anche se potessi farlo, non avrei nulla da chiedergli se non come sta e spero che continui a fare quello che vuole ancora per parecchio tempo.
Leggendo le vostre lettere ogni giorno mi è sembrato di capire che non a tutti piace vederlo così libero.
Desiderare che succeda forse è un'utopia ma in questo angolino di MF ci speravo.
Purtroppo, si sa, anche MF fa parte di questo mondo che è una enorme galera...

Ciao newmorning, devi mettere in conto che non tutti la pensano allo stesso modo su quello che è la leggenda di Bob Dylan, ognuno ha i suoi dischi preferiti, le canzoni alle quali è più legato, il Dylan folk, il Dylan elettrico, quello cristiano rinato ecc...ecc...! Quindi è naturale che le impressioni siano diverse e che Maggie's Farm raccolga per forza di cose i pareri di tutti, compreso il mio. Per quanto uno cerchi di essere imparziale nel parlare del lavoro di Dylan sarà sempre condizionato da qualcosa, poi se a me non piace Triplicate e nemmeno i due precedenti album sinatriani, ci può benissimo stare. A me piace pensare ad un Dylan che ci fa sentire le sue canzoni, quelle canzoni per le quali è diventato una leggenda, ma coi dischi di cover di Sinatra dubito che lo sarebbe mai diventato. Stesso giudizio negativo ho espresso per "Christmas In The Heart", altro lavoro per me perfettamente inutile, ma questo non vuol dire che io non ammiri sempre Bob! E' solo un lato che non mi piace, non c'è niente di male, io considero questi 5 dischi cose estranee al mondo dylaniano, ma questo è solo il mio modo di valutarli, altri amici di Maggie's Farm la pensano in modo diverso come te, e la Fattoria ospita le tue opinioni con la stessa simpatia con la quale ospita anche quelle degli altri. Credo che nei giorni futuri altri manderanno la propria opionione su Triplicate ed io la pubblicherò con il grande rispetto che sono solito usare per i pareri di tutti. Non hai pensato che se tu dovessi incontrare faccia a faccia Bob e tu lo ignorassi completamente potrebbe magari essere contento, magari si incazerebbe, forse sarebbe solo deluso, chi può sapere cosa passa per la mente del genio?  Live long and prosper, Mr.Tambourine, :o)

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Bob Dylan "Triplicate" - di Gabriele Benzing                                            clicca qui

 

 
Giovedì 13 Aprile 2017

“Triplicate”, ovvero, dove è andato a finire Bob Dylan?

Ci tengo a precisare che quanto segue non è assolutamente una critica all’operato di Bob ma sono soltanto alcune considerazioni che si possono benissimo non condividere. Ricordo di aver detto che non avevo capito la scelta di Bob di incidere un album come Shadows in The Night se non come il fatto di togliersi uno sfizio personale. Era un disco che non mi aveva detto niente, così come non ho apprezzato Fallen Angels e meno ancora questo triplo mattone di canzoni che con Bob non hanno niente a che vedere se escludiamo la piacevole ipotesi dei suoi ricordi d’infanzia.
Quindi esprimere un giudizio superpartes sull’ultima fatica del nostro novello premio Nobel per la letteratura non è che sia cosa facile, anzi, direi essere cosa piuttosto imbarazzante. Spiego perchè, le soluzioni che si presentano sono due, o sei un fan-fanatico al quale va bene qualunque cosa faccia Bob e accetti tutto con entusiasmo oppure sei un fan più moderato, propenso a prendere il lavoro di Bob con meno pancia e più testa, un fan che giustamente si chiede i perchè ed i percome di quello che fa il suo beniamino, e naturlamente per ogni lavoro usa un metro di valutazione con caratteristiche diverse, un fan al quale queste incursioni dylaniane nel canzoniere americano sono poco gradite e risultano noiose. Se immaginiamo Bob che sta festeggiando qualche ricorrenza in compagnia di amici ed il Karaoke degli “standard classics” americani fosse uno dei giochi in programma nella serata, e Bob si sentisse di buon umore e con la voglia di cimentarsi nel gioco, ecco che “Triplicate” nascerebbe nel giro di poche ore. Già ci aveva lasciati di stucco ed innervosito con quell’album natalizio che non si capiva per quale motivo fosse stato inciso e pubblicato, ma ora, con un filotto in tre anni di cinque dischi e 50 canzoni del vecchio canzoniere americano sembra che Bob abbia voluto puntualizzare che ora lui si rivolge ad un pubblico più vasto di quello dei suoi tradizionali fans. Forse questa strategia musicale gli è sembrata importante per allargare la portata del suo pubblico verso una tipologia di compratori di musica più commerciale, per aumentare le possibilità di vendita, ma questo è destinato a rimanere un forse perchè nessuno potrà mai rispondere con certezza. Forse i suoi tradizionali fans non gli bastano più, anzi, forse si è stancato di avere a che fare solo con gente che per anni ha preteso di suggerigli quello che doveva fare e criticava quello che aveva già fatto. Così li ripaga con la moneta della sua zecca personale, come a voler dire, alla moda del Marchese del grillo,: “Questo è....io sò io e voi nun siete un cazzo!”. E’ Giusto? Non saprei, ma è innegabile che se Dylan ha venduto milioni di dischi, ha guadagnato qualche milionata di dollaroni, ha potuto fare della sua vita una saga inimitabile, è stato grazie, oltre che alla sua capacità artistica, anche a noi, poveri slaves/fans che abbiamo comperato i suoi dischi e siamo sempre andati ai suoi concerti, noi che abbiamo sempre creduto in ciò che diceva e cantava e che ogni tot sacrificavamo sull’altare del suo genio una piccola parte del nostro patrimonio, certamente un granello di sabbia, però non bisogna dimenticare che con milioni di granelli di sabbia si possono fare i deserti come il Sahara. Con questo non voglio dire che deve venire sul palco ad inchinarsi a noi e dirci grazie, sono lontano da queste banalità, ma certamente è cosa da tenere in conto nel valutare tutta la faccenda. Accingersi ad ascoltare seriamente queste canzoni è per un fan “come addentrarsi in una selva oscura, chè la diritta via era smarrita”. E’ un’impresa irta di ostacoli, arrivare in fondo è “cosa dura”, il tutto sembra essere, oltre ad una operazione commerciale mascherata abilmente da riscoperta culturale delle tradizioni e delle radici del songbook americano, un puro e serio divertimento personale di Bob che ci sta dimostrando che lui può fare quello che vuole di noi, anche prenderci a schiaffoni con una cinquantina di canzoni che a noi non han mai detto niente, bellissime composizioni dai testi scontati e banalotti se confrontati con quelli dylaniani, l’acme delle sviolinate narrate in musica, musica stupenda e testi alla “Cenerentola”, ma che non hanno assolutamente nessuna assonanza con il modo dylaniano di esprimere genialmente quel “fastidio” che a volte sembra essere l’amore. Sono anni ed annorum che Bob non parla più di temi sociali, politici e morali, lui li ha usati in gioventù per diventare famoso, poi si è limitato a buttarli via dopo che avevano svolto il loro compito, rifiutando nel contempo che gli appiccicassero addosso qualsiasi tipo di etichetta, quella di “chi mena dritto altrui per ogne calle”, e soprattutto quella di voce della sua “generazione”, passando poi con nonchalance ad altre tematiche meno auliche, con il pericolo che ciò che era aulico poteva facilmente degenerare in qualcosa di viscidamente cerimonioso, o in una superba alterigia che fa evitare i contatti con gli altri. Però i tempi e le cose stavano cambiando, e “with a little help from his friends” si sviluppò un effetto indescrivibile sulla capacità di scrittura di Dylan, gli stupefacenti gli fecero raggiungere forme espressive da nessuno eguagliate, senza la minima intenzione di voler offendere o sottovalutare gente del calibro di Paul McCartney, John Lennon, Brian Wilson, David Bowie, Leonard Cohen o Freddy Mercury, che mi sento in tutta tranquillità di collocare un gradino al di sotto di Dylan, d’altronde fu proprio Lennon a dire la famosa frase “Dylan shows the way”!

Un giorno Bob, sdraiato sul sedile posteriore di una vecchia automobile, dopo aver ascoltato per caso alla radio The Animals cantare la loro versione della famosa “The House of The Rising Sun”, capì che doveva abbandonare immediatamente il folk e buttarsi su quello che aveva appena ascoltato, quello era ciò che andava cercando da tempo. La “British Invasion” capitanata dai Beatles aveva cominciato a fare il bello ed il cattivo tempo anche in America dopo che aver trasformato la vecchia Europa in un possedimento del Commonwealth britannico, e questo aveva disturbato e decisamente scocciato gli americani che non volevano fare la stessa fine ma che per vendere dischi dovettero mettersi a scimmiottare i gruppi della perfida Albione con gruppi a volte musicalmente ridicoli ma di grande successo come i Monkees, quattro ragazzotti che facevan finta di suonare mentre la musica era eseguita da Leon Russel con alcuni sessionmen fra i migliori sul mercato. Ricordiamo che gruppi come i Byrds nacquero come cover band dei Beatles in quel di Topanga Canyon prima di trovare la loro strada nel folk-rock con la cover di Mr.Tambourine Man.

Ma c’era nell’aria qualcos’altro che bolliva in pentola già dal decennio precedente ed era in attesa di esplodere, il Village di New York era pronto da tempo per la rivoluzione sociale e culturale, aspettava solo l’arrivo dell’artista Messia che avrebbe spazzato via tutto cambiando le regole. Una nuova forma di pensiero, di espressione, di rinnovamento dei costumi della vecchia america stava per essere proposta da una nuova tipologia di artisti, la cosidetta “Beat Generation”, il nuovo movimento che aveva il proprio fulcro proprio nel Greenwich Village dove un piccolo e sconosciuto vagabondo era arrivato da poco dalle fredde terre del nord e stava imponendo i nuovi dettami di vita. In questo quartiere bohemienne dove si radunavano poeti, cantautori, scrittori, studenti, musicisti e artisti in fuga dalla società conformista, la tanto stracitata Beat Generation nacque da un gruppo di scrittori americani e venne alla ribalta all’inizio degli anni ‘50, così come i fenomeni culturali da essa ispirati. Gli elementi centrali della cultura "Beat" consistevano nel rifiuto delle vecchie regole imposte, l’innovazione nello stile, la sperimentazione delle droghe, la sessualità alternativa, le comuni che riunivano persone diverse nello stesso luogo dove regnava la promiscuità, l' interesse per le religioni orientali, il rifiuto del materialismo e le rappresentazioni esplicite e crude della condizione umana. Della “Beat Generation” facero parte inoltre i movimenti culturali del maggio del 1968: l'opposizione alla guerra del Vietnam, gli Hippies di Berkeley e successivamente i megaraduni pacifisti come Woodstock. Gli autori di riferimento erano Jack Kerouac, il cui romanzo più famoso “On the road” fece muovere milioni di giovani americani alla ricerca di nuovi sogni per sostituire i vecchi ormai giudicati obsoleti. Allen Ginsberg autore di “Houl” con il famoso incipit: "Ho visto le menti migliori della mia generazione distrutte dalla pazzia", William Burroughs, il "drogato omosessuale pecora nera di buona famiglia", lo sperimentatore di ogni sostanza stupefacente esistente sulla faccia della terra, il padre spirituale riconosciuto della Beat Generation, colui che inventò il famoso "cut-up", una tecnica di scrittura che rappresentava una specie di montaggio casuale tra i testi, la cui provenienza poteva essere la più disparata, tecnica alla quale fece ricorso anche Dylan per scrivere il suo romanzo “Tarantula”.
Gregory Corso, che scrisse “Gasoline” e “The American Express”, di parentela abruzzese e calabrese, che leggeva Shelley mentre entrava e usciva dal riformatorio. Fernanda Pivano disse di lui: " Insolente al di là del sopportabile e strafottente nella più assoluta imprevedibilità, qualunque cosa abbia detto o scritto ha sempre rivelato il dono di non dire mai una sciocchezza". Nel carcere minorile aveva cominciato a scrivere poesie, a sognare la Bellezza con la B maiuscola, a immaginare mondi stellati non legati ai fili della logica inesplicabile". Oggi Corso riposa a Roma nel cimitero acattolico del Testaccio, vicino alla tomba di Shelley.
Neal Cassady, il protagonista di “On the Road” di Kerouac, fu uno dei simboli della Beat Generation, essendo infatti, sotto il nome di fantasia di Dean Moriarty, il co-protagonista del romanzo. Nel libro di Kerouac Cassidy/Moriarty è presentato come un uomo folle, in viaggio per gli Stati Uniti d'America alla ricerca del padre alcolista scomparso anni addietro, ma anche in viaggio alla ricerca di qualcosa che non conosce ancora, tra donne e droghe, automobili rubate ed alcool. Un eroe per molti, un uomo pieno di energia innamorato del bebop, che Kerouac descrive accuratamente, esaltandolo e facendone un mito.
Lawrence Ferlinghetti, fondatore della casa editrice City Lights che pubblicò per prima “Howl” di Ginsberg che fu in izialmente confiscato dalle autorità e costò a Ferlinghetti la galera nel 1956 per aver pubblicato oscenità. Ferlinghetti scrisse “A Coney Island of the Mind”, una raccolta di poesie che è stata tradotta in nove lingue.

Norman Mailer che scrisse il celeberrimo romazo “The Naked and the Dead” (Il nudo e il morto) dal quale fu tratto il famoso film. “The Armies of the Night” nel 1968 fu il primo scritto di Mailer a vincere il Premio Pulitzer, il secondo lo vinse nel 1980 per “Il canto del boia”.

La Beat Generation esplose come una bomba a frammentazione e le sue schegge arrivarono fino in Europa e da noi in Italia. Ci ferirono, ci curarono dai vecchi complessi e pregiudizi, ci aprirono gli occhi e ci dettero lo stimolo per rinnovarci. Quella stessa forza, per dirla con Dylan Thomas, che fa sbocciare i fiori. Quella forza che oggi sembra essere venuta meno.

Dopo questa necessaria (o inutile, dipende dai punti di vista) divagazione, torniamo alle canzoni di Triplicate. Le versioni di Bob rallegrano e rattristano allo stesso tempo, proprio come nei film di Woody Allen, anzi l’atmosfera è proprio quella, quelli dei vecchi tempi, i tempi dei “Radio Days”. Il viale del tramonto di Bob Dylan sembra essere lungo e dorato, ma anche terribilmente malinconico, e questo era imprevedibile. “Triplicate” è il terzo album che Dylan, in vacanza dal Dylan songwriter, dedica alla canzone americana classica del Novecento, mandando nei negozi un pretenzioso triplo album con ben trenta mainstream/covers ripescate dai best degli anni 40/50, con atmosfere jazzy molto lontane dalla loro forma primigenia e filtrate dall’anima dylaniana, non suonate da una Big Band come imponevano gli arrangiamenti del tempo ma da cinque rockers e qualche altro musicista per i fiati.
Ormai, dopo qualche anno di questo tipo di esibizioni, nessuno dei suoi fans si chiede più cosa ci sia stato dietro la scelta di Bob d’indossare i panni del vecchio crooner e di reinterpretare i successi degli altri, naturalmente rivisti col suo stile e la sua inimitabile vocalità. Forse si tratta solo di stanchezza, esaurimento della vena aurifera come nelle miniere abbandonate delle ghost town, di inaridimento della creatività, forse ha esaurito gli argomenti da trattare, forse l’imbarazzo e la difficoltà di tornare a poetare adesso, da vecchio, con un repertorio di personaggi mitici, angeli e demoni già usati in mille altre situazioni che non serve più riesumare, personaggi ormai consegnati alla leggenda, come Mr. Jones, Miss Lonely, Napoleon in Rags, Doctor Filth, Einstein disguised as Robin Hood, Shakespeare with his pointed shoes and his bells, Cinderella who seems so easy, the Good Samaritan going to the carnival tonight, the fortune-telling lady, the hunchback of Notre Dame, Ophelia 'neath the window, the nurse a local loser,Casanova just punished,the jealous monk, the Phantom of the Opera, the mystery tramp, the diplomat who carried on his shoulder a siamese cat, the joker and the thief e  Mr.Tambourine Man, leggendari personaggi consegnati per sempre alla storia ed al mito che da anni non sono più nel mondo di Bob. Probabilmente questo disco è un capriccio commercialmente calcolato, un passo indietro, quasi di ritrosia di un Mastermaker che oggi si limita ad esibirsi potremmo dire con un eufemismo “a sipario chiuso”, in modo che nessuno possa vedere il suo viso e capire i suoi pensieri. Purtroppo Bob non ha mai avuto il ritratto di Dorian Gray che invecchiava al posto suo, ha dovuto fare tutto di persona e questo lo ha messo in ginocchio. A poco è servita la lunga intervista per presentare questo lavoro, leggendola sembra non spontanea, suona male, suona di roba già sentita e come si suol dire, non centra il bersaglio.

Dylan è come un dado, con sei facce tutte uguali ma ognuna con un numero diverso. Così come nel tempo ci sono state diverse versioni di Dylan, proprio come nel film “I’m Not There”, il Dylan menestrello folk, il Dylan “gone electric”, il Dylan buon padre di famiglia che va a prendere il pane alla mattina”, il Dylan trascinatore che coinvolge amici e parenti nel carrozzone itinerante della RTR, il Dylan predicatore cristiano rinato ed ora questo “Dylan versione crooner”. Cambiamenti più che naturali con l’avanzare dell’età, ed anche se personalmente non condivido in pieno tutte le sue scelte, specialmente quella di riproporre Sinatra, lo ammiro perchè lui cerca sempre per se stesso qualcosa di nuovo che gli dia emozioni sempre diverse. Che tristezza vedere coloro che sono stati grandissimi artisti salire sul palco e fare la parodia di se stessi (perchè non sono più quelli di 50 anni fa) ripropondendo uno show fatto e rifatto con gli Hits della gioventù. Almeno Bob cerca di reinventarsi sera dopo sera, e che importa se stravolge le sue canzoni fino a renderle irriconoscibili, anche questo è un segno della precisa volontà di non apparire mai uguale, a volte non condivisibile ma perfettamente rispettabile.

Come ha detto il Prof. Carrera - Si tratta di una grande affermazione artistica o della caduta definitiva nell’abisso dell’autoindulgenza? Di un pensoso omaggio a un’arte del comporre canzoni o del nonno che fa karaoke ascoltando la sua collezione di Sinatra? Forse la trilogia sinatriana, passato il momento di simpatia per un artista che ormai non è tanto vecchio quanto antico, più antico del mondo in cui si muove, verrà messa da parte come innocua nostalgia, così come accadrà ai generosi tentativi di pittura con i quali, da qualche tempo in qua, Dylan affligge le gallerie d’arte di mezzo mondo? Dylan ha voluto terminare il “grande esperimento americano”, come lo chiamava Alexis de Tocqueville, che passa anche per queste canzoni scritte per lo più da figli di immigrati cresciuti ascoltando i suoni della strada e cadenzando i passi sui ritmi dell’ultimo ballo di moda - giudizio lucido pesante di uno dei più competenti dylanologi mondiali.

Facendo due conti ci rendiamo conto però che Bob ci ha dato tutto quello che poteva e forse anche di più, e allora suona ancora, mister Tamburino, suona quello che vuoi, nel tintinnare del mattino noi continueremo a seguirti, ondeggiando e stagliando le nostre ombre contro il mare e l’orizzonte, fino alle porte del Paradiso, ma per favore, non scrivete che “Triplicate” è un disco indispensabile che non deve mancare sullo scaffale di un dylaniano.
Mr.Tambourine.

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Talkin' 10092 - acqua8888

Ciao Mr.Tambourine.
Dio esiste ma è piegato dall'alcool, Nel frattempo il pianeta è stato affidato a Hermann, un suo cugino deficente...

Ciao acqua, picchi duro....vuoi dire che forse Dio, avendoci creato a sua immagine e somiglianza, è purtoppo pieno di difetti come noi? Sarebbe davvero terribile se al suo posto fosse Hermann a guidare i destini del nostro pianeta.....live long and prosper da uno spaventatissimo Mr.Tambourine, :o)

 

 
Mercoledì 12 Aprile 2017

Hamburg, Germany - Barclaycard Arena, April 11, 2017

   

1. Things Have Changed (Bob standing at piano)
2. To Ramona (Bob sitting at piano)
3. Highway 61 Revisited (Bob standing at piano)
4. Beyond Here Lies Nothin' (Bob sitting at piano)
5. I Could Have Told You (Bob center stage)
6. Pay In Blood (Bob standing at piano)
7. Melancholy Mood (Bob center stage)
8. Duquesne Whistle (Bob sitting at piano)
9. Love Sick (Bob center stage)
10. Tangled Up In Blue (Bob center stage then sitting at piano)
11. Early Roman Kings (Bob sitting at piano)
12. Spirit On The Water (Bob Bob sitting at piano)
13. Scarlet Town (Bob center stage)
14. All Or Nothing At All (Bob center stage)
15. Desolation Row (Bob sitting at piano)
16. Soon After Midnight (Bob sitting at piano)
17. That Old Black Magic (Bob center stage)
18. Long And Wasted Years (Bob center stage)
19. Autumn Leaves (Bob center stage)

(encore)
20. Blowin' In The Wind (Bob sitting at piano)
21. Ballad Of A Thin Man (Bob standing at piano)

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Talkin' 10091 - dinve56

Buongiorno Mr. Tambourine,
grazie di aver pubblicato l'intervista a Dylan. Ci sono argomenti per domande e riflessioni pluriennali, ma oggi scrivo ancora sulla foto "scura" di Dylan che si copre il volto mentre va a ritirare il Nobel. Gli interventi in merito sono tutti condivisibili e tutti colgono aspetti veri della complessità di vivere, ancora maggiore per chi ha un successo planetario che, tuttavia, non lo mette al riparo dalla vecchiaia e dalla morte, la vera signora del mondo. Sommessamente, però, mi vien da dire che il modello di vita che abbiamo costruito in questi anni è tragicamente fondato sull'idea di poter vivere più vite terrene, mentre, secondo me, l'unica scelta che abbiamo è passare molto tempo a ricucire e rammendare l'unica vita terrena che ci è stata donata. Ricucirla e rammendarla dagli errori, dalle incomprensioni, dagli strappi e via dicendo. Sul giorno del giudizio che tu ravvisi nella canzone "All along the warchtower", una persona molto ferrata in studi biblici, recentemente, me ne ha suggerita un'interpretazione molto più umana. Provo a spiegarla sperando di aver capito bene : nel giorno del giudizio, davanti all'Altissimo, non sarà Lui a giudicarci, ma ci inonderà della sua misericordia solo dopo che noi avremo riconosciuto chi siamo veramente. Alla prossima. Lunga vita. Carla.


Ciao carla, io ho pubblicato l'0intervista senza aver fatto nessuna fatica, ma bisogna ringraziare veramente di cuore Silvano Cattaneo ed Alessandro Cavazzuti per il perfetto e lunghissimo lavoro di traduzione!

Non saprei dirti se Bob segua la filosofia del vivere più vite terrene, credo piuttosto che anche lui si sia reso conto, come canta in "I Feel A Change Comin' On) con testo di Robert Hunter: "Sento che un cambiamento sta arrivando, e la quarta parte del giorno se n’è già andata", di essere arrivato assai vicino al "point with no return" e cerchi di fare il massimo possibile impegnandosi come nessuno riesce a fare alla sua età a fare concerti uno di fila all'altro fingendo di non sentirne la fatica, forse un modo per esorcizzare o allontanare quel pensiero che alle persone di quell' età ritorna in testa come un brutto ritornello. Dylan ha avuto una vita incredibile con i momenti di difficoltà come tutti noi, la differenza è che lui ha avuto la vita incredibile! L'interpretazione della persona ferrata in studi biblici sul momento del giudizio universale è di difficile interpretazione, cosa intende per "capire chi siamo veramente"? In quanto alla misericordia ci sono degli atroci dubbi che mi vengono quando vedo i  filmati dei bambini uccisi con i gas.........., o per un terremoto, o per uno tsunami, o quegli scheletrici corpicini costretti nei lager per una ideologia razziale spietata....perchè queste cose succedono e nessuno le impedisce? Perchè non tutti veniamo al mondo con le stesse possibilità? Se per caso ti rechi all'Istituto dei Tumori di Milano nel reparto pediatrico e vedi questi piccoli innocenti a volte già condannati senza aver una possibilità di vita ti si ferma il fiato. Vorresti gridare PERCHE' con tutto il fiato che hai in gola.......ma non lo fai...sai che nessuno ti risponderà mai.....e questo fa molto male. Live long and prosper, Mr.Tambourine, :o)  

 

 
Martedì 11 Aprile 2017

Talkin' 10090 - calabriaminimum

Ciao Mr.Tambourine,
volevo segnalarti questa bella recensione scritta da Vincenzo Esposito per Globalist:

http://www.globalist.it/culture/articolo/214278/quot-triplicate-quot-di-bob-dylan-un-lungo-viaggio-nella-storia-della-canzone-americana.html

Un saluto, e spero di sentirti molto presto! Saluti anche a tutti i Farmers... :o)

Grazie per la segnalazione Dario, alla prossima, Mr.Tambourine, :o)

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Oslo, Norway - Spektrum, April 4, 2017

di Steinar Daler

Sono stato ai primi tre concerti del tour, i due di Stoccolma e quello di Oslo (la mia città natale). Tutti i tre i concerti sono andati bene ed oltre le mie aspettative. Se devo scegliere, forse quello di Oslo è stato il migliore, ma forse è solo perché avevo il posto proprio di fronte al pianoforte di Bob.
Lui era "dentro" fin dal primo momento (al primo concerto di Stoccolma aveva avuto bisogno di un paio di canzoni per riscaldarsi). "Things Have Changed" è stata l’opener dello show per molto tempo, e sì, qualche cambiamento c’è stato in questi ultimi anni, ma molto spesso è stata una scaletta statica. Le setlists non cambiano molto, come eravamo abituati molti anni fa, e penso che almeno ai fans che assistono a numerosi concerti ogni anno (come me) manchi questo cambiamento. Ma d'altra parte rende più gradite le sorprese, come una splendida "Standing In The Doorway" (da Time Out Of Mind) nel primo concerto di Stoccolma. Lui non la suonava dal 2005 per quanto mi ricordo e spero che questa non sarà l'unica performance di questa canzone in questo tour.

La sua prima "canzone Sinatra" ad Oslo è stata: "Why Try To Change Me Now". Forse è il suo modo per dire che al suo pubblico che lo devono rispettare per quell’uomo imprevedibile che è sempre stato – “Non ti ricordi che ero sempre il tuo pagliaccio? Perchè cerchi di cambiarmi adesso?" ha cantato. Ma ciò che è stato speciale di questa canzone ad Oslo era che è venuto come 5° canzone in scaletta, mentre per molto tempo (in autunno ed in entrambi i concerti di Stoccolma era stata la canzone che chiudeva il concerto). Quelli di noi che seguono le scalette avranno pensato: Quale sarà l'ultima
stasera? La risposta è stata una cosa che ho apprezzato. Non ha cantato la cover di Sinatra "I Could Have Told You" - che a mio parere è la più noiosa delle "canzoni standard" che ha cantato finora. E alla fine abbiamo avuto una forte versione di "Ballad of a Thin Man".
Spero che manterrà l’idea di fare cambiamenti come questo. Per me la maggior parte delle "canzoni standard" sono noiose, beh, finora tutte sono state noiose, ad eccezione di "That Old Black Magic" che ha cantato per la prima volta in Europa nel secondo concerto di Stoccolma e ad Oslo.
Devo ammettere che mi è piaciuta, è mi è piaciuto lo stile di Bob nel cantarla, mano sull’asta microfonica e gamba con un sacco di movimento. Veramente buono. La migliore per me e per un sacco di altri fans più accaniti coi quali ho parlato è stata come al solito "Love Sick", poi “Desolation Row” (8 strofe la prima notte Stoccolma, 7 strofe negli altri due concerti), "Long and Wasted Years” e "Tangled Up in Blue". Ha suonato l’armonica in "Tangled" al primo concerto di Stoccolma, ma poi non abbiamo visto o sentito l’armonica in altre canzoni negli altri due concerti.
E' stata una grande prestazione di armonica, davvero bene, e credo che molti fra il pubblico avrebbero voluto che la usasse di più. Lo voglio! Niente chitarra, ma visto che sono alcuni anni che non la suona non aspettatevi che lo faccia, anche se la sua chitarra si vede vicino al suo posto sul palco. Ho partecipato al concerto di Las Vegas il giorno che ha ottenuto il premio Nobel, e poi ha suonato la chitarra in "Simple Twist Of Fate". Forse era il suo piccolo modo di dire che si trattava di un giorno speciale. Sorrideva di più rispetto al solito poco. Al contrario di Bob, il pubblico parlava molto del premio Nobel ai due concerti di Stoccolma. Tutti sembrano d'accordo che l'abbia vinto, ma le persone che non sono d'accordo sono probabilmente quelle che non vanno mai ai suoi concerti. Quasi tutto il merchandising, t-shirt, poster e altra roba erano quasi esauriti il primo giorno a Stoccolma, quasi niente da vendere il secondo giorno. Io non ho mai visto niente di simile prima.

La band di Bob è eccellente e anche la voce di Bob è buona. Inoltre sembra davvero felice di essere sul palco e si sente il suo suonare il piano è migliore. Vedrò i 3 concerti a fine del tour e non vedo l'ora. Andate a vederlo se vi è possibile, ci sono sempre alcuni biglietti in vendita al di fuori delle arene se non l’avete acquistato prima perchè il concerto diceva sold-out.

Grazie mille a tutti i miei vecchi amici e ad alcuni nuovi che ho conosciuto a Stoccolma e Oslo, non ultimo Per Sandwall che ha invitato un sacco di noi (fans dall’ Inghilterra, dal Giappone, dalla Norvegia e Svezia) a casa sua per qualche snack e qualche "Dylan talk".
Veramente bello!


 

 
Lunedì 10 Aprile 2017

Talkin' 10089 - Lucaborrelli68

Per certi aspetti mi viene da dire bella intervista del cazzo!
Questo genio di Flanagan il top della sua originalità l'ha raggiunto con la domanda ''vedi la TV sul bus ?''
Di fronte a queste domande si spiega perche Bob rilasci interviste ogni 10 anni, e questo Flangan pare sia il meno peggio!
Oltretutto dove ha provato ad osare il poverino si è spinto con domande tipo ''non socializzavi con i tuoi compagni di merende in tour'' che lo sanno anche i bambini che sono domande da gossip cretino e che fanno incazzare Bob!
Comunque la faccio breve, personalmente avrei impostato questa intervista oltre alla parte musicale, al lato diciamo spirituale-escatologico e cioè a come Bob si sta preparando nei confronti della fine vita e come è messo con la sua spiritualità, religiosità, ecc ecc. E gli avrei chiesto s' e' vegetariano veramente al limite.
Grazie Mr.Tambourine per il tuo lavoro quotidiano.
Un abbraccio, Luca

E' veramente un' intervista al limite della scemenza e della banalità, che sembra frutto di una ben precisa scelta di non fare domande indesiderate, piena di banalità sia nelle sia domande che nelle risposte, al limite da far dubitare che sia Bob in persona a rispondere. A me sono sembrate solo un mucchio di stronzate sull' importanza delle canzoni del canzoniere classico americano per giustificare e dare un senso a tre dischi e 50 canzoni che di senso dylaniano ne hanno meno di zero. Non entro nel merito di quanto commerciale e popolare possa essere una politica del genere ma non mi sento di biasimare le persone che come te sono stati sorpresi, annoiati, successivamente delusi e di conseguenza incazzati per questa non necessaria trilogia. Non voglio nemmeno sapere se Bob si sia divertito o meno nel registrare queste canzoni, certamente se si è divertito potrebbe continuare a divertirsi incidendone altre mille di canzoni del genere, evitando accuratamente di pubblicarle, i mezzi per produrle non mancano a Jack Frost (che è sempre lui sotto nikename, ma non so se hai notato che alcuni "competenti giornalisti" hanno scritto nelle loro pagine WEB che questo triplice disco è stato prodotto da Jack Frost, punto!) non mancano di sicuro. Sul fatto che alcune domande dovevano riguardare la sua eventuale preparazione spirituale al momento del trapasso mi sembra una cosa un pò eccessiva, un cosa è se lo pensi tu mentre rifletti o fai il punto sulla tua vita, un'altra se qualcuno te lo chiede come domanda-curiosità. Io gli avrei chiesto perchè non ha mai accennato nemmeno di striscio alla scomparsa di Suze Rotolo, nemmeno una parola per una persona alla quale, che gli sia piaciuto o no, doveva pur qualcosa, visto che i Rotolo l'avevano semi-adottato ai tempi del Village. Altra domanda interessante poteva essere quella se vede ogni tanto Sara, se è ancora in buoni rapporti con la madre dei suoi figli. Un'altra avrebbe potuto riguardare la recente mostra The Beaten Patch e chiedere a Bob la ragione di aver dipinto quadri banalotti con oggetto bar e ristoranti incontrati nei suoi viaggi attraverso l'America. Poteva chiedergli, sempre parlando di Beaten Path, che senso avevano per lui quelli presi da un fotogramma di un film, se facevano parte dei suoi ricordi personali o che altro. Poteva chiedergli se la scelta delle canzoni sinatriane non nascondeva una mancanza di ispirazione o la non voglia di impegnarsi a scrivere altri canzoni di calibro dylaniano. Penso che ai suoi fans non interessino minimamente i nomi del batteristi che piacciono a Bob, e nemmeno se era un fan sfegatato della Winehouse, forse per via del nome che significa "casa del vino" e Bob ha sempre avuto un debole per il vino, specialmente per il Beaujolas).  Poi gli avrei chiesto come mai si è accorto solo dopo 50 anni di chitarra che il piano è uno strumento che completa meglio il suono della sua band, perchè avere due chitarristi invece di uno solo (l'altro poteva essere lui invece di Kimball) e di un pianista professionista, in fondo Al Kooper sta facendo ancora oggi il backin' piano per i Rolling Stones, quindi avrebbe potuto farlo anche per Bob, stesso  discorso per Belmont Tench degli Heartbreakers. Le domande che incuriosivano e soddisfacevano i fans (spero che l'intervista sia stata fatta per i suoi fans, non credo che gente che non compera i dischi di Dylan si prenda la briga di visitare il suo sito e di leggersi tutta l'intervista) non sono certo quelle contenute in questa fake-intervista, ma probabilmente le domande sono state scelte in base ad un principio di promozione commerciale di un prodotto. Io non credo che quelli che compreranno "Triplicate" facciano parte dell'Associazione Pensionati Americani, penso invece che siano sempre i soliti, e cioè noi, ma forse questa volta qualcuno rinuncierà a versare l'obolo per un disco che suscita, e mi dispiace pensarlo, poco interesse. Live long and prosper, Mr.Tambourine, :o)

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Lund, Sweden - Sparbanken Skåne Arena, April 9, 2017




1. Things Have Changed (Bob standing at piano)
2. To Ramona (Bob sitting at piano)
3. Highway 61 Revisited (Bob standing at piano)
4. Beyond Here Lies Nothin' (Bob sitting at piano)
5. I Could Have Told You (Bob center stage) xxxxxxxxxx
6. Pay In Blood (Bob standing at piano)
7. Melancholy Mood (Bob center stage)
8. Duquesne Whistle (Bob sitting at piano)
9. Love Sick (Bob center stage)
10. Tangled Up In Blue (Bob center stage then sitting at piano)
11. Early Roman Kings (Bob sitting at piano)
12. Spirit On The Water (Bob Bob sitting at piano)
13. Scarlet Town (Bob center stage)
14. All Or Nothing At All (Bob center stage)
15. Desolation Row (Bob sitting at piano)
16. Soon After Midnight (Bob sitting at piano)
17. That Old Black Magic (Bob center stage)
18. Long And Wasted Years (Bob center stage)
19. Autumn Leaves (Bob center stage)

(encore)
20. Blowin' In The Wind (Bob sitting at piano)
21. Ballad Of A Thin Man (Bob standing at piano)

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Talkin' 10088 - dinve56

Buongiorno Mr. Tambourine,
voglio esprimere anch'io qualche riflessione su Dylan che si nasconde ai fotografi mentre va a ritirare il Nobel in forma privata. La fotografia postata sul sito non è certo un'immagine luminosa e allegra, ma, al contrario, contratta ed oscura. Dylan si sottrae - credo - alla curiosità della gente che, spesso, è malevola ed orientata alla banalità o, peggio ancora, all'astio immotivato. Dylan è antico, come dice il prof. Carrera nel suo interessante articolo, ma si parla ancora di lui perchè in tutti questi anni si è abilmente sottratto allo star-system che, come è noto, crea e distrugge con cinica spietatezza. La musica di Dylan ha rappresentato un fenomeno di massa ed elitario nello stesso tempo proprio grazie all'intelligenza dell'Autore nel gestire con estrema riservatezza se stesso, la sua vita, la sua immagine. Sono sicura che Bob sa che chi apprezza la sua arte non ha bisogno di incontrarlo fisicamente, incontrandolo già nel mondo delle idee e della musica. Chi apprezza Dylan ha capito che egli è le sue parole e allora non è così importante vederlo. Lunga vita. Carla.

Le tue parole sono più che giuste, ma io non vedo cosa possa cambiare se entra in teatro senza felpa e cappuccio in testa. La ritengo una scelta di Bob che faccio fatica a comprenderne le ragioni e che per questo mi trasmette tristezza perchè non capisco, da chi si vuol nascondere Bob? Live long and prosper, Mr.Tambourine

 

 
Sabato 8 Aprile 2017

Copenhagen, Denmark - Opera House, April 7, 2017

   

1. Things Have Changed (Bob standing at piano)
2. To Ramona (Bob sitting at piano)
3. Highway 61 Revisited (Bob standing at piano)
4. Beyond Here Lies Nothin' (Bob sitting at piano)
5. Why Try To Change Me Now (Bob center stage)
6. Pay In Blood (Bob standing at piano)
7. Melancholy Mood (Bob center stage)
8. Duquesne Whistle (Bob sitting at piano)
9. Love Sick (Bob center stage)
10. Tangled Up In Blue (Bob center stage then sitting at piano)
11. Early Roman Kings (Bob sitting at piano)
12. Spirit On The Water (Bob Bob sitting at piano)
13. Scarlet Town (Bob center stage)
14. All Or Nothing At All (Bob center stage)
15. Desolation Row (Bob sitting at piano)
16. Soon After Midnight (Bob sitting at piano)
17. That Old Black Magic (Bob center stage)
18. Long And Wasted Years (Bob center stage)
19. Autumn Leaves (Bob center stage)

(encore)
20. Blowin' In The Wind (Bob sitting at piano)
21. Ballad Of A Thin Man (Bob standing at piano)

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DOMANDA E RISPOSTA CON BILL FLANAGAN

Ecco la traduzione completa dell'intervista di Bill Flanagan a Bob Dylan in occassione dell'uscita di "Triplicate". Un doveroso e sentito ringraziamento a Silvano Cattaneo ed Alessandro Cavazzuti che, raccolto il mio appello, si sono attivati per questo massacrante lavoro di traduzione che ha dato la possibilità a tanti amici che come me conoscono l'inglese a livello scolastico di leggere ed apprezzare le parole di Bob. Un sentito grazie da parte di tutti noi! Mr.Tambourine.

22 Marzo 2017 - Esclusiva per bobdylan.com

Traduzione a cura di Silvano Cattaneo e Alessandro Cavazzuti

D: Questo è il tuo terzo album consecutivo di standard. Shadows in the Night è stata una grande sorpresa e davvero un bel disco. Fallen Angels un piacevole bis. Adesso hai alzato la posta. Sentivi che dopo i primi due avevi ancora qualcosa in sospeso?

R: L’ho fatto quando ho capito che lì c'era qualcosa di più di quel che pensassi e che quei due dischi assieme erano solo una parte del quadro. Così siamo andati avanti e abbiamo fatto questi.

D: Perché hai deciso di pubblicare tre dischi in una volta sola?

R: È meglio che escano contemporaneamente perché tematicamente sono interconnessi, uno è il sequel dell'altro e risolve il precedente.

D: Ciascun disco dura 32 minuti, avresti potuto mettere tutto su 2 CD. 10 canzoni, 32 minuti, c’è qualche significato?

R: Certo, 10 è il numero del completamento. È un numero fortunato, simbolo della luce. Per quanto riguarda i 32 minuti, è il limite di tempo perché un long playing abbia un suono più potente, 15 minuti per lato. I miei dischi sono sempre stati sovraccarichi da entrambi i lati. Troppi minuti per essere registrati o masterizzati correttamente. Le mie canzoni erano troppo lunghe e non andavano a pennello con il formato audio di un LP. Il suono era debole e dovevi alzare il volume del giradischi al massimo per sentire bene. Per me questi CD rappresentano gli LP che avrei dovuto fare.

D: È una sfida cantare dal vivo con una sezione fiati?

R: Nessuna sfida, è meglio che sovrainciderla.

D: In studio di registrazione ti piace essere spontaneo, ma qui hai lavorato con arrangiamenti ben definiti e spartiti. Ti ha richiesto un nuovo modo di pensare?

R: In un primo momento sì, ma poi mi sono abituato. C'è abbastanza della mia personalità in quei testi, così ho potuto concentrarmi sulle melodie all'interno degli arrangiamenti. Come cantante sei costretto all'interno di schemi armonici ben definiti. Ma all'interno di quegli schemi hai un controllo maggiore di quanto ne avresti se non ci fossero limiti di sorta. In realtà ci vuole meno pensiero, quasi nessun pensiero. Quindi credo che si possa chiamare un nuovo modo di pensare.

D: In qualche punto della registrazione hai detto ai musicisti “Ehi, dobbiamo cambiare questo al volo, seguitemi”?

R: No, non è mai successo. Se l’avessi fatto, la canzone sarebbe caduta a pezzi, nessuno sarebbe stato in grado di seguirmi. Improvvisare avrebbe disarticolato la canzone. Non puoi andare fuori pista.

D: Ti preoccupi di quello che i fan di Bob Dylan pensano di questi standard?

R: Queste canzoni hanno un significato per l'uomo della strada, l'uomo comune, la persona di tutti i giorni. Forse un tipo così è un fan di Bob Dylan, forse no, non lo so.

D: Eseguire questi brani ti ha insegnato qualcosa di loro che non avevi colto da ascoltatore?

R: Avevo qualche idea di dove si collocassero, ma non avevo capito quanta essenza della vita ci fosse dentro, la condizione umana, quanto perfettamente si intrecciassero testi e melodie, quanto rilevanti siano per la vita di tutti i giorni, quanto non materialiste.

D: Fino agli anni Sessanta, queste canzoni erano ovunque, ora sono quasi sparite. Significano di più per te se le ascolti adesso?

R: Significano molto di più. Queste canzoni sono alcune tra le cose più struggenti mai messe su disco e ho voluto rendere loro giustizia. Ora che le ho vissute e ci ho vissuto dentro, le capisco meglio. Ti portano fuori dalla tradizionale routine dove sei intrappolato in cose che possono sembrare diverse, ma sono essenzialmente le stesse. La musica e le canzoni moderne sono così istituzionalizzate che non te ne rendi nemmeno conto. Queste canzoni sono fredde e lucide, dentro c'è un realismo esplicito, fede nella vita di tutti i giorni, proprio come nel primo rock and roll.

D: Ascoltandone alcune, è difficile non pensare alla Seconda Guerra Mondiale. Tu sei nato durante la guerra, ti ricordi qualcosa al riguardo?

R: Non tanto. Sono nato a Duluth - città industriale, cantieri navali, moli minerari, silos granari, depositi, scali ferroviari. È sulle rive del Lago Superiore, costruita su roccia di granito. Sirene antinebbia, marinai, forestali, tempeste, bufere di neve. Mia madre dice che ci furono carenze di cibo, razionamenti, a malapena un po' di gas, elettricità tagliata, tutto il metallo in casa donato per lo sforzo bellico. Era un luogo buio, anche alla luce del giorno i coprifuoco, uggioso, solitario, tutto quel genere di cose. Abbiamo vissuto lì fino ai miei cinque anni, alla fine della guerra.

D: Tra la Grande Depressione e la guerra, la gente ha dovuto ingoiare tanto dolore che canzoni che a noi potrebbero sembrare eccessivamente sentimentali avevano un'enorme risonanza. Una frase tipo “come un uomo che non si è mai affacciato al pozzo dei desideri” (1) potrebbe sembrare melensa a chi non ha una certa età. A settant'anni, riesci a entrare in queste canzoni in un modo che non saresti stato in grado di fare a venti o a trenta?

R: Certo, posso camminarci dentro. A venti o trent'anni non ero stato da nessuna parte. Da allora sono stato in tutto il mondo, ho visto oracoli e pozzi dei desideri. Quando ero giovane c'erano un sacco di segnali lungo la strada che non potevo interpretare, erano lì e li vedevo, ma erano oscuri. Ora, se mi guardo indietro, riesco a vederli per quello che erano, cosa significavano. Allora non li capivo, lo faccio adesso. All'epoca non avrei potuto saperlo.

D: Quando rivedi filmati di tue esibizioni di 40 o 50 anni fa, cosa vedi? Una persona diversa?

R: Vedo Nat King Cole, Nature Boy - un ragazzo incantato molto strano (2), un esecutore estremamente sofisticato, con un vasto campionario di musica dentro, già postmoderno. È una persona diversa da quella che sono ora.

D: Vent’anni dopo la fine della guerra, sembrava che tutto l'intrattenimento riguardasse quell’argomento - film, spettacoli televisivi, romanzi, tutto, da South Pacific (3) a Hogan's Heroes (4). Noi diamo per scontato che tutti condividano questo vocabolario comune, ma in realtà si sta dissolvendo nella memoria popolare. Hai sentito l'urgenza di mettere in salvo queste canzoni?

R: Non più di quanto cercherei di mettere in salvo Beethoven, Brahms o Mozart. Queste canzoni non si nascondono dietro un muro o sul fondo del mare, sono proprio lì all'aria aperta, chiunque può trovarle. Sono sincere. Si stanno liberando.

D: Ci sono alcune tue grandi interpretazioni qui - “When The World Was Young”, “These Foolish Things”. Il che pone la domanda: se puoi cantare così, perché non canti sempre così?

R: Dipende dal tipo di canzone. “When The World Was Young” e “These Foolish Things” sono canzoni colloquiali. Non hai bisogno di sputare fuori le parole in modo esplicito. Sarebbe impensabile. L'enfasi è diversa e non c'è alcun motivo per forzare il discorso. “Un biglietto aereo per luoghi romantici” (5) è un tipo di frase opposta rispetto, ad esempio, a “seppellite il mio corpo al lato dell'autostrada” (6). L'intonazione è diversa, più circospetta, più interiore.

D: Scegli gli approcci vocali come un attore che interpreta un ruolo?

R: No, è più come l'ipnosi, la instilli nella mente e continui a ripeterla più e più volte finché ce l'hai. Un attore che interpreta un ruolo? Come chi? Scatman Crothers? George C. Scott? Steve McQueen? Probabilmente è più simile a un attore della scuola del metodo, qualunque cosa sia un attore del metodo. Alla ricerca del tempo perduto (7), lo faccio sempre.

D: Una canzone che non canti perfettamente è “September of My Years”. La tua voce si spezza, ma si adatta al testo. Hai considerato di correggerla o hai capito che funzionava?

R: La mia voce spezzata qua e là non mi infastidiva, mi avrebbero infastidito di più note o accordi sbagliati. Su “September of My Years” non ho corretto nulla. Sarebbe stato comunque impossibile perché eravamo tutti nella stessa stanza a suonare insieme contemporaneamente e c'era un sacco di dispersione negli altri microfoni. Puoi correggere solo se si sovraincide la voce separatamente e qui non l'abbiamo fatto. Se sbagli un verso su dischi come questo, devi tornare indietro e cominciare da capo. Si tratta di una registrazione dal vivo. La mia voce spezzata qua e là magari è perché è stata registrata troppo presto nel corso della giornata, ma non danneggia l'effetto complessivo, non mi disturba.

D: La gente considera Shadows in the Night un tributo a Frank Sinatra. Quando hai fatto il disco sapevi che Sinatra aveva inciso tutte quelle canzoni?

R: Sì, lo sapevo. Molti altri le avevano incise, solo che le sue erano le versione migliori. Quando ho registrato queste canzoni ho dovuto convincermi di non aver mai sentito Sinatra, che non fosse mai esistito. Lui è una guida. Ti indica la strada e ti porta all'ingresso, ma da lì in poi sei da solo.

D: C'è una famosa storia su te e Springsteen invitati a cena a casa di Sinatra, più o meno quando registraste l'omaggio TV dedicato a lui. L'avevi mai incontrato prima? Hai avuto l'impressione che conoscesse le tue cose?

R: Non proprio. Penso che conoscesse “The Times They Are a-Changin’” e “Blowin’ In the Wind”. So che gli piaceva “Forever Young”, me lo disse lui. Era divertente, siamo rimasti fuori sul patio tutta la notte e mi disse: “Io e te, amico, abbiamo gli occhi azzurri, veniamo da lassù!” - e indicò le stelle. “Questi altri vagabondi sono di quaggiù.” Mi ricordo di aver pensato che potesse aver ragione.

D: In quello show tutti eseguirono una canzone di Sinatra, tranne te. Cantasti “Restless Farewell”. Come mai?

R: Fu proprio Frank a chiedere che la facessi. Uno dei produttori gliel'aveva suonata e gli aveva mostrato il testo.

D: È stata l'ultima volta che hai visto Sinatra?

R: Forse anche una volta dopo.

D: E la prima volta che l'hai visto?

R: Pittsburgh, '67 o forse '68, alla Civic Arena. Cantò “Summer Wind”, “Day In, Day Out”, “Moonlight in Vermont” (8).

D: Sinatra ha fatto un sacco di canzoni che parlano dell’invecchiare, ma “The Best Is Yet to Come”, invece, parla di sfidare l'età. È stata l'ultima canzone che lui ha cantato su un palco. Come sei arrivato dentro quella canzone? Cosa pensi di averci messo per darle il tuo taglio?

R: Non è stato difficile. Non ci ho messo niente di insolito. In quella canzone ci sono un sacco di cambiamenti chiave e di modulazioni, e tu devi scivolarci dentro e fuori. È quasi una sfida, ma una volta capita è abbastanza facile. È semplicemente una ballata con una base blues che arriva dritta, unica nel suo genere. È come “Mack the Knife”, ma niente a che vedere con “Mack the Knife”. È una frase vecchio stampo, non diresti che qualcuno possa farci qualcosa. “The Best Is Yet to Come” - il meglio deve ancora venire - potrebbe essere sia una minaccia che una promessa. Ha quel genere di liriche che sottintendono che anche se il mondo va a rotoli, uno migliore è già al suo posto. Il tipo di canzone che levita da sé, non c'è bisogno di fare molto per farla decollare. Mi piacciono tutti i testi di Carolyn Leigh, ha scritto anche quello di “Stay with Me”.

D: Nessuno può sentire “As Time Goes By” senza pensare a Casablanca. Quali sono alcuni film che hanno ispirato tue canzoni?

R: La tunica, Il re dei re, Sansone e Dalila, e qualche altro ancora, come Picnic e Un volto nella folla.

D: Una canzone come “Imagination” richiede un modo di suonare la batteria completamente diverso dal rock and roll. Non ha una scansione solida, gira intorno alla battuta. Ci hai pensato un attimo prima di cantare su questa sorta di ritmo?

R: Sì, ma solo un attimo. Tommy Dorsey suona sempre questo tipo di ritmo. Il drumming gira intorno alla battuta perché è così, il batterista è attento alla linea di basso e c'è una linea di basso che ticchetta come un orologio, come il pulsare del cuore. C'è anche un sincopato nascosto, quasi come una cosa di Son House, ma è nascosto così in profondità che è difficile notarlo. In superficie suona tutto sognante, come una semplice ballata, ma ti inganna. È la melodia che rende questa canzone quello che è, non necessariamente il modo di suonare la batteria.

D: Cosa deve sapere un batterista che entra nella tua band? E cosa dovrebbe evitare?

R: Nessuno entra nella mia band. Mi piace il batterista che ho adesso, è uno dei migliori in circolazione, ma se mai dovesse lasciarmi per qualche motivo, tipo unirsi ai Rolling Stones o qualcosa del genere, allora dovrei sostituirlo. Cosa dovrebbe evitare il ragazzo? Non dovrebbe cercare di farsi conoscere troppo in fretta - tipo un colpo di piatti sulla parola "kick" in “I Get a Kick Out of You”. Il batterista non è il leader, segue il battito regolare della canzone e il fraseggio ritmico. Se lo fa e resta sul semplice, non deve evitare niente.

D: Quali batteristi ti piacciono?

R: Molti. Gene Krupa, Elvin Jones, Fred Below, Jimmy Van Eaton, Charlie Watts. Mi piace Casey Dickens, il batterista che ha suonato con Bob Wills. Ci sono un sacco di grandi batteristi.

D: Tu hai avuto a che fare con autori che cantavano e con cantanti che scrivevano. Hai mai pensato che sarebbe stato meglio se avessero tenuto le due cose separate?

R: Forse qualcuno, ma non posso dire chi così sui due piedi. Ci sono molti grandi cantanti che scrivono canzoni deboli e un sacco di grandi autori che non sanno cantare. Il problema per loro è che non hanno gli sbocchi che avevamo noi - nessun posto dove piazzare queste canzoni, nessun film, nessun programma radiofonico, show televisivo, sessioni di registrazione, programmi che richiedevano sempre canzoni. Così devono cantarle loro. Gli autori devono avere un motivo per scrivere canzoni, ma ci deve essere anche uno scopo per eseguirle. E a volte non è in sintonia. Non esiste una formula magica perché accada. Tutti gli standard su Triplicate sono stati scritti da più di una persona, combinazioni di diverse persone, e nessuno dei cantanti che in origine le ha incise le aveva scritte. Riuscire a scrivere le tue canzoni sarebbe l'ideale, ma nessuno ti critica se non lo fai. Barbara Streisand e Tom Jones non lo fanno.

D: “Make You Feel My Love” è diventata un nuovo standard. È stata eseguita da Adele, Garth Brooks, Billy Joel. C'è qualche versione che ti ha colpito particolarmente?

R: Sì, tutte, una dopo l'altra.

D: “Braggin’” fu incisa da Duke Ellington nel 1938, è il genere di swingin’ blues da big band che ha portato direttamente al rock and roll. Quand'eri ragazzo, percepivi il rock and roll come una cosa nuova o come un'estensione di qualcosa che era già in corso?

R: Sicuramente il rock and roll era un'estensione di qualcosa già in corso - le grandi swinging band, Ray Noble, Will Bradley, Glenn Miller. Ho ascoltato quella musica prima che sentissi Elvis Presley. Ma il rock and roll era alta energia, esplosivo e tranciante. Era la musica scheletro, uscita dal buio a cavallo della bomba atomica e gli artisti erano star che avanzavano come divinità mistiche. Rhythm and blues, country and western, bluegrass e gospel c'erano sempre stati, ma era compartimenti stagni, tutto fantastico, ma niente di pericoloso. Il rock and roll era un'arma pericolosa, cromata; esplose alla velocità della luce, rifletteva i tempi, soprattutto la presenza della bomba atomica che l'aveva preceduto di diversi anni. Allora la gente temeva la fine del mondo. All'orizzonte c'era il grande duello tra capitalismo e comunismo. Il rock and roll fece scordare la paura, sfondò le barriere che razza, religione ed ideologie avevano eretto. Vivevamo sotto una nube di morte, l'aria era radioattiva. Non c'era un domani, ogni giorno poteva essere l'ultimo, la vita aveva poco valore. Questa era il sentimento di quei tempi e non sto esagerando.
Il doo-wop era l’altra faccia del rock and roll. Canzoni come “In the Still of the Night”, “Earth Angel”, “Thousand Miles Away” equilibravano le cose, erano sincerità e malinconia per un mondo che sembrava non avere un cuore. Anche i gruppi doo-wop avrebbero potuto essere considerati un'estensione degli Ink Spots o della musica gospel, ma non importava: anche quello era nuovo di zecca. Gruppi come i Five Satins e i Meadowlarks sembrava che cantassero da qualche immaginario angolo di strada lungo il quartiere. Jerry Lee Lewis arrivò come una cometa sfrecciante da qualche lontana galassia. Il rock and roll era potenza atomica, fulmini e tuoni (9). Non sembrava proprio un'estensione, ma probabilmente lo era.

D: In canzoni come “Bye and Bye” e “Moonlight” ti sei cimentato con stili popolari agli albori del cinema e dei dischi. “Duquesne Whistle” è un pezzo swing che avrebbe potuto fare Duke Ellington. Pensi che quelle canzoni abbiano gettato le basi per questi ultimi album?

R: Sì, penso di sì. Quelle due e anche “Sugar Baby”. “Duquesne Whistle” in realtà è nata come una pezzo di Fats Waller, “Jitterbug Waltz”. L'ho alterata in qualche modo, ma l’intenzione era quella. Comunque sì, quelle canzoni hanno gettato le basi per brani come “But Beautiful” e “It Gets Lonely Early”, entrambi su Triplicate. Questi non volevo alterarli, così li ho cantati come gli originali.

D: Alcuni dischi sono sociali, buoni per le feste e per ballare. Altri sono grandi in auto. Questo è un album realizzato per la tarda notte, la solitudine e la riflessione. Quando ti trovi in quella situazione, che disco metti?

R: My Kinda Love, di Sarah Vaughan. E anche quello che lei ha fatto con Clifford Brown.

D: I primi due dischi sono piacevoli, ma è con il terzo che arrivano le cose che davvero toccano il cuore, e le tue interpretazioni migliori. Perché tenere il meglio per ultimo?

R: Sembra così perché è una storia umana che diventa sempre più interessante ed è personale dall'inizio alla fine. Cominci con il chiederti perché hai comprato quei pigiama blu e dopo un po' ti stai chiedendo perché sei nato (10). Si va dallo stupidamente assurdo al mortalmente serio, dopo aver viaggiato attraverso il bello e il brutto. Sei arrivato al limite, non ce la fai più e ti chiedi, dov'è la buona notizia? Non ci dovrebbe essere una buona notizia? È un viaggio come nella canzone “Skylark”, dove il cuore si incammina sopra le ombre e la pioggia. E questo è tutto. È un viaggio del cuore. Il meglio doveva essere tenuto in serbo per ultimo.

D: Ho notato che quando hai una canzone particolare che non sembra adattarsi con il resto dell'album, la metti come prima: “Rainy Day Women”, “John Wesley Harding”, il duetto con Johnny Cash di “Girl from the North Country”,"All the Tired Horses”, “Tweedle Dee & Tweedle Dum”. È come se dicessi, “ecco una canzone strana”, e dopo comincia l'album. Perché lo fai?

R: Non credo proprio che “Tweedle Dee & Tweedle Dum” sia una canzone strana, da nessun punto di vista. Penso che fosse abbastanza standard allora come adesso, quindi questa canzone in particolare avrebbe potuto posizionarsi ovunque. Ma per le altre molto probabilmente mi sono chiesto che cosa potessi farci, visto che non sembravano adattarsi ovunque. È probabile che le abbia messe all'inizio per separarle dal resto. Non ci giurerei per “Rainy Day Women”, però, credo che fosse come una torre campanaria che annunciava quello che stava per arrivare. “All the Tired Horses” era solo un pezzo d'atmosfera, come un preludio, ma le altre avrebbero rotto il flusso del resto dei brani.

D: “There’s a Flaw in My Flue” è una canzone molto strana. Sembra la parodia di un certo tipo di torch song, in particolare il verso “smoke gets in my nose”, “il fumo arriva nel mio naso”. Pensi che Sammy Kahn stesse prendendo in giro quando la scrisse?

R: No, non credo sia così. Penso che sia una ballata romantica sincera. Il fumo che entra nel naso potrebbe essere metaforico, ma è anche molto reale. Ci sono un sacco di versi simili nel blues e nella musica popolare. “Il mio secchio è bucato”, “ci sono pietre sul mio passaggio”, “il mio motore non gira”, “c'è un alone nella mia vasca”, ”ho il fumo nel naso". Non è diverso da uno di Blind Lemon, “it’s been a meatless and wheatless day" - “è stata una giornata senza carne e senza grano” (11). Certo, è una ballata romantica, ma non credo possa essere liquidata così facilmente. Il fuoco del camino può incendiarti la casa (12).
Ciò che dà vita a questa canzone e che le altre canzoni non hanno è una splendida melodia che si intreccia con le parole, perfettamente. Anch’io ho visto immagini nel mio camino. Il verso “are you smart” in “My Funny Valentine”, quello ho sempre pensato fosse una presa in giro. Io la vedo così: la melodia in questa canzone è un po' come lo sfondo del dipinto della Gioconda. È un mondo di fantasia, mistico e fantasmagorico, ma per me è reale, come un mondo della fantascienza. La persona che mi guarda è solo un volto, non posso dire se lei stia sorridendo o prendendo in giro. Non ha una natura spirituale particolare, non sono neppure convinto che sia una donna. Ma sono incantato dallo sfondo, la melodia. È un po' come questa canzone, dove puoi vedere che “there’s a flaw in my flue” - c'è un difetto nella mia canna fumaria - e non notarlo o non sentirlo. Penso che sia una grande canzone, niente affatto una presa in giro.

D: Stai spendendo parecchio tempo su tutte queste vecchie canzoni. Pensi che la prossima che scriverai ne sarà influenzata?

R: Ne dubito. Queste sono così strutturate nella teoria musicale, così complicate nei tempi e in costante movimento nelle melodie, che vanno oltre le mie capacità. È difficile esserne influenzati se non hai familiarità con quel mondo. Potrò essere influenzato da una parte di melodia o da una frase, tutto lì. Dal punto di vista delle liriche, non penso che potrei essere influenzato da qualcosa.

D: Non vorresti scrivere canzoni apposta per qualcuno che lavora in questo stile, come Diana Krall o Harry Connick? Hai mai pensato di scrivere una canzone per Tony Bennett?

R: No, non ho mai pensato di scrivere una canzone per Tony. Non me l'ha mai chiesto e se l'avesse fatto non credo che sarei riuscito.

D: Molti cantanti quando registrano queste canzoni tralasciano le introduzioni, ma tu le hai lasciate: “September of My Years”, “P.S. I Love You”, “When the World Was Young”. I Beatles qualche volta hanno scritto canzoni con una intro - “To lead a better life, I need my love to be here...” (13) - ma difficilmente altri compositori della tua generazione o di quelle dopo l'hanno fatto. Tu l'hai mai fatto?

R: Non l'ho mai fatto. Credo che devi fare quelle intro alla fine, dopo aver scritto la canzone. Mi è sempre piaciuto quella di “Mr. Blue”, in cui la nostra stella protettrice ha perso tutto il suo splendore. È una delle intro più belle. C'è n’è una anche in “Stardust”, che nessuno fa mai. Noi la chiamiamo intro, ma all'epoca la chiamavano strofa. E quello che noi chiamiamo canzone, loro chiamavano ritornello. “Stardust” non ne ha bisogno, ma “September of My Years” sì. Senza intro, la canzone non avrebbe senso.

D: Anche i Beatles scrissero una canzone chiamata “P.S. I Love You”. “Tossin’ and Turnin’” di Bobby Lewis era un riadattamento di “I Couldn’t Sleep a Wink Last Night”. Nei primi dieci anni di rock, gli autori studiavano la musica venuta prima. Ma più o meno dal 1970 in poi, quello che i nuovi rocker conoscevano era solo il rock, forse un po' di blues. Cosa si perse?

R: Dal 1970 a oggi sono passati circa 50 anni, ma sembrano 50 milioni. È un muro temporale che separa il vecchio dal nuovo e in questo lasso di tempo molte cose possono andare perse. I mercati avanzano, gli stili di vita cambiano, le multinazionali uccidono le città, nuove leggi sostituiscono le vecchie, gli interessi dei gruppi trionfano su quelli individuali, i poveri stessi sono diventati una merce. E anche le influenze musicali sono state inghiottite, assorbite in cose più recenti o si sono perse per strada. Però non penso che bisogna deprimersi, o che tutto ci stia sfuggendo. È ancora possibile trovare quello che stai cercando, se ripercorri quella strada. Potrebbe essere proprio lì dove lo si era lasciato, tutto è possibile. Il problema è che non puoi riportarlo indietro con te, devi stare lì con lui. La nostalgia credo sia proprio questo.

D: Qualcuno definirebbe "Triplicate" nostalgico...

R: Nostalgico? Non direi. Non è un viaggio a ritroso nella memoria o nella nostalgia, né aver voglia di quei bei vecchi tempi o ricordare quello che non c'è più. Una canzone come “Sentimental Journey” non è un modo per tornare indietro o emulare il passato se la canti; è accessibile e ancorata nella realtà, qui e ora.

D: Il modo in cui fai “Sentimental Journey” mi ricorda un po' Roger Miller. È una specie di canzone folk, non credi?

R: Sì, è un po' in quella sfera. È come una canzone che avrebbe potuto scrivere Lead Belly. Ci sono un sacco di canzoni di quel genere: “Moanin’ Low”, “He’s Gone Away”, “I Got It Bad and That Ain’t Good”. Gli autori di quei pezzi erano influenzati dal folk e dal blues.

D: Alcune di queste canzoni sono davvero romantiche, hanno molto a che fare con cuori infranti. Non ti chiederò chi, ma dimmi, c'è una donna reale che ti immagini quando le canti? O più di una?

R: Reale? Certamente sono donne reali. Lo spero.

D: Dimmi qualcosa sul lavoro con l’arrangiatore, James Harper. Che indicazione gli hai dato? “Stormy Weather” ha un arrangiamento davvero elaborato - un sottofondo sonoro drammatico, sembra l’arrivo di un sottomarino che poi sfocia in una chitarra hawaiana. Ha aggiunto qualcosa che ti ha fatto dire “È troppo, torna indietro"?

R: Forse un paio di volte la tromba era troppo acuta e ha dovuto essere rifatta. Ma a parte questo, non ha avuto bisogno di molte indicazioni. E comunque, io non posso fare gli arrangiamenti dei fiati. In una situazione del genere, non vuoi dirigere nessuno. Devi avere fiducia nelle capacità altrui, essere convinto che tutti siano in grado. Non volevo intralciare il lavoro di James, altrimenti non l'avrei ingaggiato. Ha orchestrato “Stormy Weather” senza problemi e quella è una canzone difficile da fare perché l'hanno fatta talmente in tanti.

D: “My One and Only Love” è un rifacimento di una canzone intitolata “Music from Beyond the Moon”. La versione originale fu un flop, poi arrivò un nuovo paroliere, scrisse nuovi versi sulla stessa melodia e la seconda volta fu un successo. Quando succede questo con le canzoni folk o il blues, si chiama tradizione popolare; quando succede con le canzoni rock, la gente grida al plagio; nell'hip hop, è campionamento. Ma è sempre andata così in ogni forma di musica, non trovi?

R: Sono sicuro che sia così, c'è sempre qualche precedente, quasi tutto è un'imitazione di qualcos'altro. Tu puoi avere qualche visione assurda, o un’idea un po’ confusa che non riesci a buttare giù e finalizzare. Ma poi vedi un ritaglio di giornale, o un cartellone pubblicitario, o un paragrafo da un vecchio romanzo di Dickens, o senti qualche strofa da un'altra canzone, oppure orecchi per caso qualcosa che potrebbe essere proprio una cosa che avevi in testa e non sapevi di ricordare. Quello ti darà il punto di avvicinamento e ogni dettaglio. È come essere sonnambuli; senza che tu le stia cercando, le cose ti sono trasmesse. È come se stessi guardando qualcosa da lontano e all’improvviso ti ritrovi in mezzo. Una volta che hai l'idea, tutto quello che vedi, leggi, gusti o annusi diventa un'allusione a quella. È l'arte di trasformare le cose. Tu non sei al servizio dell'arte, è l'arte che serve te e comunque è solo una manifestazione della vita, non è la vita reale. È complicato, bisogna avere la sensibilità giusta e integrità, o potresti ritrovarti in mano qualcosa di stupido. La statua del David di Michelangelo non è il vero David. Alcune persone non ci arrivano e rimangono nell’oscurità. Prova a creare qualcosa di originale, ti aspetta una sorpresa.

D: I musicisti jazz hanno sempre suonato standard, non importa se erano coinvolti in altre cose. “Why Was I Born” e “My One and Only Love” sono state registrate da John Coltrane. Coltrane si esibiva al Village nello stesso periodo in cui c'eri tu. Vi siete mai incrociati?

R: L'ho visto un paio di volte al Village Gate di Bleecker Street, era accompagnato da Jimmy Garrison e McCoy Tyner.

D: Qualche anno fa, a uno dei tuoi concerti mi sono trovato seduto accanto a Ornette Coleman. Dopo lo spettacolo, nel backstage, c'erano alcuni musicisti rock e attori molto famosi in attesa, ma l'unica persona che invitasti in camerino fu Ornette. Senti un legame con quei musicisti jazz?

R: Sì, sempre. Conoscevo un po' Ornette e avevamo alcune cose in comune. Ha affrontato un sacco di avversità, i critici erano contro di lui, gli altri musicisti jazz erano gelosi. Stava facendo qualcosa di così nuovo e così rivoluzionario che non potevano capirlo. Non era diverso dalle offese che mi gettavano addosso perché facevo cose di quel genere, anche se in un'altra forma musicale.

D: Non riesco a immaginare tu che scrivi una canzone così vulnerabile e sentimentale come “Where Is the One”. Alcune di queste canzoni ti hanno permesso di andare in un posto dove non puoi arrivare con la tua scrittura?

R: Certamente. Non scriverei mai “Where Is the One”, ma è come se fosse stata scritta per me, quindi non ho dovuto scriverla. È un luogo difficile da raggiungere, è vulnerabile e protetto. Per raggiungerlo dovresti essere come l'uomo invisibile, abbattere muri, spogliarti nudo, e anche se ci arrivi dovresti chiederti che senso ha. Qualcun altro ci è già stato, ha preso tutto e se n'è andato. Qualcun altro ha dovuto scrivere questa canzone per me. Una canzone che ha nervi troppo scoperti. E tu ti ritrovi troppo esposto. Preferirei non andare là, soprattutto per scrivere canzoni.

D: Ti capita mai di sedere al pianoforte e uscirtene con una grande melodia che è fuori dalla tua estensione vocale? Scrivi mai canzoni con in mente un altro cantante?

R: Al piano suono variazioni di temi diversi e se le sposto di un'ottava più alta o più bassa, capita che la melodia sia fuori dalla mia portata. Ma non sto cercando di cantare qualcosa, sto solo suonando una melodia. Per quanto riguarda gli altri cantanti, non ho mai scritto una canzone con qualcun altro in mente.

D: Negli ultimi anni sul palco hai suonato il piano, raramente la chitarra. Come mai?

R: La suono nei soundcheck e a casa, ma l'intesa è migliore quando sono al pianoforte. Se suono la chitarra cambiano le dinamiche della band. E forse è po' troppo noioso andare avanti e indietro tra uno strumento e l'altro. Comunque, fondamentalmente sono uno strumentista ritmico, non un solista, e quando il piano si fonde con la steel guitar, è come avere un'orchestrazione da big band. Questo non succede quando suono la chitarra. Con la chitarra è una band diversa.

D: Difficile fare “Stardust” dopo Willie [Nelson]. Hai pensato alla sua versione?

R: “Stardust” è una ballata per ballare e io l'ho interpretata così. Avevo in mente Artie Shaw.

D: Lo scorso anno sono morti un sacco di grandi. Muhammad Ali, Merle Haggard, Leonard Cohen, Leon Russell. Qualcuno ti ha colpito più duramente?

R: Certo, tutti. Eravamo come fratelli, abbiamo vissuto sulla stessa strada e tutti hanno lasciato un grande vuoto. Ci si sente soli senza di loro.

D: Tu hai conosciuto tanti musicisti, attori, scrittori leggendari. C'è stato qualcuno che, ripensandoci, ti dici “Avrei voluto capire quanto fosse grande quand'era ancora vivo”?

R: Non posso dire chi è grande o chi non lo è. Se qualcuno raggiunge la grandezza è solo per un minuto e chiunque può farlo. La grandezza va al di là del tuo controllo. Credo che ci si arrivi per caso, e dura poco.

D: Alcuni dei tuoi opening-act e artisti con cui hai diviso i tour, persino nomi famosi, hanno espresso il disappunto per il fatto che tu non passi il tempo assieme né socializzi. Perché?

R: Non capisco. Comunque, perché vogliono passare il tempo con me? Quando sono in tour io passo il tempo con la mia band.

D: Per The New Basement Tapes, T Bone Burnett ha messo insieme un gruppo con Elvis Costello, Rhiannon Giddens, Jim James, Marcus Mumford e Taylor Goldsmith per completare canzoni basate su tuoi vecchi testi. Hai sentito qualcuna di queste canzoni e ti sei detto “Non ricordo di averla scritto”?

R: Hai detto Taylor Swift?

D: Taylor Goldsmith.

R: Ah sì, ok. No, non ricordo di aver scritto nessuna di quelle canzoni. Sono state ritrovate in un vecchio baule saltato fuori da quella casa che la gente chiamava Big Pink, a Woodstock. Per lo più testi accantonati quando stavamo registrando le canzoni dei Basement Tapes. T Bone disse che poteva farci qualcosa, che avrebbe potuto finirle. Non ricordavo niente di loro. Per anni ho pensato di aver usato tutto.

D: Tra il tuo pubblico hai avuto ogni sorta di celebrità - presidenti, re, un papa, stelle del cinema, i Beatles, Muhammad Ali. Qualcuno ti rende nervoso?

R: Tutti loro.

D: Ho sentito e tu George Harrison una volta pensaste di fare una sessione di registrazione con Elvis, ma lui non si fece vivo. Qual è la vera storia?

R: Lui si fece vivo, siamo stati noi che non l'abbiamo fatto.

D: Warren Beatty dice che ti voleva nel ruolo di Clyde Barrow in Bonnie and Clyde. Ti arrivò quella offerta?

R: No, l'offerta fu inviata all'ufficio del mio manager e non riuscimmo a parlarne; avevamo avuto un litigio. Non ho mai ricevuto la posta o le proposte che furono inviate lì.

D: Avresti potuto recitare qualche scena d'amore con Faye Dunaway - qualche rimpianto?

R: No.

D: Parliamo di cantautori. Ci sono qualità che rendono un autore inglese diverso da un americano, o uno del sud diverso, ad esempio, da un canadese?

R: Se fossi un antropologo forse potrei dirtelo, ma in realtà non ne ho idea. Comunque, ormai tutti attraversano culture, fusi orari e nazioni. Sai chi potrebbe probabilmente dirtelo? Alan Lomax (14), o forse Cecil Sharp (15), uno di quei tipi.

D: Quando scrivi una canzone su una persona contemporanea - Hurricane Carter, Joey Gallo, George Jackson o Catfish Hunter - devi poi trattare con i parenti che chiamano per chiedere favori?

R: Non capita spesso. Una volta è venuta a trovarmi la nipote di Willie McTell e mi ha mostrato alcune vecchie fotografie. Non voleva niente, davvero una bella persona.

D: Quale delle tue canzoni pensi che non abbia avuto l'attenzione che meritava?

R: “Brownsville Girl”, o forse “In the Garden”.

D: Hai viaggiato parecchio e per molto tempo. C'è ancora qualcosa che rende il Minnesota diverso da altri posti? Qualche peculiarità della sua gente che altrove non si trova?

R: Non necessariamente. Anche il Minnesota ha la sua linea Mason-Dixon (16). Io vengo dal nord, che è diverso dal sud Minnesota dove ti sembra di essere quasi in Iowa o in Georgia. A nord il clima è più estremo - d’inverno si gela, in estate stormi di zanzare, non c'era aria condizionata quando sono cresciuto, il riscaldamento era a vapore e d’inverno dovevi indossare un sacco di vestiti quando uscivi. Il sangue ti diventa denso. È la terra dei 10.000 laghi, ideale per caccia e pesca. Territorio indiano, Ojibwe, Chippewa, Lakota, betulle, miniere a cielo aperto, orsi e lupi - l’aria è cruda. Il sud del Minnesota è un paese agricolo, campi di grano e balle di fieno, distese di campi di mais, cavalli e mucche da latte. Il nord è scarsamente produttivo. È un ambiente aspro, le persone conducono una vita semplice, ma anche in altre parti si conduce una vita semplice. Le persone sono più o meno le stesse ovunque tu vada. C'è il bene e il male in tutte le persone, non importa in quale stato tu viva. Alcune persone sono più autosufficienti che in altri posti, qualche posto è più sicuro e qualche altro meno, alcune persone si fanno gli affari loro e altre no.

D: Sei cresciuto con molti Indiani in giro?

R: No, vivevano nelle riserve, difficile che venissero in città. Avevano le loro scuole e quant'altro.

D: Andavi a caccia o a pesca?

R: Andavo nei boschi con mio zio, il fratello di mia madre. Era un cacciatore esperto e cercava di insegnarmi. Ma la caccia non era per me, la odiavo.

D: E la pesca invece?

R: Oh certo, tutti ci andavano. Spigole, storioni, pesci gatto, trote di lago, li prendevamo e li pulivamo pure.

D: Ti interessavano le armi?

R: Rivoltelle a scatto singolo, nulla di automatico. Sparare con fucili a pallettoni alle assi di legno, quello era divertente! Una fucile a pallettoni è più letale di una calibro 22.

D: Hubert Humphrey (17) era un personaggio importante in Minnesota mentre crescevi. L'hai mai visto di persona o incontrato?

R: No, non l'ho mai visto.

D: Quando ti innamorasti del rock and roll, avevi un amico con cui condividere il tuo entusiasmo? Qualcuno con cui da adolescente provasti a scrivere canzoni?

R: Solo la mia ragazza. Strimpellavo la mia chitarra e improvvisavamo nuovi testi su altre canzoni. Suonavo anche rock and roll in gruppi della città, ma da qualche parte lungo la strada ho avuto un'illuminazione. Sentii Lead Belly e Josh White e quello cambiò tutto.

D: Com'era Minneapolis come quando arrivasti per la prima volta?

R: Minneapolis e St. Paul - le Twin Cities - erano città rock and roll. Non lo sapevo. Pensavo che le uniche città rock and roll fossero Memphis e Shreveport. Minneapolis faceva parte della scena del northwest rock and roll. Dick Dale and the Ventures, Easy Beats, Castaways, i Kingsmen ci suonarono parecchie volte, tutte le surf band, gruppi ad alta tensione. Un mucchio di cose di Link Wray come “Black Widow” e “Jack the Ripper”, tutte quegli strumentali tipo “Tall Cool One”. “Flyin’ High” degli Shadows fu un grosso successo. Le Twin Cities erano surf e rockabilly, volume a palla con un sacco di riverbero, pedali tremolo, tutte chitarre Fender - Esquire, Broadcaster, Jaguar. Gli amplificatori su sedie pieghevoli, anche le sedie sembravano Fender. Il drumming di Sandy Nelson. “Surfing Bird” uscì da lì poco tempo dopo e non mi sorprese.

D: Ti fece pensare di cambiare direzione?

R: Stavo viaggiando su un sentiero diverso e la mia coscienza era già stata rifondata. Avevo sentito Lenny Bruce e Lord Buckley e avevo letto Ginsberg e Kerouac, avevo un forte senso dell'essere. Frequentavo anche gente diversa, più interessante e libera di spirito - veri poeti, ragazze ribelli, cantanti folk - era un mondo a sé, distante e indifferente alle opinioni correnti. Avevo abbandonato il passato ed ero fuggito, non avevo intenzione di ritornare in quel posto fatto di camicie abbottonate e capelli a spazzola, per niente e per nessuno. Quello che ascoltavo sul mio piccolo giradischi portatile erano Gus Cannon, Memphis Minnie, Sleepy John Estes, musicisti di quel genere. Anche Charlie Poole, e pure Joan Baez. Stavo cercando la mia identità e sapevo che era lì da qualche parte.

D: Cosa pensi di Joan Baez?

R: Era qualcosa di diverso, quasi troppo da prendere. La sua voce era come quella di una sirena di un’isola greca. Solo il suo suono avrebbe potuto farti cadere in un incantesimo. Era un’incantatrice. Avresti dovuto farti legare al palo come Ulisse e tappare le orecchie in modo da non sentirla. Ti faceva dimenticare chi eri.

D: Agli inizi della tua carriera, abbandonasti l'Ed Sullivan Show, un programma in diretta (18). I tuoi amici e la tua famiglia in Minnesota erano davanti alla TV che aspettavano la tua esibizione?

R: Ne dubito. Comunque non mi avrebbero riconosciuto dal nome, e forse nemmeno dalla faccia. Se avessero visto il mio nome nel palinsesto TV, non avrebbero potuto sapere che ero io. Non sapevano che era quel ragazzo che viveva lì.

D: Un sacco di altri cantautori ti hanno citato nelle loro canzoni - John Lennon in “Yer Blues”, Ricky Nelson in “Garden Party”, David Bowie in “Song for Bob Dylan”. È una bella lista. Hai una preferita?

R: “Garden Party”.

D: In “American Pie” di Don McLean sei sospettato di essere il giullare.

R: Sì, Don McLean, “American Pie”, che canzone che è. Un giullare? Certo, il giullare scrive canzoni come “Masters of War”, “A Hard Rain’s a-Gonna Fall”, “ It’s Alright, Ma”. Penso che stia parlando di qualcun altro. Chiedi a lui.

D: Tom Wilson è una specie di una figura misteriosa, non si sa molto di lui. Qual è stato il suo apporto come produttore?

R: Tom arrivava dal jazz, aveva prodotto parecchi dischi jazz, soprattutto di Sun Ra. Un giorno mi giro e me lo trovo lì. Oggi lo chiamano produttore, ma a quei tempi non lo chiamavano così; lui era il tipico uomo A&R (19), responsabile del tuo repertorio. A dire il vero io non avevo bisogno di un repertorio perché avevo le mie canzoni, quindi non sapevo cosa ci facesse un A&R. Qualcuno della casa discografica doveva essere lì per comunicare con il tecnico del suono. Credo che a quel tempo non mi fosse permesso di parlare con il tecnico del suono. Lo studio era semplice - due, al massimo quattro tracce. In quei primi anni andavi in studio e registravi dal vivo, un take dopo l'altro. Se qualcuno sbagliava, dovevi ricominciare da capo, o semplicemente dovevi lavorare sulla tua canzone finché non avevi la versione giusta. In nessuno dei principali studi di registrazione si facevano cose tipo Brian Wilson o Phil Spector, spostando le tracce qua e là per liberare altre tracce.
Tom aveva studiato a Harvard, ma era anche scafato. Quando l'ho incontrato, lui era più interessato al jazz non convenzionale, ma aveva un sincero entusiasmo per ogni cosa volessi fare e portò a suonare con me musicisti come Bobby Gregg e Paul Griffin. Quella era gente di prima classe, conoscevano cosa stavo facendo. La maggior parte dei musicisti di studio non ne aveva idea, non avevano ascoltato musica folk né blues o qualcosa di simile. Credo che lavorare con me abbia aperto anche il mondo di Tom perché dopo di me iniziò a registrare gruppi come Velvet Underground e Mothers of Invention. Tom era veramente un tipo in gamba ed è stato molto d'aiuto.

D: In che formato ascolti musica? Ascolti in streaming?

R: Ascolto per lo più CD.

D: Sentito buoni dischi ultimamente?

R: Après di Iggy Pop, quello è un buon disco. Imelda May, lei mi piace. Valerie June, Stereophonics. Mi piace l’album di Willie Nelson e Norah Jones con Wynton Marsalis, il tributo a Ray Charles. Mi piaceva l’ultimo album di Amy Winehouse.

D: Eri un suo fan?

R: Sì, assolutamente. È stata l'ultima vera individualista in giro.

D: Quanti anni avevi quando la tua famiglia comprò il primo televisore? Quali spettacoli ti colpirono?

R: Avevo 14 o 15 anni quando ne acquistammo uno, mio padre lo piazzò nello scantinato. I programmi erano dalle 3 alle 9, in quasi tutto il resto della giornata mostrava un disegno test, una sorta di strano simbolo circolare. L'accoglienza non fu buona, c'erano un sacco di disturbi nel segnale e dovevi sempre regolare l'antenna per cercare di vedere qualcosa. Mi piaceva quello che vedevo - Milton Berle, Sid Caesar, Highway Patrol, Father Knows Best. C'erano anche drammi teatrali, come Studio One e Fireside Theatre. E anche quiz - Beat the Clock, To Tell the Truth, Queen for a Day, erano tutti buoni. Uno intitolato You Are There, con Walter Cronkite e un sacco di episodi di The Twilight Zone.

D: Quando sei in tour sul tuo bus, che show guardi alla TV?

R: I Love Lucy tutto il tempo, non-stop (20).

D. Ogni volta che accendo PBS (21), trasmettono l'ennesimo documentario sulla musica folk degli anni '60 e tutti i tipi di quella scena parlano di te come se foste i migliori amici. Ti infastidisce?

R. Non lo so, forse eravamo i migliori amici. Non mi ricordo.

D: Nel 1966 avevi il taglio di capelli più ribelle che si fosse mai visto. Avresti potuto pettinarli in giù, uscire e nessuno ti avrebbe riconosciuto.

R: Sì, ma non volevo farlo. Stavo cercando di assomigliare a Little Richard, la mia versione di Little Richard. Volevo capelli ribelli, volevo essere riconosciuto.

D: Tu hai incontrato John Wayne nel 1966. Come vi siete trovati?

R: Abbastanza bene devo dire. Il Duca. Lo incontrai su una nave da guerra alle Hawaii, dove stava girando un film, lui e Burgess Meredith (22). Anche una mia ex ragazza era coinvolta nel film e mi invitò, me lo presentò e lui mi chiese di suonare alcune canzoni folk. Gli suonai “Buffalo Skinners”, “Raggle Taggle Gypsy” e credo “I’m a Rambler, I’m a Gambler”. Mi disse che se volevo potevo rimanere lì e avere una parte nel film. Fu gentile con me.

D: “Wagon Wheel” era una tua vecchia canzone incompiuta. È stata presa e completata dagli Old Crow Medicine Show che l'hanno portata al successo. Poi è stata incisa dai Mumford and Sons. E la versione di Darius Rucker ha vinto un Grammy. Non hai mai pensato di registrarla?

R: L'ho registrata con Roger McGuinn, Rita Coolidge e Booker T, in uno studio cinematografico di Hollywood. È su uno dei miei vecchi bootleg. La trovi lì, ha solo un titolo diverso (23).

D: A proposito di Hollywood, è lì che hai realizzato Triplicate?

R: Corretto. Ai Capitol Studios.

D: Il titolo Triplicate riporta alla mente la “trilogia” di Sinatra (24). Quell'album ha avuto qualche influenza sul tuo?

R: Sì, in un certo senso l'idea è quella. Stavo comunque pensando a triadi, come le tre tragedie greche dell’Orestea di Eschilo. Immaginavo una cosa del genere.

D: Ognuno dei tre dischi racconta una storia diversa. Sei partito sapendo che sarebbe stato così o i temi si sono rivelati strada facendo?

R: I temi sono stati decisi prima in un senso teatrale - grandi temi, legati a sopravvissuti e amanti o, meglio ancora, a saggezza e vendetta, o forse anche esilio. Ogni disco prefigura il successivo e non volevo dare a nessuna canzone una preminenza sulle altre. Niente vecchie storie o memorie, ma solo la semplice e difficile vita terrena, le sue realtà nascoste. Questa è la mia percezione.

D: L'hai pensato tutto esattamente così?

R: Non così esplicitamente, ma penso di averlo fatto inconsciamente.

D: Ci sono state canzoni che hai preso in considerazione, ma poi hai lasciato fuori perché non si adattavano a nessuno dei tre temi?

R: Sì, certo. “I Cover the Waterfront”, “Moonlight in Vermont”, “Let’s Face the Music and Dance”.

D: C'è stata qualche canzone che hai approcciato in un modo per ritrovarti alla fine con qualcosa di completamente diverso?

R: No, questo capita più spesso con le mie canzoni. Un paio di volte ho avuto l'approccio sbagliato per una canzone che volevo fare. Ho registrato “Deep in a Dream”, ma non mi quadrava e non l'ho usata. Aveva un approccio sbagliato fin dall'inizio.

D. C'è qualche testo o qualche verso qui che tu non scriveresti mai, ma sei contento che qualcun altro l'abbia fatto?

R: Parecchi. “Il fremito al pensiero che potresti aver pensato alla mia supplica” (25). “Quelle parole insicure che ti hanno svelato cosa intendeva il mio cuore” (26). “Quando sei solo, i bambini cresciuti e, come storni, volati via” (27). Sono contento che qualcuno abbia scritto queste strofe. Io non potrei mai.

D: Dagli anni '20 ai primi anni '50, il confine tra blues, pop, country e jazz era molto flessibile. Robert Johnson, Jimmie Rodgers, Bing Crosby, Ray Charles, tutti hanno messo le mani su tutto. Perché poi sono spuntate recinzioni tra i diversi stili della musica americana?

R: A causa della pressione a conformarsi.
 

Note di Silvano Cattaneo:

(1): Nel testo originale: “as a man who has never paused at wishing wells” (un verso di “The September of My Years”).

(2) Cita un verso di “Nature Boy”, di Nat King Cole: “There saw a boy / A very strange enchanted boy”.

(3) “South Pacific” fu un celebre musical di Broadway degli anni ’50, ambientato in Polinesia durante la Seconda Guerra Mondiale. Autori delle canzoni, Richard Rodgers e Oscar Hammerstein. Con la regia di Joshua Logan e Rossano Brazzi come protagonista maschile, divenne poi un film di grande successo (maggior incasso mondiale del 1958). Una delle canzoni di Triplicate, “This Nearly Was Mine”, faceva parte originariamente di quel musical.

(4) “Hogan’s Heroes” fu una sit-com televisiva trasmessa dalla CBS dal 1965 al 1971. Narrava in chiave ironica la vita di un gruppo di soldati prigionieri in un campo di prigionia nazista durante la Seconda Guerra Mondiale.

(5) Nel testo originale dell’intervista: “an airline ticket to romantic places” (un verso di “These Foolish Things”).

(6) Nel testo originale “bury my body by the highway side” (un verso di “Me and the Devil Blues”, di Robert Johnson).

(7) Nel testo originale Dylan dice “Remembrance of things past”, il titolo con cui inizialmente fu tradotto in inglese “Alla ricerca del tempo perduto”, di Marcel Proust.

(8) Frank Sinatra tenne un doppio concerto alla Civic Arena di Pittsburgh il 2 luglio 1967.

(9) “All zoom and doom” è l’espressione usata qui da Dylan. Non l’avevo mai incontrata, forse è una sua estemporanea invenzione linguistica e l’ho tradotta un po’ liberamente. Doctor Zoom e Professore Doom erano due personaggi dei fumetti della DC Comics. Più recentemente, “Zoom or Doom” è il nome di un videogioco basato sulle corse automobilistiche. “Doom” significa anche destino avverso, sorte tragica.

(10) Qui Dylan ripercorre la scaletta dell’album: “Why did I buy those blue pjyamas” è un verso di “I Guess I’ll Have to Change My Plans”, il brano che apre il primo disco di Triplicate, mentre “Why Was I Born” è il titolo della canzone che conclude il terzo disco.

(11) Sta citando un verso di “Rabbit Foot Blues”, di Blind Lemon Jefferson.

(12) Nel testo originale “A fire in the fireplace could burn your place down”, parodiando un po’ le liriche della canzone di cui sta parlando.

(13) Flanagan cita i versi inziali di “Here, There and Everywhere” dei Beatles.

(14) Alan Lomax (1915-2002), etnomusicologo e produttore discografico. Studiò e raccolse musiche in quasi tutto il mondo. Dalle sue registrazioni sul campo è nata la Columbia World Library of Folk and Primitive Music, monumentale collana dedicata alle musiche folk del mondo. Nei primi anni ’50 viaggiò e raccolse testimonianze sonore anche in Italia, raccontando questa esperienza nel bellissimo libro L’anno più felice della mia vita (Il Saggiatore, 2008).

(15) Cecil James Sharp (1859-1924), musicista e compositore inglese. È considerato colui che ha ridato vita al folk inglese, recuperando e riarrangiando brani della tradizione popolare che sembravano destinati all’oblio.

(16) La Mason-Dixon è la linea di demarcazione che segna parte del confine tra quattro stati americani (Pennsylvania, Maryland, Delaware, Virginia Occidentale). Fu tracciata nel 1767 dagli astronomi inglesi Charles Mason e Jeremiah Dixon per risolvere una disputa di territori tra le colonie britanniche. Oggi, nell’uso popolare, viene usata per indicare il confine culturale tra il nord-est e il sud degli Stati Uniti.

(17) Hubert Humphrey (1911-1978) fu sindaco di Minneapolis, senatore democratico del Minnesota e Vice Presidente degli Stati Uniti sotto la presidenza Johnson. Candidato democratico alle elezioni presidenziali del 1968, perse contro il repubblicano Richard Nixon.

(18) Accadde il 12 maggio 1963. A quel tempo l’Ed Sullivan Show era uno dei programmi televisivi più seguiti e Bob Dylan un giovane cantante completamente sconosciuto (non era ancora uscito The Freewheelin’ Bob Dylan). Durante le prove del pomeriggio, Dylan eseguì quattro canzoni tra cui “Talkin’ John Birch Paranoid Blues”, pezzo satirico su una presunta cospirazione comunista ai danni degli Stati Uniti. Poco prima di andare in onda i responsabili del programma gli chiesero di eliminare quel brano, nonostante Ed Sullivan non fosse d’accordo. Dylan preferì abbandonare gli studi e non esibirsi.

(19) L’A&R (sigla da “Artists and Repertoire”) era una figura molto importante nell’industria discografica dell’epoca, il tramite tra l’artista e l’etichetta. Era lui che scopriva nuovi talenti, negoziava con gli artisti, spesso ne sceglieva il repertorio, sovraintendeva alle sedute di registrazione prendendo le decisioni più importanti.

(20) I Love Lucy, sit-com degli anni ’50 di grande successo. Nella classifica di TV Guide dei 50 migliori spettacoli televisivi di tutti i tempi è al secondo posto. Alcuni episodi andarono in onda anche in Italia nel 1960 (titolo nostrano della serie, Lucy ed io).

(21) PBS è un network americano senza pubblicità (si regge grazie a donazioni di privati e organizzazioni i cui nomi vengono riportati all’inizio di ogni programma). Il palinsesto comprende documentari di vario genere e programmi educativi per bambini.

(22) Il film era In Harm’s Way, di Otto Preminger (titolo italiano, Prima vittoria). L’incontro con John Wayne sul quel set è raccontato anche in Chronicles Volume 1. L’ex girlfriend era Bonnie Beecher, amica di Dylan dai tempi di Minneapolis. In realtà le riprese del film avvennero nell’estate 1964 (il film uscì l’anno dopo), non nel 1966 come suggerito dall’intervistatore.

(23) La registrò nel febbraio 1973, durante le session per la colonna sonora di Pat Garrett and Billy The Kid. Si trova su diversi bootleg con il titolo di “Rock Me, Mama”.

(24) Trilogy è un album di Frank Sinatra uscito nel 1980 e composto da 3 LP a tema: The Past, The Present, The Future.

(25) Dylan cita una frase di “You Got to My Head”: The thrill of the thought that you might give a thought to my plea.
(26) Cita una frase di “These Foolish Things”: The stumbling words that told you what my heart meant.
(27) Cita una frase di “It Gets Lonely Early”: When you’re all alone, all the children grown, and, like starlings, flown away.

 

 
Venerdì 7 Aprile 2017

Copenhagen, Denmark - Opera House, April 6, 2017

   

1. Things Have Changed (Bob on piano)
2. To Ramona (Bob on piano)
3. Highway 61 Revisited (Bob on piano)
4. Beyond Here Lies Nothin'
5. Why Try To Change Me Now (Bob center stage)
6. Pay In Blood (Bob on piano)
7. Melancholy Mood (Bob center stage)
8. Duquesne Whistle (Bob on piano)
9. Love Sick (Bob center stage) >
10. Tangled Up In Blue (Bob center stage then piano)
11. Early Roman Kings (Bob on piano)
12. Spirit On The Water (Bob on piano)
13. Scarlet Town (Bob center stage)
14. All Or Nothing At All (Bob center stage)
15. Desolation Row (Bob on piano)
16. Soon After Midnight (Bob on piano)
17. That Old Black Magic (Bob center stage)
18. Long And Wasted Years (Bob center stage)
19. Autumn Leaves (Bob center stage)

(encore)
20. Blowin' In The Wind (Bob on piano)
21. Ballad Of A Thin Man (Bob on piano)

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Talkin' 10087 - cerutti.andrea70

Ciao Mr Tambourine,
ho appena letto l'articolo del Dott. Carrera a riguardo di "Triplicate" un disco che comperero' il prima possibile.
Vorrei però scrivere la mia a riguardo della foto che ti ha intristito.
In primis ritengo che l'opera di un artista particolarmente di chi scrive in rima sia speculare al proprio carattere. A me Dylan è piaciuto non appena sono venuto a contatto con i suoi dischi per l'originalità, la diversità delle sue canzoni per le immagini che ha saputo regalare, i finali non scontati, i suoi versi criptici, la sua voce diversa strana, fuori dal consueto. Pensare che un artista così diverso nella sua vita sociale risponda ai canoni consueti di comportamento sociale mi pare impensabile. Lui come tutti i grandi artisti è in gran parte quel che ha scritto, fatto, rifatto, riarrangiato e pensare che un'arte così particolare risponda ad un uomo che dice "Buongiorno, Buonasera, che brutto tempo oggi, non vedo l'ora di andare a Stoccolma a parlare con i giornalisti, magari passando dall'Italia per una intervista con Fabio Fazio ( uah uah uah) " mi pare molto difficile.
In secondo luogo stare al mondo nell'agone dello star system negli Stati Uniti è affare complicato. Non voglio farti l'elenco di tutti coloro che hanno lasciato molto prima del tempo da Morrison passando per Elvis, l'America brucia dà alla testa non è come essere famosi in Italia. Il successo in America è totale, diventa adorazione, e in molti hanno reagito con eccessi sentendosi ormai fuori dal mondo reale. Ascolta bene il pubblico di Before the Flood, la tournée con The Band,che a oggi è ancora la più grande della storia degli States ( 22 milioni di contatti telefonici per accreditarsi, sei milioni di accrediti, cifre da sballo in epoche in cui internet era ufologia) ascolta il visibilio, a distanza di 40 anni vengono i brividi ancora oggi tale l'attesa e il trasporto che si percepisce.
Arrivare vivi a 76 anni è stata l'impresa di Dylan e il prezzo da pagare è stato quello di essere come morto... Può piacere o meno ma è così.
Ho appena terminato di leggere La valle dell'Eden di Steinbeck un prezioso spaccato di America dei primi vent'anni del secolo scorso libri come hai scritto poco tempo fa da leggere e rileggere.
Ciao!!!,!!!

Caro Andrea, la tua è la stessa mia impressione, forse io non sono stato capace di esprimerla chiaramente come te, ma la faccenda sta proprio nei termini da te enunciati: - Arrivare vivi a 76 anni è stata l'impresa di Dylan e il prezzo da pagare è stato quello di essere come morto... -. Dylan sembra voler anticipare i tempi con una specie di esorcismo perverso, l'uomo Dylan quasi etereo come se avesse già bussato alle porte del paradiso, mentre quello che tutto coperto cammina per andare sul palco è una specie di controfigura, una cosa quasi irreale, la controfigura che prende il posto del vero uomo, e poi......la grande beffa dylaniana.......ecco apparire sul palco il Dylan artista che è immortale, ma pare che Bob voglia in ogni modo far capire che vuol tenere le due cose separate. Chissà se lui la pensa come noi! Live long and prosper, Mr.Tambourine, :o)

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Talkin' 10087 - calabriaminimum

Egregia redazione di Maggie's Farm,
volevo segnalare questa mia pubblicazione, un racconto inedito e di fantasia che traccia un parallelismo tra l'Ottocento Russo e l'universo dylaniano.
Ecco il link:

http://www.intertwine.it/it/read/dmgAC4UA/I-candelabri-di-Fdor-Prima-Parte

Cordiali saluti, Dario Greco

Ciao "Twist of Fate", bello il tuo pesce d'aprile mascherato da mail informale, pensavi che non ti avrei riconosciuto??? Ho letto con piacere il tuo racconto e credo che con lo stesso feeling lo leggano i nostri amici Maggiesfarmers. Ricordati che la Fattoria ha sempre spazio per i tuoi bellissimi racconti! Alla prossima, un abbraccio, Mr.Tambourine, :o)

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“Triplicate” di Bob Dylan è un album imperdibile?                                     clicca qui

 

 
Giovedì 6 Aprile 2017

Talkin' 10087 - dinve56

Buongiorno Mr. Tambourine,
come è bella "Most of the time"! L'ho ascoltata seguendo l' itinerario musicale di un messaggio di qualche giorno fa. Appena ho un po' di tempo raccolgo qualche riflessione sul tema dell'amore e del tempo in alcuni testi del Nostro. Buona giornata e lunga vita.


OK, restiamo in attesa, live long and prosper, Mr.Tambourine, :o)
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Talkin' 10086 - alessandro.sottoriva

Ciao Mr. Tambourine… ancor prima che leggessi la tua impressione (è proprio il caso di dirlo) dopo aver visto la foto di Dylan che si avvia solitario verso il palco che lo aspetta, ho avuto, di botto, la tua stessa sensazione. Una foto, rubata, che non dice niente. E dice tutto. Uno, dopo averla vista, si ferma un attimo a pensare. Uno, dopo, certe domande se le pone. “My Life in a Stolen Moment” probabilmente, direbbe lui, (solo per citare una delle sue prime poesie, scritta poco più che ventenne) o forse meglio ancora “Most Likely You Go Your Way and I’ll Go Mine”. Tristemente Triste, Malinconicamente Forte, dico, sento, io… Dylan, l’indiano Dylan, fedele a se stesso, non si smentisce, una percorso e una scelta di vita cercata, voluta, usata ed abusata che piano piano gli presenta il conto e che lui non vuole pagare negandosi, oscurandosi, annullandosi a tutto e a tutti.. Il maledetto prezzo del successo, appunto. Quello che sento io, il messaggio che mi arriva da questa foto, sono le parole, le sue, del pezzo finale della It’s All Over Now Baby Blue…” lasciati dietro i gradini che hai salito, qualcosa ti sta chiamando, dimentica i morti che hai abbandonato, non ti seguiranno, il vagabondo che bussa alla tua porta ha indosso i vestiti che portavi una volta, accendi un altro fiammifero comincia daccapo, ed è tutto finito adesso Baby Blue..” Credo che mai come queste parole siano le più appropriate per esprimere al meglio la foto, il suo, da lui voluto rituale che si ripete in ogni tour, ad ogni tappa, ad ogni concerto. Uno pensa a un Re Mida, Uno che possa avere tutto e tutti, ma forse, in fondo, la triste verità che traspare dalla foto, è che sono più ricchi e appagati due vecchi sconosciuti che si incontrano in un osteria (semmai ne esistano ancora) parlando seduti davanti ad un bicchiere di rosso.. pur non avendo niente. Dylan, l’ha capito da un pezzo. L’aveva già capito fin dall’inizio, sul piedistallo non ci voleva stare. Per concludere, Mr. Tambourine, la mia visione desolata di questa foto, mi ha ricordato e la associo ad una che avevo visto in uno dei libri comperato tanti tanti anni fa, tutto in inglese, all’inizio della mia folgorazione Dylaniana. Dopo poche pagine dall’inizio, ce n’è una completamente nera. Nel mezzo, al centro, in piccolo, sta scritto ‘It’s always lonely where I am’ (Bob Dylan, 1965) . Non aggiungo altro… Ciao, alla prossima, Ale’65.

Io credo che Dylan sapesse perfettamente a cosa andava incontro visto lo smisurato (e meritato) successo che gli capitò tra capo e collo a metà anni '60, l'esperienza ed il destino di Edie/Miss Lonely la descrisse lucidamente in Like a Rolling Stone, quindi aveva già capito fin da allora che il successo può travolgerti fino ad isolarti o ucciderti. L'alternativa era la prigione dorata nella quale vive da anni, il ripudio della sua immagine umana, l'esigenza di celarsi per forza sotto uno stupido cappuccio che non ti difenderà mai da niente, un cappuccio che ti isola dal mondo facendoti sentire il peso della solitudine mentale. Ci sono altre foto di Stoccolma di Bob che si reca al soundcheck in compagnia del suo fedele bodyguard Barron nelle quali l'impressione non cambia, Dylan sembra essere sempre tristemente solo anche quando intorno a lui ci sono altre persone (vedi foto sotto). La stessa impressione l'ho avuta quando lo vidi l'ultima volta a Milano agli Arcimboldi, era sul palco circondato dalla sua band ma sembrava essere in un mondo diverso dai suoi musicisti, niente mi dava l'idea che fosse in qualche modo legato a quegli uomini che passano ore ed ore a suonare con lui, sembravano più donne di servizio che non vedi e non ti accorgi di loro anche se ti girano attorno mentre puliscono la casa. Mi vengono in mente le parole di All Along The Warchtower, nella quale sembra che Robert Zimmerman stia avvertendo Bob Dylan di un mortale pericolo:

"Dev' esserci una via d'uscita", (Bob si chiede quale sia il rimedio alla sua situazione)
disse il giullare al ladro, (si dicono i due volti della stessa medaglia)
"C'è troppa confusione,
non riesco a trovare sollievo. (nel mondo caotico del successo)
Uomini d'affari bevono il mio vino, (riferito ad Albert Grossman allora manager di Bob)
contadini arano la mia terra, (gente che si impossessa dei suoi beni alle sue spalle)
nessuno di loro fin dal principio
sa quale sia il valore di ciò" (quasi nessuno ha le idee chiare)

"Non c'è motivo di allarmarsi",
disse il ladro gentilmente ( disse un Bob all'altro)
"Ci sono molti qui tra di noi
che pensano che la vita sia solo un gioco. (sembra un interrogativo più che una constatazione)
Ma tu ed io sappiamo tutto ciò
e non è questo il nostro destino,
perciò, basta parlare in maniera falsa adesso, (smettiamola di prenderci in giro, sappiamo quale è la realtà)
l'ora è tarda." (ormai è tardi per tirarsi indietro, il destino si deve compiere)

Lungo le torri di guardia,
prìncipi osservavano (coloro che controllano tutto stanno a guardare senza capire)
mentre tutte le donne andavano e venivano (la gente spaventata corre senza sapere dove andare)
anche i servitori scalzi. (i servi cercano di seguire i loro padroni)
Fuori, in lontananza,
un puma ringhiò, (lontano nel buio un urlo agghiacciante)
due cavalieri si stavano avvicinando, (due cavalieri dell'apocalisse stavano arrivando)
il vento cominciò ad ululare. (il vento urlava al loro passaggio)

Quest'ultima strofa è terrificante, perchè descrive in poche righe il giorno del giudizio, quando ogni persona dovrà presentarsi a rendere conto del proprio operato per essere giudicato dal Creatore. Probabilmente Dylan aveva capito che la giovinezza è solo una breve fase di passagio, come l'estate che lascerà il posto all'inverno, così la vita dovrà lasciare il posto al suo alter ego la morte. Dylan ha sperimentato questa verità vedendo moltissimi dei suoi amici finire la loro vita in maniera tragica, travolti da cose più grandi di loro, cose che non hanno saputo controllare, cose che erano impreparati ad affrontare, e alla fine c'era solo la scomparsa da questo mondo che scriveva la parola fine alle loro gioie ed ai loro dolori. Sembra che Dylan stia vivendo sulla sua Torre di Guardia cecando di evitare ciò che accadrà inevitabilmente anche se sa benissimo che niente è eterno, nemmeno un genio come lui potrà sottrarsi al destino inesorabile del tempo che tutto cancella. Credo che Dylan si renda conto della sua avanzata età e stia cercando di rimandare il più possibile quel momento, cercando di autoconvincersi di aver fatto un patto con l'Altissimo (come dichiarò nell'ultima intervista rilasciata). Non credo che lui abbia paura, ma anch'io provo in un certo senso quelle sensazioni, quando mi guardo allo specchio vedo i segni che il tempo ha lasciato sul mio viso e sul mio corpo, e so che il processo è irreversibile, la differenza è che io per trovare un pò di tranquillità non ho bisogno di dovermi nascondere, pochissime persone si interessano di me, a me non serve il cappuccio sulla testa, io posso andare al supermercato quando voglio, posso stare ore ed ore a leggere tutte le stupide etichette dei prodotti esposti che nessuno mi importunerà mai. Per Bob questo non è più possibile da oltre cinquant'anni, quindi la sua realtà, rispetto alla mia, è diversa, distorta, lui che può quasi tutto non può permettersi come me l'idiozia di stare a leggere le etichette. Spero di non essere stato confusionario e di aver fatto capire cosa intendevo. Live long and prosper, Mr.Tambourine, :o)

       

 

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Talkin' 10085 - dinve56

Grazie Mr. Tambourine per la traduzione del testo e per il tuo bellissimo commento. E' bene che poesie come queste siano sul sito, che siano fruibili, poichè - così credo - sono un balsamo per lo spirito e una sferzata di lucidità per la mente. "Il più delle volte sono abbastanza forte da non odiare"... "il più delle volte non corro a nascondermi dai miei sentimenti che sono sepolti dentro / non faccio compromessi e non fingo...". Il fascino del testo poetico è, in buona parte, costruito sull'ellissi e cioè sul silenzio circa i sentimenti del poeta le "altre volte". La tua risposta spiega in modo convincente che il tema della poesia è la capacità di guardare in faccia la realtà e di vivere ugualmente, senza la donna amata, ma anche l'impossibilità di non pensare più al fatto che l'amore esiste, spesso ingannevole e fugace, ma presente nella vita di tutti. Consoliamoci da questa poesia lucidamente elegiaca pensando a "Emotionally yours", che canta il magico momento dell'amore pienamente vissuto. Mai letta e ascoltata filastrocca più dolce e tenera. Mi ricorda "Da mi basia mille, dein centum, dein altera milia..." (sto citando a memoria perchè non ho sotto mano il liber catulliano). Gli accademici di Svezia hanno detto che Bob è molto gentile, scorbutico, come capita all'albatro quando atterra sul ponte della nave. Grazie!!! Lunga vita. Carla

Cara Carla, la famosa frase che descrive l'iperbole del bacio, tratta dal Carme 5 del liber Catulliano è questa:

Da mi basia mille, deinde centum,
dein mille altera, dein secunda centum,
deinde usque altera mille, deinde centum;
dein, cum milia multa fecerīmus,
conturbabimus illa, ne sciamus,
aut ne quis malus invidere possit,
cum tantum sciat esse basiorum. »

(Dammi mille baci, poi cento,
poi ancora mille, poi di nuovo cento,
poi senza smettere altri mille, poi cento;
poi, quando ce ne saremo date molte migliaia,
li mescoleremo, per non sapere (il loro numero)
e perché nessun malvagio ci possa guardare male,
sapendo che ci siamo dati tanti baci)

Ottimo l'abbinamento con "Emotionally yours", :

Come baby, shake me, come baby, take me, I would be satisfied.
Come baby, hold me, come baby, help me, my arms are open wide.
I could be unraveling wherever I'm traveling, even to foreign shores.
But I will always be emotionally yours.

(Vieni bambina, scuotimi, vieni bambina, prendimi sarò soddisfatto
Vieni bambina, abbracciami, vieni bambina, aiutami le mie braccia sono spalancate
Potrò districarmi in qualsiasi posto andrò, persino su spiagge straniere
Ma sarò sempre emozionalmente tuo)

che narra con altre parole lo stesso concetto e sentimento. Live long and prosper, Mr.Tambourine, :o)

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Levi, il nipote di Bob Dylan, il modello bellissimo che sogna il cinema    clicca qui

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La storia dei Tripli Album, uno dei formati più sfuggenti del rock            clicca qui

 

 
Mercoledì 5 Aprile 2017

Aggiunta nuova data:

23 Giugno 2017 - Kingston, New York - Hutton Brickyards

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Oslo, Norway - Spektrum, April 4, 2017

   

1. Things Have Changed (Bob on piano)
2. To Ramona (Bob on piano)
3. Highway 61 Revisited (Bob on piano)
4. Beyond Here Lies Nothin'
5. Why Try To Change Me Now (Bob center stage)
6. Early Roman Kings (Bob on piano)
7. Melancholy Mood (Bob center stage)
8. Duquesne Whistle (Bob on piano)
9. Love Sick (Bob center stage)
10. Tangled Up In Blue (Bob center stage then piano)
11. Pay In Blood (Bob on piano)
12. Spirit On The Water (Bob on piano)
13. Scarlet Town (Bob center stage)
14. All Or Nothing At All (Bob center stage)
15. Desolation Row (Bob on piano)
16. Soon After Midnight (Bob on piano)
17. That Old Black Magic (Bob center stage)
18. Long And Wasted Years (Bob center stage)
19. Autumn Leaves (Bob center stage)

(encore)
20. Blowin' In The Wind (Bob on piano)
21. Ballad Of A Thin Man (Bob on piano)

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Talkin' 10084 - newmorning

Io penso che Bob Dylan deve già essere di suo una persona molto introversa altrimenti non sarebbe così bravo con le parole scritte e penso che lui, quando non è sul palco e non sta nemmeno facendo un'intervista in qualche studio televisivo
vorrebbe avere almeno la stessa libertà che hanno o dovrebbero avere tutti gli individui quando non sono nell'esercizio delle loro funzioni.
Vorrebbe poter passeggiare e guardare dove vuole senza che nessuno gli si pari davanti perchè l'ha riconosciuto, oppure entrare in un panificio e aspettare il suo turno nell'indifferenza di chi gli sta intorno, o stare seduto in un bar a bere qualcosa ignorato da tutti senza che qualcuno stia li a fissarlo o fotografarlo o fargli domande sul suo lavoro, o dirgli quanto gli piace questa o quella canzone o perchè non fa quell'altra.
Provate a immaginare se ogni volta che uscite di casa più persone si avvicinassero a voi per fare tutte queste cose
come vi sentireste dopo solo qualche giorno ?

Tutti vogliono una sua parola o un pezzetto della sua popolarità o far parte della sua vita anche per un solo istante, toccandolo o dicendogli qualcosa, o farlo sentire una divinità pensando che a lui possa fare piacere e così facendo ''E' come se mi uccidessero'' disse in un'intervista negli anni '80.
Vista l'impossibilità di avere questa libertà lui se la prende nell'unico modo possibile che gli è rimasto e cioè nascondendosi con un cappuccio, quando può, alla vista di tutti noi nei momenti in cui dovrebbe poter essere lasciato a se stesso con i suoi pensieri.
Ma essere liberi perchè ci si nasconde agli occhi degli altri non ti fa sentire libero, non è la stessa cosa, crea malesseri interiori, sofferenze che si accumulano negli anni fino ad arrivare mentre si cammina in un parco a desiderare di cambiare la propria vita con quella di una qualsiasi delle persone che si vedono camminare intorno come ha scritto in Time out of mind.
Tutto questo poi va ad influire inevitabilmente anche sul suo comportamento sul palco e cioè parla poco o niente, non vuole foto ed è indifferente alle reazioni del pubblico.

Qualcuno però dirà che questo è il giusto prezzo da pagare per tanta fama e tanti soldi che guadagna, che farsi pedinare, toccare, fotografare e rispondere a domande per la strada faccia parte di quei piccoli doveri a cui una grande stella del rock non si deve mai sottrarre.
In realtà a noi dovrebbero bastare i suoi dischi, tutte le canzoni che ha scritto, le interviste che ha dato e tutti i concerti che fa ogni anno e noi abbiamo la fortuna di poter ascoltare anche senza aver pagato il biglietto.
Se tutto questo non ci basta c'è qualcosa che non va in noi non in lui perchè vuol dire che noi non vogliamo da Dylan solo la sua arte ma vogliamo molto di più, vogliamo la sua persona, la sua anima.

Ora mi fermo qui perchè chi non capisce questo suo problema dovrebbe solo provare ad essere uno come lui per una settimana.
Agli altri che sono d'accordo con me faccio una domanda:
Voi come vi comportereste se vedeste Bob Dylan camminare sul vostro stesso marciapiede in direzione opposta alla vostra?
Lo so, non è così semplice, io stesso dopo tutte queste parole non sono certo di quello che farei, quindi per essere sicuro di non ferirlo spero che non mi capiti mai, anzi no, non lo so nemmeno io cosa sperare.
Infine, a quelli che sono d'accordo con me ma che sperano comunque di incontrarlo un giorno dico questo:
se vi capita di vederlo per strada che per caso vi sta venendo incontro, fategli un regalo bellissimo: IGNORATELO,
ve ne sarà grato di certo e magari vi fermerà lui e con un bellissimo sorriso vi chiederà una sigaretta.
Ciao.

Grazie per la tua opinione caro newmorning, il tuo pensiero è certamente facilmente condivisibile, ma ti giuro che nessuno di noi, incontrando Bob di persona, saprebbe che tipo di reazione o comportamento potrebbe avere, se sarebbe capace di controllarsi ed ignorarlo. Io ho avuto la fortuna di averlo seduto di fianco a me sulle gradinate dell'arena di Milano che guardava come me lo parte dello show che vedeva protagonisti Tom Petty con gli Heartbreakers e con Roger McGuinn. Ero talmente preso dalla musica, da Petty e da McGuinn di non essermi accorto di aver avuto Bob Dylan seduto a dieci centimentri da me. Lo riconobbi solo quando si alzo per tornare dietro al palco perchè di lì a poco sarebbe toccato a lui, naturalmente portava cappuccio, cappellino ed occhiali scuri. Ma forse è stato meglio così, forse avrei fatto la figura del solito fan morto di fame, forse l'avrei innervosito ma non avrei rischiato niente perchè era solo, il buon fido Barron in quella mezz'ora non era con lui. Live long and propser, Mr.Tambourine, :o)

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Talkin' 10083 - mmontesano

La recensione di Triplicate scritta da Giovanni Porta per Tomtomrock.

http://www.tomtomrock.it/review/recensione-bob-dylan-triplicate/

Ciao, Marina

Ottimo Marina, grazie mille, alla prossima,live long and prosper, Mr.Tambourine, :o)

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Talkin' 10082 - mcioffi.posta

Troppo spesso, anche su queste pagine, si é parlato della "rivalità" fra Dylan e Cohen...che rivali non erano. Qualcosa di discutibile lo hanno scritto entrambi, probabilmente...ma per fortuna hanno scritto tutti e due cose grandi; e questo é capitato tante di quelle volte che...é assurdo chiedersi chi fosse più grande. Abbiamo avuto la fortuna di scegliere, questo é il bello...e spesso abbiamo scelto entrambi, ovviamente. Ho notato una cosa fastidiosa: Cohen non ha il sito italiano che meriterebbe: non ha un Maggie's Farm, per intenderci. Esiste un sito italiano di Cohen ma con le traduzioni sono ancora indietro. Arcana edizioni ha pubblicato la raccolta completa dei testi commentati di L.C.; il problema é che si tratta di stralci e non di canzoni complete. Non é proprio possibile che in Italia non ci sia uno studio critico valido (su carta o in internet) del più grande di tutti insieme a Bob. Io li ho sempre visti come le due facce della stessa medaglia: Dylan arriva alla poesia attraverso la chitarra, Leonard arriva alla chitarra attraverso la poesia. la mia preghiera al prof Carrera: prenda in mano la situazione! Con il terzo volume Feltrinelli delle lyrics il suo lavoro su Dylan é finito...sarebbe bello avere un Leonard Cohen Lyrics 1967-2016!

Io non ricordo di avewr mai scritto qualcosa che considerasse Dylan e Cohen rivali! Li ho sempre considerati entrambi validissimissimi, è noto che tra loro si stimavano moltissimo, tanto che Dylan cantò "Hallelujah" di Cohen dal vivo anche se non l'ha mai incisa, inoltre esiste il brano DON'T GO HOME WITH YOUR HARD-ON

http://www.maggiesfarm.eu/testiD/don'tygohomewithyourhard-on.htm

eseguito da Bob Dylan insieme a Leonard Cohen, Billy Diez e Allen Ginsberg ai Gold Star Recording Studios di Los Angeles, California, nel Marzo 1977. Pubblicata sull'album "Leonard Cohen: Death Of A Ladies' Man" (Warner Bros. 1977, Columbia 1988)

Può darsi che abbia linkato qualche articolo che parlava di rivalità fra i due, non ricordo, comunque non condivido tutto quello che linko, lo faccio per dovere di cronaca anche se non sono d'accordo.

Personalmente ho avuto la fortina di vedere Cohen accompagnato da Judy Collins nel 1970 in una notte da sogno, mi colpì profondamente anche se era la ptima volta che lo vedevo. Però, a mio parere, tra Cohen e Dylan c'è un gradino, Cohen sembra essere più personale ed intimista, Dylan più totale.

Spero che il Prof. Carrera legga questa tua preghiera di tradurre Cohen, ma temo che sarà molto difficile, live long and propser, Mr.Tambourine, :o)

 

 
Martedì 4 Aprile 2017

l’Unità - Domenica, 2 Aprile 2017

Il letterato Dylan ritira il Nobel

 di Alessandro Carrera

Finalmente va dall’Accademia di Stoccolma.
Nell’album “Triplicate”rilegge i classici per creare il paradiso perduto della canzone


Non canterà mai come Frank Sinatra o Bille Holiday, può perfino steccare: è che Bob vuole portare la folksong dove non è mai stata.

Mentre Dylan è a Stoccolma a ricevere in forma privata il Nobel per la letteratura, esce Triplicate , la sua ultima raccolta di standards: tre Cd, dieci canzoni per album, con la brevità e concisione che avevano i vinili di una volta. Lasciamo perdere la coincidenza e concentriamoci sull’opera. Si tratta di una grande affermazione artistica o della caduta definitiva nell’abisso dell’autoindulgenza? Di un pensoso omaggio a un’arte del comporre canzoni o del nonno che fa karaoke ascoltando
la sua collezione di Sinatra? Sono sicuro che gli ascoltatori di Triplicate oscilleranno fra i due estremi di giudizio. È stata anche la mia reazione al primo ascolto. Avevo capito quello che Dylan stava cercando di dire, con questo suo amore senile per la grande canzone americana, o volevo solo dargli ragione un’altra volta, passando sopra ai limiti che come cantante ha sempre avuto e che oggi mostra ancora di più? Questa trilogia/pentalogia di omaggi al passato, composta da "Shadows in the Night" (2015), "Fallen Angels" ( 2016), e ora da questo "Triplicate" che presumibilmente la conclude, è un risultato che le generazioni del futuro avranno davvero voglia di ascoltare, così come ascolteranno ancora Highway 61 Revisited e Blood On the Tracks? O magari, passato il momento di simpatia per un artista che ormai non è tanto vecchio quanto antico, più antico del mondo in cui si muove, questi dischi verranno messi da parte come innocue nostalgie, così come accadrà ai generosi tentativi di pittura con i quali, da qualche tempo in qua, Dylan affligge le gallerie d’arte di mezzo mondo?

 

 

Bob non merita astio né indulgenza

Dylan non merita né astio né indulgenza. Non ha mai evitato il primo e non ha mai chiesto la seconda. "Triplicate" è l’ultima sfida che ci ha lanciato, e se la vogliamo raccogliere dobbiamo porci al livello che la sfida stessa impone. "Triplicate" non è tanto un concept album quanto pura arte concettuale, in cui le intenzioni sono più pregnanti del risultato, la strategia è più importante della vittoria e la mappa è più importante del territorio. Nel suo "La repubblica invisibile" (1997), Greil Marcus aveva avanzato l’ipotesi che le folksong americane più oscure e inclassificabili, il cui spirito Dylan & The Band avevano miracolosamente colto nei loro Basement Tapes del 1967, fornivano un commento al senso degli Stati Uniti tanto profondo quanto una pagina di R. W. Emerson o di Melville. Una rete di folksong teneva insieme la res publica americana così come oggi, si potrebbe dire, i popoli sono tenuti insieme più dal web che da qualunque istituzione. Se diamo ragione a Marcus, allora dobbiamo dire che con le sue recenti esplorazioni della popular song “storica”, Dylan ha aggiunto un altro stato agli Stati Uniti. Uno stato non segnato da nessuna carta geografica, invisibile ma non inudibile, perché il canto di Dylan, anche quando è inadeguato, riesce sempre a puntare l’attenzione dell’ascoltatore verso l’utopia irrealizzata che queste canzoni rappresentavano, verso ciò che loro stesse, i loro esecutori e il loro pubblico avrebbero dovuto essere e non sono stati. Il “grande esperimento americano”, come lo chiamava Alexis de Tocqueville, passa anche per queste canzoni scritte per lo più da figli di immigrati cresciuti ascoltando i suoni della strada e cadenzando i passi sui ritmi dell’ultimo ballo di moda. Così come Dylan le canta, e per come ha voluto arrangiarle, con il suo gruppo dal suono pre-rock dolcissimamente rafforzato da una sezione di fiati diretta da James Harper, queste canzoni non ci sono mai state. Sono nate dall’idea che Dylan se ne è fatto.

Ora che il coyote ha imparato a ululare

Anche quando era giovane e la sua emissione era ferma, precisa e tagliente, la voce di Dylan veniva regolarmente paragonata a quella di un coyote con un piede in una tagliola (tralascio paragoni ancora più animaleschi e se possibile più ingenerosi). Ebbene, ora il che il coyote ha imparato a ululare Stormy Weather, As Time Goes By e Stardust , ha compiuto
l’impresa di portarle con sé nella prateria e di lasciarle nude sotto il cielo stellato, regalando loro quel vento freddo e pungente, quello spazio d’incertezza metafisica che le esecuzioni troppo perfette gli negano.
È ovvio che nessuno canterà mai September of My Years come Frank Sinatra e che nessuno canterà mai These Foolish Things come Billie Holiday, ma è anche vero che nessuno canterà mai The Best Is Yet to Come (la mia preferita) al modo di Dylan. Proprio in questa canzone, che Sinatra aveva scelto come testamento (è l’ultima che ha cantato in pubblico, e il titolo sta inciso sulla sua tomba), Dylan riesce a cogliere una sorta di sovranità istantanea. Possiede la canzone come un regnante che non ha desiderio di espandere il suo dominio. Quello che ha è forse poco, ma l’ha conquistato a caro prezzo. Se le tre parti di Triplicate hanno una storia da raccontare, è proprio la conquista di un territorio che non ha nulla in comune con la colonizzazione.
Le canzoni rimangono libere di incarnarsi altrove, ma la voce di Dylan ha inciso in loro una tacca, un segno sul cammino del
quale i viaggiatori futuri dovranno tenere conto. Il progetto di "Triplicate" sta in questo pellegrinaggio verso la forma platonica della canzone. La prima canzone, Guess I’ll Have to Change My Plans, è ancora incerta. Nella seconda, September of My Years , Dylan attinge al suo timbro più che alla sua voce. La profondità del suo sound personale supplisce alla timidezza nell’affrontare un brano così impegnativo. Ma per chi lo vuole accompagnare ci sono sorprese in attesa per via, e soprattutto un sempre maggiore senso di fiducia. Arrivati al terzo disco, non si riesce più a sollevare obiezioni, ancora una volta ha vinto lui. Sono rassicuranti perfino le stecche.
L’intero triplo album funziona come un’unica canzone (i cambiamenti di tempo sono rari, e il lento prevale), un domino di frammenti accostati. Come per tutte le voci non “educate”, il problema di Dylan è il legato, certamente aggravato dall’età.
Dove deve operare le transizioni più sottili dobbiamo estendergli un supplemento di comprensione. Ma dove la melodia
è più strettamente sillabica, dove insomma è più vicina ai modelli del corale religioso o della ballata folk, Dylan non
fallisce mai. E non solo perché il canto sillabico è più facile, ma perché realizza l’obiettivo, che non è quello, per dire, di
cantare bene Sentimental Journey. Harry Connick jr. lo può fare meglio di lui. No, l’obiettivo di Dylan è la repubblica della canzone, il paradiso perduto dove Woody Guthrie e Johnny Cash potrebbero stonare eroicamente le melodie di Irving Berlin, di Hoagy Carmichael e di Jimmy Van Heusen, mentre Louis Armstrong e Frank Sinatra avrebbero la possibilità di trasformare "This Land Is Your Land" o "I Walk the Line" in esercizi di gioioso modernismo. Altri ci hanno provato: Willie Nelson con "Stardust" (1978) e Joni Mitchell con "Both Sides Now" (2000), ma ci voleva Dylan per confermare che l’ultimo progetto rimasto alla canzone è quello di tornare dove non è mai stata.

Alessandro Carrera, Direttore degli studi italiani all’università di Houston, Texas

Nota di Mr.Tambourine: Un sentitissimo grazie al Prof. Alessandro Carrera per aver avuto la gentilezza e la simpatia di condividere questo suo interessantissimo saggio con i lettori di Maggie's Farm.

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Talkin' 10081 - mmontesano

Ciao, invio un nuovo articolo di Tomtomrock. Si parla di Bob, Henry Miller e altro.

http://www.tomtomrock.it/journal/articolo-rock-e-letteratura-da-henry-miller-a-bob-dylan/

Grazie per la segnalazione Marina, articolo ben fatto ed interessantissimo, Marco Zoppas, l'autore dell'articolo, dimostra di saper come si usa la penna stilografica! Live long and prosper, Mr.Tambourine, :o)

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Talkin' 10080 - mauriziolongo

Ciao a tutti,
è un pezzo che non vi scrivo, mi permetto di dissentire sulla "tristezza" della foto del nostro a Stoccolma, mi sembra invece che la foto e un pò tutta la vicenda Nobel sia stata solo l'ennesima dimostrazione di coerenza di Dylan nei confronti del pubblico e dei media.
Penso che dopo la morte di John Lennon (generoso con gli autografi e sempre in mezzo alla gente) Dylan si sia costruito una fortezza attorno a se, invalicabile, lo disse esplicitamente anche in un'intervista.
Per quanto riguarda la vita "solo" sul palco anche questo fatto lo aveva preannunciato già molti anni fà, dicendo una frase del tipo "... se volete trovarmi a 90 anni, cercatemi sopra un palco" o una cosa del genere, il tour in corso è iniziato nel giugno del 1988 e siamo nel 2017, l'anno prossimo sono 30 anni che è sulla strada.... un' uomo di parola direi.
Su tutto il tira e molla del Nobel ho pensato a tutti i catastrofici precedenti dei premi assegnati a Dylan, l'ultimo della serie la Medal of Freedom presa senza togliersi gli occhiali da sole ed invitato energicamente ad alzarsi dalla sedia da Obama al momento dell'assegnazione, per non parlare della mega-sbronza che aveva ai Grammy del 1991, agli Oscar del 2001 ha preferito un collegamento via satellite e via discorrendo nella storia......... Dylan non è mai stato fatto per queste cose, ho scommesso che non sarebbe andato a Stoccolma a ritirare il premio, ed ho vinto.....Grande Bob, non toglierti mai il cappuccio !!


Ciao Maurizio, sono d'accordo con te che dopo la storia di Lennon Bob abbia voluto costruire attorno a se una fortezza inespunabile, lo capisco e lo giustifico. Continuo a non capire, e lo ribadisco, questa assurda pretesa che nessuno gli faccia fotografie ai concerti o che negli alberghi nessuno gli rivolga la parola. Non è normale, anche se è capibilissimo per un sacco di ragioni, che un uomo viva come un non-uomo, sempre nascosto agli occhi di tutti, un uomo che manda sul palco uno dei tanti personaggi che la sua fantasia e la sua arte hanno creato nel tempo. Permettimi di capirlo ma di non condividerlo. A me quella foto mi ha messo addosso tristezza e malinconia, che ci devo fare, quello è ciò che ho provato e quello è ciò che ho scritto. Son contento che tu abbia risposto al mio appello di commentare quella foto, almeno ora ho la certezza che quell'effetto non è generale, altre persone la pensano diversamente da me, e questo è bene. Grazie ancora per aver espresso il tuo parere, live long and prosper, Mr.Tambourine, :o)

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Talkin' 10079 - dinve56

Buongiorno Mr. Tambourine,
mi associo alle opinioni positive sul tuo operato nella gestione del sito;  frequentarlo consente di scambiare libere opinioni con altri, di arricchire le proprie conoscenze e affinare la propria sensibilità. Mario si chiede come potrebbe essere l'Italia se assomigliasse un po' alla Farm... sicuramente il nostro Paese e la politica in generale avrebbero bisogno di maggior libertà e serietà nel dibattito su tutte le questioni. Ascoltare e capire gli altri è la vera libertà e la Farm è un luogo in cui ho ascoltato e sono stata ascoltata e questa è una buona esperienza, certo facilitata da una sensibilità comune relativa al significato dell'opera dylaniana. A proposito, ho apprezzato le varianti di "simple twist of fate" fornite da Miscio...quando gli sarà passato l'abbiocco, è troppo chiedergli di terminare la sua riflessione e dare qualche spunto per i temi di "Up to me" e "Tangled up in blue"? Ci sto lavorando, ma la sua intuizione sulla strofa finale (la dodicesima!) di "Up to me" mi fa pensare che abbia qualche altra verità da svelare. A presto, spero. Lunga vita. Carla.

Alla domanda di Mario è semplicissimo rispondere: ci vuole solo molta, ma molta più serietà! Invece speriamo che a Miscio passi in fretta l'abbiocco e soddisfi i tuoi desiderata, che, tra l'altro, sono domande interessanti che ben si prestrano ad un miscio/commento. Live long and prosper, Mr.Tambourine, :o)

 

 
Lunedì 3 Aprile 2017

Dylan fotografato a sua insaputa all'entrata del Waterfront

Ecco Bob, già vestito per lo spettacolo (notare i pantaloni con il filetto giallo ai bordi) entrare dal retropalco del waterfront accompagnato da una persona che potrebbe essere un'assistente del suo staff o una segretaria personale. La foto è tristissima, è il ritratto di un uomo che per qualche motivo non vuole esistere se non sul palco. A me ha fatto questo effetto, credo di aver provato una profonda amarezza per il grande artista che si impone di vivere in questo modo. Vorrei sentire l'opinione di altri amici della Fattoria su questa foto rubata ad un uomo che è terrorizzato se qualcuno gli fa una fotografia, proprio come i pellerossa che credevano che se qualcuno scattava loro una foto gli rubava anche l'anima.

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La Segretaria Permanente dell'Accademia svedese Sara Danius entra al concerto di Bob Dylan al Waterfront di Stoccolma Sabato 1 aprile 2017.  (Johan Nilsson / TT via AP)

Bob Dylan ha finalmente ritirato il suo diploma per il premio Nobel per la letteratura e la relativa medaglia.
Klas Ostergren, un membro dell'Accademia svedese, ha detto il 75enne cantautore americano ha ricevuto il suo premio durante una piccola riunione Sabato pomeriggio in un albergo vicino al centro conferenze dove Dylan avrebbe dovuto tenere un concerto più tardi quella notte.
Östergren ha dichiarato all'Associated Press che la cerimonia è stata un piccolo e intimo evento in linea con i desideri del cantante. Alla piccola cerimonia erano presenti solo pochi membri dell' Accademia Svedese e un membro del personale di Dylan. “E' andata molto bene”, ha detto, descrivendo Dylan come “uomo molto gentile.”
Altri membri dell' Accademia hanno detto ai media svedesi che Dylan sembrava compiaciuto dal premio.
Durante il suo spettacolo qualche ora più tardi, Dylan non ha fatto alcun riferimento al premio Nobel, semplicemente ha eseguito una mix di suoi vecchi classici con alcuni brani dai suoi album più recenti.
Ma al fine di ricevere il premio di 8 milioni di corone ( 910.000 euro), Dylan deve tenere una conferenza entro sei mesi dal 10 dicembre, ma l’artista ha dichiarato che non darà la sua “lectio magistralis” questo fine settimana, ma farà una versione registrata che sarà pubblicata prima del 10 Giugno.

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Stockholm, Sweden - Stockholm Waterfront, April 2, 2017

   

1. Things Have Changed
2. To Ramona
3. Highway 61 Revisited
4. Beyond Here Lies Nothin'
5. Full Moon And Empty Arms
6. Early Roman Kings
7. Melancholy Mood
8. Duquesne Whistle
9. Love Sick
10. Tangled Up In Blue
11. Pay In Blood
12. Spirit On The Water
13. Scarlet Town
14. I Could Have Told You
15. Desolation Row
16. Soon After Midnight
17. That Old Black Magic
18. Long And Wasted Years
19. Autumn Leaves

(encore)
20. Blowin' In The Wind
21. Why Try To Change Me Now

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Talkin' 10078 - dinve56

Buongiorno Mr. Tambourine,
come è bella "Most of the time"! L'ho ascoltata seguendo l'itinerario musicale di un messaggio di qualche giorno fa. Appena ho un po' di tempo raccolgo qualche riflessione sul tema dell'amore e del tempo in alcuni testi del Nostro. Buona giornata e lunga vita. Carla.


Most Of The Time, bellissima canzone che trovo molto triste e realista, l'uomo che cerca di vivere con i piedi per terra, attento a tutte le forme della vita, ma alla fine il pensiero di lei che se n'è andata domina più forte sopra la sua volontà. L'atto di stare attento a tutto quella che fa e lo circonda è solo un modo sforzato per non pèensare a lei, e lo ammette, il più delle volte riesco a non pensare a lei, ma è un'illusione, il pensiero va al sapore delle labbra di lei, ed il rammarico ed il rimpianto di non ricordarne più il sapore, tanto da non essere più nemmeno sicuro se lei sia stata con lui oppure no. La lucidità e la sincerità di clui che canta la canzone è disarmante, non c'è arroganza, non c'è superiorità, lei torna sempre al di sopra di tutti i modi per dimenticarla, e alla fine l'uomo mente a se stesso dicendo: "non mi importa neanche se la vedrò mai di nuovo". Si può vivere senza amore, anche se è difficile, ma annullare il pensiero dell'amore dalla mente è impossibile. Credo che questo succeda anche a noi comuni mortali, solo che Dylan riesce a raccontarlo in modo superlativo!

IL PIU' DELLE VOLTE
parole e musica Bob Dylan

traduzione di Michele Murino e Leonardo Mazzei

Il più delle volte metto bene a fuoco tutto quello che ho intorno
Il più delle volte riesco a stare con i piedi per terra,
posso seguire il sentiero, posso capire i segnali,
tengo la destra quando la strada si fa tortuosa
riesco ad affrontare qualunque cosa mi capiti,
non mi accorgo neanche che lei se n'è andata,
il più delle volte.

Il più delle volte è tutto ben chiaro,
Il più delle volte non cambierei le cose anche se potessi,
posso far quadrare tutto, posso tenermi vivo,
posso affrontare la situazione fino in fondo
riesco a sopravvivere, a sopportare
ed anche a non pensare a lei
Il più delle volte.

Il più delle volte la mia mente è sincera
Il più delle volte sono abbastanza forte da non odiare.
Non mi costruisco illusioni fino a starci male
non sono spaventato dalla confusione, non importa quanto grande
riesco a sorridere in faccia all'umanità.
Non ricordo neanche com'era il sapore delle sue labbra sulle mie
Il più delle volte.

Il più delle volte lei non è neanche nella mia mente,
non la riconoscerei se la vedessi, è così lontana.
Il più delle volte non sono neanche sicuro
se lei è mai stata con me
o se sono mai stato con lei.

Il più delle volte sono contento a metà,
Il più delle volte so esattamente dove sono stato,
non mi prendo in giro, non corro a nascondermi,
a nascondermi dai miei sentimenti, che sono sepolti dentro,
non faccio compromessi e non fingo
e non mi importa neanche se la vedrò mai di nuovo
Il più delle volte.

"Most of the time" potrebbe rendersi anche con: "Per la maggior parte del tempo".


Ti propongo questa versione più movimentata dell'originale con Bob Dylan alla chitarra, Randy Jackson basso, Kenny Aronoff alla batteria ed il grandissimo David Lindley alla chitarra.

 

Live long and prosper, Mr.Tambourine, :o)

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Talkin' 10077 - zoppasm

Ciao Mr.Tambourine,
segnalo un mio evento venerdì prossimo presso la spazio Alda Merini di Milano su rock e poesia:

https://spazioaldamerini.org/2017/03/26/7-4-17-bob-dylan-puo-unesibizione-rock-essere-un-momento-di-poesia/

Un caro saluto a Maggiesfarm, Marco

Grazie per la segnalazione Marco, spero che i fans milanesi vengano a vederti numerosi! Live long and prosper, Mr.Tambourine, :o)

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Bob Dylan, la rockstar con l’anima jazz                                                     clicca qui

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Bob Dylan, l'enigma                                                                                   clicca qui

 

 
Domenica 2 Aprile 2017

Dylan ha ritirato ieri sera il Diploma e la Medaglia del Nobel

La storia infinita del premio Nobel per la letteratura a Bob Dylan è quasi giunta al suo termine. L’ambito premio è da ieri sera nelle mani del menestrello del rock che l’ha ritirato a Stoccolma nel corso di una cerimonia riservatissima, svoltasi nella camera dell’hotel dove Dylan è alloggiato per i due concerti di Stoccolma. Come già annunciato nessuna telecamera e nessun giornalista sono stati ammessi alla cerimonia che si è svolta in forma strettamente privata. Dylan, hanno raccontato un componente del suo staff e alcuni membri dell’Accademia di Svezia, si è presentato alla chetichella e ha ricevuto il diploma e la medaglia davanti a pochi privilegiati. La cerimonia della consegna è stata di breve durata. I primi a dare la notizia sono stati i conduttori della tv svedese Svt. «È andata molto bene» ha detto il commentatore. Tre dei membri dell'Accademia di Svezia che hanno partecipato alla cerimonia, Horace Engdahl, Sture Allen e Kjell Espmark, hanno annuito quando gli hanno chiesto se Dylan sembrava contento del premio. «Dylan è un uomo molto gentile», ha affermato Klas Ostergren, altro membro dell’Accademia.
Il cantante-poeta-letterato, colui che portò la poesia nei Juke Boxes come disse Ginsberg, compirà i 76 anni il prossimo 24 Maggio. Robert Dylan ha oggi quasi scritto la parola fine a mesi di polemiche gestite in modo principesco e con risultati ultraeccezionali dal suo staff, infatti tutto il mondo dei media e del World Wide Web ha parlato dell' "affaire Dylan" per quasi sette mesi. Dylan ha approfittato della tappa a Stoccolma del suo tour per ritirare l’ambito premio. Dopo l’annuncio dell’assegnazione del premio aveva suscitato grande scalpore il silenzio dell’artista, che ringraziò l’Accademia con una telefonata compiuta dal suo agente solo dopo due settimane dopo la notizia dell’assegnazione.
Dylan non fu presente nemmeno alla cerimonia ufficiale della consegna dei Nobel a dicembre, affermando con una lettera di avere precedenti impegni, attirandosi ancor di più le ire di alcuni membri dell’Accademia che lo definirono maleducato ed arrogante. Ora, per poter avere il cosidetto lieto fine, Dylan dovrà tenere la tradizionale “lectio magistralis”, cosa che potrà essere fatta in modi diversi, molto probabilmente con l’esecuzione di una canzone durante un concerto, “lectio” che Dylan dovrà fare entro due mesi se vorrà ricevere il compenso di 8 milioni di corone svedesi (circa 900mila euro). Solo dopo tutto questo si potrà finalmente scrivere la parola “fine” e “vissero tutti felici e contenti”.

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Stockholm, Sweden - Stockholm Waterfront, April 1, 2017

  

1. Things Have Changed
2. Don’t Think Twice, It’s All Right
3. Highway 61 Revisited
4. Beyond Here Lies Nothin'
5. Full Moon And Empty Arms
6. High Water (For Charley Patton)
7. Melancholy Mood
8. Duquesne Whistle
9. Love Sick
10. Tangled Up In Blue
11. Pay In Blood
12. Standing In The Doorway
13. Scarlet Town
14. I Could Have Told You
15. Desolation Row
16. Soon After Midnight
17. All Or Nothing At All
18. Long And Wasted Years
19. Autumn Leaves

(encore)
20. Blowin' In The Wind
21. Why Try To Change Me Now

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Bob Dylan ha ritirato il Nobel, finalmente                                                   clicca qui

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Nobel, Dylan finalmente ha ritirato il premio                                               clicca qui

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Dylan ha ritirato il Nobel. Cerimonia blindata, "ma sembrava contento"   clicca qui

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Bob Dylan ha ritirato il Nobel                                                                      clicca qui

 

 
Sabato 1 Aprile 2017

"TRIPLICATE" - TUTTI I TESTI                                                                   clicca qui

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Bob Dylan, "Triplicate", i classici a modo suo                                          clicca qui

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Bob Dylan, dal Nobel a "Triplicate"                                                           clicca qui

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Il diploma del Nobel di Bob Dylan

https://www.nobelprize.org/nobel_prizes/literature/laureates/2016/dylan-diploma.html 

 

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