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maggiesfarm.eu - sito italiano di bob dylan

 

 

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Sabato 23 Giugno 2018

Talkin' 10520 - miscio.tux

Oggetto: Dylan aborigeno

Caro Mr. Tambourine,
grazie per i complimenti tuoi e degli altri Maggiesfarmers, ma mi fa un po' ridere questa storia della competenza di Miscio, che a forza di ripeterla, sta diventando uno degli Arcani che il tipaccio a tutti noto, il Castigatore di Eruditi, tiene alla catena. Se lo svegliate ci mette un attimo quello lì a darmi dell' "idiot savant". Potrebbe persino venirvi a dire che ho il gozzo come Bertoldo. Ma bando alle ciance, che su Dylan c'è sempre tanto da dire. Le annotazioni di Edoardo mi hanno fatto ricordare che abbiamo già incontrato pezzi del Titanic fuori dalla canzone in questione. Ben quattro anni fa (come passa il tempo!) Dylan ha cantato un testo modificato del "workingman's blues #2" (la "versione di Nagoya", Talkin' 9459 e 9458) in cui alla linea "I can see for myself that the sun is sinking" ha aggiunto "Over the deep blue sea", rendendo il passaggio simile a quello che si trova in Tempest:

The watchman he lay dreaming
of all the things that can be
he dreamed that the Titanic was sinking
into the deep blue sea.
La vedetta continuava a sognare
di tutte le cose che possono essere
sognò che il Titanic stava affondando
nel profondo mare blu.

Carrera ha osservato nelle sue note che negli ultimi album Dylan sta cercando di connettere la varie canzoni in un tutto unico. Non ha però approfondito la questione. Nella Talkin' 9459 notavo che le frasi "the sun is sinking" e "over the deep blue sea" sono presenti anche in una canzone dei nativi australiani, ‘Old TI’ , probabilmente del 1936. Come appare ovvio a tutti, si tratta di un accostamento abbastanza ardito, le frasi citate sono di uso piuttosto comune, e poco tempo prima Carrera mi aveva bacchettato per una stralunata ipotesi sulla Cleo che parla a Leo. Avevo quindi preferito non speculare oltre, dato che accostare Dylan al "Tempo del Sogno" e alla "Vie dei Canti" degli aborigeni australiani richiederebbe fatti e non fattoidi. Io mi sono lasciato un po' suggestionare dalla somiglianza tra la mitologia aborigena, con la sua visione di compresenza di presente, passato e futuro, la concezione del canto come elemento formativo e di contatto della realtà interiore e cosmica e certi punti di vista espressi da Dylan. Naturalmente Dylan non è un ingenuo, non ci viene certo a dire di essere un continuatore dei canti aborigeni dopo averci ammonito che "nessuno può cantare il blues come Blind Willie McTell", una realtà questa che storicamente e culturalmente è a lui molto più vicina. L'accostamento potrebbe funzionare soltanto come metafora. Ogni forma del reale, inteso come intessuto di relazioni umane, è debitrice della sua esistenza a qualcuno che ha sognato la sua possibilità, a qualcuno che ha saputo vederla in un sogno, come la "vedetta". Ma la vedetta è anche Dylan stesso, è lui che saputo sognare tutte le cose che si incontrano nella canzone, è lui che fa affondare il Titanic (sempre nella canzone). Dylan e tutti i menestrelli che ci hanno raccontato il naufragio, sono i nostri sognatori, conoscono le "vie del canto", ci propongono mondi possibili e altri meno. In effetti la via del Titanic non è solo la via dei cantastorie, ma il percorso collettivo di una società intera che ha pensato di risolvere col dominio della natura le proprie contraddizioni interne. Nessuna delle infinite scelte individuali, morali o meno che siano, può sottrarsi ad un destino collettivo. Il menestrello ci mostra soltanto cosa c'è in fondo a questa via, lungo la quale gli uomini hanno dato vita ad una realtà che non ha "pietas" né per l'individuo, né per la società, né per le cose del mondo.
Ciao, Miscio

Hai ragione caro Miscio, i menestrelli, ed in particolare Dylan, danno importanza ai problemi della società molto più della gente comune, ed avvertono, "Se non cambiate le cose la nave affonda, trascinando con se tutto il mondo e le cose conosciute. E' questo il senso nascosto di "Tempest"? Potrebbe essere una metafora usata da Dylan per avvertire che continuando di questo passo distruggeremo tutto? Il Titanic potrebbe essere la forma moderna della Torre di Babele? Il megaprodotto dell'uomo che crede di poter fare tutto, forse di sostituirsi persino a Dio? Loive long and prosper, Mr.Tambourine, :o)

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Talkin' 10519 - iosella.sommovigo

Oggett5o: Tempest

Sto seguendo con interesse il vostro colto dibattito riguardo a Tempest e le varie opinioni. Io posso solo dire che non faccio altro che ascoltare Tempest, con il mio iPhone, quando vado a lavorare, in metro (certo l’acustica non è perfetta), quando cammino in strada. Insomma fa parte, in questo periodo, della mia vita. Mi accompagna, mi fa venir voglia di ballare e di muovere il piede al ritmo di quella musica, come fa Bob. Trovo che sia un disco fantastico. Ho letto che Dylan non lo trova soddisfacente. Per me è un capolavoro. Ho avuto la fortuna di assistere alla presentazione del Prof. Carrera dell’ultimo volume contenente la traduzione di Tempest alla Feltrinelli di Milano. Mi ha colpito una sua frase, che Tempest è un disco di una violenza incredibile, con testi cruenti. In effetti il testo di Pay in blood, Early Roman Kings ad esempio lo dimostrano chiaramente. Trova molto particolare e interessante la dicotomia tra la musica coinvolgente, a tratti allegra persino ballabile, trascinante, ipnotica e i testi, crudi, cattivi, violenti, amari, cantati dalla voce di Dylan che a me piace più adesso di quando era giovane. E mi ha fatto venire in mente proprio il Titanic che stava affondando con il suo ignaro carico umano al suono dell’orchestra che ha continuato a suonare fino all’ultimo. Come questo mondo che inconsapevolmente va verso il baratro, verso l’apocalisse, continuando a vivere come niente fosse. Mi chiedo solo perché tanta violenza e rabbia nell’anima di Dylan. Le sue canzoni sono la sua anima. In effetti l’anno precedente era morta Suzy Rotolo, come ha osservato Carla. E penso che Suzy sia stata il grande amore di Dylan e lo stesso anno ha contratto il suo terzo matrimonio con una certa Darlene Springs che ha avuto la bella idea di sposare Dylan per soldi e di rubargli ben 180 milioni di dollari (tabloid americani). Beh Dylan non l’ha presa bene. In Soon after midnight c’e una strofa : una ragazza di nome Honey/ ha preso i miei soldi/ era di passaggio... e poi : quando ti ho incontrato non pensavo l’avresti fatto/. Mi ha fatto venire in mente la vicenda della Springs. Certo è estremamente riduttivo pensare solo a questa brutta storia della vita di Dylan. Vorrei aggiungere ancora una cosa, si può dire tutto ma non che Dylan deve andare in pensione. Io mi auguro continui a fare concerti ancora per anni e anni. Aznavour ha fatto un concerto a Milano all’eta ‘ di 92 anni. Beh io spero di essere ancora in quel teatro quando Dylan mi auguro canti ultranovantenne. Io penso che abbia fatto una specie di voto, non di patto si badi bene, con Dio o forse è solo leggenda. Di certo è molto religioso e osservante. Sono anche certa che Tempest non sarà l’ultimo disco di Dylan, ne’ tantomeno il suo testamento musicale. Spero che la sua anima trovi un po’ di serenità. A noi ci da’ tantissimo. Buona vita a tutti, anche a quelli che vorrebbero Dylan in pensione.

Cara Iosella, anche se Dylan ha detto che Tempest non è stato il disco che aveva pensato non vuol dire che non sia un disco validissimo. Forse sarebbe stato migliore ancora se in conformità alle idee dylaniane su quel lavoro. Comunque il disco è bello e certamente tutti siamo stati soddisfatti dal suo contenuto. Poi si possono fare anche divagazioni interessanti come a volte succede di leggere su queste pagine, idee giuste o meno, ma anche questo è una delle cose belle di Dylan, ti fa parlare di qualunque cosa faccia, perciò Viva Dylan! Live long and prosper, Mr.Tambourine, :o)

 

 
Venerdì 22 Giugno 2018

Talkin' 10518 - nelcav

Oggetto: Critiche ed offese

Grazie Mr. Tambourine per aver capito perfettamente il senso della mia critica. Se in un concerto senti una versione di Desolation Row da brividi e subito dopo una canzone di Sinatra...be' un po' di amaro in bocca ti resta. Quanto alle offese del 'sig' Sergio (se critichi sei egocentrico e incompetente)...lasciamo perdere. Con rinnovata stima, nelcav.

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Talkin' 10517 - renata.sugliano

Buongiorno, consentimi di dire che sono d'accordissimo con Sergio per quanto riguarda quel signor Nelcav. Bob Dylan e' unico, il modo in cui interpreta le canzoni di Sinatra e' sublime perche' pur cosi' semplice ti arrivano o almeno mi arrivano nel piu' profondo. Io adoro anche Fallen Angels, Shadows in the night e Triplicate che considero eccezionale! Non mi piacciono le critiche al suo fisico e le continue analisi o meglio raggi x che gli vengono fatte. Lui e' il grande e magico Bob Dylan che rimarra' nella storia. Se ami un artista ami tutto quello che fa e puoi soltanto compiacerti! Se non ti piace non parlarne! Da ricordare le sue parole "Non criticare quello che non capisci!"
Un saluto cordiale, Renata.

Cara Renata, ti consento di dire quello che vuoi, ognuno di noi ha diritto di dire la propria, e tu hai il diritto di difendere e sostenere Sergio nella sua filippica contro l'opinione di nelcav. Permettimi altrettanto chiaramente di dirti che non sono d'accordo con le tue parole così come non lo sono con quelle di Sergio. Non riduciamo "il capire" a privilegio di pochi eletti. Ognuno capisce secondo la sua mentalità, la sua cultura, la sua istruzione ed i suoi gusti. Ho già detto in più d'una occasione che se tutti la pensassero allo stesso modo il mondo sarebbe maledettamente monotono. Io rispetto le tue scelte anche se non le condivido e tu dovresti fare lo stesso. Il fatto poi di ammirare un artista non vuol dire per forza idolatrare ogni sua cosa, in tutti gli album di ogni artista, Dylan compreso, ci sono canzoni buone, ogni tanto qualche capolavoro e canzoni "tappabuchi". Dylan ha scritto frasi come queste: “Bisogna essere onesti per vivere fuori dalla legge”
“Attenzione ai muri del bagno che non hanno scritte”, però io non ho mai capito cosa volesse dire con queste parole, tante volte mi son chiesto se nascondevano un'idea o se erano solo parole per sorprendere o stupire. Ha detto anche:
“Non ho mai scritto una canzone politica. Le canzoni non possono cambiare il mondo, ormai ho smesso di pensarlo.” Vedi dunque che Dylan stesso è sempre stato molto critico anche nei confronti di se stesso, cercando di minimizzare il suo mito: "Non sono stato io ad autodefinirmi “leggendario”. È stato un appellativo che mi è stato buttato addosso da cronisti che volevano prendersi gioco di me, oppure che volevano avere qualcosa di nuovo da dire ai loro lettori. Ma è una definizione che mi è rimasta incollata addosso. Per me è stato importante arrivare al punto più basso di questa “leggenda” e scoprire che non ha la benché minima base realistica. Quello che conta davvero non è la leggenda, ma l’arte, l’opera. Un individuo ha il dovere di fare quello che è destinato a fare… Se si cerca di inscenare la propria leggenda, non si fa altro che creare dell’artificioso clamore". Inoltre, che "Tempest" sia un album incompleto e non riuscito come voleva lui l'ha dichiarato lo stesso Dylan e non i suoi critici. Vorresti dunque mettere in dubbio le sue parole? Son contento che i cinque dischi dedicati al Great American Songbook (più popolarmente detti quelli "sinatriani") ti piacciano, ma non puoi pretendere che piacciano a tutti. E' già positivo che piacciano a te e che tu te li possa godere quando vuoi, ma non puoi criticare i gusti degli altri. Se io ti dicessi "Non criticare quello che non capisci!" di sicuro ti offenderesti, perciò, non dire agli altri quello che non vorresti fosse detto a te. Live long and prosper, Mr.Tambourine, :o)

 

 
Giovedì 21 Giugno 2018

Talkin' 10516 - newmorning

Oggetto: Talkin' 10514

Bob Dylan dovrebbe smettere perchè a te e a qualcun altro non piace più???
Hai una visione ristretta di ciò che ti sta intorno, egocentrico come sei.
Segui Bob Dylan da 50 anni e non hai nemmeno capito che lui non canta per il piacere tuo o di quello di qualcun altro...
Magari sei stato pure a vederlo quest'anno e non ti sei neanche accorto che lui si è divertito proprio tanto...
Sergio.

Caro Sergio, è difficile intuire cosa possa aver scatenato la tua catilinaria. Il senso della mail di nelcav era quello di un grande affetto per un artista che segue ed ammira da 50 anni e la tristezza di constatarne il declino fisico. Non capisco perchè la cosa ti abbia dato tanto fastidio, non ammetti che qualcuno può dispiacersi dell'invecchiare di Bob senza stare ad analizzare se in concerto canti bene o meno, se si diverta o se sia routine? Penso che tutti abbiamo il diritto di non essere d'accordo con le opinioni di altri, ma non per questo sono autorizzati a sfoderare il mitra e sparare a raffica fino a vuotare il caricatore. Secondo me potevi esprimere lo stesso concetto senza usare parole poco carine come "egocentrico" o come "hai una visione ristretta" e "non hai nemmeno capito". Sicuro di essere dalla parte della ragione? Live long and prosper, Mr.Tambourine, :o)

 

 
Mercoledì 20 Giugno 2018

Tour 2018: Nuova data in Corea del Sud

27 Luglio 2018 - Seoul, South Korea, Olympic Gymnastics Arena

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Talkin' 10515 - enricoramella17

Salve, mi chiamo Henry, cantautore, chitarrista e estimatore del lavoro che Mr. Tambourine fa sul sito.
In un articolo su Tempest, del 2012 ormai, il prof. Alessandro Carrera ha usato una frase bellissima: “Dove voi siete, io sono già stato; dove volete che io ritorni, è da lì che sono appena venuto; e dove vado io, è dove voi non arriverete.” Di getto ho pensato fosse addirittura una citazione biblica; vorrei sapere se è farina del sacco del professore, se è una citazione (ed eventualmente sapere la (o le) fonti, e come la tradurrebbe in inglese; non che non sappia l'inglese, ma vorrei sapere come la tradurrebbe lui; sto scrivendo una canzone e vorrei inserire questa citazione in una delle strofe. Sarei molto felice se gli giraste questa mia domanda. Vi ringrazio di aver perso tempo a leggere questa mail :) Vi auguro il meglio! Ciao.

Ciao Henry, ho girato la tua domanda al Prof. Carrera e come sempre, con la consueta gentilezza e premura, ecco la sua risposta:

Caro Mr. Tambourine, e caro Henry,
la frase non è una citazione biblica o da altre fonti. È mia, ma mi è venuta in mente pensando a una famosa poesia di Giorgio Caproni, intitolata "Ritorno" Eccola:

Sono tornato là
dove non ero mai stato.
Nulla, da come non fu, è mutato.
Sul tavolo (sull’incerato
a quadretti) ammezzato
ho ritrovato il bicchiere
mai riempito. Tutto
è ancora rimasto quale
mai l’avevo lasciato.

In inglese, io la renderei così, ma non sono un madrelingua. Altre e migliori traduzioni sono probabilmente possibili:
I was where you are now; I just came from where you want me to go back to; there where I am going, you will not arrive.

Un caro saluto, Alessandro Carrera

Live long and prosper, Mr.Tambourine, :o)

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Talkin' 10514 - nelcav

Seguo Dylan da 50 anni, ascolto quotidianamente una radio ( DylanRadio.com ) che trasmette solo musica di Dylan, però sentirlo cantare le canzoni di Sinatra come un vecchio crooner qualsiasi, un vecchio crooner inbolsito dagli anni, mette addosso una grande tristezza. Caro vecchio, grande, grandissimo Bob Dylan che sia giunta l'ora della pensione ? Con affetto, Nelcav.

Caro Nelcav, credo proprio che tu ti stia sbagliando! Non penso nemmeno lontanamente che Dylan abbia preventivato l'idea di andarsene in pensione, se qualche malattia non lo bloccherà impedendogli di muoversi e cantare continuerà a fare spettacoli finchè una sera si addormenterà sul palco per non svegliarsi mai più. LIve long and prosper, Mr.Tambourine, :o)

 

 
Martedì 19 Giugno 2018

Talkin' 10513 - danieleardemagni77

Oggetto: Termpest

Sono davvero contento che si sia tornato a parlare di quel fantastico album, per me un capolavoro e uno dei suoi migliori (il primo nella mia top five, seguito da Modern Times, Time Out Of Mind, Another Side Of Bob Dylan e tutta la trilogia cristiana che considero un solo lavoro) che è Tempest. Grazie ai molti interventi ho scoperto ancora qualcosa di più su questa pietra miliare e quel qualcosa in più me lo sta facendo amare sempre di più e ascoltarlo ancora più piacevolmente. Grazie a chi si è dato da fare e a te, Mister.
Un saluto e buona musica a tutti. Dan Ardez Ardemagni

E' proprio vero caro Ardez, più opinioni si ascoltano e più si ha la possibilità di imparare cose nuove, e tutto questo è più che positivo, grazie a Dylan che in ogni modo stimola sempre i pensieri dei suoi fans. Alla prossima, live long and prosper, Mr.Tambourine, :o)

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Talkin' 10512 - dinve56

Oggetto: Ancora su Tempest

Salve Mister,
ancora alcune riflessioni sul Titanic che affonda nella lunga canzone dylaniana. La citazione di Giovannoli, molto opportuna, evidenzia i collegamenti biblici alla figura della vedetta che sogna l'affondamento del transatlantico. Potremmo dire che la vedetta che sogna ha molti livelli di interpretazione: letterale, cioè il Titanic è affondato perchè le vedette dormivano; biblico e profetico, cioè Israele vive sventure perchè le sentinelle che Dio ha messo a guardia dormono; teologico, cioè il mondo ed i suoi eventi sono la realizzazione dei sogni di Dio.
La collocazione di "Tempest" nell'omonimo album suggerisce un livello interpretativo di tipo storico; la canzone infatti è incastrata tra "Tin Angel" e "Roll on John". La prima narra la fine tragica di un triangolo amoroso, mentra la seconda è un omaggio a John Lennon, assassinato a New York nel dicembre 1980. E' proprio la canzone di John che può spiegare il senso di "Tempest"; il decennio degli anni ottanta vede infatti, in rapida successione, la scomparsa di molti protagonisti di un mondo che, come il Titanic, si è rapidamente inabissato, mentre la sentinella che sogna è salva e continua il suo viaggio. La sentinella allora potrebbe essere l'Autore che sognava e prediceva l'affondamento di quel mondo sempre in festa, di quel mondo che danzava e danzava e danzava frenetico ed ignaro dell'iceberg che tutto avrebbe spazzato via. Come dice il saggio Miscio :" tutte le opinioni hanno una loro parziale verità" e, aggiungo io, non dimentichiamo che Dylan è bello ascoltarlo, interpretazioni a parte. Lunga vita! Carla.

Ciao Carla, se ascolti "All Along The Watchtower" potresti trarre le stesse conclusioni, Dio che mandia i suoi messaggeri ad annunciare la fine di un mondo diverso da quello che voleva il Creatore. Live long and prosper, Mr.Tambourine, :o)

 

 
Lunedì 18 Giugno 2018

Talkin' 10511 - dinve56

Oggetto: Libera espressione in libero sito

Salve Mister,
condivido ed apprezzo il tuo sincero elogio della libertà di espressione che il sito, grazie a te, garantisce a tutti i fans. Non mi sono ancora formata un'opinione degli album che hai citato. Per ora mi limito ad apprezzare "Fallen angels"; lo trovo tenero e malinconico, in forte contrasto con la spigolosità dylaniana... Che Bob abbia trovato un po' di pace interiore attraverso la riscoperta e l'interpretazione di "vecchie" canzoni americane? Chissa? Tenerci sempre in sospeso è il suo modo di tenerci legati alla sua arte e, mi piace pensarlo, di voler bene al suo pubblico. In fondo siamo gli unici con cui "non ha mai rotto le busche". Dalle mie parti "rompere le busche" è un dialettismo che significa "litigare". Lunga Vita! Carla.

Certamente Dylan ha voluto scrivere una pagina speciale del suo lavoro interpretando le più note e popolari canzoni del Great AmericanSongbook, e se poi sia stato anche un tributo a Sinatra non ci vedo niente di strano. Nella sua lunga carriera Dylan ha sempre interpretato e coverizzato canzoni di altri autori, perciò perchè meravigliarsi  se abbia deciso di  continuare su questa strada. A mio modestissimo parere, "Shadows in the night" e "Fallen Angels" darebbero stati sufficienti, ma Dylan ha ritenuto che così non fosse, pubblicando "Triplicate" che forse gli ha dato modo di chiudere la paretesi aperta sul Songbook. Staremo a vedere se in futuro ci regalerà altre sue canzoni originali o se si inventerà qualcos' altro per stupire di nuovo tutti. Basta aver paziena, intanto ascoltati e goditi queste cover che hanno certamente un loro fascino. Live long and prosper, Mr.Tambourine, :o)

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Talkin' 10510 - edoardobarghini

Caro Mr. Tambourine,
ti ringrazio per le lodi che mi onorano assai (anche se la mia competenza non è certo paragonabile a quella di Miscio o del mitico Sir Eglamore), ma sono costretto a ribadire che in questo caso le competenze non sono mie, ma del Prof. Renato Giovannoli, di cui ho riportato uno stralcio del libro "La Bibbia di Bob Dylan" senza nulla aggiungervi di mio. Questo lo ribadisco perché per qualche motivo vedo che si sono persi i corsivi che avevo messo nella mia email per segnalare la citazione, e sono rimasti solo al primo paragrafo, ma in realtà tutto il contenuto del mio intervento a parte le prime righe introduttive consisteva interamente nella citazione del testo di Giovannoli. Vorrei che questo fosse chiaro prima che qualcuno possa accusarmi di essermi appropriato delle parole di Giovannoli per fare sfoggio di cultura :o) ... Se si potesse rimettere in corsivo tutto il testo o magari scriverlo in un altro colore come fatto altre volte, sarebbe tutto più chiaro e anche più corretto.
Grazie e alla prossima, Edoardo


Hai ragione caro Edoardo, è stato un mio errore, quando copio un testo per trasferirlo sul sito il "notepad" che uso incolla usando un solo carattere senza far distinzione fra inclinato o diritto. Come puoi vedere ho corretto come mi hai chiesto e ti ringrazio per la tua sincerità, ma lasciami dire che la mia stima verso di te non è cambiata di una virgola, anche se le parole non erano tue il lavoro di ricerca riferito al testo di Renato Giovanoli non è una caso fortuito, tu conoscevi quello scritto e saggiamente lo hai riportato per sostenere le tue opinioni. Voi che scrivete alla Fattoria per me siete tutti indispensabili, in particolar modo siete quelli che danno senso a queste pagine coi vostri commenti nei momenti di pausa quando non ci sono particolari novità provenienti dal mondo dylaniano. Alla prossima. live long and prosper, Mr.Tambourine, :o)

 

 
Sabato 16 Giugno 2018

Talkin' 10509 - edoardobarghini

Oggetto: Una lettura biblica di Tempest (la canzone)

Caro Mr. Tambourine,
in risposta alle considerazioni di Carla sulla canzone “Tempest” ho pensato che potesse essere di interesse riportare quanto scrive a riguardo Renato Giovannoli nella sua enciclopedica “La Bibbia di Bob Dylan” (Ed. Ancora, 2017), uno studio di una completezza tanto puntuale da risultare spesso anche un po’ pedante a mio modesto parere, ma ricchissimo di analisi interessanti. Cito il testo tramite copia-incolla dalla versione ebook e mi permetto di alleggerirlo un po’ dai frequenti rimandi biblici e dalle parti meno pertinenti ai fini del nostro discorso:

“Tempest” è una lunghissima ballata di quarantacinque quartine dedicata all’affondamento del Titanic (che però fu provocato, com’è noto, non da una tempesta ma da un iceberg). La melodia, uguale per tutte le quartine, è più o meno la stessa di “The Titanic”, una canzone registrata dalla Carter Family all’inizio degli anni Cinquanta, che ha fornito a Dylan anche qualche verso: identici, in particolare, sono il primo e il terzo verso della prima quartina di entrambe le canzoni. Dylan ha espanso, per così dire, la ballata a cui si è ispirato, sviluppandola in una lunga narrazione in cui appaiono molti personaggi, tra cui un certo Leo, che è certamente da identificare con Leonardo di Caprio, protagonista del film “Titanic” (1997) di James Cameron. Dylan intendeva rendere omaggio a questo attore, ma ci si può chiedere se gli fosse noto che un Leo c’era veramente sul Titanic e che, come lui prima di cambiare cognome, si chiamava… Zimmerman!

Dylan aveva menzionato il Titanic nel 1965, in un verso di “Desolation Row”: «Il Titanic salpa all’alba», e nel 1978, in “Caribbean Wind”, pur senza tematizzarne il naufragio, aveva citato “Nearer My God to Thee”, l’inno che secondo una tradizione accolta da molte canzoni popolari, inclusa quella della Carter Family, l’orchestra di bordo suonava mentre il transatlantico stava affondando. “Tempest” si inserisce esplicitamente in questo repertorio folclorico, riempiendo quella che era una lacuna nell’enciclopedia dylaniana della canzone americana.

Dire che il disastro del Titanic è in questa lyric una metafora dell’apocalisse è banale ma inevitabile. La concezione apocalittica della storia si contrappone a quella progressista, e il Titanic di Dylan va incontro al naufragio, come dice la seconda strofa, «navigando verso il domani, / verso una preannunciata età dell’oro». Ma per l’appunto, aggiunge con sarcasmo la strofa successiva riferendosi alla catastrofe imminente (e forse alludendo all’iceberg fatale), «in movimento attraverso le ombre, / l’ora promessa era vicina». “L’ora” per antonomasia è nel Nuovo Testamento quella del Giudizio o della morte di Gesù.

Altri versi ricavati dalla canzone della Carter Family sono quelli, ripetuti da Dylan nella sesta, diciassettesima, trentottesima e quarantacinquesima strofa, secondo i quali «La vedetta giaceva sognando [The watchman he lay dreaming] […], / sognò che il Titanic stava affondando». Nello spiritual “God Moves on the Water” (1929) di Blind Willie Johnson è detto che quando il Titanic affondò «le guardie che erano di vedetta [a-watching], dormivano perché erano stanche». Ma il watchman appartiene anche al simbolario biblico. In Ez. 3, 17 Dio dice al profeta: «Ho fatto di te una sentinella [watchman] per la casa di Israele», e nel capitolo 21 di Isaia – come Dylan sa bene, perché su questi passi biblici ha costruito “All Along the Watchtower” – troviamo l’oracolo: «così mi ha detto il Signore: Va’, metti una sentinella [watchman], e dichiari ciò che vede» (21, 6), e ciò che la sentinella vedrà saranno proprio i cavalieri che annunciano: «Babilonia è caduta, è caduta» (21, 9). Lo stesso Isaia (56, 10-11) d’altra parte lamenta che «i suoi [di Israele] guardiani [watchmen] sono ciechi: sono tutti ignoranti, sono tutti cani muti, non sanno abbaiare; dormono, poltriscono [sleeping, lying down], amano sonnecchiare. Sì, sono cani avidi che non ne hanno mai abbastanza, e sono pastori che sono incapaci di comprendere». Dylan utilizza i versi della Carter Family avendo ben presente l’invettiva del profeta, e forse vi sovrappone una critica dei «pastori» della Chiesa, simile a quella che, come prima ipotesi, avevamo visto sullo sfondo di “Ring Them Bells”. Allora avevamo però concluso che il pastore addormentato potesse in realtà essere una figura di Cristo. A questo punto dell’analisi non sembra si possa dire lo stesso del watchman di “Tempest”. Considerando la quarantacinquesima strofa, e tornando a “Ring Them Bells”, qualche dubbio in proposito dovremo però esprimerlo.
La quarantatreesima strofa dice che le vittime del disastro «cercarono di comprendere, / ma non c’era comprensione / del giudizio della mano di Dio [On the judgement of God’s hand]». La Bibbia nomina spesso, anche insieme, la «mano [hand]» e il «giudizio [judgement]» di Dio. La mano di Dio, e implicitamente il suo giudizio, appaiono anche in quella che è forse la più antica canzone popolare sul Titanic, “The Great Titanic”, attestata già nel 1915-1916:
«Quando essi lo costruirono dissero cosa volevano fare:
Costruiremo una nave che l’acqua non può sfondare.
Ma Dio, che ha il potere nella mano,
mostrò al mondo che essa non avrebbe resistito.»

Qui la costruzione della grande nave è presentata come un atto di orgoglio, quasi una nuova Torre di Babele (i primi due versi richiamano Gen. 11, 4: «Ed essi dissero: Andiamo, costruiamoci una città e una torre la cui cima raggiunga il cielo» etc.), e il suo affondamento come una dimostrazione alquanto veterotestamentaria del potere di Dio, mentre Dylan preferisce sottolineare l’imperscrutabilità del suo giudizio.

La quarantacinquesima e ultima strofa di “Tempest” ripropone con una strana variazione la scena della vedetta che sogna che il Titanic sta affondando: «La vedetta giaceva sognando / di tutte le cose che possono essere [Of all the things that can be]». Il secondo verso sembra quasi una formula metafisica per designare i “possibili” nell’insondabile intelletto divino, come se i mondi fossero la materializzazione di un «sogno» di Dio. Abbiamo trovato una metafora simile in “Born in Time”, dove Dylan evocando una sorta di eterna “preesistenza” di sé e della donna amata dice: «quando eravamo fatti di sogni». Questa metafora è di ascendenza shakespeariana e, guarda caso, proviene da «The tempest»: «Siamo della stessa stoffa / di cui sono fatti i sogni [We are such stuff / As dreams are made on]». Essa potrebbe però, in questo nuovo contesto, implicare anche un riferimento al “sonno di Dio” che Dylan aveva già tematizzato in “Ring Them Bells” e a proposito del quale avevamo ricordato, guarda caso, l’episodio evangelico della tempesta sedata (Mt 8, 23-27; Mc 4, 35-41; Lc 8, 22-25), nel quale gli apostoli in barca sono sorpresi da una tempesta e gridano a Gesù che sta dormendo: «Maestro, non ti importa che moriamo?»

Alla prossima, Edoardo.

Caro Edoardo, credo di doverti ringraziare anche a nome di tutti coloro che leggono queste pagine perchè con le tue competenze ci fai scoprire cose ed analogie che probabilmente sono difficili da accostare, ma tu dimostri di avere una grande padronanza di queste cose, quindi leggerti è sempre un piacere. Questa è solo la mia opinione, ma credo davvero che le persone come te, come Miscio, come Sir Eglamore e come tantissimi altri che scrivono con meno frequenza, ma non per questo cose meno interessanti, siano il vero valore aggiunto di Maggie's Farm. Per concludere questa riflessione posso solo ripetermi, complimenti ancora e grazie. Live long and prosper, Mr.Tambourine, :o)

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Sul palco per omaggiare Bob Dylan                                                         clicca qui

 

 
Venerdì 15 Giugno 2018

Talkin' 10508 - chillera

Ciao Mr.Tambourine,
ho seguito con interesse lo scambio di opinioni su “Tempest” ma lasciami dire che non sono tanto d’accordo sulle lodi a Tempest che per me è un album mediocre o malriuscito come ha detto Dylan stesso in proposito. Ho apprezzato molto le parole di Edoardo, di Carla e di Miscio e rispetto le loro opinioni anche se non le condivido, e allo stesso tempo li ringrazio per avermi dato modo di leggere cose interessanti. Live long and prosper, Achille R.

Caro Achille, il bello del sito è che, non essendo un sito ufficiale ma solo un fansite, è completamente indipendente e libero da qualunque obbligo. Sulle pagine della Fattoria chiunque può scrivere la sua opinione, favorevole o contraria, trovando diritto di ospitalità attraverso la pubblicazione. Essendo anch’io un fan come voi che leggete e seguite Maggie’s Farm, ho sempre avuto la fortuna di scrivere e rispondere alle vostre lettere in completa libertà, manifestando il mio modo di amare Dylan anche se a volte non apprezzo qualcosa del suo lavoro o del suo comportamento. Non mi piace che non voglia che si scattino fotografie, personalmente la ritengo una sciocchezza, non mi piace che non dica una parola sul palco, anche questa la ritengo una sciocchezza, e quando devo dare a Dylan quello che è di Dylan non mi tiro certo indietro, quando i meriti sono evidenti lo difendo a spada tratta.
Quindi in parte concordo con quanto da te scritto, Tempest ha momenti belli e momenti noiosi, ma quando le cose son belle è giusto riconoscerlo. Ho cominciato a comprare dischi di tutti gli artisti da quando ero un pischello e per esperienza ho imparato che in ogni disco ci sono alcune canzoni validissime ed altre che sono puramente di contorno per riempire l’album. Così funziona il mondo della musica e così l’ho accettato. Mi son piaciute tantissime cose del lavoro di Bob Dylan, ho trovato inutili e fuori contesto dylaniano ”Christmas in the heart” ed i 5 dischi sinatriani e l’ho detto sinceramente, come rispetto l’opinione di coloro ai quali questi dischi sono piaciuti. La sincerità è la dote principale per essere sempre apprezzati, anche se qualche volta si deve andare contro corrente. L’adulazione inutile è una cosa che ritengo dannosa e di conseguenza cerco di evitarla. Alla prossima, live long and prosper, Mr.Tambourine, :o)

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Mr. Dylan va a Washington - di Leonardo Tondelli                                   clicca qui

(Live at Carnegie Hall 1963)

 

 
Giovedì 14 Giugno 2018

Talkin' 10507 - dinve56

Buongiorno Mister,
ti mando alcune considerazione sulla canzone "Tempest", che è la penultima dell'omonimo album di Dylan. Ho apprezzato tutte le attente valutazioni di Edoardo, comprese le note sulla svista di Carrera in merito all'immagine di copertina. Carrera usa una bella metafora per definire la difficoltà interpretativa dell'album, quando, paragonandolo ad un iceberg, dice che esso rimane per lo più sott'acqua. Il testo della canzone "Tempest", composta di 45 strofe, descrive con tratti realistici il tragico affondamento del "Titanic", avvenuto tra il 14 e il 15 aprile 1912, 100 anni esatti prima della pubblicazione dell'album. Compaiono diversi personaggi; il più misterioso è la "vedetta", che compare in tre stofe : la sei, la diciassette e quella finale, la quarantacinque. Le strofe dicono, nell'ordine :"la vedetta stava sognando mentre le danze turbinavano nel salone. Sognò che il Titanic stava affondando nel mondo sotterraneo" (strofa 6); "la vedetta impassibile stava sognando con la nave ormai inclinata a 45 gradi. Sognò che il Titanic stava affondando cadendo in ginocchio" (strofa 17); "La vedetta continuava a sognare di tutte le cose che possono essere, sognò che il Titanic stava affondando nel profondo mare blu" (strofa 45). L'imprevedibile affondamento del Titanic è una delle immagini-mito del secolo scorso, carica di infiniti significati allegorici. La vedetta che sogna l'affondamento della nave sembra essere tra le poche persone che si salvano. Sognare è l'unica salvezza, sembra dire l'Autore. Di certo è categorico nell'attribuire il disastro a Dio: dice infatti alla strofa 43 "cercarono di capire, ma non c'era comprensione della sentenza della mano di Dio". Mi embra che Dylan, attraverso l'immagine-simbolo del Titanic, voglia alludere alla fine di un'epoca con tutti i suoi protagonisti, noti e meno noti. Difficile esplorare di che mondo si tratti... forse è ancora troppo presto per farlo. Lunga vita! Carla.

Ciao Carla, per parlare di Tempest potremmo dire con il sommo poeta “Ahi quanto a dir qual era è cosa dura!

Su questo disco ne hanno dette di ogni, positive e negative, che è un piccolo capolavoro o che è un lavoraccio di bassa routine. Che non sia stato un capolavoro, cioè un “masterpiece” nel senso dylaniano, è ormai stato assodato da tutti, eppure rimane un disco strano e difficilmente inquadrabile, con un certo suo fascino impalpabile. Sembra una estensione di “Desolation Row” con tutti i bizzarri personaggi che Dylan ha voluto inserire nella riscrittura del suo capolavoro.
“Tempest”, intesa come canzone e non come album, è un pezzo sconcertante, affascinante la melodia tratta probabilmente da un traditional folk song con il testo opera di Maybelle Carter, Sara Carter e , A. P. Carter portato alla notorietà dalla stessa Carter Family , melodia usata da Dylan con il suo interminabile testo formato da 45 strofe.

Nella canzone di Dylan c’è tutto, il mondo, quello della bella gente, dei miliardari e quelli che per sposarsi si va in America come disse De Gregori.
Dylan descrive a modo suo questo mondo bizzarro, se non pazzesco, in tutte le sue diversità. C’è lo splendore della luna pallida che da sempre ha affascinato gli uomini che accompagna la grande nave che naviga verso il dorato futuro senza sapere che sarebbe affondata rimanendo incatenata al passato. C’è la notte nera che da sempre spaventa i popoli, mentre non uomini e donne, ma signori e signore andavano incontro alla loro eterna dimora.
C’è l’orchestina che suona languide canzoni d'amore finchè non va a fondo con la nave, la vedetta che stava sognando chissà cosa, c’è il turbinio delle danze nel grande salone. C’è Leo che dipinge l’immaginaria scena sul suo album da disegno, e poteva mancare cupido che lo trafigge senza pietà? La cosa lo stupisce e capisce che quello non è posto dove restare a lungo. Dalla descrizione di ciò che sta avvenendo sulla nave si passa di botto, senza preavviso, a Leo che barcolla perchè l’acqua si stava impossessando della nave, con la ciminiera inclinata di lato mentre l’inaffondabile bastimento stava andando sotto,e la tristissima o fortissima, o forse terribili frase d’accusa “gli angeli si voltarono dall’altra parte” mentre già moltissimi cadaveri galleggiavano tetramente nei ponti sottostanti, quando esplosero i motori e le eliche non servivano più a niente, e la nave si spezza in due tronconi.
Si torna alla descizione di quella sfortunata umanità che è sbattuta a destra e sinistra senza possibilità di scampo, gente che farfuglia, annaspa e ruzzola una sull’altra. C’è il destino crudele e beffardo, quel destino che fa parte del mondo, quel destino che niente e nessuno, nemmeno un miracolo improvviso, avrebbe potuto salvare.
Si ritorna alla vedetta impassibile nel suo sogno, con la nave ormai inclinata a 45 gradi, cade in ginocchio senza capire cosa stava succedendo.
Comincia la sfilata di nomi e personaggi, Wellington sdraiato sul letto che comincia a ballare mandandogli il cuore in gola. Inizia anche la descrizione di tutto lo splendore degli arredi lussuosi che vengono frantumati in pochi minuti, mentre Wellington si allaccia stupidamente entrambe le sue pistole in mezzo alla miriade di cristalli frantumati.
Si sentono le voci disperate che percuotono l’aria, gi allarmi che suonano, gente che rotola per ogni dove nella disperazione e nella consapevolezza di stare andando incontro alla morte. Ci sono madri e figlie che saltano pregando nelle nere acque gelide sperando in qualche tipo di miracolosa salvezza.
C’è il ricco signor Astor che bacia la mogle come ultimo atto della sua vita, poi ci sono i giocatori Calvin, Blake e Wilson che continano a giocare senza sapere che nessuno di loro ce l’ avrebbe mai fatta.
Ci sono fratelli che massacrano i loro fratelli in una danza mortale sperando di salvarsi, anche sulle scialuppe di salvataggio si sentivano solo lacrime, schiene spezzate e colli spezzati.
C’è il Vescovo illuso che il potere del suo grande Capo possa risolvere tutto quel disastro, ma alzare gli occhi al cielo non gli servità a niente.
C’è David, il pappone del bordello di bordo che abbandona le sue sgualdrine al loro destino mentre tutto il mondo intorno sta affondando, c’è il nobile Jim Dandy che  non aveva mai imparato a nuotare e con un sorriso cede il suo posto ad un piccolo bambino storpio, lui vide la morte arrivare, ma il suo cuore adesso era in pace mentre la morte infuriava intorno.
Ritorna Leo che dice a Cleo di aver perso il senno mentre infilava il braccio in una porta per salvare tutti da ogni male, ma il sangue da quella ferita aperta gli corre giù per il braccio.
Incontriamo il triste e solitario barista che versa brandy mentre affonda lentamente, insieme a moltissimi altri senza un nome che non si erano mai imbarcati su una nave o lasciato le loro case prima di questo maledatto viaggio.
Finalmente ecco il Capitano, qui non citato per nome, aggrappato al timone mente sotto di lui 50.000 tonnellate d' acciaio stanno andando a picco, il capitano che guarda per l’ultima volta la sua bussola capendo di aver perso la gara della vita.
E quando la Mietitrice ebbe finito 1600 l’avevano involontariamente seguita nell’eterno riposo, tutti, i buoni, i brutti, i ricchi, i poveri, compresa la più bella e la migliore.
Finisce la tragedia, la notizia del disatro arriva sui fili del telegrafo lasciando il mondo attonito ed incredulo, il Tiranic era affondato nel profondo mare blu.
Dice il Prof. Carrera in proposito: “Eccola qui, la canzone che mi ha portato via, lontano. Mi spiego: la Carter Family era conosciuta, ai miei tempi, e la citazione di quella loro canzone è chiaramente un omaggio. Ma Bob si è chiaramente lasciato prendere la mano. Ha dilatato all'infinito il racconto, usando la descrittività della folk ballad come una cinepresa che, in un unico piano-sequenza, mostra tutto quello che si può mostrare. Sale, scende, apre le porte e spia dagli oblò. E trova tutti, immancabilmente, anche chi non c'era, ma ci deve essere per forza (Leonardo di Caprio). Tutto accade adesso, contemporaneamente. Non ci sono cause, non ci sono spiegazioni, è la volontà di Dio. E' simile a Desolation Row, ma forse è molto più affollata, più simile al Giudizio Universale, ma non serve a niente leggere il Libro delle Rivelazioni. Si badi bene al titolo: non è più un naufragio (come in effetti è stato), cioè un fatto umano e come tale spiegabile e investigabile, è una tempesta, ovvero un fatto naturale, inscritto nell'ordine dell'universo, e per questo descrivibile, certo, ma le cui cause stanno del tutto al di fuori dell'intelligibilità umana”.
Servivano 45 strofe per descrivere la tragedia? Probabilmente no ma forse Dylan si è lasciato andare crogiolandosi nelle sue stesse parole, forse inconsapevole nella sua dimostrazione che nessuno scrive canzoni come lui. Difficilmente Tempest è una canzone che si riesce ad ascoltare più di un paio di volte prima di perdere la voglia di risentirla, chissà, forse fra qualche anno in macchina se qualche radio la trasmette per intero. Molti hanno amato ed apprezzato questo disco, molti l’hanno criticato e molti l’hanno stroncato, ma questo con Dylan è normale, come per Dylan sembra essere normale scrivere una canzone di 45 strofe. Live long and prosper, Mr.Tambourine, :o)

 

 
Lunedì 11 Giugno 2018

Talkin' 10506 - edoardobarghini

Caro Mr. Tambourine,
per quanto riguarda il Prof. Carrera le sue parole che ho citato sono recentissime, perché le note a "Tempest" sono state pubblicate per la prima volta nell'ultima edizione delle "Lyrics", che è del 2016 (la precedente edizione uscì nel 2006 e si fermava a "Love and Theft"). Una semplice disattenzione quindi, che comunque non toglie nulla all'altissimo valore della sua opera.
Per quanto riguarda Shakespeare, le cronologie sono spesso discordi tra loro, perché le fonti di cui disponiamo per ricostruirle sono scarse. Nella cronologia che riporti, "La tempesta" precede "Il racconto d'inverno"; in questa, invece - https://it.wikipedia.org/wiki/Cronologia_delle_opere_di_Shakespeare -  "Il racconto d'inverno" precede "La tempesta", che risulta effettivamente l'ultima opera interamente composta dal Bardo (ne seguono due che risultano solo parzialmente shakespeariane). La pagina riporta alcune ipotesi di datazione sia per la composizione sia per la rappresentazione. Chi ha ragione? A modo loro tutti, nel senso che queste cronologie sono tutte frutto delle elucubrazioni degli esperti a partire da fonti scarse e a volte contraddittorie. In ogni caso "La tempesta" è ricordata tradizionalmente come l'ultima opera di Shakespeare, anche se, come giustamente scrivi, molti "dotti, medici e sapienti" con le loro ricerche hanno ritenuto di smentire o mettere in dubbio questa tradizione. A dirla tutta si dubita persino dell'identità di Shakespeare e della reale attribuzione delle sue opere, quindi va tutto preso con la dovuta cautela.
Alla prossima, Edoardo.

Concordo con tutto ciò che hai detto, ma su Shakespeare molti eruditi discutono per amor di accademia, appunto i "dotti, medici e sapienti" che devono dimostrare a se stessi che sono migliori degli altri. Purtroppo il mondo è pieno di questa gente, e non saprei proprio dire se la loro opera sia utile o meno. Se si parlasse di Omero allora sarei d'accordo anch'io sul fatto che probabilmente non sia realmente esistito, forse è stato un nome necessariamente inventato per attribuire l'Iliade e l'Odissea a qualcuno. Omero è il nome con il quale è storicamente identificato il poeta greco autore dell'Iliade e dell'Odissea, i due massimi poemi epici della letteratura greca. Nell'antichità gli erano state attribuite anche altre opere: il poemetto giocoso Batracomiomachia, i cosiddetti Inni omerici, il poemetto Margite e vari poemi del Ciclo epico.
Già dubbie le attribuzioni della sua opera presso gli antichi, a partire dalla seconda metà del Seicento si iniziò a mettere in discussione l'esistenza stessa del poeta, dando inizio alla cosiddetta "questione omerica".
La biografia tradizionale di Omero che può ricostruirsi dalle fonti antiche è probabilmente fantasiosa. I tentativi di costruire una biografia di quello che si è sempre ritenuto il primo poeta greco sono confluiti in un corpus di sette biografie comunemente indicate come Vite di Omero. La più estesa e dettagliata è quella attribuita, con tutta probabilità erroneamente, ad Erodoto, e perciò definita Vita Herodotea. Un'altra biografia molto popolare tra gli antichi autori è quella attribuita, ma erroneamente, a Plutarco. Ad esse si può aggiungere come ottava testimonianza di simili interessi biografici l'anonimo Agone di Omero ed Esiodo. Alcune delle genealogie mitiche di Omero tramandate da queste biografie sostenevano che fosse figlio della ninfa Creteide, altre lo volevano discendente di Orfeo, il mitico poeta della Tracia che rendeva mansuete le belve con il suo canto.
Una parte notevolmente importante nella tradizione biografica di Omero verteva intorno alla questione della sua patria. Nell'antichità ben sette città si contendevano il diritto di aver dato i natali a Omero: prime tra tutte Chio, Smirne e Colofone, poi Atene, Argo, Rodi e Salamina. Come vedi in Grecia molti vogliono una parte della "torta omerica", ma, a mio avviso, è una questione di lana caprina. Poco importa se sia esistito o se sia un'invanzione, con quel nome si sono tramandate le più celebri opere dell'antichità, opere che probabilmente sono state tramandate oralmente da migliaia di "declamatori" prima che qualcuno si prendesse la briga di raccogliere e trascrivere tutto quel patrimonio. Per Shakespeare è molto diverso, è sicuro che sia esistito e che abbia scritto la maggioranza delle opere a lui attribuite, ed anche qui, se "Tempest" sia stata l'ultima o la penultima è sempre una questione di lana caprina, chi se ne frega se è stata l'ultima o la penultima!

Certamente il Prof. Carrera avrà commesso una svista, ma con tutte le certezze che ci ha dato su Dylan possiamo anche chiudere un occhio, non trovi? Alla prossima, live long and prosper, Mr.Tambourine, :o)

 

 
Sabato 9 Giugno 2018

Talkin' 10505 - edoardobarghini

Oggetto: Pallade Atena ed altre rettifiche

Caro Mr. Tambourine,
grazie per la correzione, attenta e puntuale come sempre. “L’errore madornale”, però, non l’ho fatto io, ma – ahimè – Alessandro Carrera: stavo infatti riportando fedelmente le sue argomentazioni a favore dell’interpretazione “odissiaca” di “Tempest” (interpretazione che peraltro mi convince poco, visto che come ho spiegato preferisco quella più banalmente “shakespeariana”). Cito testualmente quello che Carrera ha scritto in una nota a pag. 443 del terzo volume delle “Lyrics” Feltrinelli: «La foto di copertina di Alexander Langauer raffigura la testa della statua di Pallade Atena, protettrice di Ulisse, all’ingresso del Parlamento austriaco sulla Ringstrasse di Vienna.» Come vedi, il riferimento alla statua sarebbe anche corretto, l’errore sta nell’affermare che la testa che si vede nella foto sia quella di Atena, quando invece si tratta inequivocabilmente della Moldava. Per evitare questo errore sarebbe bastato andarsi a vedere una foto del gruppo statuario in questione, ma del resto, come diceva Orazio e per restare in tema, “quandoque bonus dormitat Homerus” (qualche volta sonnecchia anche il grande Omero), e perdoneremo all’autorevolissimo Prof. Carrera questa leggerezza che mi auguro possa venir corretta in una futura ristampa della sua edizione. Faccio notare, però, che la mail di Kuore Scuro si chiude con una osservazione molto acuta: «la foto (esattamente quella utilizzata per la copertina) si rintraccia nel sito 123rf.com (archivio fotografico) ricercando Dea Pallas»… per cui lavorando di fantasia potremmo anche immaginare che il grafico che si è occupato della copertina dell’album l’abbia scelta credendo, distrattamente, che si trattasse proprio della dea.
Come ulteriore rettifica al mio intervento su “Tempest”, comunque, mi sono accorto di aver citato dei versi di “Long and Wasted Years” che non corrispondono a quelli realmente cantati nell’album: distrattamente, infatti, li ho citati dalle Lyrics senza rendermi conto che si trattava – come spesso accade in quei volumi – di una versione del testo riveduta e rimaneggiata da Dylan, mentre i versi originali erano riportati nelle note. Lo segnalo per correttezza perché qualcuno potrebbe accorgersi che qualcosa non torna.
Edoardo.


Caro Edoardo, credo che il Prof. Carrera abbia scritto quelle parole quando ancora tutti i siti del mondo riportavano il nome di Atena e non quello della Moldava. Poi è arrivato Kuore Scuro ad aprire gli occhi a tutti, ma forse per Carrera era già tardi per fare una correzione, magari nelle prossime ristampe la farà.

Per quanto riguarda le parole di "Long and Wasted years" chedo che anche cambiando alcune parole o una strofa la sostanza ed il senso della canzone non cambi, quindi ti assolvo!

Sono andato a rileggere la Talkin' 10503 al punto 2 dove dici: "2) il titolo dell’album, che rimanda immediatamente alla “Tempesta” di William Shakespeare, per l’appunto l’ultima opera teatrale scritta dal Bardo, quella che pare abbia segnato il suo addio alle scene. Credo che, in accordo con i tanti esperti e critici shakespiriani, "Tempest" sia considerata tradizionalmente la penultima opera di William Shakespeare anche se è considerata da molti il lavoro che segnò l'addio alle scene del celebre drammaturgo. Questo l'ordine delle cronologico delle Commedie (dette anche Romances", (drammi romanzeschi) accreditato al Bardo:

Commedie

I due gentiluomini di Verona (1590-1595)
La commedia degli errori (1592)
La bisbetica domata (1593)
Pene d'amore perdute (1593-1596)
Il mercante di Venezia (1594-1597)
Sogno di una notte di mezza estate (1595)
Molto rumore per nulla (1598-1599)
Come vi piace (1599-1600)
La dodicesima notte (1599-1601)
Le allegre comari di Windsor (1599-1601)
Tutto è bene quel che finisce bene (1602-1603)
Misura per misura (1603)
Pericle principe di Tiro (1607-1608)
La tempesta (1611)
Il racconto d'inverno (1610-1611)

Questo è quello che dicono i dotti, i medici ed i sapienti, comunque non toglie un grammo al valore delle tue ricerche e di conseguenza alle tue parole. Alla prossima, live long and prosper, Mr.Tambourine, :o)

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«Elvis Days»: ecco tutti gli artisti del raduno più grande d’Italia             clicca qui

Elvis Days, a Treviso dal 15 al 17 giugno                                                  clicca qui

 

 
Venerdì 8 Giugno 2018

Talkin' 10504 - dinve56

Salve Mister,
grazie per esserti dilungato ad illustrare "Tempest", poichè l'hai spiegato benissimo, con intelligenza e sentimento. Per me è l'ultimo capolavoro di Dylan; dopo un lungo ascolto non ti dà scelta : o ti lega al suo Autore per sempre, o te ne allontana per sempre. A me è successo che "Tempest" mi ha, musicalmente e poeticamente, legata a Bob senza "se" e senza "ma". Grazie e lunga vita! Carla.

Come al solito con Dylan cara Carla, "Take It Or Leave It", comunque sei in buona compagnia, "Tempest" non ha acchiappato solo te! Live long and prosper, Mr.Tambourine, :o)

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Gene Simmons: "Voglio scrivere canzoni con Andersson degli ABBA"   clicca qui

( Nota di Mr.Tambourine: Molti anni fa Michele Murino su maggiesfarm.it parlò di questo tema:

"Ho telefonato a Bob Dylan un giorno", racconta Simmons. Gli faccio "Ciao Bob, sono Gene Simmons. Vogliamo scrivere una canzone insieme?". E sono rimasto sorpreso nel sentire la sua risposta: "Certo... Sicuro, dai...". Così siamo andati a casa mia ed in un pomeriggio abbiamo trovato gli accordi che Dylan suonava mentre io cantavo la melodia, e bingo: 'Waiting for the Morning Light.'"

La canzone scritta da Simmons con Dylan si intitola "Waiting for the Morning Light" ed è nata durante una session a base di risate e divertimento a casa di Simmons a Los Angeles, ha rivelato il bassista e cantante dei Kiss. "Bob ha trovato gli accordi ed io ho scritto le liriche e la melodia" dice Simmons che aggiunge di aver richiesto più volte a Dylan durante gli anni di aggiungere le parole alla canzone. "L'ho visto in tour - dice Simmons - e gli ho chiesto "Ehi Bob, vuoi scrivere la canzone?", e lui: "No, amico, scrivila tu, Mr. Kiss".
Di quel giorno di session Simmons dice: "Ci siamo capiti subito al meglio io e Bob. Lui ha preso una chitarra acustica ed ha cominciato a strimpellare. "Che ne dici di questo? Che ne dici di quest'altro?", mi chiedeva Bob... Lui ha la tendenza a suonare e parlare allo stesso tempo così io appena ho sentito i primi tre o quattro accordi ho detto: "Aspetta, aspetta, com'è? Fallo di nuovo". Così ho cominciato a scrivere il testo attorno a quella musica".
Si tratta di una ballad che presenta soltanto tastiere, basso e batteria. Scritta da Bob Dylan e Gene Simmons nel 1992 era originariamente intitolata "Laughing When I Want To Cry". Quando terminarono il brano poche settimane dopo l'incontro a casa di Simmons, quest'ultimo arrangiò il brano che aveva un suono molto simile ai dischi dei Traveling Wilburys.
"Scrivere una canzone con Bob Dylan è un onore che difficilmente può essere espresso a parole", ha dichiarato Simmons. La musica mi riporta alla mente una melodia che ascoltavo quando ero piccolo, una canzone chiamata “Black Orpheus”... Mi ricorda anche il Tema di Lara dal "Dottor Zivago"...)

http://www.maggiesfarm.it/genesimmons.htm

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Rolling Stones: i 50 anni di «Sympathy For The Devil»                             clicca qui

 

 
Giovedì 7 Giugno 2018

Talkin' 10503 - edoardobarghini

Oggetto: A proposito di "Tempest"

Caro Mr. Tambourine,
«recensire “Tempest” è come cercare di recensire l’iceberg che ha affondato il Titanic. Da qualunque parte lo si prenda, qualunque cosa se ne dica, il novanta per cento rimane sott’acqua.» Rubo queste parole dalla recensione che Alessandro Carrera scrisse all’uscita del disco e che ho letto proprio qui sulle pagine della Fattoria. “Tempest” è un lavoro veramente denso, complesso e ricco, al pari dei più grandi capolavori dylaniani, di cui non eguaglierà la qualità artistica, ma il fascino sicuramente. Personalmente ho una sorta di teoria su questo disco, che peraltro sembra coincidere in buona parte con l’interpretazione che ne dà Leonardo Tondelli (col quale confesso di trovarmi in disaccordo abbastanza spesso, ma che a suo modo resta un eccellente conoscitore e, perché no, divulgatore del Nostro) nell’articolo con cui non molto tempo fa chiuse la sua rassegna per Il Post sull’opera di Dylan ( https://www.ilpost.it/leonardotondelli/2017/12/31/lultima-fermata-dylan/ ). La mia idea, che per il momento sembra non sia stata ancora smentita dai fatti, è che Dylan con questo lavoro abbia voluto concludere la sua carriera di cantautore. Gli aspetti più ovvi che mi fanno pensare a questo sono due:

1) il fatto che ad oggi, a sei anni dall’uscita di “Tempest”, non è uscito alcun nuovo album di inediti di Dylan, ma solo dischi di cover e di materiale d’archivio. Mi si potrà obiettare che una pausa simile in effetti c’era già stata negli anni Novanta quando, come tutti sappiamo, Dylan lasciò passare sette anni tra “Under the Red Sky” e il magnifico “Time Out of Mind” e in mezzo pubblicò due dischi di vecchi classici folk-blues, peraltro molto importanti per capire la successiva evoluzione artistica del Nostro. In ogni caso non mi risulta che ad oggi siano trapelati eventuali “rumors” sull’eventuale lavorazione o anche solo progettazione di un nuovo disco di materiale inedito.

2) il titolo dell’album, che rimanda immediatamente alla “Tempesta” di William Shakespeare, per l’appunto l’ultima opera teatrale scritta dal Bardo, quella che pare abbia segnato il suo addio alle scene. Chiunque segua Dylan e abbia letto il suo discorso di ringraziamento per l’assegnazione del Nobel sa che Dylan è molto legato all’opera e alla figura di Shakespeare, di cui si serve nel suddetto discorso per riflettere sul rapporto tra letteratura e palcoscenico (ricordo ancora le decine di articolisti che in maniera tristemente miope usarono titoli come “Dylan: sono il nuovo Shakespeare”, dimostrando di aver capito poco delle parole di Bob e comunque di non essere troppo interessati a capirle veramente). E però il solito puntualissimo Carrera nelle sue note spiega che secondo lui il riferimento è più alla tempesta che colpisce la nave di Ulisse (e di conseguenza il Titanic in quella specie di poema epico in 180 versi che dà il titolo al disco), e questo spiegherebbe sia le citazioni omeriche disseminate nei testi sia la stessa copertina che raffigura la dea Atena, protettrice dell’eroe dell’Odissea. Ci può stare; pare anche che Dylan, interpellato in un’intervista abbia negato che il titolo sia riferito alla Tempesta shakespeariana. Sinceramente non mi fido di quanto dice Dylan agli intervistatori di turno, la sua idiosincrasia verso giornalisti ed esegeti è nota fin dai tempi del povero Mr. Jones di “Ballad of a Thin Man”, e spesso ha dimostrato di dare risposte ingannevoli pensate apposta per depistare tutti, come nella famosa occasione in cui affermò che il “poeta italiano del XIII secolo” citato in “Tangled Up in Blue” era… Plutarco. Non credo proprio che si fosse confuso con Petrarca, anche perché tutto lascia pensare che il poeta in questione fosse piuttosto Dante, ma su questo si potrebbero aprire questioni interminabili.

Due indizi forse vaghi, forse no, certo discutibili, però mi pare che “Tempest”, considerato nel suo insieme dato dalla somma delle canzoni che lo compongono, abbia diverse caratteristiche che fanno pensare a un commiato, a un testamento artistico. A partire dall’apertura, solo apparentemente scanzonata, di “Duquesne Whistle” che mi piace immaginare come uno sviluppo di un memorabile verso dalla sua canzone-manifesto del 2000 “Things Have Changed”: «I’m well dressed, waitin’ for the last train.» E in effetti questo Duquesne che sta arrivando (“there’s a slow train coming…” diceva un altro storico ritornello) e di cui il protagonista sente il fischio che ne segnala l’avvicinamento sembrerebbe proprio essere l’ultimo treno, visto che “fischia come se venisse a spazzarmi via”… e ancora “fischia come se fosse la sua ultima corsa”… “fischia come non ha mai fischiato prima e come se non dovesse mai più fischiare”… Mi sembra chiaro che la canzone parli dell’attesa della fine, di un ultimo commiato prima di salire sul treno che ti porta via definitivamente, ma prima di salire c’è ancora il tempo di guardarsi per l’ultima volta indietro, ma senza indugiare troppo perché l’ultimo treno non arriva mai in ritardo: «Chissà se è ancora in piedi quella vecchia quercia / quella dove ci arrampicavamo sempre / senti come fischia il Duquesne / da come fischia direi che è in perfetto orario». Una sorta di corrispettivo dylaniano del “Congedo del viaggiatore cerimonioso”, la poesia di Giorgio Caproni, («…anche se non so bene l’ora / d’arrivo, e neppure / conosca quali stazioni / precedano la mia, / sicuri segni mi dicono, / da quanto m’è giunto all’orecchio / di questi luoghi, ch’io / vi dovrò presto lasciare…»), con la differenza che Giorgio Caproni aspettava il momento di dover scendere dal treno, mentre Dylan – che cerimonioso non è mai stato, anzi, e certo non si sentirà di chiedere perdono a nessuno per il disturbo – aspetta il momento di doverci salire. E il viaggio dell’ultimo treno procede inesorabile tra le dieci canzoni del disco, e a questo proposito mi sento di dare pienamente ragione a Carla quando scrive che «molto più di altri album, "Tempest" richiede una lettura globale, perché ha tutto l'aspetto di una "storia" a ritroso, dai primi amici/amiche di Bob che non ci sono più, fino all'ultimo amico protagonista di "Roll On John", John Lennon, scomparso nel 1980». Penso che Carla abbia centrato pienamente il punto: “Tempest” è un viaggio a ritroso nella vita artistica e umana di Bob, nascosto tra le pieghe di canzoni oscure, impenetrabili, amare e spesso violente, disincantate e ciniche come solo alla fine del viaggio si può riuscire ad essere. Cos’è “Long and Wasted Years” se non l’amaro resoconto conclusivo di una vita di alti e bassi, amori e rimpianti, e che ora si guarda indietro a contare quello che è rimasto e soprattutto tutto quello che è andato perduto? «Penso che appena ho girato la schiena / il mondo intero dietro di me sia bruciato / Forse oggi, se non oggi domani forse / ci sarà forse un limite a tutto il mio dolore // Abbiamo pianto in un freddo e gelido mattino / abbiamo pianto per le nostre anime lacerate / tutte queste lacrime / tutte queste lacrime per lunghi anni sprecati». È un caso che Dylan abbia scelto di chiudere le scalette dei suoi concerti (prima dei bis d’ordinanza) con questa canzone?

E tutto questo avviene sì, come nota Carla, a un anno dalla morte di Suze Rotolo, ma soprattutto – e questo a me davvero non sembra un caso! – a cinquant’anni esatti dall’uscita di quel primo “Bob Dylan” del 1962 che aveva segnato l’esordio discografico del Nostro. Il sipario cala dopo cinquant’anni esatti. E proviamo a confrontare il contenuto del disco del ’62 e di quello del 2012. Il primo, opera ingenua e spontanea di un ventenne, è composto da folksongs tradizionali e vecchi blues, e alla fine una dedica al suo maestro e mentore, Woody Guthrie (“Song to Woody”). L’ultimo, opera matura e meditata di un settantenne, è composto da canzoni inedite che rielaborano in maniera originale folksongs tradizionali e vecchi blues che avranno anche fatto parte del repertorio degli esordi (“Scarlet Town” da “Barbara Allen”, “Tin Angel” dalle Child Ballads “Gypsy Davy” e “Matty Groves”, “Tempest” dalle varie ballate folk sull’affondamento del Titanic e in particolare "The Titanic” della Carter Family, “Early Roman Kings” da “I’m a Man”/“Hoochie Coochie Man” e così via… di “Soon After Midnight” si è già parlato in abbondanza), e alla fine una dedica a un amico ed epigono, quello che negli anni Sessanta aveva detto “Bob Dylan indica la via” (come può aver detto o pensato sicuramente lo stesso Bob, ai tempi, del vecchio Guthrie): John Lennon. E come si chiama la canzone? “Roll On John”, come una vecchia folksong che Dylan cantava nel 1962 ( https://www.youtube.com/watch?v=P9MCXJuG3KA )! E come si conclude la canzone (e l’album)? In maniera singolarissima, e toccante. Con i famosissimi versi della “Tigre” di William Blake interpolati a quelli una preghiera tradizionale inglese:

Tyger, tyger, burning bright
I pray the Lord my soul to keep
In the forest of the night
Cover him over and let him sleep

«Tigre, tigre di splendente ardore / prego il Signore che conservi la mia anima / nella foresta della notte / lo copra e lo lasci riposare». Queste, se si eccettua l’ultima ripetizione del ritornello del brano, sono a tutti gli effetti le ultime parole dell’ultima canzone dell’ultimo disco di Bob Dylan. Da un lato c’è William Blake, uno dei maggiori riferimenti poetici del Nostro: si pensi a “Every Grain of Sand”, a “Dark Eyes”, a “Ring Them Bells” con le sue “colline coperte di pecore”… (o anche a una cosa molto più sottile: in “Simple Twist of Fate” l’insegna al neon dell’albergo è “burning bright”…) Dall’altro, c’è la preghiera al Signore: Dylan prega per l’eterno riposo dell’amico John e anche per il suo, quando sarà il momento. È un finale molto toccante questo: è Dylan che sa che l’ultimo viaggio sta per volgere al termine, che sta per raggiungere l’amico. “Forza John, non mollare…” Sembra dirgli: sto arrivando. Prego il Signore che conservi la mia anima e la tua. Presto ci rivedremo. Sono stati anni lunghi e sprecati, ma siamo giunti al termine… non senti come fischia il Duquesne?

Ecco, ora Bob Dylan potrebbe smentire tutto quanto e pubblicare nei prossimi anni un nuovo disco di inediti in cui ci stupirà ancora una volta. Ma se non dovesse farlo e questo dovesse rimanere davvero il suo ultimo disco di inediti, e queste le ultime parole della sua ultima canzone… beh, sarebbe davvero una splendida, toccante chiusura di carriera.

Due annotazioni a margine, anzi tre.

1) C’è chi giura di sentire nell’intro strumentale di “Roll On John” un omaggio a “Generale” di Francesco De Gregori. In effetti il riff di chitarra è molto simile, se non identico, a quello famosissimo di “Generale”. Sarà un caso? Secondo me, per una volta, è un caso davvero, anche se pare che De Gregori abbia conosciuto Dylan dietro le quinte di un concerto e gli abbia regalato alcuni suoi dischi (lo raccontò in un’intervista); ma per quanto ne sappiamo Bob potrebbe anche non averli mai ascoltati, chissà. Sicuramente anche De Gregori come Lennon è stato a modo suo un seguace della “via” indicata da Dylan, ma non so se questo basti a giustificare un presunto “omaggio” di questo genere.

2) Si parla diffusamente di “Tempest” nell’ultima edizione aggiornata del bel saggio/antologia di Giordano Dall’Armellina, “Ballate europee da Boccaccio a Bob Dylan” (Ed. BookTime), a riprova del legame che unisce le canzoni di questo disco alla tradizione delle antiche Ballads. Un libro, peraltro, che consiglio.

3) A proposito di libri da consigliare, ho acquistato e sto leggendo quello di Maurizio Stefanini e Marco Zoppas, “Da Omero al rock. Quando la letteratura incontra la canzone”, segnalato su queste pagine qualche settimana fa, e lo sto trovando davvero eccellente: competente, completo, scritto benissimo, esplora a 360 gradi il mondo della canzone indagandone i rapporti con la letteratura, quindi non si parla solo di Dylan ma se ne parla naturalmente molto, e molto bene. Merita sicuramente una lettura.

Grazie per lo spazio e alla prossima, Edoardo.


Ciao Edoardo, quasi una recensione completa di  "Temperst", molto ben fatta e piena di buon senso. Alle tue parole c'è poco da aggiungere, però mi lascia un dubbio la tua ipotesi che Tempest sia l'ultimo album di canzoni originali di Bob. Potrebbe anche essere, ma Bob potrebbe smentirci tutti con un disco di inediti pubblicato a sorpresa, non sarebbe la prima volta. A parte questo la tua ipotesi è sostenuta da un ragionamento valido e quindo da prendere in considerazione seriamente. Purtroppo sono obbligato a dover correggere l'errore madornale che hai scritto al punto 2) il titolo dell’album, che rimanda immediatamente alla “Tempesta” di William Shakespeare........ - La foto di copertina dell'album non rappresenta come dici tu "e questo spiegherebbe sia le citazioni omeriche disseminate nei testi sia la stessa copertina che raffigura la dea Atena", perchè la foto di copertina, come ha giustamente spiegato a tutto il mondo (mi prendo un immeritato merito perchè a svelare il mistero è stato proprio un nostro lettore, il nostro Maggiesfarmers Kuore Scuro) che la figura rappresentata in copertina era la statua della Moldava e non quella di Pallade Atena come riportato da molti siti americani. Ti riporto per giustizia e dovere di cronaca la mail di Kuore Scuro così come me la inviò Mercoledi 18 Luglio 2012 ( consultabile direttamente a questo indirizzo:

http://www.maggiesfarm.eu/news61luglio2012.htm

La mail di Kuore Scuro

Ciao a tutti,
nella copertina alcuni hanno riconosciuto la dea Pallade rappresentata nelle diverse statue che adornano il Parlamento Austriaco a Vienna ma non è del tutto chiaro se sia quello il riferimento esatto.

Il gruppo statuario dedicato a Pallade Atena daventi alla sede del parlamento austriaco a Vienna.

La foto del primo piano è vero ritrae il volto di una statua della fontana del parlamento ma secondo questo sito raffigura il fiume Moldava che attraversa la splendida città di Praga e che viene "abbracciata accolta" dal fiume Elba (rappresentata dall'altra donna sulla sinistra).

http://www.parlament.gv.at/GEBF/ARGE/Historisches/DreiGoettinnen/index.shtml 
trad: "La vasca con la fontana in granito è la rappresentazione del fiume Elba e Moldava (a destra), Moldova si trova tra le braccia di Elba"

La statua facente parte del monumento di Pallade Atena rapprresentante il fiume Moldava accolto fra le braccia del fiume Elba usata per la copertina di "Tempest".

- La Moldava è un fiume dell'Europa Centrale che scorre interamente nella Repubblica Ceca , di cui è il maggior corso d'acqua - Mentre la foto (esattamente quella utilizzata per la copertina) si rintraccia nel sito 123rf.com (archivio fotografico) ricercando Dea Pallas.
http://it.123rf.com/search.php?word=dea+pallas&imgtype=1&t_word=goddess+pallas&t_lang=it&srch_lang=it 
Dea Pallas (Pallade - la fanciulla uccisa per sbaglio durante un gioco dall'amica Atena. La dea, in segno di lutto, ne assunse il nome diventando da allora Pallade Atena).
Chi ha commesso l'errore? Quale era l'intenzione del vecchio bob?

Perdonami ma credo che sarai contento anche tu di questa giusta rettifica del nome della statua raffigurata sulla copertina perchè grazie a Kuore Scuro, che per primo su queste pagine identificò di chi era il viso raffigurato sulla copertina dell'album, tutti i siti del mondo si adeguarono cancellando e correggendo le diverse false e sbagliate ipotesi che allora vennero fatte sul nome del viso della statua. Alla prossima, live long and prosper, Mr.Tambourine, :o)

 

 
Martedì 5 Giugno 2018

Talkin' 10502 - zoppasm

Oggetto: Presenrtazione "Da Omero al rock", 7 giugno a Treviso

Segnalo la presentazione di "Da Omero al rock" questo giovedì alle ore
21 presso la Libreria Canova di Treviso.
Allego locandina.



Si parlerà ovviamente anche di Bob Dylan.
Marco

Grazie Marco, appena avrò occasione leggerò il tuo libro. Live long and prosper, Mr.Tambourine, :o)

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Joan Baez, l'addio alle scene è pieno d'emozione                                clicca qui

 

 
Lunedì 4 Giugno 2018

Talkin' 10501 - dinve56

Salve Mister,
ho letto con interesse vivissimo il tuo intervento e quello di Miscio che è di un umorismo folgorante. Che dire? Meglio "fumare l'oppio delle canzoni di Bob" che far danno al prossimo e, soprattutto, quanta conoscenza nei vostri interventi! Aggiungo solo che, molto più di altri album, "Tempest" richiede una lettura globale, perchè ha tutto l'aspetto di una "storia" a ritroso, dai primi amici/amiche di Bob che non ci sono più, fino all'ultimo amico protagonista di "roll on John", John Lennon, scomparso nel 1980. L'album è del 2012 e Suze è morta un anno prima. E se non fosse un caso? Provo a cercare la o le "fairy queen" non solo nelle antiche ballate anglo-scozzesi, ma anche negli ambienti della New York anni sessanta, così sfavillanti e crudeli. Allora la "fairy queen" potrebbe essere una delle donne di Bob, fragili, belle, giovani, magre e diafane, che sembrano fate, ora benigne, ora capricciose e maligne, sempre sessualmente ambigue e potenti. Forse, tra le altre, l'eroina di "Blonde on Blonde"? Qualche risposta si potrebbe trovare in un bel libro di Stein e Plimpton edito nel 1983 da Sperling & kupfler. Viva il sito e lunga vita! Carla.

Ciao Carla, attualmente stiamo benissimo con il nostro spacciatore che ci fornisce dell'ottimo oppio che ci fa star bene e non ci fa far male al prossimo. Scherzi a parte, le discussioni belle ed interessanti possono nascere da piccole cose, da una frase, da un nome, poi si fa un giro nella nostra memoria in collaborazione con alcune ricerche e si trovano suggestive spiegazioni ad alcuni dubbi che possono nascere nel leggere e tentare d'interpretare i testi di Bob. Anche la tua supposizione che "Tempest" possa essere stato un album di "ricordi" potrebbe essere veritiera. Per quanto riguarda la tanto chiacchierata "fairy queen" potremmo anche pensare ad alcuni nomi di personaggi reali che hanno avuto a che fare artisticamente con Dylan. Nei suoi anni newyorkesi Dylan ha frequentato diverse persone omosessuali, i più famosi sono stati Allen Ginsberg, Andy Wharol e William S. Burroughs, ma pur essendo un donnaiolo incallito, Dylan non ha mai disdegnato la compagnia e l'arte di questi artisti, quindi, riprendendo la strofa della canzone che dice: "Charlotte è una prostituta, Veste di rosso scarlatto; Mary veste di verde, E' poco dopo mezzanotte, e ho un appuntamento con la regina degli omosessuali". Se riteniamo credibile l'ipotesi Wharol allora Charlotte potrebbe essere Edie Sedgwick, attricetta che Dylan frequentò ai tempi della "Silver Factory" di Wharol che sembra essere il personaggio protagonista di "Like a Rolling Stone", la compatita" Miss Lonely che non ha imparato niente dalla vita sulla strada se non a sprecare tempo e danaro. Mary potrebbe essere la cantante Nico (quella dei Velvet Underground) per la quale Dylan scrisse "I'll Keep It With Mine", ma sono solo ipotesi suggestive e non dimostrabili. Solo Dylan sapeva cosa voleva realizzare con "Tempest", ma certo quello che ne uscì non era quello che aveva desiderato lui, "Volevo fare un album di stampo religioso, ma non avevo abbastanza materiale" dichiarerà dopo l'uscita del disco. Facciamo un rapido riepilogo di "Tempest", il 35esimo album in studio, arrivato dopo 50 anni di onorata carriera alla bella età di quasi 72 anni. "Tempest" è un album bellissimo, non tra i migliori di Dylan, forse non un capolavoro, ma è senz’altro il disco della maturità, del dolore, della rabbia, soprattutto un disco profondamente oscuro, che racconta vecchie storie, di grandi navi che affondano con tutto il loro carico umano di speranze e delusioni, come spesso accade nella vita. Parla di rovine, di decadenza e della cattiveria della società, del crollo della lealtà e dei suoi simboli che portano al termine delle speranze.
Personaggi veri e di fantasia si mischiano in un gorgo senza fine che tutto trascina al fondo, il Titanic, John Lennon, le città agli sgoccioli della civiltà, vicine alla loro fine, dove ogni cosa si paga col sangue, anche se col sangue di qualcun’altro. Storie vecchie come il mondo, di triangoli amorosi che finiscono in tragedia pura, tra omicidi spietati e suicidi indotti dal rimorso.
La scena raccontata da Dylan è alla “desolation row”, e per questo il Nostro la narra con tutto il dolore e tutta la rabbia di cui è capace, con la sua voce fangosa, afona e roca, una raspa fastidiosa e coinvolgente, affascinante nella sua bruttezza e nella sua capacità di emozionare come nessun’altra, rifacendosi a suoni e stili ormai passati, forse quelli della sua infanzia, dove il suono era crudo e non arricchito dalle maestose sale d’incisione odierne con migliaia di sovraincisioni che creano una inattacabile fortezza sonora. Dylan sembra marciare in senso contrario alle tendenze e alla civiltà che avanza distruggendo quello che le generazioni precedenti avevano costruito, ma in fondo lui è sempre stato un pò così. A lui interessa comunicare quello che c’è dentro la sua anima e la sua mente, ma a modo suo, non sempre viene capito al volo, è vero, i suoi testi vanno girati e rigirati per trovare il codice d’accesso al significato, idem per le sue motivazioni. L’attuale suono è un mix tra le radici americane della musica, Modern Times e Together Through Life, a volte ingentilito e invece in altre occasioni volutamente esasperato nella sua efficiente povertà e spontaneità.

Il disco comincia in modo divertente con "Duquesne Whistle", un vecchio shuffle che ti cattura immediatamente, ti strappa un sorriso, ti strizza l’occhio, sembra dire “vedi che il vecchio Bob c’è sempre?”, canzone e suono dei bei tempi andati, che fa degna coppia con lo swing aggrazziato di sapore old-jazz e l’eleganza stile crooner di "Soon After Midnight". Duquesne potrebbe essere una Università di Pittsburgh, una città fantasma in Arizona, un piccolo villaggio del Missouri, una piccola città in Pennsylvania, ma già in questi primi due brani c’è tutto il Dylan di oggi. Ci sono le storie che ti portano a percorrere una "lunga e stretta via", c’è il rimpianto e l’amarezza di quegli “Anni lunghi e sprecati”, c’è la rabbia di "Pago col sangue". Un percorso che conduce pian piano all’interno della “Città scarlatta”, luogo inquietante, con strade che han nomi che è meglio non pronunciare, un mix quasi fotografico di momenti dove il disagio ti salta addosso, dove le parole sono dure, dove piangere è quasi proibito, popolata da miserabili di ogni sorta che tirano avanti tra alcolici, stupefacenti e folate di vento gelido a rendere l’esistenza più penosa. Ci sono i fantomatici "Early Roman Kings" un blues che più blues non si può, i re romani sono una famigerata gang del Bronx? O la trasposizione metaforica dei prelati del Varticano con i loro collegamenti con la mafia? Le domande sorgono spontanee mentre la voce di cartavetrata di Dylan esegue un cover personalizzata di Mannish boy, di I’m a man o di una nuova Hoochi Coochie Man.

Ed ecco apparire in mezzo a tutto questo disastro il lato cinematografico e favolistico di Dylan, che ormai è padrone assoluto di chi l’ascolta con una ridda senza sosta di personaggi veri e bizzarri, felici e disperati, veri o inventati, la realtà che si fonde con la favola, il mito, il cinema e la poesia. Dylan dimostra che nessuno è crooner come lui, nessuno racconta le storie come lui, nessuno le canta come lui, nessuno le scrive come lui. Dylan naviga nel suo mare personale, dove le vele lo portano dove vuol lui e non dove vuole il vento, celestiale nocchiero di una nave in gran tempesta con suo carico mortale di cento e cento spiriti, dove la morte è l’atto finale senza allegorie, la morte è reale, raccontata quasi con il distaccono tipico del cronista televisivo. “Tin Angel” e “Tempest” possono annoiare o lasciare sconvolto l’ascoltatore, non c’è via di mezzo, non c’è pietà per nessuno, Dio e gli Angeli guardano da un’altra parte mentre la tragedia si consuma in tutta la sua drammaticità, migliaia di vite stanno per essere sacrificate alla vanità umana ed alla boria babilonese di arrivare al cielo per dimostrare a Dio che l’uomo è fatto a sua immagine e somiglianza, che l’uomo può tutto, che la mente concepisce e la mano costruisce senza la conoscenza necessaria. Cose che stupiscono? Assolutamente no, il Titanic sarebbe affondato anche senza iceberg, spezzato in due dall’arroganza dei suoi costruttori, un immenso colosso dai piedi d’argilla.
E come se tutto questo non fosse sufficiente, ecco apparire il viso familiare di Lennon, ecco che Dylan si mette a raccontare un’altra storia di morte, la morte di un amico, la fine di un sogno che si era trasformato in un incubo.
“Non mollare John” lo incita ancora Dylan a distanza di trent’anni, “Tieni Duro”, avevi ragione tu, anche se un fanatico ti ha sparato nella schiena come il peggiore dei vigliacchi. Sembra di vederlo il caro vecchio John, protagonista principale delle pazze pensate di Yoko, sorvegliato speciale della C.I.A. per il suo desiderio di pace che inevitabilmente si scontrava con le necessità dei padroni della guerra, e stranamente, ecco di nuovo qualcuno che spara. Casualità e basta? Chi può dirlo, anche qui si accettano scommensse, “Ti hanno legato le mani e ti hanno chiuso la bocca, non c’era via d'uscita da quella caverna profonda e oscura” dice Dylan, dubita anche lui o son solo parole casuali? Forse Dylan ha preso atto che prima o poi dovrà andare a ritrovare John in qualche angolo del cielo? Perchè 30 anni dopo? Perchè lo spirito di John ha vinto e sconfitto la morte che tutto vorrebbe cancellare? Le parole di Imagine sono la risposta vincente, nessuno potrà mai cancellare il suo sorriso sornione, potrà spegnere la luce di quegli occhi nascosti dietro gli occhialini rotondi, il suo abito bianco e le sue scarpe da tennis continuano a vagare per New York, John è morto viva John, John è più che mai vivo, continua così John.
Dylan termina la sua lunga sequenza di sangue e dolore con questa canzone, chiude un grande album che fa pensare, ci obbliga a guardarci nello specchio per vederci come siamo realmente, incapaci di uscire dalla desolazione morale e materiale che ci circonda, che lui ci ha costretto a rivedere come se stessimo guardandoci allo specchio per la prima volta. Non è il disco che voleva lui ha detto, Tempest fa venire i brividi, e se fosse stato come voleva lui? Scusa se mi sono dilungato un pò, live long and prosper, Mr.Tambourine, :o)


 

 
Sabato 2 Giugno 2018

Talkin' 10500 - miscio.tux

Oggetto: Soon After Midnight, la canzone del serial killer?

Caro Mr. Tambourine,
ovviamente nessuno di noi possiede la certezza, tutti abbiamo in tasca un pezzo di verità e un pezzo di errore. Ma le asserzioni hanno un grado di probabilità e se dovessi scommettere tra l'esistenza degli alieni carnivori e il fatto che Dylan conosca bene una Child Ballad come Tam Lin, qualche preferenza ce l'avrei. Non era mia intenzione quella di mettere in croce la traduzione di Papeo, che dobbiamo solo ringraziare. Del resto, col senno di poi, la sua traduzione della Fairy Queen che io pensavo sbagliata, è stata meglio giudicata da Edoardo, come una traduzione possibile ma che risolve univocamente quell'elemento di ambiguità su cui è costruita la canzone. Come sai il mio intervento l'ho inviato prima che tu pubblicassi i suoi, quindi è solo un caso che le nostre opinioni si siano incrociate, sollevando un polverone per un termine. Io volevo soltanto far conoscere a Carla, che aveva mostrato il suo interesse alla canzone, alcune cose che avevo trovato in seguito alle ricerchine su "Tempest". E quindi l'incipit sulla Fairy Queen era solo un pretesto per raccontare la storia di Tam Lin. Mi rendo anche conto che con tutto quello che sta succedendo fuori dalla Fattoria, le nostre disquisizioni ci fanno sembrare dei fumatori di oppio. Sarà il nostro modo di curare l'angoscia. Riporto solo un'ultima cosa sulla canzone in questione, cioè l'unico tentativo di interpretazione completa (che io conosca, polpettoni di Kees de Graaf a parte), fatto da Heinrich Detering, professore di letteratura comparata a Gottinga, nel suo libro "Bob Dylan". Di “Soon after Midnight” dice:

(La seconda canzone inizia con un distico romantico “Sono alla ricerca di frasi/per cantare le tue lodi; ma il languire lento del Country Waltzer non allude all’erotismo e all’amore, ma annuncia un Liebestod (letteralmente "morte d'amore", da Liebe, amore e Tod, morte: https://it.wikipedia.org/wiki/Liebestod ) molto speciale. Ancora una volta, come nelle canzoni Floater e Huck Tune, non ascoltiamo qualcuno chiamato Bob Dylan, ma il monologo di una figura aliena, che viene identificata solo dalla situazione all’interno della quale parla e dalla sua intenzione nel discorso; e questo parlante è il più mostruoso di tutti, perché nei suoi versi lusinghieri covano sogni di tipo diverso da quello previsto. Dopo aver passato in rassegna le immagini di diverse ragazze (“Charlotte è una prostituta/veste di rosso/ Mary veste di verde”), mormora tra sé e sé, con strofe che terminano perfettamente in rima “Cinguettano e blaterano/Cosa importa/Mentono e muoiono nel loro sangue/Two-Timing Slim, chi ha mai sentito parlare di lui?/Mi trascino il suo cadavere nel fango. ”In realtà di “Two-Timin’ Slim” non si parla più, solo da cadavere il Gangster è menzionato come concorrente e vittima. E cadaveri sono prima o poi tutte le ragazze, ancora così divertite che “ciarlano e blaterano”, Mary e la puttana Charlot, mentono e muoiono nel loro sangue. La stessa sorte ha, come si capisce, rabbrividendo, in un secondo momento, la ”Honey” che è “passata”, “ha preso i miei soldi”; a lei il cantante si riferisce con una pausa drammatica “She was passsing-by”, una pausa durante la quale pensare il ricordo dell’indicibile. La stessa sorte probabilmente toccata alla precedente “Fairy Queen”, nell’ora delle streghe: Subito dopo Mezzanotte, quando la luna si riflette negli occhi dell’assassino “the moon is in my eyes”. In realtà è aspettando loro che il killer canta queste rime zuccherose. Solo ora, troppo tardi, diventa chiaro il motivo per cui lui non aveva fretta e non temeva la furia della persona amata. (“Io non ho fretta/non ho paura della tua furia.”) - ma perché dovrebbe essere così sconvolto da dei teneri incontri? Chiaro è anche il motivo per cui il cantante assicura nello stesso verso di aver sperimentato resistenze più forti di quelle di lei, dopo tutto infatti, è già stato “giù nel mattatoio”. E poi alla fine, in tempo per il tenero verso finale, è anche chiaro di che cosa è in attesa con tanto entusiasmo:”E’ adesso o mai più/più che mai/Quando ti ho incontrato non pensavo che si dovesse fare/E’ appena passata mezzanotte/e non voglio nessun'altra che te.” Con lo schema dell'azione e dei personaggi si ribalta qui anche quello del Genere: il “Sogno di una notte di mezza estate” è una storia di orrore; la canzone d’amore dolce con le consumate parole in rima si dimostra essere una versione macabra della murder ballad: il monologo di un serial killer sentimentale. E noi, il pubblico, diveniamo suoi confidenti, perché dopo tutto “Ho bisogno di dirlo a qualcuno”.)

Secondo Detering, dunque, si tratterebbe del racconto di un serial killer.
Ciao, Miscio.

Caro Miscio, credo che tutti noi abbiamo vissuto, ognuno a modo suo, il "sogno di una notte di mezza estate". Molte fanciulle come Ermia rifiutano di sposare Demetrio perchè innamorate di Lisandro.Tutti noi abbiamo avuto, prima o poi, come Ermias, un'amica di nome Elena con la quale confidarci, molti hanno deciso di scappare, contro il volere dei genitori, per coronare il loro "sogno", nel nostro sud si chiamava la "fuitina". Molti incontrano sulla loro strada persone come Titania ed Oberon, o come il folletto Puck. Shakespeare ha raccontato nel suo dramma il dramma che è un pò di tutti prima o poi, e naturalmente molti si sono ispirati al suo racconto. Anche Shakespeare si è lasciato andare a fantasie fuori dalla realtà, gli elfi ed i folletti non esistono, invece con quello con la testa d'asino ha anticipato i tempi di molti politici. La fantasia fa parte dell' arte, serve per creare e per disfare situazioni anche inverosimili, ma questo non dimonuisce il valore dell' arte stessa. Saprai certamente che nel 1692 ci fu però un adattamento musicale del "sogno di una notte di mezza estate" da parte di Henry Purcell che ebbe proprio il titolo di "The Fairy Queen", una versione ridotta in cui Bottom (quello con la testa d'asino) era il personaggio principale. https://it.wikipedia.org/wiki/The_Fairy_Queen

Sono con te quando affermi che le nostre disquisizioni ci fanno sembrare dei fumatori d'oppio, ma meglio questo che pensare sbagliato e rovinare la povera gente. L'interpretazione della canzone fatta da Heinrich Detering è interessantissima, potrebbe avere dei fondamenti di verità, dipende da che punto si parte ad analizzare una cosa. Io però non sono tanto propenso a pensare che la canzone sia il racconto di un serial killer, mi sembra una interpretazione un pò forzata, ma questa è solo la mia opinione e Detering potrebbe avere tutte le ragioni del mondo. Comunque ti ringrazio ancora per essere una specie di "punta di diamante" fra coloro che scrivono alla Fattoria, relazioni sempre precise e ben documentate ed argomentate. Tu e l'amico Sir Eglamore avete la capacità di farmi sentire spesso piccolo piccolo con vostre parole, ma questo è un bene e non un male. Alla prossima, live long and prosper, Mr.Tambourine, :o)

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Venerdì 1 Giugno 2018

Talkin' 10499 - rudysalvagnini

Oggetto: Tam Li

Ciao,
Ho letto con interesse le argomentazioni su Soon After Midnight che alla fine hanno coinvolto Tam Lin. Volevo solo segnalare, se può essere di interesse, che la storia di Tam Lin è stata oggetto di una versione cinematografica, in Italia intitolata Sapore di donna (in originale The Ballad of Tam Lin oppure The Devil’s Widow). Si tratta dell’unica regia del famoso attore Roddy McDowall ed è interpretata, tra gli altri, da Ava Gardner: film curioso e, per certi versi, interessante, con più di qualche venatura horror. Non so se Bob Dylan l’abbia visto, ma potrebbe averlo fatto. Il film è stato girato nel 1969 e distribuito nel 1971.
Alla prossima, Rudy Salvagnini.

Grazie dell'informazione Rudy, sono convinto che quasi nessuno lo sapeva, me compreso!!! Alla prossima, live long and prosper, Mr.Tambourine, :o)

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Talkin' 10498 - edoardobarghini

A proposito del sapiente intervento di Miscio: posto che il mio non è stato un "gigantesco lavoro di ricerca" come hai definito entrambi gli interventi, ma ho semplicemente esposto delle riflessioni nate dalla lettura del testo e al massimo dalla consultazione delle note di Carrera e di qualche vocabolario, ho letto con grande interesse la sua analisi e devo dire che trovo intriganti alcune delle corrispondenze che traccia tra la canzone di Dylan e la ballata di Tam Lin, di cui non conoscevo il testo ma solo il titolo e l'argomento. Certo la certezza su cosa passasse nella mente di Bob quando ha scritto i suoi versi non ce l'avrà mai nessuno, ed è altrettanto vero che spesso le coincidenze non sono nient'altro che coincidenze. In ogni caso mi si lasci ringraziare Miscio per la bella e ricca pagina che ho letto con interesse e da cui - a prescindere dalla pertinenza o meno con la canzone di Dylan - ho imparato più di qualcosa.
Edoardo.

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Talkin' 10497 - dinve56

Oggetto: Fata - Fairy

Buongiorno Mr. Tambourine,
molto interessanti gli ultimi interventi sul testo di "Soon after midnight", che a me piace molto come canzone e di cui, come sempre, devo leggere il testo in traduzione italiana poichè non conosco l'inglese. Dylan ci ha attirati in un'ennesima "trappola" benefica, cioè nel labirinto dell'uso poetico del linguaggio che, come ricorda giustamente Edoardo, è polisemico e simbolico; assai più complesso il ragionamento sui richiami dei testi dylaniani; i richiami ad altri testi sono da ricercare più nella tradizione folklorica delle culture inglese ed americana che nella produzione poetica "alta", sebbene non manchino echi e suggestioni da Eliot, Ferlinghetti ed altri scrittori americani dell'otto-novecento. L'originalità di Dylan consiste nella sovrapposizione di testi e linguaggi di varia provenienza e nella capacità di far perdere le tracce delle fonti a cui ha attinto. Dico brevemente la mia sul senso di "fairy queen". La parola inglese "fairy" ha come significato-base il termine "fata" che, in italiano, si ricollega al termine latino "fatum", cioè destino; non a caso nelle tradizioni popolari la fata o le fate compaiono nei momenti cruciali della vita: la nascita, le nozze, e possono avere ruolo benefico o malefico. Perchè questo mutamento di senso da "fata" a "omosessuale"? Forse, vado con cautela per l'ignoranza dell'inglese, il termine "fairy-fata" riconduce ad una creatura che ha sembianze femminili, ma può nascondere caratteri maschili. E' una spiegazione? Forse. Vedo, però, un altro livello di interpretazione: le fate, soprattutto nella tradizione celtica, aiutano i deboli, i perseguitati, le vittime dell'ingiustizia. Avrei altre considerazioni che nascono dalla lunga e faticosa perlustrazionbe dell'album in cui si trova "Soon after midnight". Alla prossima e lunga vita! Carla.


Cara Carla, la questione fata/omosessuale non sarà mai risolta, Dylan non ce lo dice chiaramente, lascia aperta la via all'interpretazione che ognuno di noi trova più adatta. Certamente, come dici tu,  una creatura che ha sembianze femminili può nascondere caratteri maschili, ed è proprio questo il nocciolo, in genere la persona omosessuale manifesta atteggiamenti e comportamenti in contrasto con la sua natura originale, forse potrebbe essere dovuto alla natura o forse ad una forma mentale che un eterosessuale fatica a comprendere ma che riesce sicuramente ad accettare. Non saprei dirti se questa sia una spiegazione valida, di certo nella strofa di "Soon After Midnight" dove la fairy queen è citata con altri 2 nomi di prostitute la situazione non è per niente allegra, direi più rassegnata nella constatazione delle cose della vita, a volte belle ed a volte meno. Le Child Ballads hanno sempre un sapore particolare, con alla base qualcosa di tragico. Ricordo ancora che Child Ballads non significa "ballate per bambini" ma "ballate di Child", dal nome di Francis James Child che è stato colui che le ha studiate, raccolte e catalogate. A Child spetta senz'altro il merito di avere individuato con esattezza che cosa sia un'autentica ballata popolare, e quali ne siano le caratteristiche compositive fondamentali dal punto di vista testuale. Lo stile narrativo delle autentiche ballate popolari (non solo angloscozzesi) consiste in una narrazione che, usualmente, inizia quando l'azione si è oramai avviata verso la catastrofe. L'ambientazione, il tempo e l'aspetto dei personaggi sono affidati soltanto a dei flash o a pochi accenni casuali; i personaggi, compresi a volte i protagonisti, saltano letteralmente fuori dal nulla quando sono necessari, e scompaiono in modo altrettanto brusco quando hanno esaurito la loro funzione narrativa. I mutamenti di scena e di luogo avvengono all'improvviso, senza alcuna connessione o spiegazione; talvolta una scena si apre nel bel mezzo di un'altra. Il passaggio tra la narrazione ed il dialogo avviene invariabilmente ad un punto cruciale e "strategico" della storia e, per mantenersi in linea con l'andamento vivido della narrazione, il dialogo è chiaro e preciso; non c'è nessun commento, nessuna parola viene sprecata ed anche gli intercalari ("dice", "disse" ecc.) sono ridotti al minimo e quasi sempre appaiono solo per mantenere il ritmo del verso. Spesso, anzi, si è costretti a ricorrere alla logica (e quindi è necessario aver seguito bene lo svolgimento dell'azione) per capire chi è che sta parlando, come, ad esempio in Katharine Jaffray e nello stupendo dialogo finale di The Bonny Heyn (Child numero 50). Altre caratteristiche salienti delle ballate sono il linguaggio estremamente stereotipato, la tecnica della ripetizione progressiva e del parallelismo (che ha addirittura echi nel linguaggio biblico), l'uso frequente dell'iperbole e dell'eufemismo.
Quanto agli argomenti, la stragrande maggioranza delle ballate angloscozzesi catalogate dal Child è incentrata su fatti di cronaca che si potrebbero definire da giornalismo popolare: storie di tradimenti, vendette e crimini domestici. La ragazza madre uccide regolarmente il proprio figlio appena nato, l'amante snaturato massacra brutalmente la povera donna che ha messo incinta, le innamorate tradite si prendono delle crudeli vendette, così come i mariti che scoprono l'infedeltà delle mogli (l'esempio tipico è Little Musgrave and the Lady Barnard, Child numero 81). I fratelli e le sorelle si uccidono fra di loro per gelosia o per rivalità a causa di una ragazza o di un bel giovanotto; il terribile fratello di The Cruel Brother pugnala a morte la bella sorella perché si è dimenticata di chiedere il suo parere prima di sposarsi. L'incesto, accidentale o consapevole, è all'ordine del giorno. L'opposizione della famiglia ad una relazione amorosa è il casus belli in decine di ballate, tragiche o d'altro genere. In tali contesti, il teorema freudiano si applica alla perfezione: i padri si oppongono al matrimonio delle figlie, le madri cercano di mettere i bastoni fra le ruote ai figli oppure, se non ce la fanno, tormentano invariabilmente le nuore indesiderate, spesso, se sono "esperte" del settore, servendosi di artifici magici (come ad esempio in Willie's Lady). Le ballate originali americane mostrano un'interessante predilezione per gli stessi argomenti, sebbene, ovviamente, le antiche trame vengano adattate ad un ambiente più moderno. Poche ballate (per non dire nessuna), però, trattano di relazioni fra esseri soprannaturali ed umani, cosa frequente in alcune delle migliori ballate britanniche. Le ballate di argomento religioso sono appena più frequenti nel canone Childiano che nelle balladries moderne. Nel Medioevo erano probabilmente quelle più in voga, ma dopo la Riforma i Protestanti devono averle trovate decisamente inadatte. Per quanto riguarda le ballate umoristiche, si hanno quasi sempre delle vicende piuttosto banali di coppie sposate: il marito tradito, la moglie-megera, la sposa o lo sposo scontento che tenta di buggerare il coniuge; ciononostante, le Child Ballads contengono almeno un piccolo capolavoro umoristico, la ballata "pastorellesca" The Broomfield Hill.
Per una più completa informazione sulle Child Ballads clicca il link
https://it.wikipedia.org/wiki/Child_Ballads .

Live long and prosper, Mr.Tambourine, :o)

 

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