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MAGGIE'S FARM

SITO ITALIANO DEDICATO A BOB DYLAN

2016 Nobel Prize in Literature

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Mercoledì 21 Febbraio 2018

Talkin' 10386 - walking_antique

Ciao Tambourine,
puoi togliere dalla vetrina il mio annuncio, i tre biglietti per Milano sono andati venduti.
Grazie, Alessandro.

Fatto! Son contento che la Fattoria abbia potuto aiutare un vero Maggiesfarmer come te ed altri tre che han potuto avere i biglietti essendo Milano sold-out da tempo. Live long and prosper, Mr.Tambourine, :o)

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Bob Dylan, il fantasma - di Leonardo Tondelli                                             clicca qui

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La più grande figura di merda della storia della musica

Patti Smith sembrava un dinosauro in un negozio di cristalleria, è davvero era difficile pensare che Dylan si vestisse, “pinguino fra i pinguini”, mischiandosi alla nobiltà Reale ed Accademica di Stoccolma. Il premio Nobel 2016 era iniziato ad Oslo con il conferimento dell’ambito Nobel per la pace al presidente derlla Bolivia Juan Manuel Santos, seguita poi dal resto delle premiazioni nella capitale svedese, così la gloriosa giornata del Nobel è diventata la gloriosa giornata del Grande Assente. Quasi si trattasse di un premio assegnato ad un contumace, ad amplificare non tanto il motivo dell’assenza («impegni pregressi») conseguenza della decisione del poeta laureato del rock n’ roll di non essere presente, quanto lo scompiglio generato nell’antico mondo tradizionalista della letteratura con la decisione di premiarlo al posto di «un vero poeta o di un vero scrittore», uno le cui parole siano scritte in un libro serio e non in una «canzonetta» che si esaurisce in tre minuti, per quanto possa essere considerata un’opera d'arte e per quanto possa essere stata condivisa da milioni di persone in tutto il pianeta.

Così al posto del “pinguino” Bob a Stoccolma si è presentata una sostituta, una vecchia e spellacchiata leonessa del rock senza più denti, senza artigli e senza memoria, una leonessa che si mette a piangere nella sterminata savana del mondo perchè non si ricorda più come si fa ad afferrare la preda. Che figura per cotanta artista,che si è fermata, si è messa a piangere nascondendo il viso con le mani e poi chiedere scusa di non aver ricordato bene le parole, e chiedere il permesso per ricominciare dall'inizio il capolavoro di Bob «A hard rain's a-gonna fall». Immagino l’incazzatura di Bob nell’assistere ad una scena così pietosa!
E che caspita, bastava un fogliettino 10X7 fissato con un pezzetto di scotch al leggio per evitare una figura di merda in mondovisione! Possibile che nessuno in campo musicale, e quelle esibizioni non le organizzano quelli dell’oratorio del mio paese, abbia pensato di prevenire una cazzata del genere piazzando un monitor con le parole come quelli del Karaoche o al limite il classico foglietto con le parole? Io credo non esistano scuse per un errore così dilettantisctico, fatto poi da un monumento del rock diviene ancor più straziante.

Horace Engdahl, membro permanente dell’accademia svedese di Stoccolma, ha detto per presentare il Nobel al fantasma di Bob: «Bob Dylan è stato uno shock. Il pubblico che si aspettava canzoni folk si è trovato davanti un giovanotto con la chitarra che fondeva il linguaggio della strada e della Bibbia in un nuovo elemento che avrebbe fatto sembrare la fine del mondo un replay superfluo. All'improvviso tutta la poesia del mondo è sembrata anemica, mentre le parole delle canzoni che i suoi colleghi continuavano a scrivere sembravano come la vecchia polvere da sparo dopo l'invenzione della dinamite» (che, per inciso, fu opera di Alfred Nobel).
Ha continuato poi «La gente aveva smesso di paragonare Dylan a Woody Guthrie e Hank Williams evocando invece Blake, Rimbaud, Whitman, Shakespeare. Aver riconosciuto la rivoluzione attribuendo a Dylanimmaginare di collegare le canzoni-poesie di Dylan con l'antica poesia greca della quale però non abbiamo mai conosciuto la musica che di sicuro c’era.. E poi di azzardare questa definizione: «È come l'Oracolo di Delfi che legge il tg della sera».

“L’operazione Nobel” è stata gestita con una strategia da esempio per CIA, FBI, KGB, MOSSAD, STASI e compagnia bella. Tutti sapevano che Bob doveva essere in sala di registrazione a preparare l’inutile e noioso “Triplicate”, quindi non avrebbe avuto nessuna difficoltà ad interrompere le registrazioni per un paio di giorni e presentarsi a ritirare il premio, ma non ci sarebbe stata tensione, i giornali ne avrebbero parlato per tre o quattro giorni e poi basta. Invece il regista di Bob Dylan è stato capace di tenere accesi i fari sulla questione per sei mesi.
Poi con uno scolastico discorsetto tenuto in un albergo segreto il Nostro ha incassato il quasi milione di dollari del premio e alla leonessa del rock è rimasta la più grande figura di merda della storia della musica. Come diceva Arbore “Meditate gente, meditate”, e se Patti ci avesse pensato un pò prima avrebbe evitato la sua Waterloo.
Mister Tambourine.

 

 
Martedì 20 Febbraio 2018

Talkin' 10385 - maurizio.longo1969

Ciao,
vendo biglietto per Mantova come da foto che allego.
Prezzo pagato, contattatemi su maurizio.longo1969@gmail.com
Maurizio

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Talkin' 10384 - dinve56

Salve Mister,

l'idea dell'incontro tra amici della Fattoria intorno al desco è simpatica; io, per adesso, mantengo l'assetto da eremita e aspetto il mio primo concerto di Dylan e poi... si vedrà. Con amicizia. Alla prossima e lunga vita! Carla.

Bene Carla, se deciderai di partecipare sarai ben accetta! Live long and prosper, Mr.Tambourine, :o)

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Meglio Bob Dylan di Borges                                                                     clicca qui

 

 
Lunedì 19 Febbraio 2018

Talkin' 10383 - naxela56

Ciao Mr. Tambourine,
leggo di un possibile incontro davanti a una tavola imbandita e sento che mi piacerebbe esserci. A parte che in qualche occasione ai concerti del Nostro, è dai tempi di Hamster e Duck che non partecipo a una reunion della Farm. Partecipare alle discussioni su Bob su Facebook è una cosa. Parlarne dal vivo un'altra. Suppongo che sia un po' come la differenza tra sentirlo su disco e sentirlo dal vivo.
Saluti, Alexan Wolf.

Benvenuto a bordo Alex, spero che nei giorni futuri si aggiungano anche altri amici. Posso anticipare a tutti che l'allegra brigata dylaniana siederà davanti ad una bella tavola imbandita in quel di Brescia, quindi coloro che abitano nel nord non avranno nessuna difficoltà a raggiungere "La leonessa". Più avanti, quando sarà definito il numero dei partecipanti e quando il tempo sarà più propizio, suggerirei fine primavera / inizio estate, vi fornirò particolari più precisi. Live long and prosper, Mr.Tambourine

Per il momento i probabili partecipanti al simposio dylaniano sono:

Sir Eglamore, ospite premuroso e promotore del simposio che si svolgerà a casa sua o in luogo adatto di sua scelta
Giuseppe Enrico Bianchi (gebianchi)
Dario Twist of fate (calabriaminimum)
Alexan Alexian (naxela56)
Mr.Tambourine (spettral@alice.it)

Spero che qualcun'altro si voglia unire a questa dilettevole compagnia!

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Quest'uomo fondò i Pink Floyd

  

Quando i Pink Floyd non passarono più a prendere Syd Barrett

26 gennaio 1968: La storia del giorno in cui Roger Waters, David Gilmour, Richard Wright e Nick Mason smisero di andare a prendere Syd prima dei concerti

Nel 1967 la fama dei Pink Floyd era in costante ascesa. Il gruppo aveva pubblicato alcuni singoli che in pochi mesi scalarono le classifiche come “Arnold Lane” e “See Emily Play”. Ma nonostante questi successi e la grande accoglienza ricevuta col disco di debutto “The Piper at the Gates of Dawn”, i rapporti all’interno della band non andavano idillicamente. Syd Barrett, la mente geniale e lucente e ispirazione delle prime canzoni della band, era diventato una persona incontrollabile ed inaffidabile, e le sue esibizioni dal vivo erano diventate un grandissimno punto di domanda. Chitarre scordate, canzoni suonate in tonalità diversa rispetto al resto della band, e improvvisi “blackout” dell’artista rendevano impossibile continuare.
Per aiutare la band a proseguire sulla giusta strada venne chiamato alla chitarra David Gilmour, vecchio amico Barrett, dando vita ad una formazione a cinque elementi: Barrett, Waters, Wright, Mason e Gilmour. Un vero sogno, visto dal nostro punto di vista, ma che ad un certo punto portò ad un’inevitabile rottura.
Gilmour era bravissimo, la band si amalgamò istantaneamente con il suo stile dolce, preciso e profondo.
Brain Damage era inizialmente intitolata Lunatic e nel disco “The Dark Side Of The Moon” viene cantata da Roger Waters. La canzone trae spunto dall'instabilità mentale di Syd Barrett, a cui si riferisce il verso "And if the band you're in starts playing different tunes" (Syd venne infatti allontanato dal gruppo proprio perchè in concerto cominciava a suonare tonalità diverse dal resto della band).

Il 26 gennaio 1968 nacquero i Pink Floyd per come li conosciamo oggi (o almeno fino al 1983): durante il solito passaggio in macchina per recuperare tutti i membri della band in occasione del concerto all'Università di Southampton, un membro dei Floyd fece una telefonata all’autista comunicando semplicemente di non passare a prendere Syd. Gilmour in un'intervista rilasciata nel 1995 a Guitar World dichiarò: "Una persona in macchina ha detto: "Andiamo a prendere Syd?" e un'altra persona ha detto: "Non disturbiamoci". Tuttavia, hanno omesso di dire a Syd che i suoi servizi non erano più necessari all’interno della band da lui creata. Richard Wright, che con Barrett condivideva l’appartamento, quel giorno del gennaio 1968 dovette mentire a Syd come dichiarato nel documentario “A Very Irregular Head”: “Ho dovuto dire cose come "Syd, vado a prendere un pacchetto di sigarette e poi esco". Ma alla fine ha capito perfettamente cosa stava succedendo.

Inizialmente venne proposto a Barrett di rimanere a casa e assumere il ruolo che Brian Wilson aveva fatto con i Beach Boys, concentrandosi sulla scrittura di canzoni e sulle registrazioni. Ma questa idea non venne neanche lontanamente presa in considerazione e non è ancora chiaro quanto lunga, e quanto imbarazzante, sia stata la rottura definitiva dei legami.
I Pink Floyd annunciarono ufficialmente che Barrett aveva lasciato la band solo il 6 aprile 1968.

(Fonte: http://www.virginradio.it/news/rock-news/243979/26-gennaio-1968-quella-volta-in-cui-i-pink-floyd-non-passarono-a-prendere-syd-barrett.html)

  

Il 6 gennaio del 1975, giorno del suo compleanno, si presentò inaspettatamente agli Abbey Road Studios e non venne riconosciuto da nessuno. Solo ore dopo i Floyd capirono.
Il 6 gennaio del 1975, I Pink Floyd cavalcando ancora sull’onda del successo di Dark Side of the Moon, tornarono negli studi di Abbey Road per iniziare a lavorare sul loro follow-up, Wish You Were Here. era un “Syd barrettconcept album” che ha toccato temi come assenza, la corruzione all’interno della musica, e il collasso mentale - farmaco indotto dai troppi LSD - del loro fondatore e leader originale, Roger Keith Barrett, meglio noto al mondo in generale come “Syd”. La canzone di nove parti che inizia e finisce l’album, “Shine On, You Crazy Diamond,” era stata scritta specificamente come un omaggio a Syd. Per coincidenza, il giorno che sono cominciate le registrazioni era anche il 29° compleanno di Syd.

Verso la fine della giornata, la parte vocale di “Shine On” era ancora in fase di completamento, la band aveva notato un uomo robusto con la testa e le sopracciglia rasate che aveva vagato tutto il tempo per lo studio, il suo stato mentale poi descritto dal batterista Nick Mason era come ” saltuario e non del tutto ragionevole. ”
Roger Waters era lì, seduto alla consolle, e ho visto questo ragazzo seduto dietro di lui, enorme, calvo, ciccione “, ha ricordato il tastierista Richard Wright in un’intervista 1984. “Ho pensato, "Sembra un po’. . . strano. . ." In ogni caso, mi sono seduto con Roger al banco di regia e abbiamo lavorato per una decina di minuti, e questo ragazzo ha continuato a alzarsi e lavarsi i denti e poi si sedeva a fare le cose veramente strane, ma in silenzio.
E ho detto a Roger, ‘Chi è?’ E Roger ha detto "Non lo so", "Bene, ho pensato che era un so amico" e mi ha detto "No, non lo so chi è". In ogni caso, mi ci è voluto molto tempo ma improvvisamente ho capito che era Syd. Quando gli altri si sono resi conto che l’uomo strano era effettivamente il loro ex capo, ormai l’ombra di se stesso, erano inorriditi. Waters si è anche ridotto alle lacrime. Syd timidamente ha detto alla band che era felice di prestare i suoi servizi se volevano ma era chiaro a tutti i presenti che non era in condizione di intendere e volere.
Quindi i ragazzi gli chiesero del pezzo che avevano appena finito di ascoltare e cosa ne pensasse e Syd rispose “ Mi sembra un po’ vecchia” e uscì senza dire niente così com era entrato. Dopo quella sessione, nessuno dei membri dei Pink Floyd l’avrebbe più rivisto. Si sarebbe ritirato definitivamente nella sua città natale di Cambridge, in Inghilterra, dove morì nel 2006 per complicazioni da diabete a 60 anni.

 

 

 
Venerdì 16 Febbraio 2018

Talkin' 10382 - gebianchi

Se v'è posto al nobil desco/ pur con animo farsesco/ tra salumi e tortelloni/ chioserei le mie ragioni.

Se sfidando poi Eglamore/ si farà ancor più clamor/ che cantando lo stornello/ sorseggiando buon vinello

pace sia tra i commensali/ che non più da aspri rivali/ tra arrostini e libagioni/ diverran grandi amiconi....

Saluti a tutti, e.... se le distanze geografiche lo consentiranno....io arrivo dalle brumose e desolate terre Milanesi....o dai "deandreiani" angiporti Genovesi (ho il dono dell'ubiquità).

Giuseppe Enrico Bianchi

Presa nota della sua volontà di partecipare dear Mr. G.E. Whites, restiamo in attesa di news da parte di Eglamore in merito. Live long and prosper, Mr.Tambourine, :o)

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Sister Rosetta Tharpe, la religiosa che inventò il rock’n’roll

"Sister Rosetta Tharpe era tutto tranne che ordinaria e insignificante. Era una grande, bella donna, e divina, per non dire sublime e splendida. Era una potente forza della natura" - Bob Dylan

Rosetta Nubin, natain una piantagione di cotone dell'Arkansas a Cotton Plant, uno scassato paesino lungo il Mississippi, cominciò da piccola, a 6 anni, a girare per le chiese d’America con la madre che era pastore evangelico per la Church of God in Christ (COGIC). Da New Orleans a Chicago, fino al famosissimo Cotton Club di Harlem, la sua voce e la sua chitarra crearono ritmi nuovi. Ispirò Elvis e Dylan e tutti i musicisti rock degli anni 50, 60 e 70, ma al suo funerale, nel 1973, non c’era quasi nessuno.

  

Se sei nata nel 1915, in un paesino che si chiama Cotton Plant, è quasi certo che i tuoi genitori raccoglievano cotone, che erano ferventi cristiani e che in casa non c'edra mai un un soldo per poter fare qualcosa di diverso che mangiare (a volte si saltava anche quello) e lavorare. Invece non è normale dire addio a tutto a sei anni e partire per un lungo viaggio nel quale farai nascere il rock’n’roll.
Questo è ciò che successe alla piccola Rosetta Rubin la notte nella quale sua madre Katie decise di lasciare il tirannico marito e diventare un pastore evangelico itinerante portandosi dietro sua figlia, suonando il mandolino per le strade popolate da poveracci come lei, cercando di convertire i passanti, accompagnata dalla piccola Rosetta che era già la “piccola meraviglia che canta e suona la chitarra». Così Rosetta conosce ed impara il blues del Delta e il jazz di New Orleans, infine le due si stabiliscono a Chicago dove la piccola comincia a cantare in piedi su un pianoforte perché i clienti del locale la possano vedere.

A dieci anni è già una discreta polistrumentista e a diciannove, su consiglio della mamma, sposa un predicatore. L’idea era questa: la musica di Rosetta attira le persone in chiesa ed il marito le converte dal pulpito con i suoi sermoni. Ma il predicatore è un violento e la sfrutta per arricchirsi invece che per la chiesa, così Rosetta e la mamma scappano a New York, dove il suo talento viene subito intuito e Sister Rosetta Tharpe (continuerà sempre a chiamarsi col cognome del marito mutato da Thorpe a Tharpe per un errore di trascrizione) si ritrova a cantare nei night più conosciuti, il Cotton Club, il Café Society (quello sopra il quale abitava la famiglia Rotolo), luoghi certamente diversissimi dalle chiese nelle quali era cresciuta, locali con clienti poco timorati di Dio e ragazze poco vestite per attirare gli stessi. Ma Rosetta non ha tempo di capire cosa sta succedendo perché il successo le arriva addosso come una valanga. Nel 1938 la Decca pubblica i suoi primi dischi, brani indefinibili musicalmente come “This Train” e “Rock Me”, canzoni per Cristo sostenuti però da un ritmo aggressivo mai sentito prima che sorprende anche chi non ha la minima inclinazione spirituale. Questo scandalizzerà la comunità dei fedeli che non vorranno più che Sorella Rosetta canti e suoni nella casa di Dio.

Nel 1944 viene pubblicato “Strange Things Happen Every Day”, da molti critici ed artisti considerato il primo disco di rock’n’roll, che scala la Harlem Hit Parade, la speciale classifica creata per tenere separate la musica nera da quella dei bianchi. Rosetta è ormai una stella, canta con Duke Ellington, Cab Calloway e Benny Goodman, ma non dimentica la sua religiosità e con tutta la passione di cui è capace alla fine riesce a vincere le diffidenze dei fedeli potendo di nuovo esibirsi nelle chiese: Sister Rosetta canta per il Paradiso, e non ha nessuna importanza se il suo canto sale da un night club o da una chiesa.

Comincia a girare per gli States a bordo di un autobus di seconda mano, scarto della “Greyhound”, col suo nome scritto sulla fiancata, un vero prototipo dei leggendari «Tour Bus» che nei decenni a seguire vedranno eccessi e bagordi indescrivibili. Ma a Rosetta il bus non serve per fare porcherie, il fatto è che nell’America del dopoguerra gli alberghi non accettavano ancora clienti di colore, quindi era giocoforza per lei ed i suoi musicisti viaggiare e dormire sul tour-bus.

Un giorno Rosetta incontra Marie Knight, una cantante di colore con una formidabile voce da contralto, e Rosetta comincerà ad esibirsi duettando con lei in giro per l’America. Due donne coraggiose che formeranno una coppia non solo artistica ma anche nella vita, decise a viaggiare e cantare per sempre. Ma in una tragica notte del 1950 la madre di Marie e due dei suoi figlioletti muoiono nell’incendio della loro baracca. Maria, distrutta dal dolore, non se la sentirà più di continuare quel lavoro e Rosetta si trova di nuovo sola a gestire un successo sempre più grande.

Negli anni Quaranta e Cinquanta è diventata una Star di prima grandezza e tra i suoi ammiratori, fulminati dal suo modo unico per allora di suonare la chitarra, ci sono ragazzi come Elvis Presley, Jerry Lee Lewis, Chuck Berry, Johnny Cash, Bob Dylan e Little Richard, che citeranno sempre Sister Rosetta tra le loro maggiori influenze.

Ma Rosetta ha in serbo un colpo da maestro, e nel 1951 annuncia il suo matrimonio che avverrà al gigantesco Griffith Stadium di Washington D.C., e canterà in abito nuziale. I 25 mila biglietti vanno sold out in poche ore, e la Decca publicherà un un disco-documento dell’evento.
Ma sarà proprio l’esplosione del rock’n’roll a far iniziare il declino di Rosetta. I ragazzi adesso vogliono copiare ed assomigliare ai giovani cantanti emergenti, belli e maledetti che si muovono con mosse erotiche senza falsi pudori, non vogliono più una cinquantenne di colore che canta di non bere e non fumare e di salire sul treno diretto alla Gloria. E quindi la sua fama va di colpo in caduta libera, così come le serate, e Rosetta si trasferisce a Philadelphia per quella che sembra essere la fine della sua lunga avventura on the road.

Ma non sarà così. In Inghilterra scoppia la blues-mania e i giovani amanti inglesi del blues come Eric Clapton, Jeff Beck, Jimmy Page, Alexis Corner e John Matall vogliono celebrarre i maestri americani del genere e Rosetta è così richiamata a suonare in Europa per influenzare un’altra generazione di chitarristi. Rosetta stregherà Ginger Baker, futuro batterista dei Cream, e nel 1964 gli inglesi rimangono sbalorditi quando, sotto una pioggia incessante, questa signora sovrappeso con un cappottone color panna ed i capelli bianchi sale sul palco, saluta con educazione, imbraccia una Gibson Les Paul, la stessa chitarra che sarà compagna fissa di musicisti come Tony Iommi, il primo chitarrista dei Jethro Tull e futuro leader dei Black Sabbath, di Angus Young, l’adolescente indemoniato solista degli Ac/Dc e di migliaia di altri chitarristi rock. Rosetta aggredisce la chitarra, alza le mani al cielo e comincia a strapazzare le corde come se fosse il giorno dell’Armageddon. E Bob Dylan dirà: «Sublime, splendida, una grande forza della Natura… Sono sicuro che tanti ragazzi inglesi hanno preso in mano una chitarra dopo averla vista suonare quella sera».

Ma anche per Rosetta, come per tutti, gli anni passano, sua madre Katie muore e Rosetta è vittima della depressione. I soldi pian piano finiscono, e il diabete costringerà i medici a tagliarle una gamba. Lei non si arrenderà e dichiarerà: «Tornerò a suonare. Non vi dico quando, ma tornerò».

E invece purtroppo il destino aveva per lei deciso diversamente e nel 1973 Sister Rosetta muore. Al suo funerale ci saranno solo gli amici più stretti, e la vecchia compagna Marie Knight, che prima di chiudere la bara volle truccarla e pettinarla da Regina come effettivamenter Rosetta era.

La sua tomba a Philadelphia rimase a lungo senza nome perché il marito non voleva spendere soldi per far fare una lapide. La lapide in ricordo di Rosetta verrà eretta solo nel 2008 con i soldi frutto di un concerto appositamente organizzato. Sopra c’è scritto «Sister Rosetta, leggenda della musica gospel. Cantava fino a farti piangere e poi cantava fino a farti ballare di gioia, aiutò la chiesa a rimanere viva ed i santi gioiscono».

Nel frattempo il rock conquistava il mondo, accompagnando la ribellione giovanile e scandalizzando i bigotti ed i benpensanti, che lo tacciano di inneggiare alle droghe, alla violenza e al satanismo. E allora sembra incredibile che a fargli da madrina sia stata una gentile signora di colore che visse per cantare le lodi di Gesù. Ma come dicono le parole di uno dei suoi successi, “Strange Things Happen Every Day” (Ogni giorno capitano cose strane) e questa storia strana, avvincente e favolosa è stata la vita di Sister Rosetta Tharpe.

 

 
Giovedì 15 Febbraio 2018

Talkin' 10381 - calabriaminimum

Caro Mr. T.,
Ancora una volta Sir Eglamore ha colpito e lo ha fatto con precisione e dovizia di particolari, insomma nel suo tipico stile.
Egregio Sir, io nemmeno ricordo l'episodio, e comunque sia la goliardia in stile Amici miei non solo da queste parti è tollerata, ma è perfino consigliata. Ci mancherebbe altro! Anzi io credo ne servirebbe molta di più in questo mondo.
Personalmente accetto l'invito, per questo banchetto. Fatemi sapere con un po' di anticipo, visto che appartengo alle truppe
cammellate del Basso impero (che tradotto sarebbe Calabria, Cosenza).
Un abbraccio a tutti! Dario Twist of fate

Va bene Dario, abile ed arruolato per la mangiata, se riusciremo ad organizzarla ti farò sapere in anticipo i particolari. Live long and prosper, Mr.Tambourine, :o)

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Joan Baez in Italia ad agosto 2018, date e biglietti per il tour d'addio     clicca qui

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Esattamente 54 anni fa i Beatles “cambiarono l’America”                        clicca qui

 

 
Mercoledì 14 Febbraio 2018

Talkin' 10380 - paulclayton

Oggetto: Simposio dylaniano

Anziano - ma ancora pelosissimo - Tamburino,
rispondo in ritardo perché sono più lento e pigro di De André. Gli altri mi scuseranno, se inizio con il vile Miscio.

Miscio! Cosa ti viene in mente… ma che schifo di battuta! Su certe cose non si scherza, mi vien da vomitare, son tradizionalista anche in quello io! Ma piuttosto un appuntamento al buio con la Carla, l’eremita autodidatta. Magari è anziana anche lei, ma almeno è femmina. Anche con Lassie al limite, ma con Tamburino no! Che poi, dopo l’amore, magari ti legge pure venticinque pagine di wikipedia sull’eros paidico.

Però a parte queste sconcezze che il vile a volte dice, devo a malincuore riconoscere che Miscio c’ha un cervellino notevole - facciamolo contento una volta tanto -. Al di là della preparazione, la capacità di comprendere con precisione ciò che gli altri dicono denota intelligenza rara e sono boccate d’aria fresca le poche occasioni in cui ti capita di avere un interlocutore in grado di capirti. A parte qualche inevitabile sfocatura (Hiram Hubbard è proprio bellissima, anzi sarebbe il caso di parlarne una volta), il vile coglie nel segno su tutta la linea e mi sembra che sul mio conto abbia le idee più chiare di quanto le abbia io. Quando sono confuso, Miscio, posso allora chiedere a te?
Tutto vero quindi, a partire dalla storia di Eliseo che era un vecchiaccio balordo e brontolone e pertanto fecero benissimo i ragazzi a sbeffeggiarlo. Come del resto fece bene Dio a massacrarli se gli andava di farlo. Dio allora era consapevole che la società perfetta è una boiata pazzesca, ma poi cominciò a frequentare la Boldrini e la Nanda che lo convinsero a riprendersi in casa il figlio hippy e svalvolato (che poi però Lui ha pensato bene di mandare a noi). Come era immaginabile, ce lo hanno rimbambito completamente. Ora pare stia avendo addirittura una sbandata vegana, figuriamoci a che livello è scaduto. Bisognerebbe che qualcuno lo aiutasse a uscirne, ma ho seri dubbi che rinsavisca. Dato che gli dei pagani purtroppo non ci sono più (ma Guzzanti non è di questa idea: https://www.youtube.com/watch?v=j1m61qeiaOg ), ci sarebbe quasi da convertirsi all’Induismo, lì sì che ci sono ancora tantissimi dei imperfetti che ci potrebbero spiegare il senso della nostra esistenza. Certo che anche pitturarsi la faccia di verde e correre col dio elefante seduto sulla portantina… mi sa che è più serio rimanere cattolico non credente e praticante. Per fortuna che c’è ancora qualche prete all’antica che parla male degli omosessuali e che poi va a puttane e in osteria. Comunque è vero: (prima di rimbambirsi) Dio mi disse “Eglamore, il mondo cambia: non si possono più fare gli scherzi telefonici. Io però, su consiglio di quel satanasso di Lucifero, ti ho creato il web. E’ una boiata pazzesca, un virus che distruggerà l’umanità, ma è anche una grande festa in maschera in cui potrai prendere in giro tutti, amici e nemici, perché sarà una risata l’unico sollievo nel mare di merda in cui vi ho sprofondato”

Pertanto, con efficacia immediata, il vile Miscio da umile scudiero viene innalzato al rango di addetto stampa. Anzi forse anche di consigliere, al fianco di Galli Della Loggia, nel momento in cui il Quando c’Eravamo Solo Noi (che è la perfetta antitesi di Liberi e Uguali) prenderà in mano le redini del paese. Sarà un movimento fortemente maschilista, ma ci potrebbe essere un posto anche per Carla, dato che spesso dice cose sagge (anche se poi bestemmia la canzone napoletana); al momento però è sotto osservazione perché c’è ancora troppo mistero intorno alla sua età e alla sua avvenenza.

Il dibattito su De André è stato particolarmente stimolante e divertente e ci ha dato la prova, se ancora dovesse servire, del brillante livello intellettivo dei seguaci del mistero dylaniano. Immaginiamoci invece le discussioni che possono nascere sul sito di Springsteen o quello dei Queen! Tra l’altro io mi trovo un po’ d’accordo con tutti e anzi mi pare che in fondo tutti siano d’accordo con tutti.

Il prof. Bianchi, che tra l’altro ci ha dato informazioni preziose, dice tutte cose che come ha intuito Miscio io condivido pienamente, oltretutto, gli invidio molto i suoi stornellanti. A suo modo si è persino scusato con Dario, che mi pare una brava persona e che qui ringrazio per i complimenti, facendogli i miei migliori auguri di successo esistenziale. Colgo però l’occasione per svelargli che ero io quello che gli rompeva le balle insistentemente per via del suo pseudonimo inusuale; me ne scuso e sono pronto a beccarmi tutti gli improperi del caso, ma la goliardia, si sa, prevede vittime innocenti.

Saluto e ringrazio anche Alessandro col quale pure concordo, purtroppo non conosco i cantanti chitarrosi che cita, per argomentare dovrei ascoltarli, ma non lo faccio perché, come dice Gaber, tanto so già che non mi piacciono.

Di tutto questo e altro ancora, abbassate le maschere, sarebbe bello parlare insieme davanti a un bel tavolo riccamente imbandito. Magari un pranzo domenicale o anche una cena infrasettimanale. Qui da me. Magari in primavera, o anche in estate, se le distanze non sono incolmabili. Una decina o poco più, un banchetto sotto al portico, col Tamburino a capotavola e io in cucina per farmi perdonare. Vediamo se il Tamburino è capace di organizzare, lui la mia mail la conosce. Sarebbe bello avere anche il prof. Carrera!
Sir Eglamore

Caro Eglamore, la tua idea di ritrovarci in un gruppetto per una sana mangiatina non è male e si può anche organizzare. Il problema più grosso da affrontare sarà quello delle distanze, ma prima di ogni altra cosa ti prego di scrivirmi una mail privata nella quale mi spieghi chi sei, dove abiti, il tuo numero di cellulare per un eventuale contatatto, insomma le notizie che servono per poter organizzare quanto da te proposto. Una volta saputo il necessario si potrà compiere una piccola indagine su chi sarebbe compiaciuto di partecipare, naturalmente nei limiti del possibile, voglio dire che non mi sentirei di chiedere ad un amico di fare un viaggio dalla Calabria fino in altitalia per mangiare un bel piatto di polenta col cinghiale o altra roba, dipende da dove abiti tu e da quale è la specialità gastronomica della tua zona. Per il momento resto in  attesa della tua mail, poi vedremo di cominciare a vedere quello che si potrà fare. Questo per quanto riguarda il simposio dylaniano da te proposto.

Invece riguardo alla mail devo dire che mi ha fortemente e piacevolmente sorpreso il sapere che il vile stalliere Miscio è stato per meriti letterari da te elevato al rango di addetto stampa di un Baronetto quale tu sei, complimenti, gesto nobile che ti fa onore. Lascerei che i citati ti rispondessero personalmente nel caso si sentano di farlo. Per il momento resto in attesa, Fa la, lanky down dilly, il pelosissimo Mr.Tambourine (tra l'altro non ho capito il senso di pelosissimo...dovrai spiegarmelo un giorno), :o))))))))))))))))))))))))))))

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Martedì 13 Febbraio 2018

Talkin' 10379 - dinve56

Salve Mister,
il tuo chiarimento sull'armoniosa polifonia a quattro voci dei "Poco" mi ha fatto capire che, forse, la mia associazione con un complesso italiano non è corretta, poichè pensavo ai "Pooh", sbagliando perchè non ricordo che abbiano mai cantato a quattro voci ed inoltre la loro musica è pop e non rock, almeno così mi pare di aver capito...mi piace la musica ma non la conosco tecnicamente e ti ringrazio delle rettifiche e dei suggerimenti.
Veniamo a Miscio. Ha scovato una perla, tu hai ampiamente chiarito chi era Hodgson; io mi limito ad aggiungere che, nei primi ventitre capitoli di "Tarantula" ricorrono numerose citazioni di Eliot. Espongo le principali: "The Waste land", "Rhapsody on a wind night", "The hippopotamus", "The ash wednwsday", "Sweeney among the nightingales", "Gerontion", "The love song of J.Alfred Prufrock". La schedatura dei primi 23 capitoli mi ha richiesto molto tempo e l'ho sospesa perchè ho trascritto altro materiale dylaniano; intendo completarla con i restanti 24 episodi... ci vorrà un po' di pazienza, ma penso di farcela. Che Dylan conoscesse Eliot è fuori discussione. E' più problematico documentare la presenza di richiami ad Eliot nelle canzoni di Dylan. In attesa di vederlo, il lavoro continua, insieme agli amici Farmers. Lunga vita! Carla.


Ciao Carla, ti ringrazio per aver compreso  cosa intendevo dire sulla differenza tra i gruppi diciamo "corali" americani e quelli nostrani. Io credo che il Presidente Mattarella dovrebbe emettere un editto speciale con la proibizione di cantare per Facchinetti. E' una cosa oscena sentirlo quando distorce le parole "ci sono giorni in cui muaaariii dentro e non lo sai", "il mondo che non cambia maieeeh", perfino suo figlio Francersco lo prende per i fondelli. Fogli ha conservato la sua voce ed è sempre bello ascoltarlo. C'è stato un uomo in America che ha fondato due grandi gruppi che hanno fatto della vocalità la loro arma vincente, quest'uomo si chiama Randy Meisner ed ha fondato prima i "Poco" che però non ebbero il successo che meritavano, e poi gli Eagles che ebbero un successo stratosferico. La sua voce era incantevole, ascoltalo in questo pezzo:

  

https://www.youtube.com/watch?v=SYnP45jxVjY

Qui sotto ti riporto la storia di Randy che pochi conoscono:

Randy Herman Meisner è nato nel 1946 a Scottsbluff, nel Nebraska. Di umili origini, i genitori erano mezzadri e la sua famiglia non aveva molti soldi. Tuttavia, all'età di 10 anni, scoprì il talento che sarebbe stato la sua via d'uscita: la musica. Dopo aver visto Elvis Presley cantare all'Ed Sullivan Show, prese una chitarra e cominciò a studiare per suonarla. Dopo di questo, la musica divenne tutto per Meisner. Abbandonò la scuola superiore e si concentrò nel perfezionare le sue abilità musicali. A 17 anni si sposò con Jennifer Lee Barton. A quell’epoca lavorava come musicista professionista con una band chiamata The Driving Dynamics. I loro concerti si svolgevano principalmente nelle scuole superiori ed in eventi locali, ma Meisner voleva di più. Viaggiò per tutto il Midwest come membro di varie band, ma Randy non poteva stare  lontano dalla California, il richiamo della West Coast era troppo forte.

Era il 1964 quando finalmente Meisner trovò un motivo valido per andare in California. Si unì a un gruppo chiamato Soul Survivors che aveva bisogno di un bassista cantante, e che erano fiduciosi nella loro capacità di farcela.
Sfortunatamente, quella fiducia non li portò molto lontano. Lottavano per sbarcare il lunario e, uno per uno, rinunciarono per tornare nel Midwest, nonostante avevano ottenuto un contratto discografico con la Loma Records. Ma non era abbastanza per fare soldi. Meisner fu l'unico a perseverare, sostituendo ogni membro originale con qualcun altro che sarebbe stato in grado di continuare. Rendendosi conto che con tutti i nuovi membri era diventata una nuova band, Meisner li ribattezzò The Poor - per ovvi motivi. Si spostarono in Colorado dove potevano fare più concerti, riuscirono a guadagnare soldi per sopravvivere vivendo in posti a basso costo come il Tropicana Hotel. Ma anche quello era oltre le loro possibilità con il loro reddito musicale, così si diedero a commerciare con la marijuana per guadagnare abbastanza. A peggiorare le cose, venivano continuamente derubati. Erano così squattrinati che si erano ridotti a mangiare cibo scartato dai supermercati. Continuarono così per quattro anni.
Finalmente, nel 1968, Meisner trovò ancora una volta una via d'uscita. Dopo aver suonato in un'audizione per i Buffalo Springfield, dove era candidato in concorrenza con Timothy B. Schmit per il posto di bassista, fu chiamato da Jim Messina per militare nei "Poco" appena formati da Messina e Furay dopo lo scioglimento dei "Buffalo" perchè Stephen Stills e Neil Young se ne erano andato per unirsi a Crosby e Nash e formare CSN&Y. Nel novembre del 1968, la nuova band debuttò al Troubadour di Los Angeles. Questa esibizione ebbe un ruolo importante nella formazione della futura band di Meisner, gli Eagles, e fu anche il luogo dove Glenn Frey incontrò Don Henley e i due divennero amici. Le prime esibizioni di Poco fecero si che Ricky Nelson vide suonare Meisner e volle ingaggiarlo.

Quando i Poco iniziarono a registrare il loro primo album, Pickin 'Up the Pieces, Meisner capì che la band era guidata da Furay e Messina, mentre lui era considerato un po' più di un session player, permettendogli appena di entrare nella produzione delle canzoni. Insoddisfatto, Meisner si lamentò ed i Poco lo licenziarono ed ingaggiarono al suo posto l'eterno rivale Timothy B. Schmit.

Ancora una volta senza lavoro, Meisner era finalmente pronto a tornare nel Midwest quando ricevette una telefonata da John Boylan, il manager di Ricky Nelson. Boylan e Nelson erano stati impressionati da Randy ed erano desiderosi di ingaggiarlo per il gruppo di supporto di Nelson. Nel maggio 1969, il nuovo gruppo di Meisner fece ancora una volta il debutto al Troubadour con Nelson. E fu un grande successo

Rimasta in Nebraska, la moglie di Meisner era comprensibilmente infelice. Alla fine del 1970, Meisner decise di lasciare la Stone Canyon Band di Nelson e di tornare in Nebraska e accettare un lavoro alla concessionaria John Deere. Mentre era a Los Angeles per le sessions dei Poco, Randy si era impegnato con la moglie a trascorrere la maggior parte del suo tempo in Nebraska. Tuttavia, quando Linda Ronstadt e gli altri membri della sua backin band - vale a dire Glenn Frey, Don Henley e Bernie Leadon – Randy lo chiamarono per far parte della band non riuscì a rinunciare. Nel luglio del 1971, suonarono per la prima volta in un concerto a Disneyland... ed il resto è storia.

Lasciata Linda Ronstadt la band assunse il nome Eagles e firmarono un contratto con la Asylum Records nel settembre 1971. Dopo aver suonato in Colorado, la band iniziò ad andare in tour e presto furono a Londra in contatto con il grande produttore Glyn Johns.
Mentre Glenn Frey, fondatore della band era il leader, inizialmente Meisner ebbe l'impressione di essere un membro alla pari in termini di quantità di crediti per album e per quantità di voci soliste. Per il primo album “Eagles” fu così. Lui e Frey furono i principali membri durante la realizzazione del primo album degli Eagles. Meisner, che aveva la voce più bella degli altri, prestò la voce anche per la canzone di Frey "Most of Us Are Sad". Henley e Leadon avevano scritto "Witchy Woman" insieme, e Frey fu ricompensato sotto forma di tre hit: "Take It Easy", "Witchy Woman" e "Peaceful Easy Feeling".

Le canzoni di Meisner non venivano solitamente selezionate per i singoli, ma "Take It to the Limit" fu un successo strepitoso, diventando il primo disco d'oro degli Eagles. Co-scritto con Frey e Henley, fu uno dei pezzi più caratteristici degli Eagles. Anche la canzone di Meisner "Too Many Hands", scritta da Randy col nuovo membro del gruppo, Don Felder, fu considerata di alta qualità da Frey e Henley, e Frey dichiarò che quello era il tipo di canzoni per le quali la voce di Meisner era perfetta. Le cose stavano andando bene tranne che per la direzione della band. Frey e Henley, produttori di canzoni di successo in coppia, stavano iniziando a discutere tra di loro. Leadon si sentiva così completamente emarginato che alla fine lasciò la band per la frustrazione.
Quando gli Eagles registrarono "Hotel California" le relazioni si erano notevolmente deteriorate. Mentre Frey e Henley continuavano a lavorare insieme, crescevano anche i loro conflitti personali. Joe Walsh (chitarrista e voce della James Gang) era stato scelto per sostituire Leadon, cominciava a spostare la band in una direzione più orientata verso il rock, Meisner si sentiva sempre più solo. "Try and Love Again" fu il suo unico contributo nell'album, la canzone si presentava come l'unica sull'album non allineata con la visione di Frey / Henley.

In mezzo alle baruffe della band, il matrimonio di Meisner stava naufragando. Le feste, il bere e la droga lo avevano completamente liberato dai sensi di colpa coniugali. Tutto questo cominciò a interferire con le esibizioni, e non aiutava Meisner a sentirsi più positivo nei riguardi della band. Questo gli tolse anche la sicurezza nell'esecuzione. Detestava le tournèe, odiava essere sotto i riflettori ed era nervoso per la sua ridotta capacità di prendere le note alte di "Take It to the Limit" dal vivo. La canzone era comunque il clou dello show; la gente amava la sua drammatica costruzione e il suo climax in ascesa, e la richiedeva a gran voce in ogni spettacolo, era una parte fondamentale del live set degli Eagles. Quando una sera a Knoxville, nel Tennessee, Meisner si rifiutò di cantarla, Frey perse la pazienza. Chiamò Meisner ciarlatano e gli gettò un asciugamano sudato in faccia, scatenando una scazzottata che fu interrotta dai roadies. Meisner decise allora di lasciare la band alla fine del tour, sperando che Walsh e Felder si unissero a lui perchè avevano espresso la loro insoddisfazione per la regola Frey / Henley che era stata ampliata per includere il manager Irving Azoff. Walsh e Felder rifiutarono di unirsi a Meisner, dimostrando che ogni precedente conversazione sulla formazione di un trio con lui non erano altro che chiacchiere inutili. Prima che Meisner avesse la possibilità di ripensarci, fu sostituito da Timothy B. Schmit ... proprio come quando era stato licenziato dai Poco.

Ora Meisner era rimasto da solo. In un certo senso fu un sollievo perchè c'era meno pressione su di lui ora. Passare da una delle band più famose al mondo ad artista solista fu una cosa molto difficile. Sotto la continua gestione di Azoff, pubblicò un album solista nel 1978 e riuscì a far inserire una canzone nella “FM soundtrack”, ironia della sorte, era una cover della canzone di Frey/J.D. Souther "Bad Man".
Sconcertato dalla mancanza di concerti dal vivo, Meisner si recò dal suo manager Azoff per chiedere il perchè. Azoff, la cui prima lealtà era sempre per gli Eagles, ebbe poca pazienza con Meisner, artista molto meno commerciabile. Azoff esplose contro di lui, spingendolo contro il muro e urlando contro di lui "Vai via da qui e non tornare mai più". Meisner si rese conto con sgomento che persino il suo manager era contro di lui.

Ebbe più fortuna con l'album "One More Song" del 1980. Henley acconsentì persino ad apparire su di esso, e il suo duetto "Deep Inside My Heart" con Kim Carnes raggiunse la posizione # 22 su Billboard. "Hearts on Fire" fece ancora meglio, andando a # 14. Sfortunatamente il disco era di un artista solista. Nonostante l'uscita di un altro album omonimo nel 1982, non fu in grado di affermarsi come solista e scomparve dalle preferenze del pubblico.

Meisner tornò poi con i Poco per il loro album “Legacy”, il loro album di reunion. La loro canzone "Call It Love" fu un successo, e Meisner fu la voce solista di tre brani, “The Nature of Love”, “Nothing to Hide" e “Rough Edges”. I musicicsti coinvolti furono:
Richie Furay – voce, chitarra, chitarra a dodici corde
Jim Messina - chitarra, voce
Rusty Young – voce, chitarra steel, banjo, dobro, chitarra, pianoforte
Randy Meisner - basso, chitarra, voce
George Grantham - batteria, voce

Musicisti aggiunti
Timothy B. Schmit - basso
Paulinho Da Costa - percussioni
Leland Sklar - basso
Jeff Porcaro - batteria
Richard Marx - voce, produttore
Gary Mallaber - batteria
Billy Payne - tastiere
Frank Marocco - fisarmonica
Jeffrey Vanston - tastiere
Joe Chemay - voce

Dopo la ripartenza di Furay dalla band nel 1990 Meisner fece un breve tour con Messina e Rusty Young, ma con poco successo.

Per tutto questo tempo inoltre Meisner era stato impegnato a lavorare con una band di altri musicisti. Una di queste era la Meisner-Roberts Band nel 1987 e con Ricky Roberts, membro dei Firefall. Un altra era The Black Tie, formata nel 1992 con Charlie Rich, Billy Swan e Jimmy Griffin (ex Bread). Nel 2001, Meisner registrò un album con Swan e Rich. Quell'anno, apparve anche con il suo gruppo originale The Drivin 'Dynamics per il 40° Anniversary Reunion.

Meisner fu escluso dalla grande riunion degli Eagles. Lui sperava di far parte dell’ evento ma gli fu detto senza mezzi termini che Timothy B. Schmit era il bassista degli Eagles e non sarebbe stato rimosso per far posto ad un ex-membro. Tuttavia, Meisner fu in grado di esibirsi ancora con gli Eagles nel 1998 quando furono introdotti nella Rock' n' Roll Hall of Fame. Schmit rese tributo a Meisner riconoscendo che Meisner aveva contribuito al successo degli Eagles più di lui, quindi era molto più meritevole del premio. In un momento storico, tutte e sette gli Eagles, passati e presenti, si sono esibiti insieme. Il rapporto con gli Eagles era così giunto alla fine.

Meisner è attualmente impegnata con i World Class Rockers, Nick St. Nicholas e Michael Monarch (ex Steppenwolf), Fergie Frederiksen (ex-Toto), Denny Laine (precedentemente Moody Blues), Spencer Davis (ex Spencer Davis Group) e Alex Ligertwood (ex Santana). Mentre Meisner è entrato a far parte della band come membro attivo nel 1996, ora è un occasionale "ospite speciale" per motivi di salute.
Questi problemi di salute iniziarono il 6 agosto 2004, quando Meisner fu ricoverato in ospedale per i dolori al torace. Ciò accadde di nuovo più avanti nell'anno. Nessun limite è stato imposto da nessun ospedale per i disturbi cardiaci, ma ciò è bastato Meisner per limitare le sue apparizioni pubbliche a una manciata all'anno. Di conseguenza, sono apparizioni molto preziose; se lo avete visto siete stati fortunati!
Nel 2016 subì la disgrazia della morte della seconda moglie Lana Ray che si sparò accidentalmente un colpo di fucile in pieno volto mentre cercava qualcosa in un armadio. Randy, sconvolto, dichiarò proposito di suicidio e le autorità lo ricoverarono per un trattamento sanitario obbligatorio. Oggi Meisner è un bisnonno e dovrebbe passare la maggior parte del tempo nel suo studio in California collezionando oggetti d' antiquariato come hobby.


Scusami se ti ho annoiato con questa storia ma forse a qualcun'altro nei nostri Maggiesfarmers avrà fatto piacere conoscerla. Alla prossima, live long and prosper, Mr.Tambourine, :o)

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Talkin' 10378 - daniella.bardelli

Ciao, sono quella che non si intende di Dylan, ma a cui lui piace sempre molto; ultimamente lo sto ascoltando in Mississipi, l'ho già detto altre volte che la sua vecchia voce mi piace; quella di quando era giovane è ovvio fosse magnifica e inconfondibile, ma quella di oggi...non so a voi, ma a me porta sempre da qualche parte. Il bello nell'ascoltarlo è che non importa proprio niente capire tutte le parole, Bob ha il potere di fartele immaginare...
ciao Dianella.

https://poesiaprosaspontanea.wordpress.com/2018/02/12/ascoltando-bob-dylan-in-mississipi/

Complimenti cara Daniella, rare volte poche parole hanno detto così tanto! Per fortuna non ti intendi di Dylan! :o)))))) Live long and prosper, Mr.Tambourine.

 

 
Lunedì 12 Febbraio 2018

Talkin' 10377 - nv.nico.villani

Un saluto a tutti gli amici della Fattoria!
Vi scrivo per annunciarvi che, dopo un anno di pausa, il mio progetto "Don't Look Back - Un tributo a Bob Dylan" ripartirà da questa primavera con più date in più location!
Lo spettacolo, diviso in quattro parti, ripercorre tutta la carriera del nostro Bob, dagli inizi fino ai giorni nostri, per un totale di due ore di concerto, con tanto di cambio d'abito a seconda del periodo.
Vi allego il clip promozionale sulle note della nostra versione di "Tonight I'll Be Staying Here With You", su cui ho montato diverse immagini dell'intero spettacolo:

 

Buon ascolto e buona visione!

Per info e booking: nv.nico.villani@gmail.com

Nicolò "Nightingale" Villani

P.S.: volevo scusarmi con il nostro amico Alessandro Sottoriva se non mi sono più fatto sentire, ma da diverso tempo mi hanno cancellato l'account di posta elettronica e non sapevo più come contattarlo... Spero che queste notizie bastino per farmi perdonare!

Grazie per la segnalazione, ottimo progetto e da quanto ho visto dai filmati dello spettacolo ben eseguito. Complimenti! Live long and prosper, Mr.Tambourine, :o)

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Talkin' 10377 - davidpucci78

Salve mi chiamo David Pucci sono il cantante dei The Tribute omaggio a Bob Dylan & The Band.
Mi piacerebbe portare alla vostra attenzione il nostro progetto.
Quì sotto invio link del nostro trailer promo e alcune nostre registrazioni per farsi un idea di quello che proponiamo; spero le
possa interessare al fine di avviare una collaborazione.
Grazie dell'attenzione. David

 

https://soundcloud.com/thetributeit

Bellissimo sound molto simile a quello della Band, tantissimi complimenti. Queste pagine sono sempre a vostra disposizione per segnalare i vostri concerti. Live long and prosper, Mr.Tambourine, :o)

 

 
Sabato 10 Febbraio 2018

Talkin' 10377 - dinve56

Salve Mister,
so che l'Italia ha grandi poeti. Hai citato Leopardi e Foscolo... possono bastare per la loro gigantesca statura, ma non conoscevano la musica e hanno solo scritto, senza accompagnamento musicale; a scuola si cerca di attenuare il fatto che fossero inquieti, ribelli, girovaghi e, lasciamelo dire, molto più sfortunati dei cantautori europei e americani dell'età contemporanea. La musica è straordinaria nel suscitare i sentimenti migliori della nostra anima, e perciò non so immaginare "Born in the time", "Covenant woman", "If not for you", e tante altre liriche dylaniane senza la musica. Ha ragione Dylan quando ci invita ad ascoltarlo e non a leggerlo! L'ultimo intervento su De Andrè tocca un tasto verissimo: l'anima della vecchia Europa è più raffinata dell'anima americana. L'Europa, in particolare quella occidentale, ha macinato secoli di letteratura greca e latina e le letterature romanze sono nate già colte e raffinate; l'anima americana è ancora rude, solitaria, poco addolcita. Forse chi ama Dylan ha un'anima più vicina a questa sensibilità e chi ama De Andrè predilige toni e sonorità più caldi e morbidi, più raffinati appunto. Ho ascoltato il video che hai postato, mi è piaciuto molto, ma chiedo aiuto e spero di non dire una grossa fesseria e, se la dico, accetto critiche e correzioni: i "Poco" non mi sono sembrati molto diversi da certe "band" nostrane, solo meno stucchevoli. Su San Remo taccio... è pericoloso parlarne male e me lo impedisce un deformato spirito patriottico. Dico solo che è meno noioso il festival della canzone napoletana. Alla prossima e lunga vita! Carla.

Cara Carla, concordo perfettamente con ogni tua parola, c'è solo una piccola cosa che non condivido, cosa intendi con: i "Poco" non mi sono sembrati molto diversi da certe "band" nostrane, solo meno stucchevoli. Vorresti farmi qualche nome di band nostrana che sappia cantare a quattro con la stessa delicatezza dei Poco? Ti dico così perchè avendo fatto il musicista per tanti anni conosco perfettamente la difficoltà di cantare ed eseguire armonie vocali in quel modo, inoltre ti ricordo che Randy Meisner è stato il frontman dei Poco e poi degli Eagles, e scusa se è poco. Da noi l'unico gruppo o complesso (perchè allora si chiamavano così prima di far entrare in uso il termine band) all'altezza, ma meno delicati nelle armonie, sono stati i New Trolls con la cover di "Poster" di Claudio Baglioni ( https://www.youtube.com/watch?v=H6VsF-qCsy4 ), poi la straordinaria "Quella carezza della sera" con la voce unica di Nico di Palo ( https://www.youtube.com/watch?v=JTue5LKOU5A ) che prendeva note che nessun'altro era in grado di prendere, "Che Idea" ( https://www.youtube.com/watch?v=b9X6TbiAICU ) e molte altre "perle" dei folletti genevosi.

La RAI non ha voluto dircelo ma quest'anno è il Festival personale delle canzoni di Baglioni (stonate micidiali comprese) e quello non della canzone italiana, gli altri cantantinon c'entrano un tubo, sono lì per riempire gli spazi vuoti quando Claudio deve riprendere fiato vista l'età, canta sempre lui, ormai ha fatto tutto il suo repertorio abbondantemente farcito da stonate vergognose, e lo pagano pure, in che mondo strano stiamo vivendo.....ai miei tempi quando col mio "complessino" andavo a suonare nelle sale da ballo (le chiameranno discoteche dopo gli anni '70) se facevo stonate del genere dopo cinque minuti ero fuori dal locale a calci in culo, e avevano ragione di farlo. Rimango senza parole quando vedo la faccia di tolla di questi artisti che sono stati grandi perchè hanno scritto pezzi indimenticabili ma che ora sono inesorabilmente sul viale del tramonto e la voce che non "tira" più le tonalità dei vent'anni, che continuano imperterriti a far figure di merda col sorriso sulle labbra. Si vede che oggi è di moda così! Live long and prosper, Mr.Tamborine, :o)

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Addio a Mickey Jones, batterista di Bob Dylan, Kenny Rogers e altri        clicca qui

 

 
Venerdì 9 Febbraio 2018

Talkin' 10376 - miscio.tux

Oggetto: Ralph Hodgson

Caro Mr. Tambourine,
pensavi che le ricerchine fossero finite eh? Tié, eccotene un'altra.Tempo fa (Talkin' 9457) io e te avevamo fatto varie ipotesi sulla provenienza di “I got dogs could tear you limb from limb” che compare in “Pay in Blood”.
Ne aggiungo un'altra.Negli “Esercizi perle cinque dita"
( http://www.magyarulbabelben.net/works/en/Eliot,_T._S./Five-Finger_Exercises?interfaceLang=en )
di Eliot, è compresa questa breve e ironica poesia:

IV. Lines to Ralph Hodgson Esqre

How delightful to meet Mr. Hodgson!
(Everyone wants to know Him) --
With his musical sound
And his Baskerville Hound
Which, just at a word from his master
Will follow you faster and faster
And tear you limb from limb.
How delightful to meet Mr. Hodgson!
Who is worshipped by all waitresses
(They regard him as something apart)
While on his palate fine he presses
The juice of the gooseberry tart.
How delightful to meet Mr. Hodgson!
(Everyone wants to know Him).
He has 999 canaries
And round his head finches and fairies
In jubilant rapture skim.
How delightful to meet Mr. Hodgson!
(Everyone wants to meet Him).

IV. Versi per Ralph Hodgson Esqre

Che piacere incontrare il signor Hodgson!
(Tutti quanti lo vogliono conoscere) -
Con il suo eloquio musicale
e il suo levriero di razza regale
Che, a una sola parola immantinente
V' inseguirà sempre più rapidamente
e poi vi strapperà brano da brano.
Che piacere incontrare il signor Hodgson!
E' venerato da ogni cameriera
(Quasi considerato esemplare da fiera)
Quando sul suo palato delicato spreme
Il succo di una torta di ribes e di creme.
Che piacere incontrare il signor Hodgson!
(Tutti quanti lo vogliono conoscere).
Ha 999 canarini e attorno al capo in estasi esultante
Gli svolazzano fate e fringuellini.
Che piacere incontrare il signor Hodgson!
( Tutti quanti lo vogliono incontrare).

[Trad. di Roberto Sanesi]

La traduzione di Sanesi non è letterale, pertanto si lascia sfuggire che il cane in questione non è un levriero qualunque ma il Mastino di Baskerville della famosa avventura di Sherlok Holmes, nel racconto di Arthur Conan Doyle. Tuttavia qui, più che il mastino, è misterioso il poeta Ralph Hodgson ad incuriosirci, personaggio piuttosto sconosciuto a noi contemporanei. La copertina di un libro recente che ne delinea la figura (e manco a farlo apposta di un autore con nome spiccatamente dylaniano), mostra che il cane ce l'aveva davvero:



Da questa pagina ( http://www.spectator.co.uk/2009/03/old-gipsyman/ ), si trae che Hodghson era uno strano signore inglese, un autodidatta, che dall'età di 15 anni aveva vagabondato con zingari e gente dei circhi. Per lui l'ispirazione poetica non poteva essere definita e quindi disprezzava la teoria letteraria. Viene considerato un Georgiano,                                      ( https://it.wikipedia.org/wiki/Poeti_georgiani ) la scuola letteraria affossata dall'avvento del modernismo di Pound e Eliot, e “scriveva un'immutabile poesia del cuore, ispirata spesso da animali o paesaggi, espressa in maniera semplice ma assorta in miti e fantasie”. Dylan ha voluto riprendere il giochetto di Eliot? Ancora una volta potrebbe essere una semplice coincidenza, ma in Tempest la tecnica è ripetuta, e per fare solo un esempio (ma vale la pena perché richiama una splendida poesia), quel “posso fasciare le tue ferite con stracci sporchi di sangue rappreso”(I can dress up your wounds with a blood-clotted rag”) da “Early Roman Kings”, è molto probabile che venga dal “Wound Dresser” di Whitman (“Soon to be fill'd with clotted rags and blood, emptied, and fill'd again.”)
(https://www.antiwarsongs.org/canzone.php?lang=it&id=47522). Che siano Omero, Chaucer, Whitman o Eliot,sembra che tutti i poeti si siano coalizzati nella testa di Dylan per esprimere il disagio del vivere in questo mondo. Dylan naviga su onde più grandi di lui, spinto da parole che sembrano ormai le uniche a poter dire qualcosa di sensato nel marasma che viviamo.
Ciao, Miscio.

Caro vile (e maledetto) Miscio, hai intenzione di farmi passare la terza età compiendo ricerche in Internet? Sei proprio meschino ad approfittarti così vigliaccamente di un vecchietto come me, ma è cosa risaputa che coloro che scelgono di fare i servi nella vita sono persone disprezzabili perchè la loro scelta li rende la tipologia più squallida dell'umanità per un semplice motivo, lo schiavo è obbligato a servire il padrone, il servo lo fa per sua scelta e quindi non ha nessuna scusante, merità solo scudisciate se non esegue bene i suoi compiti e maleparole, ma questo è un compito che lascio a Sir Eglamore o al Margravio di Whiteman.

Precisato questo (bisogna sempre dare a Cesare quel che è di Cesare ed a Miscio quel che è di Miscio) lasciami riportare brevemente, dopo necessaria ricerca perchè non conoscevo il poeta, alcuni cenni riguardanti Ralph Hodgson a beneficio dei nostri lettori:

Ralph Hodgson (9 settembre 1871 - 3 novembre 1962), è stato un poeta inglese molto popolare nel corso della sua vita grazie a un piccolo numero di pezzi di antologia, come "The Bull". Era uno dei più "pastorali" dei poeti georgiani Inoltre è stato insignito dal Giappone dell'ambito "Ordine del Sol Levante",  e nel 1954 fu insignito anche della medaglia d'oro per la poesia dalla regina Elisabetta II d’Inghilterra.
Hodgson, essendo avverso ad ogni forma di pubblicità, cercò di mantenere nascosta la sua vita e questo lo portò ad essere definito un reticente. Lontano da questo fatto, il suo amico Walter De La Mare lo trovava un parlatore quasi estenuante, ma Hodgson aveva fatto un punto irrinunciabile della sua privacy personale. E’ stato all' altezza di altri poeti e personaggi letterari, compresi quelli del suo tempo in Giappone come Takeshi Saito.
La sua poesia "The Bells of Heaven" è classificata all' 85° posto nell'elenco delle 100 poesie preferite di FM Classic. E’ stato uno dei primi scrittori a occuparsi di ecologia, parlando contro il mondo e la distruzione del mondo naturale.
Nel 1912 fondò una piccola rivista chiamata “At the Sign of the Flying Fame” con la collaborazione dell' illustratore Claud Lovat Fraser e dello scrittore e giornalista Holbrook Jackson. Ha pubblicato la sua raccolta "The Mystery" nel 1913. Hodgson ha ricevuto il Premio Edmond de Polignac nel 1914, ed è stato incluso nelle antologie di poesia georgiana. La sua rivista durò fino al 1914 quando scoppiò la prima guerra mondiale e Hodgson si unì alle forze armate nelle quali resterà fino al 1923. Servì nella Royal Navy e poi nell'esercito britannico.
La sua prima moglie Janet Chatteris morì nel 1920. Poi sposò Muriel Fraser dalla quale divorziò nel 1932. Poco dopo accettò un invito per insegnare alla Tohoku University di Sendai, in Giappone. Nel 1933 sposò Lydia Aurelia Bolliger, una missionaria e insegnante americana. Mentre era in Giappone, Hodgson lavorava, quasi in modo anonimo come parte del comitato che traduceva in inglese la grande raccolta della poesia classica giapponese, il Man'yōshū. L'alta qualità delle traduzioni pubblicate è quasi sicuramente il risultato della sua "revisione finale" dei testi. Era un'impresa degna di Arthur Waley e poteva essere considerato il maggior risultato di Hodgson come poeta.
Nel 1938 Hodgson lasciò il Giappone e si stabilì definitivamente a Minerva, nell'Ohio dove morì nel 1962.

Certamente Hodgson nelle sue poesie dedicate alla salvaguardia della natura può essere stato fonte di ispirazione del primo Dylan, scontroso e visionario. Poi il nostro Bob cominciò a leggere, forse consigliato in questo anche da Suze, gli autori che andavano per la maggiore, i qui i nomi si sprecano, Rimbaud, del quale cercherà di diventare la copia americana, poi T.S.Eliot, Ezra Pound, Withman, Omero, la Bibbia, Dante e centinaia di altri nomi altisonanti. Dylan era una spugna, assimilava tutto ciò con cui veniva in contatto e da tutto traeva ispirazione per le sue liriche. Nel suo lavoro sono state scoperte o supposte fonti non facilmente individuabili, anche perchè questa cosa richiede la perfetta conoscenza delle opere originali servite da ispirazione. Ma questa non è solo la storia di Bob, è un pò la storia del mondo, anche la storia della filosofia ci insegna che ogni filosofo prendeva le idee del suo predecessore e le girava e rigirava nella mente fino ad estrarne una versione più aggiornata alle necessità ed ai tempi. Stessa storia per l'arte pittorica con le varie bottege dove i principali Maestri insegnavano agli allievi i quali poi avrebbero continuato la strada con gli insegnamenti dei Maestri ma con le proprie gambe. In tutti i campi funziona così, qualcuno crea, qualcuno copia e migliora e qualcuno perfezione. Un Maestro ti può prendere per mano, toccarti la mente ed aprirti il cuore. Ciò che un Maestro ti scrive sulla lavagna della vita non potrà mai essere cancellato, insomma è inutile cercare di correre prima di aver imparato a camminare. Bob ha fatto la sua strada, con l'aiuto di tutti e di nessuno, quando ha potuto a preso, quando non ha potuto ci ha pensato da solo. Nella scala di valori umani Dylan è al livello più alto, ci sono le persone normali che riescono a fare quello che possono, ci sono quelle brave che riescono a fare quello che le persone normali non sanno fare, e poi ci sono i Maestri che sanno fare tutto quello che i bravi e le persone normali non sanno fare, Dylan è un Maestro! Chissà quante cose sono ancora nascoste nei suoi scritti che non sono ancora state scoperte, anche se il lavoro di Dylan è stato voltato e rivoltato centinaia di volte come si fa coi pedalini. Forse il marasma nel quale ci troviamo è solo il disagio di non essere ancora riusciti pienamente ad adeguarci alle nuove tecnologie, a stare al passo coi tempi e col progresso del mondo. L'evoluzione umana è sempre stata caratterizzata dalle necessità belliche e le guerre hanno sempre generato salti in avanti nella conoscenza umana. Ma fino alla Seconda guerra mondiale l'evoluzione era lentissima, nel 1900 gli aerei si rompevano solo a guardarli, cento anni dopo gli odierni caccia da combattimento hanno un potenzialità distruttiva inimmaginabile 100 anni fa. Andare sulla Luna è sempre stato un sogno, argomento romantico per canzonettisti, ma nel 1969 la Nasa, con l'aiuto di 44 macchine della Olivetti chiamate P101 (progetto 101), detta anche Perottina dal nome dell'Ingegnere Pier Giorgio Perotto che la progettò, che fu il primo personal computer al mondo, con circa 240 byte di memoria, la memoria per scaricare una fotografia al giorno d'oggi, riuscì a realizzare quel sogno. Da allora l'informatica ha fatto passi da gigante rendendo obsolete le nostre certezze. Ti ricordi la bellezza dei vinili e delle loro copertine, quasi opere da collezione, oggi invece ti danno un insignificante CD dalla qualità tecnica eccezionale ma privo completamente di anima e di calore. Io sinceramente non ce l'ho fatta a stare al passo con l'evoluzione, ad un certo punto ho detto la fatidica frase anni '60 "Fermate il mondo, voglio scendere". Il mio telefonino non ha Internet, fa solo telefonate foto e SMS, il mio computer da tavolo funziona ancora con Windows "Vista", il resto non è più roba che desta la mia attenzione, non so come funzionano Facebook, Instagram o Twitter, ma vivo lo stesso, mangio e dormo rilassato anche senza #! Alla prossima caro Miscio, live long and prosper, Mr:Tambourine, :o)  

 

 
Giovedì 8 Febbraio 2018

Talkin' 10375 - gebianchi

Oggetto: Ultima replica!

Si tranquillizzi caro Miscio, nessuna congiura di palazzo messa in atto da Sir Eglamore e ordita dal sottoscritto nei suoi confronti; al proposito è d’uopo, vistomi pungolato o punzecchiato, che le fornisca qui di seguito qualche ulteriore elemento a giustifica, o chiarimento della mia presunta elitarietà. Innanzitutto, da altrettanto convinto assertore e praticante di nobili discipline sportive, in particolar modo di quelle acquatiche, non posso che condividere la proposta di deporre le armi avanzata da Calabriaminimum. Credo potremmo fumare insieme il proverbiale kalumet della pace, senza scomodare Alce nero e ricordando che, nonostante il clangor delle spade e l'intensità della pugna, siamo probabilmente tutti figli di una simile visione della realtà, seppur declinata in forme diverse. Vedi caro Tambourine, ciò che a volte mi trova un po’ in disaccordo con alcuni frequentatori di siti come quello da te magistralmente gestito è l’abitudine da parte di quest’ultimi di fornire giudizi trincianti e a volte carichi di disprezzo quando non di veleno nei confronti dell’oggetto del contendere. Mi è capitato ad esempio di intervenire su canali youtube che ospitano deliranti interventi di filonazisti e filofascisti che se mi avessero avuto tra le mani credo mi avrebbero incenerito e che citando l’epopea resistenziale mi facevano notare con sarcasmo al vetriolo quanto la retorica filopartigiana avesse ormai rotto le palle….. (lungi da me ovviamente accusare di simpatie assolutistiche il più che intellettualmente libero sir Eglamore!!) Mi complimento però col tuo aplomb e la tua capacità di mantenere comunque una non comune equidistanza pur nella riaffermazione delle proprie passioni, dei propri gusti ed interessi, probabilmente diversi dai miei, credo, ugualmente rispettabili. È a mio parere altrettanto irritante l'approccio di taluni frequentatori di siti deandreiani che, in maniera del tutto analoga ai primi, se la ridono con cipiglio snob delle presunte cadute commerciali o della voce da lupo castrato con cui il nostro caro Mr. Zimmermann....si presenta ormai da tanti anni o dei troppi testi in stile…. baby, I need you. È una mia opinione, forse sbagliata e non pretendo che venga condivisa, ma certa ironia e certa gravità nelle conclusioni proposte da parte di chi ha certamente tutti gli strumenti necessari allo sviluppo di un utile dibattito, anziché alleggerire i toni di un confronto che potrebbe essere costruttivo, rischia di trasformarlo in una sterile lite fra comari di cortile. Personalmente, mantengo nei confronti di Dylan e De Andrè il medesimo rispetto e l'opinione che, pur nella loro diversità, assieme a pochi altri cantautori italiani e non, rappresentino il modo migliore per esprimere in versi accompagnati dalle 7 note, sensazioni, idee, opinioni e quant'altro, delineando pur coi limiti imposti dai vincoli del pentagramma, i contorni di una forma d'arte moderna del tutto sconosciuta fino ad una cinquantina di anni fa. Io, bada bene, non ho mai parlato di superiorità dell'uno o dell'altro ,contrariamente a quanto ho letto in varie repliche qui ospitate, semmai di miei gusti personali e al limite ho fornito risposte diciamo così di carattere tecniche rispetto al tema delle fonti e delle vere attribuzioni autoriali dei testi di De Andrè. In fondo poi gli estimatori di De André, Dylan, Guccini, Cohen, De Gregori, Neil Young, Brassens, Brel, etc etc appartengono tutti ad una medesima grande famiglia e sai bene quanto snobistico distacco mostrino nei loro confronti i cultori di presunte arti maggiori quali la letteratura, la poesia, la musica classica, il jazz. Trovo interessanti gli spunti proposti da Miscio soprattutto con riferimento alle diverse origini formative dei due autori in esame. Porti pazienza chi ne ha le bocce frantumate, ma credo utile ricordare come tutta la cultura americana, non solo quella cantautorale, ma anche quella letteraria, cinematografica, filosofica per non dire quella antropologica derivi dalla modernità post illuminista; una vecchia teoria la considera addirittura figlia del mancato affermarsi in quel paese dello stato feudale che avrebbe imprintato l' Europa in forma indelebile e da cui sarebbero poi scaturite tutte le forme di rappresentazione del reale e del simbolico tipiche del vecchio continente. Un vecchio continente che, per chiosare i riferimenti di Miscio , ci rimanda giocoforza al neoplatonismo rinascimentale e alle reinterpretazioni trismegistriane di Ficino, Pico della Mirandola e Niccolo' Cusano, più interessanti a mio avviso nelle analisi della Yeats, di Eugenio Garin o di Michele Ciliberto che non in quelle vagamente mistico-favolistiche del pur pregevole Elemire Zolla. Consiglierei attenzione però nel proporre queste chiavi di lettura; la perseveranza su queste divagazioni mal colse il povero nolano, affumicato in Campo dei fiori nel febbraio del 1600 proprio per pertinace eresia filo-trismegistriana. Comunque, al di là di questi dilettevoli vaniloqui intellettualoidi, è vero a mio parere che la scrittura dylaniana risente in maniera indelebile di quel retroterra ancestrale che il nostro eroe fin da giovane ebbe il talento e l'attitudine di far proprio e assimilare senza buttar sangue sulle proverbiali sudate carte di leopardiana memoria, dote questa, che rende unica e per molti versi insuperabile la sua poesia. In questo il De Andrè è figlio e pure nipote come direbbe Totò, di un mare magnum culturale che spazia della tradizione omerica allo sberleffo aristofanesco (Le nuvole), quando non pulcinellesco (rimando al gioco di maschere di un suo LP dal vivo) fino alla tradizione ceccoangioleriana a sua volta imparentata con quella di Francoise Villon che tanto ha rappresentato in chiave di spunto creativo anche per Georges Brassens (Il testamento) e quella non meno nobile dei cantastorie medievali come Folgore da San Geminiano o Cenne da la chitarra (saggiamente ricordati da Guccini nella canzone dei dodici mesi), per non parlare dell’esperienza coeva dei Cantacronache affermatasi verso la metà-fine degli anni cinquanta. Probabilmente sono queste radici antiche e strutturalmente (nel significato levistraussiano del termine) imparentate con la tradizione culturale nostrana a cui sento di appartenere che mi rendono de Andrè decisamente più vicino ed affine. Insomma, per dirla franca, tra Jackson Pollock e Modigliani, tra la beat generation e la boheme- esistenzialista montparnassiana, mi trovo più a mio agio con la seconda via. Perdonatemi, se potete. Comunque, nel rispetto di tutte le opinioni altrui, credo valga la pena da parte mia chiuderla qui, ricordando a tutti le parole del buon Edoardo Bennato: in fondo....sono solo canzonette... saluti a tutti. Giuseppe Enrico Bianchi.

E' vero Giuseppe, come dici alla fine tu sono solo canzonette, ma però svolgono un grande compito, ci riempiono la vita nei momenti di solitudine e ci fan gioire nei momenti nei quali i problemi si allontanano da noi. Ci sono canzoni che non ci si stanca mai di sentire, invece la sola poesia senza la musica non riesce ad ottenere questo effetto. Sono convinto che sul nostro sito la frase "ci ha fracassato le palle" sia stata espressa simpaticamente e con il sorriso sulle labbra, senza il minimo sentore di astio, è un modo simpatico di dire "mettiamo la parola fine ad uno scambio di idee che ormai ha detto tutto quello che doveva dire". Io ho molto apprezzato le diverse opinioni espresse in maniera accettabile senza mai scadere nel banale o nel volgare, anzi, la ritengo una discussione di livello certamente alto per i rimandi e le citazioni. E' bello vedere che i nostri Maggiesfarmers sono molto al di sopra dei social-dipendenti e che quando scrivono si guardano bele dall' esprimere opinioni sotto il livello minimo di cultura, faccio un esempio banale, non a tutti piace Sgarbi ed il suo modo di fare, ma quando parla di arte ti incanta. Lo stesso potrei dire di te, quando parli dell'arte di De Andrè ti illumini e riesci a comunicare il tuo grande apprezzamento per la sua opera e a farti stimare ed apprezzare anche da chi la pensa diversamente da te. Certo che se gli scambi fossero a base di insulti o sgarberie sarei io il primo censore ad eliminare cose di questo genere, ma questo non accade più da diversi anni e gli argomenti sono sempre seri ed accattivanti. A volte ci si spinge anche un pò troppo in alto nelle citazioni e questo crea difficoltà  a chi legge e segue il dibattito pur senza intervenire. E' anche vero che per spiegare certi concetti bisogna "walk the line" come diceva Johnny Cash, però, passata la riga, diventa tutto più difficile da capire ed assimilare. In fondo, dopo tutte queste parole, potremmo dire che fare un paragone fra Dylan e De Andrè non ha senso, i due hanno backgrounds diversissimi, e l'America è letteralmente un altro mondo se paragonato al nostro, le cose vengono viste da un altro punto di vista e valutate con principi diversi dai nostri. In America se ti introduci abusivamente o furtivamente in una proprietà altrui ti sparano e nessuno dice niente, da noi se uno spara ad una persona che si è introdotta abusivamente nella sua proprietà ha finito di vivere tranquillamente, per lui comincieranno guai a non finire e processi interminabili. Non voglio dire quale dei due mondi sia il migliore, constato solo che sono diversi e che usano metri diversi per giudicare le stesse cose. E' per questo che chi è nato in America vede e narra le cose nel modo che gli hanno insegnato, da noi ci hanno dato basi diverse, noi abbiamo una storia alle spalle alla quale aggrapparci, una storia fatta di nomi altisonanti che tutto il mondo ci invidia, gli Americani hanno poco o niente da mostrare al mondo, non hanno una storia artistica e culturale, la nazione americana è nata da e nella violenza, un mondo dove per sopravvivere dovevi essere abile col fucile e la pistola. Gli Stati Uniti sono stati in guerra 222 anni su 242 che esistono come stato, dal 1776, anno della loro creazione, gli USA sono stati in pace solo 21 anni. Forse sarà per questo che hanno la tendenza a celebrare eroi anche negativi del loro passato, purtroppo non hanno avuto gente come Leonardo o Michelangelo, hanno avuto il poco lungimirante Custer che è andato con 150 uomini contro 5.000 indiani credendo di farne strage, i fratelli James, Billy The Kid, tanto per fare qualche nome, entrati nel collettivo immaginario con un alone di leggenda nonostante i loro misfatti, e per continuare la tradizione hanno ammazzato i due sesso-dipendenti fratelli Kennedy, il reverendo Martin Luther King, Malcom X, freddato con sette colpi di arma da fuoco mentre stava tenendo un discorso pubblico, "Crazy Joe" Gallo, killer di inaudita violenza è stato oggetto di una canzone di Dylan nella quale sembra che il brav'uomo fosse stato ammazzato mentre cercava di difendere la sua famiglia da un agguato mafioso, in realtà avvenne proprio così, la differenza era che lui non era un brav'uomo ma uno dei peggiori mafiosi di Brooklin. Dylan celebrerà Billy The Kid in un'altra canzone, intitolerà "John Wesley Harding" un suo album col nome di un volgare assassino a sangue freddo, ha scritto "Ballad of Donald White, altro assassino morto impiccato, dopo aver letto la storia su un giornale di Seattle che diceva che era un assassino. Scriverà poi "George Jackson" una canzone d'accusa verso i bianchi per l'omicidio di G.J durante una rivolta nel carcere di San Quintino, che era uno dei militanti più attivi e teoricamente preparati che il Black Panther Party (BPP), principale movimento rivoluzionario afroamericano. Scrisse "Rambling Gambling Willie", la storia di un giocatore d'azzardo, o meglio di un baro che finì ammazzato a bordo di un battello fluviale dopo una partita a poker, naturalmente Willie fu definito "povero ragazzo", come se barare fosse un'azione lecita. Alla base delle storie americane c'è sempre una manifesta miseria, povertà e fame che genera la piccola e la grande criminalità. Non dobbiamo stupirci se a volte questi eroi negativi vengono distorti ed esaltati, l'America è nata in maniera rocambolesca e con regole spartane, non c'era posto per i deboli, ne per l'indulgenza ne per la pietà, se ti beccavano che avevi rubato un cavallo ti impiccavano al primo albero senza nemmeno chiederti come ti chiamavi. E' anche una nazione a volte irriconoscente, Rambo è l'esempio più esasperato anche se si tratta di un personaggio di fantasia protagonista di un romanzo, ma in realtà fu un pò quello che accadde ai reduci da Vietnam afflitti da disturbo post-traumatico da stress, conseguenza di eventi traumatici, catastrofici e violenti. Noi possiamo mostrare al mondo il genio ed i fasti dell' Impero Romano, quando tutto il mondo conosciuto era Roma, gli Americani non hanno il Colosseo, non hanno la Cappella Sistina, non hanno la Pietà, non hanno la Gioconda, non hanno Pompei, non hanno i Sassi di Matera, gli Americani non hanno niente da mostrare con orgoglio al mondo e perciò devono creare falsi miti per cercare di fare fessi gli altri popoli, purtroppo non ci riescono mai. In sostanza Dylan è un autodidatta che ha cercato di raccontare a modo suo le cose che vedeva intorno a lui, giuste o sbagliate che fossero, solo che le ha raccontate in maniera insuperabile come solo un grandissimo artista poteva fare. Forse Dylan è l'artista che personalmente più invidio agli Stati Uniti. Per finire, credo che tutti abbiano apprezzato la tua educazione nel manifestare le tue opinioni, e spero che sarai dei nostri anche nelle future discussioni. Un salutone, live long and prosper, Mr.Tambourine, :o)

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Mercoledì 7 Febbraio 2018

Talkin' 10374 - dinve56

Salve Mister,
grazie della divertentissima pagina sul "geronto rock 'n roll circus"; mi ha rifondato l'umore in una pessima giornata.
Non nobile di nascita, ma coatta seguace di Guido Guinizzelli, propugno la nobiltà dello spirito alla quale mi richiamo per partecipare al dibattito suscitato dalla citazione di un passo di Carrera, sperando di evitare le bastonate, da qualunque parte provengano. Ho sempre sostenuto, senza conoscere Carrera - colmerò la lacuna - che Dylan sia colto e conosca molti testi letterari... il guaio è che li ha nascosti così bene nella musica che è difficile rintracciarli con certezza o, per meglio dire, trovare i riferimenti colti richiederebbe un lavoraccio notevole, a partire dal non-romanzo scritto negli anni sessanta. La poesia scritta ha avuto spesso, quasi sempre, un pubblico limitato, per lo più scolastico. Chi ha letto una poesia dopo la maturità, a meno che non abbia frequentato facoltà letterarie? Oggi la poesia più fruita è quella accompagnata dalla musica; mi auguro che non finisca sulle antologie scolastiche, sarebbe la sua fine. Tutto ciò che diventa "scuola" è destinato a durare nel tempo, ma la sua fruizione non è più - salvo poche eccezioni - spontanea, viva, partecipe, ma obbligata, spesso faticosa ed impervia per le infinite glosse, note, codicilli, spiegazioni, approfondimenti, e chi più ne ha più ne metta. Speriamo che il nostro maschilista Bob Dylan - se non fosse maschilista, potrebbe mai piacere alle donne? - viva ancora a lungo e che, post mortem, trovi dei bravi coveristi che gli evitino i libri di scuola! Lunga vita e tanta simpatia da una geronto-fan di recente acquisizione e, per questo, paradossalmente, giovane-fan! Carla

Carissima Carla, son contento di averti risollevato il morale con la storia del "gerontorock", avrei voluto ampliarla con il cast del Festival di Sanremo 2018 ma dovevo vederlo prima di esprimere il mio personalissimo giudizio su quello che a conti fatti è senz'altro il più costoso spettacolo da oratorio mai allestito nel mondo. Scusami la divagazione off-topic, ma la levatura di questo funerale artistico è quanto di più basso si possa immaginare o vedere su di un palco.

Claudio Baglioni, grande negli anni 70/80, oggi sembra una delle statue di cera del museo di Madame Tussaud, il più famoso museo delle cere del mondo situato a Londra in Baker Street, (Madame Tussaud, nata Marie Grosholtz, di origine alsaziana, arrivò spesso a faccia a faccia con la morte. Infatti, a Parigi, come lavoratrice prestigiosa della cera e, prima, come insegnante d'arte della sorella di Luigi XVI, i capi della Rivoluzione Francese le ordinarono di ricavare le maschere mortuarie dalle teste decapitate delle vittime della ghigliottina. Dopo aver sposato un ingegnere civile, François Tussaud, Marie Tussaud arrivò a Londra nei primi anni del secolo XIX e, all'epoca della sua morte nel 1850, all'età di 89 anni, le sue opere in cera erano famose in tutto il  mondo).

Annalisa, giovane cantante di vecchio stile e stampo.

Recentemente nella Valle dei Re, che è un'area geografica dell'Egitto di rilevante importanza archeologica, situata nei pressi dell'antica Tebe (Waset, o Uaset, per gli egizi), l'odierna Luxor, il cui accesso è a meno di 3 km dalla riva occidentale del Nilo, è stata scoperta la tomba mai depredata come quella di Tutankamon dei "Decibel" di Enrico Ruggeri. Spariti gli antichi fasti è rimasta solo una insana curiosità per qualcosa che non vale più come una volta.

Diodato e Roy Paci, chiedo scusa se per me sono dei perfetti sconosciuti.

Elio e le storie tese, una settimana si sciolgono e la settimana dopo si rifondano, andazzo perlomeno strano e contraddittorio, l'unica cosa che non cambia mai è il verso alle Mother of Invention di Frank Zappa che però erano 3.540 gradini più in alto come musicisti e strumentisti.

Enzo Avitabile e Peppe Servillo, la solita "napoletana" , non ho niente contro Napoli che è una bellissima città abitata da gente simpaticissima, ma musicalmente, dopo O sole Mio e Torna a Surriento, la musica napoletana non ha avuto evoluzione. Avitabile è un abile sassofonista, compositore e cantautore. ha collaborato con nomi illustri tipo James Brown, Tina Turner, Maceo Parker, Marcus Miller, Richie Havens, Randy Crawford, Afrika Bambaataa, Pino Daniele, Goran Bregovic, Khaled, Manu Dibango, Hugh Masekela, Amal Markus, Daby Toure', Idir, Bassekou Kouyate', Toumani Diabate', Eliades Ochoa, Dijvan Gasparyan, Hussein Alizadeh, Femi Kuti, Seun Kuti, Amina Annabi, Enrique Morente, Simon Shaeen, Trilok Gurtu, Ashraf Sharif Khan, Naseer Shamma, Gerardo Nunez, Carlos Pinana, Curro Pinana, Bob Geldof, David Crosby, Marcus Millere, Francesco Guccini, Franco Battiato, Giorgia, Edoardo Bennato, Mauro Pagani, 99 posse, Raiz, Francesco De Gregori, Marcus Miller. Strano vederlo sul palco dell'Ariston con Peppe Servillo ex front man degli Avion Travel, chissà che motivo li ha affiancati. 

Ermal Meta e Fabrizio Moro con una canzone "falsa", una polemica studiata a tavolino che non "acchiappa" perchè è evidente che è fatta per cercare di fare cassetta sui sentimenti della gente. Bisognerebbe rispettare di più i morti e non usarli per fare una canzone. Inoltre Ermal Meta e Fabrizio Moro rischiano la squalifica perchè il brano presentato sul palco del Teatro Ariston "Non mi avete fatto niente" soprattutto nella parte del ritornello, è davvero tanto simile alla canzone "Silenzio" presentata da Ambra Calvani e Gabriele De Pascali alle selezioni di Sanremo Giovani per il Festival del 2016.

Giovanni Caccamo, mi concilia il riposo tutte le volte che lo vedo, ottimo sonnifero, costa meno del Tavor e fa lo stesso effetto.

Le Vibrazioni, ennesima reunion, ma ognuno fa quello che ritiene meglio per lui.

Lo Stato Sociale, la cosa più bella è stata la vecchietta di 80 che ballava il rock.

Luca Barbarossa, ex grande senza più ispirazione presenta una canzone di piccolo calibro.

Mario Biondi, non mi è mai piaciuto, ricordo quando cantava in inglese che la pronuncia di mia zia Esterina.

Max Gazzè (“La leggenda di Cristalda e Pizzomunno”) Forse il pezzo più garbato e gradevole anche se non brilla di originalità.

Nina Zilli, oltre il verstito dovrebbe esserci di più.

Noemi, lei può fare di meglio ma la canzone fa fatica a decollare.

Ornella Vanoni con Bungaro e Pacifico, vedere una venerabile icona sul palco è sempre piacevole, ammiro lo spirito di Ornella, ma vestirsi alla sua età come la Wandissima è fuori luogo.

Red Canzian, tanto datato quanto bravino.

Renzo Rubino, non conosco e niente mi ha detto.

Roby Facchinetti e Riccardo Fogli, cazzo ancora i Pooh! E se l'anno venturo fosse in gara anche Ramsete II?

Ron, la canzone di Dalla è bella, lui l'ha cantata bene, gli unici tre minuti apprezzabili.

Gianni Morandi, l'unico in italia a non aver capito che Morandi ha quasi 70 anni e che non è più il caso di andare a prendere il latte o mettersi in ginocchio per qualcuna!

Quello che consegna la pasta Barilla ha chiesto le ferie?

In Italia per trenta anni sotto i Borgia ci sono stati guerra, terrore, criminalità e spargimenti di sangue, ma hanno prodotto Michelangelo, Leonardo, il Rinascimento. In Svizzera vivevano in amore fraterno, hanno avuto cinquecento anni di pace e democrazia. E cosa hanno prodotto? Michelle Hunziker.

Chiusa questa breve divagazione, riprendiamo l'argomento. Certo Dylan conosce di più di quanto immaginiamo, ai tempi era un divoratore di libri, quindi deve aver letto molto ed assimilato molto, ma per andare a scovare le citazioni nelle sue canzoni bisogna avere una notevole base culturale, conoscere Keats, Withman, Ovidio, Dante, la Bibbia e tutte le altre cose dalle quali ha attinto per le sue liriche fa capire che His Bobness non è il primo che passa per la strada, anche se io penso che nella sua cosidetta "imbarazzante Nobel Lecture" abbia voluto essere semplice apposta per non farsi dare del falso acculturato e del plagiatore come è successo tante volte. Con quel discorso Bob ha chiuso la bocca a tutti, e noi che conosciamo abbastanza bene il suo lavoro sappiamo che può fare di molto ma molto meglio, se così ha fatto ha avuto di sicuro le sue ragioni ed a mio avviso ha centrato il bersaglio. D'altronde tutta la faccenda Nobel è stata gestita alla grande, tutto il mondo ha parlato di Dylan, in bene ed in male, se questa è ignoranza.........Infine non vedo che male ci sia se Bob finisse nei libri di scuola, in fin dei conti noi non ci siamo mai lamentati se ci han fatto studiare Leopardi, Foscolo e Dante, sarò stato duro però è stato bello e riuscire oggi a ripeterte a memoria con naturalezza "L'Infinito" fa restare ancora tutti a bocca aperta. In futuro questo potrebbe succedere con Blowin', Time, Lars, Desolation e Tambourine. Io ne sarei felice.

Dylan lo adoro per il modo di esprimere le cose, per la sua voce suggestiva, da quella nasale degli inizi, quella strascicata fino a quella di oggi davvero charismatica. Però musicalmente io sono schiavo di altre sonorità, amo l'armonia ed il canto corale, gruppi come Poco, Eagles, Byrds, CS&N, Beach Boys mi stendono con la bellezza delle loro canzoni e l'impasto delle loro voci. Nessuno riesce a cantare come loro, in Italia ci hanno provato i Pooh ed i NewTrolls ma non sono mai riusciti a raggiungere il livello di questi gruppi. Noi non abbiamo gente come Randy Meisner capaci unirsi a Richie Furey, Jim Messina, Rusty Young e George Grantham per diventare il front man dei Poco, poi Randy vuole di più, lascia i Poco e con Glenn Frey, Don Henley, Bernie Leadon (la backing band di Linda Ronstadt) fonda gli Eagles diventandone il front man. Certo Randy ha avuto i suoi eccessi come molte altre Star, droga e alcool che lo obbligarono a lasciare gli Eagles nel 1977. Nel 1989 ritorna con la formazione originale dei Poco. Nel 2016 ebbe la disgrazia con sua moglie, mentre cercava un paio di scarpe da indossare per uscire, spostò la custodia del fucile che si trovava in quell'armadio, nello spostarlo fece accidentalmente partire un colpo che la prese in pieno viso fulminandola. Meisner fu ricoverato dalle autoprità per un TSO obbligatorio perchè minacciava il suicidio dopo la disgrazia della moglie. Nel 1999, in qualità di ex componente degli Eagles, Randy è entrato nella National Rock and Roll Hall Fame. Permettimi di posatarti il video di " Nothing To Hide" dei Poco per farti capire cosa intendo per canto a più voci, certamente capirai la differenza fra questi artisti ed i nostri.

The original members of Poco perform "Nothin' to Hide"

  

Live long and prosper, Mr.Tambourine, :o)

 

 
Martedì 6 Febbraio 2018

Talkin' 10373 - miscio.tux

Caro Mr.Tambourine,
direi che argomentazioni come quelle di Gebianchi ritornano periodicamente. Il Prof. Carrera aveva tempo fa risposto all'analogo elitarismo di George Steiner con alcune note.

http://www.maggiesfarm.it/talking371.htm - (talkin' 4767) Che ne dici di riproporle?

PS. Ma veramente Sir Eglamore mi ha affibbiato tutte le sue bastonate senza neanche averne il diritto feudale? Son proprio un povero scarpone! Salterà fuori che me le dava per ordine del Duca Gebianchi.
Ciao, Miscio.

Prima di affrontare l'argomento Steiner voglio dirti, caro vile Miscio, che non tutti hanno la fortuna di nascere nella High Society come Sir Eglamour of Artois, invece quelli nati di default devono accontentarsi delle bastonate o di qualunque altra angheria che il suo Feudatario e padrone gli affibia. Sappiamo tutti che il vero artefice della vittoria di un cavallo al Palio di Siena è il barbaresco che vive, mangia e dorme col cavallo a lui affidato, ma che si prende tutti gli onori della vittoria è il fantino. Detto questo passiamo all'argomento da te proposto, riposto in copia-incolla lo scritto del prof. Carrera riportante il suo punto di vista sull'argomento per non sottoporre i nostri Maggiesfarmers a perdite di tempo:  

4767) Dylan secondo George Steiner

Rispondo volentieri alla sollecitazione di Paolo Scotto, che mi chiede che cosa ne penso della presa di posizione di George Steiner su Dylan. La frase incriminata è questa: “Che Bach e Beethoven realizzino le potenzialità delle imprese umane e superino il rap o l’heavy metal, o che Keats provochi intuizioni di cui le liriche di Bob Dylan sono ignare, è o dovrebbe essere lampante...” Il contesto è quello delle “Charles Eliot Norton Lectures” di Harvard, una serie di conferenze che ogni anno vengono affidate a una personalità culturale di fama indiscussa. Nel 1985 doveva tenerle Calvino, ma morì improvvisamente prima di partire. Gli altri due italiani a ricevere l’onore delle Norton Lectures sono stati Umberto Eco e Luciano Berio. Le conferenze di Steiner si sono svolte nel 2001 e 2002, sono state pubblicate in lingua originale nel 2003 e in italiano l’anno dopo (George Steiner, “La lezione dei maestri”, trad. di F. Santovetti e S. Velotti, Milano, Garzanti, 2004).
Steiner critica duramente la vigliaccheria intellettuale dei professori americani che per apparire più progressisti e politically correct hanno distrutto lo studio dei classici rimpiazzandoli con curriculum raffazzonati e pieni di autori minori, legittimati solo perché appartenenti a varie minoranze etniche, religiose o razziali. La stoccata a Dylan compare qui. Con tutto il rispetto per il magistero critico di George Steiner (tra l’altro non dico che abbia completamente torto; i programmi universitari americani
imposti dalla political correctedness di turno li conosco bene, ma l’argomento è troppo complesso per essere affrontato in questa sede), il riferimento a Dylan è veramente fuori luogo. Se Steiner intende dire che Dylan ignora Keats, si sbaglia. Mi sembra di aver dimostrato a sufficienza nelle note alla traduzione di “Lyrics 1962-2001” che Dylan ha mimato l’andamento dell’“Ode a un usignolo” di Keats, senza assolutamente plagiarla e nemmeno citandola direttamente, bensì usandola in modo molto sottile, in “Mr. Tambourine Man” e in parte anche in “Not Dark Yet”. Tra l’altro, riferimenti a Keats compaiono
anche in “You’re a Big Girl Now”, “Shelter from the Storm” e “Jokerman”. Se invece Steiner intende dire che i versi di Keats raggiungono un livello di complessità e di completezza espressiva molto superiore a quelli di Dylan, questo è certamente vero, ma io gli chiederei allora quale poeta contemporaneo, anche tra i grandi, reggerebbe il confronto con Keats. Dire che Paolo Conte sarà pur bravo ma Foscolo era meglio non è un argomento critico.
Se poi Steiner invece vuole dire che è assurdo studiare Dylan per political correctedness e bisognerebbe invece studiare Keats, allora sbaglia in un altro senso, perché i corsi universitari che si insegnano su Dylan in America non nascono affatto da un inchino alla political correctedness. Dylan è ebreo, ma negli Stati Uniti gli ebrei non sono considerati una “minoranza” (solo gli afroamericani, i latinoamericani emigrati o nati negli Stati Uniti, le donne e i gay sono “minoranze” in senso legale). Agli effetti legali nonché universitari, Dylan e Keats sono entrambi “anglos”, che dovrebbe voler dire “anglosaxon”, ma
ormai significa “bianco” in generale. Anche un italiano è un “anglo” (e che questa definizione sia assolutamente imperialista – o almeno io la vivo così quando mi sento definito “anglo” – è una cosa che ai sostenitori della political correctedness non viene neanche in mente). Oltretutto Dylan è un maschilista di vecchia scuola e in tempi passati (1980, nel suo periodo “Christian”) aveva perfino trovato da obiettare al fatto che i gay si stessero muovendo per ottenere obiettivi politici (aveva
specificato di non essere contro i gay bensì contro una “politica gay”, ma è appunto la politica gay che ha portato i gay a essere riconosciuti come minoranza ufficiale). In effetti sono abbastanza stupito del fatto che finora nessun gay e ben poche femministe abbiano messo Dylan sulla graticola della political correctedness. Nel primo caso forse lo salva la sua amicizia con Ginsberg; nel secondo caso, ultimamente gli ha fatto bene cantare in duetto con Mavis Staples. Al convegno su Dylan al quale ho assistito a Minneapolis nel marzo di quest’anno la relazione di due studiose era appunto dedicata alla
cover femminili di Dylan, e la sua amicizia con Mavis Staples era il centro del loro intervento (titolo: “Quello che Dylan ha imparato da Mavis”).
Per l’accademia americana Dylan è un “white male” esattamente come Keats e quando sarà morto, facendo gli scongiuri, sarà anche lui un “dead white male” come lo sono Dante, Shakespeare e Goethe.
Avrà anche lui il suo posto in quello stesso “canone occidentale” che Steiner vuole difendere. Il che mi porta all’ultima questione. Avrebbe senso studiare Dylan invece di Keats? In linea di principio, no. Ma la cultura non è fatta solo di grandi personaggi immobilizzati nel loro canone. Quello che dobbiamo chiederci è quale funzione avevano, nella loro società, i grandi poeti del passato. Intorno alle loro opere si formava una comunità, una società, una conversazione comune e anche molte illusioni comuni. Oggi come oggi, quanti poeti riescono ancora ad esercitare questa funzione? Forse nemmeno i più grandi dei contemporanei, forse neanche Derek Walcott, anche se probabilmente è il più significativo poeta vivente. Le cause sono molte, e non le posso discutere qui. Ma alcuni artisti popolari, “poeti comuni” come Dylan, sono riusciti a occupare questo spazio, sono riusciti a creare comunità e conversazione sociale. È perfettamente legittimo studiarli non invece dei grandi del passato bensì insieme ai grandi del passato, perché la continuità non deve andare perduta.
Pochi giorni fa sono stato ospite di un piccolo e bellissimo festival letterario a Santulussurgiu, in provincia di Oristano, intitolato “A libro aperto”. Mi avevano chiamato per parlare di Dylan e dividevo il palco con i curatori degli atti di un convegno su De Andrè e con due musicisti, pianoforte e voce, che eseguivano (molto bene) canzoni di De Andrè. Dopo che Andrea Cannas, uno dei tre curatori di “Cantami di questo tempo. Poesia e musica in Fabrizio De Andrè” (Cagliari, Aipsa Edizioni, 2007) aveva messo in campo Dante e Leopardi per spiegare perché De Andrè andava considerato un poeta,
io gli ho detto che mi aveva spiazzato e che a quel punto per introdurre il discorso su Dylan potevo solo controbattere con Shakespeare e Whitman. I paragoni si facevano assurdi, ma non era assurdo il fatto che noi abbiamo bisogno di qualcuno, Dylan o De Andrè, che vogliamo imparare a memoria, di cui vogliamo parlare e grazie al quale vogliamo formare una comunità, così come generazioni hanno imparato a memoria Leopardi e ne hanno fatto tesoro anche senza che la scuola li obbligasse. È così che per molti si fa strada la comprensione di quello che Shakespeare o Keats hanno fatto ai loro tempi.
I livelli possono cambiare, Dylan può essere più o meno grande di Keats, ma non è questa la cosa più importante. Quello che conta è che la poesia deve circolare, essere un circolo e in circolo, non solo uno scaffale di libri in linea retta. A me hanno fatto molte domande sulla poesia, non solo su Dylan, e mentre i due musicisti eseguivano De André ho visto alcuni tra il pubblico che li seguivano parola per parola, sillabando il testo insieme a loro. Se questa non è cultura viva, allora non so che cos’è. Non so nemmeno se con questi argomenti riuscirei mai a convincere George Steiner, ma se mi capita ci
provo.
Alessandro Carrera

Diciamo in modo molto succinto chi è George Steiner, nato a Parigi il 23 aprile 1929, scrittore e saggista francese.
È stato docente di letteratura comparata in famose università quali Princeton, Stanford, Oxford e altre. Il suo approccio alla letteratura è in termini morali e religiosi (è stato allievo dello studioso di mistica ebraica Gershom Scholem) e il suo interesse è rivolto al rapporto tra potere, barbarie e cultura con particolare riferimento alle vicende e questioni inerenti al popolo ebraico.
Di particolare interesse e piuttosto controverso è stato il suo romanzo "Il processo di San Cristobal" ("The portage to San Cristobal of A.H.") di ispirazione fantastica: Steiner infatti si immagina che Adolf Hitler sia ancora vivo e si sia rifugiato in Brasile, dove un commando del Mossad viene inviato per portarlo in Israele e processarlo. Al di là della cornice fantastica, "Il processo di San Cristobal" presenta acute pagine di riflessione filosofica sul linguaggio: in particolare, Steiner cerca di illustrare la "potenza negativa del linguaggio" e accosta la figura di Hitler alla figura del falso messia Shabbatai Tzevi (Tzevi fu un mistico, cabalista, asceta e agitatore politico-religioso ebreo ottomano. Nel XVII secolo fu considerato virtualmente dall'intera popolazione ebraica di Europa, Nord Africa e Medio Oriente come il Messia. Fu il protagonista, e, insieme a Nathan di Gaza, l'iniziatore del più grande movimento messianico nella storia dell'ebraismo; dopo la sua apostasia, il movimento si tramutò in una setta, condannata e tacciata di eresia da molte autorità rabbiniche ortodosse. Morì esiliato a Dulcigno, nell'attuale Montenegro, vicino al confine con l'Albania, allora sotto l'Impero ottomano, nel 1676), giungendo addirittura all'affermazione paradossale e provocatoria che il Führer sia stato il "vero" messia ebraico, poiché ha portato alla fondazione dello Stato di Israele. Secondo la filosofia del linguaggio di Steiner, l'affermazione della "messianicità" di Hitler va compresa in modo del tutto ipotetico e paradossale come lo spunto per una riflessione filosofica profonda sulla natura del linguaggio: il linguaggio non è solo uno "strumento positivo" di comunicazione, ma anche un mezzo di distruzione, di coercizione e di propaganda.

Probabilmente il romanzo di Steiner pubbblicato nel 1981 prende spunto dalla famosissima operazione del Mossad organizzata con la regia di Simon Wiesenthal, il famosissimo cacciatore di criminali nazisti fuggiti in Sud America, con la quale Adolf Eichmann, colui che aveva pianificato la "soluzione finale del problema ebraico, fu individuato in Argentina, prelevato a forza e riportato in Israele dove, dopo regolare processo, venne condannato a morte ed impiccato pochi minuti prima della mezzanotte di giovedì 31 maggio 1962 in una prigione a Ramla, in Israele. Che il comportamento di Hitler abbia avuto come conseguenza la fondazione dello stato di Israele e che perciò Hitler potesse essere il tanto agognato Messia è una assurdità, anche se bisogna osservare che "Messia" è il termine che designa una figura e una nozione importante per l'ebraismo, il cristianesimo e l'islamismo. In tali religioni si crede che a un certo punto della storia debba comparire un inviato da Dio, che permetterà loro di integrarsi nel mondo e nell'universo. Lo stato di israele fu ufficialmente costituito il 29 novembre 1947 dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite con la risoluzione n. 181 che approvava il piano di partizione della Palestina e la costituzione di due Stati indipendenti, uno ebraico e l'altro arabo. Alla scadenza del mandato britannico il moderno Stato d'Israele fu quindi proclamato da David Ben Gurion il 14 maggio 1948. Ma dire che la nazione ebraica sia una conseguenza della Shoa e darne il merito ad Hitler è un'affermazione completamente demenziale per la sua assurdità, però l'intento di Steiner era proprio quello di usare l'assurdo per far capire che le parole a volte, se prese troppo sul serio, possono diventare causa di morte e distruzione. Quindi appare giusto che ci sia un controllo sulle parole e sul loro uso, non solo quelle delle poesie o delle prose liriche, ma tutte le frasi che vengono dette in qualunque campo hanno una loro possibile pericolosità, dipende da come si usano e da come si intendono. Io non credo che facendo un paragone Steiner volesse dire che Keats fosse più grande di Dylan, ma nelle sue parole c'è una verità innegabile, certo Keats è più poeta nel senso tecnico della parola, ma le sue liriche sono confinate nei libri, sugli scaffali, le parole di Dylan continuano a risuonare per il mondo anche se meno altisonanti e profonde, più umili forse nella forma, ma non di meno nella sostanza.  Live long and prosper, Mr.Tambourine, :o)

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Talkin' 10372 - gfarmandola92

Egregio Mr.Tambourine,
mi saprebbe dire chi è la signora con la mascherina che compare sul retro di “Shadows in The Night”? La ringrazio per l’eventuale risposta,
Gianfranco Armandola

Ciao Gianfranco, le domande che tutti si fecero all'uscita di Shadows furono due, e cioè:

1. Quale singolo ha Bob Dylan nella sua mano?

La risposta alla prima domanda è, secondo il sito web Searching For A Gem , il singolo "Get Rhythm" / "I Walk The Line" di Johnny Cash. Non si tratta del singolo originale, ma una ristampa fatta dalla Third Man Records del maggio 2013.

La seconda domanda era: Ma chi è la Signora mascherata è seduta accanto a Dylan?
E' necessario sapere che la Third Man Records è l'etichetta discografica di proprietà di Jack White leader dei The White Stripes, e la signora seduta accanto a Dylan è Meg White, la batterista del duo The White Stripes. Probabilmente aveva regalato la ristampa del disco per il compleanno di Bob nel 2013.

  

        

Live long and prosper, Mr.Tambourine, :o)  

 

 
Lunedì 5 Febbraio 2018

Talkin' 10371 - lucaborrelli68

Mr. Tambourine,
Sono interessato a un biglietto per il concerto di Milano.
Mi fai sapere ? Grazie
Un caro saluto, Luca.

Contatta Alessandro Cavazzuti a questo indirizzo: walking_antique@hotmail.com
Live long and prosper, Mr.Tambourine, :o)

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2018 sui palchi italiani: "Geronto rock n' roll circus"

Sfogliare l’elenco dei maggiori concerti 2018 è una cosa stupefacente, sembra che le porte delle case di riposo per anziani siano state aperte all’improvviso, tutte assieme, o, per meglio dire e, forse più giusto, nel rock non c’è stato ricambio generazionale, o se c’è stato si è evoluto in qualcosa che con il rock non ha più niente a che fare. Qualcuno potrebbe anche dire che il rock ormai è morto, e potrebbe avere anche ragione, ma ci sono concerti come il Coachella Festival che ha visto l'anno scorso sullo stesso palco I Rolling Stones, Bob Dylan, Paul McCartney, The Who, Neil Young, Roger Waters andare avanti per 2 settimane con centinaia di migliaia di spettatori che smentiscono la scomparsa di questa musica. I Rolling Stones hanno fatto numeri da capogiro a Rio De Janeiro (1.300.000 spettatori) e nel concerto di Cuba all’Avana (1.200.000 spettatori). Come sono ancora possibili cose del genere dopo oltre 50 anni di attività? La domanda è semplice - chi ha preso il posto dei Rolling Stones? Risposta: i Rolling Stones - chi ha sostituito i Beatles? Paul McCartney e Ringo Starr - chi ha sostituito Bob Dylan? Bob Dylan - chi ha sostituito i Pink Floyd? Roger Waters - chi ha sostituito Rod Stewart? Rod Stewart - e così via. E’ chiaro che questi sono nomi “timeless”, ma parlando di musica, di musica leggera (a proposito qual’è la musica leggera? E quale sarebbe quella pesante? Poi c’è la classica e forse la “casual”?) la cosa si ammanta di un velo di tristezza gioiosa perchè per questi nomi non ci sono sostituti. Oggi abbiamo centinaia di migliaia di persone che vengono fatte passare per artisti ma che in realtà facilitano il rilascio degli escrementi, come un lassativo megagalattico, sarà colpa dei talentshows come Amici, XFactor, The Voice of Italy? Domanda interessante ma senza una risposta certa, la verità è che in questi ultimi anni piuttosto che la creatività si è voluto privilegiare la bella vocina specando in quantità industriale epiteti altisonanti per gente che dopo un paio di settimane di esibizione in una piccola arena piena di ragazzine Facebookers che starnazzano a comando non sanno più cosa devono fare, perdono la loro identità perchè cento esperti danno loro cento consigli diversi, ragazzi che oltre che perdere quel poco o tanto talento che hanno diventano “zombie” nel vero senso della parola, ragazzi che non riescono più a capire quanto valgono in realtà, che piangnucolano in diretta o nei “confessionali” come se la vita gli avesse tolto gli affetti più cari invece che assegnato una canzone da cantare, ed anche questo è raccapricciante, ma in fondo è un altro discorso che non vogliamo fare qui.
Fatta questa doverosa premessa ho preso in esame l’elenco dei principali concerti del 2108 programmati in Italia cominciando anche a considerare le date di nascita degli artisti:
FIORELLA MANNOIA - 4 aprile 1954
GIANNI MORANDI - 11 dicembre 1944
ROBY FACCHINETTI - 1 maggio 1944 / RICCARDO FOGLI - 21 ottobre 1947
ELIO E LE STORIE TESE - fondati a Milano 1980
VASCO ROSSI - 7 febbraio 1952
DEPECHE MODE - fondati a Basildon 1980
SIR RODERICK DAVID “ROD” STEWART - 19 gennaio 1945
GORAN BREGOVIC - 22 marzo 1950
METALLICA - fondati a Los Angeles 1981
JOVANOTTI - 27 settembre 1966
ZUCCHERO - 25 settembre 1955
TOTO - fondati a Los Angeles 1976
BOB DYLAN - 24 maggio 1941
ROGER WATERS - 6 settembre 1943
GUNS N’ ROSES - fondati a Los Angeles 1985
IRON MAIDEN – fondati a Londra 1975
OZZY OSBOURNE - 3 dicembre 1948 (ex-cantante Black Sabbath, quello che ha mangiato un pipistrello sul palco)
DEEP PURPLE – fondati ad Hertford 1968
RINGO STARR - 7 luglio 1940
KING CRIMSON – fondati a Londra 1969
JOE SATRIANI - 15 luglio 1956

Da notare che questo elenco comprende solamente artisti che si esiberanno quest’anno nel nostro Paese, altrimenti l’elenco del “geronto artists rock n’ roll circus” sarebbe interminabile, pur con le gravi perdite subite in questi ultimi disgraziati anni.
Tutti questi artisti hanno una rispettabile età ed alcuni addirittura venerabile, ed esibiscono i loro “oldies-but-goldies” o “greatest-hits” che dir si voglia in spettacoli dal sapore affascinante e retrò allo stesso tempo, un deja vù interminabile nella sua bellezza e tristezza.
Ho appena visto in TV lo show di quest’estate di Vasco al Modena Park, ho apprezzato l’energia e l’impegno del Blasco nazionale, supportato da una band dall’avvilente suono datato ed obsoleto (a mio parere), scontato, sentiti e risentiti assoli di chitarra sul viale del tramonto che fanno molto nostalgia e “sapore di sale”, una corista sola (ma costa così tanto ingaggiare quattro coriste come si deve?), insomma un “c’eravamo proprio tutti” dal sapore dolce/amaro, ma certamente i “fedeli” blaschiani erano al settimo cielo partecipando gioiosi al mega evento. I nomi che verranno nel nostro Bel Paese sono altisonanti, ma oggi che validità possono avere?

Ringo è il più anziano con i suoi 78 anni, si esibisce onestamente da anni con la sua “All Star Band” che ha visto nomi prestigiosi prestare il loro talento, gente come Joe Walsh (Eagles e James Gang), Dr. John, Nils Lofgren (Crazy Horse ed E Street Band), Garth Hudson (The Band), il Boss Springsteen ha partecipato ad uno show suonando in quattro canzoni, Timothy B. Schmit (Poco ed Eagles), Bonnie Raitt, Peter Cetera (Chicago), Ginger Baker (Cream), Gary Brooker (Procol Harum), Edgar Winter , Rick Derringer (The McCoys, Johnny Winter, the Edgar Winter Group), Jim Keltner, Paul Shaffer, Todd Rundgren, Mark Farner (Grand Funk Railroad), Slash (Guns N' Roses), Peter Frampton (Humble Pie), Simon Kirke (Free and Bad Company), Dave Mason (Traffic and Fleetwood Mac), Ray Davies (The Kinks), Ian Hunter (Mott The Hoople), e qui smetto l’elenco che potrebbe continuare ancora per molto se andassimo a ripescare anche gli artisti passati a miglior vita come Billy Preston, Rick Danko (The Band), Levon Helm (The Band), Clarence Clemons (E Street Band), ), Harry Nilsson (autore di "Everybody's Talkin'", song portante del film "Midnight Cowboy", in Italia "Un uomo da marciapiede"), Jeff Healey, John Entwistle (The Who), Jack Bruce (Cream), Greg Lake (Emerson, Lake & Palmer e King Crimson), e scusate se sono pochi, credo che nessuno al mondo possa vantare di aver avuto ed avere il supporto di musicisti tanto prestigiosi.

Zucchero, come al solito indisponente e spocchioso, può però contare a suo favore, oltre che sulla voce d’oro, su una backing band di altissimo livello.

Su Gianni Morandi, Facchinetti e Fogli lasciatemi dire un generoso “no comment”, idem per la Mannoia, Elio e le storie tese avevano annunciato il ritiro dopo il concerto del 19 dicembre 2017 con la motivazione "Ci vuole l'intelligenza di capire di essere fuori dal tempo", ma pare che l’intelligenza li abbia abbandonati come i gatti in tangenziale.

Jovanotti mi piace sempre, mi piace anche che, per quanto ci abbiano provato, ancora nessuno sia riuscito a prendere il suo posto.

Toto, what a band!!!, chissà se quelli di oggi assomigliano agli originali....ma dubito molto!

Stesso discorso per King Crimson, insuperabili 50 anni fa con la loro eterea e sacrale “21st Century Schizoid Man” del 1969, considerati come gli antesignani dell'alternative rock e del grunge, ma dopo 18 musicisti e due parolieri quelli che salgono oggi sul palco forse non si conoscono nemmeno più.

Metallica, bravissimi ai tempi, ma oggi, dopo innumerevoli cambi di formazione saranno ancora loro o sembreranno una tribute band dei Metallica?

Poi Iron Maiden, Joe Satriani, Ozzy Osborne più rincoglionito che mai, Roger Waters che vive di rendita con le canzoni di “The Wall” sempre intriganti ed affascinanti da ascoltare, Deep Purple che da quando se ne è andato Ritchie Blackmore assomigliano ad un altro gruppo.

Guns n’ Roses, ho appena visto una foto di Axl e Slash spaventosamente invecchiati e devastati, non riesco ad immaginare con l’aspetto odierno che charisma possano ancora avere sul palco.

Sir Rod Stewart è sempre un “over the top”, granderrima backing band, granderrima voce ed anche intelligenza nel capire che alla sua età era ridicolo continuare a sculettare ancora. Concerto assolutamente da non perdere!

Bob Dylan rimane sempre il solito “mistero della sfinge”, molti sperano che la smetta con le sinatrate e si inventi qualcos’altro meno monotono e noioso, per altri va benissimo così com’è, e se si mettesse a fare solo cover di Bob Dylan? Non sarebbe una cattiva idea!
Ma in fondo in fondo sono tutti artisti che in un modo o nell’altro ci hanno dato molto nei loro anni migliori, quindi credo che andare e rivederli ancora una volta non faccia male a nessuno, perciò live long and prosper al gerontorock!!! Mr.Tambourine, :o)

 

 
Sabato 3 Febbraio 2018

Talkin' 10370 - Calabriaminimum

Caro Mr.T.,
essendo una persona tendenzialmente sportiva, (corsa, calcio, pallavolo, capoeira) preferisco deporre le armi. Anche perché quello che dovevo dire l'ho detto. Voglio solo aggiungere, arricchendo spero il nostro confronto un appunto biografico, che custodisco gelosamente. Spero possa quindi interessare anche a voi che mi state leggendo. Il mio appunto riguarda l'adolescenza e in particolare l'ascolto di alcuni cantautori italiani. Di come esso abbia contribuito a formare la mia coscienza e ad affinare il mio punto di vista sul mondo, molto più del Grunge o della "musica che girava intorno" per dirla alla Fossati.
De André per me è un bel ricordo di questa formazione musicale, sociale ed etica. La conservo gelosamente e in modo abbastanza rigoroso. Non ho difficoltà ad ammettere che quando scoprii lui, Guccini, De Gregori e Bennato, non
sapevo nemmeno chi fossero i vari Leonard Cohen, Van Morrison, Paul Simon e Bob Dylan.
Il mio percorso sonoro parte quindi da qui, o da lì. Successivamente e in modo abbastanza fortuito, scoprii finalmente Dylan, tramite un compagno del liceo, o meglio tramite i CD del padre. Iniziò tutto con Sting/The Police, passando per Eric Clapton e Neil Young. Quando finalmente arrivai a Bruce Springsteen, durante la fase di copia di una musicassetta contenente
se non sbaglio il primo album di Springsteen, il mio amico Emilio mi registrò anche qualche brano di Dylan. Poche cose, ma tra queste c'era Like a rolling stone. Da quel momento in poi, e ti parlo del 1996-97, cioè dei miei 17 anni, cambiò praticamente tutto. Ho ascoltato sempre di meno i nostri cantautori, specialmente quelli più intimisti e acustici. De Andrè, purtroppo o per fortuna vi rientra. Io dopo aver scoperto la musica rock e cantautorale statunitense, non sono più
tornato all'ovile. Di base preferisco un sound basato su strumenti elettrici o quantomeno semi-acustici. In macchina non ascolto mai De André, nemmeno quando vado a correre o nei pochi momenti che trascorro con gli amici. Mi capita invece di fare selezioni musicali qui nei locali notturni della mia città, Cosenza, e di passare in rassegna un po' di brani rock d'epoca o più contemporanei. Dylan è sicuramente sempre presente nelle mie selezioni, con pezzi d'epoca o più contemporanei. Mando molto anche Tom Petty. Ho fatto questo breve racconto, per spiegare il motivo della mia scelta nei confronti di Bob
Dylan e del rock in generale. Stimo e rispetto molto De André e anche chi continua ad ascoltarlo e a praticarlo. Musicalmente meno lo ascolto, più lo apprezzo e lo valuto un grande. Questione di priorità.
Mi piacerebbe pensare che esiste un universo parallelo dove i due si sono incontrati e hanno suonato qualcosa assieme, per poi tornare ciascuno sulla propria "cattiva strada". Personalmente continuerò ad ascoltare musica rock e autori nordamericani. E continuerò a stimare e a rispettare chi preferisce invece i cantautori italiani. E' pur sempre il mio bagaglio culturale, e lo sarà per sempre. Pace e amicizia,

Dario Twist of fate

Caro Dario,questo ti fa onore e credo che anche Gebianchi ti stimerà per le tue parole. Questo chiude un pò la lunga e bella discussione De Andrè/Dylan, credo che ognuno sia rimasto legato al suo cantautore preferito come è giusto che sia, però lo scambio è stato bello, grazie anche a te che vi hai partecipato assieme ad altri stimati amici. Live long and prosper , Mr.Tambourine, :o)

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Napoli: Stasera The Never Ending Dylan Groove (ex Maggie's Farm Southern Band)

Questa sera alle 21,30 The Neverending Dylan Groove si ripropone al PAVE-Palazzo Venezia (Via Croce) attraverso un originale percorso storico-analitico unplugged sul grande Bob Dylan.

The Never Ending Dylan Groove in un percorso storico-analitico sul grande Bob Dylan attraverso le sue canzoni, l'arte della parola, la sua arguta introspezione sulla societa'.
I componenti storici della Band, già Maggie's Farm Southern Band vincitrice tra l'altro,nel 2009, del contest promosso da una radio canadese tra le band indipendenti di Bob Dylan, ed i nuovi strumentisti sono tutti napoletani doc:

Antonio Genovese, voce, chitarre, armonica
Carmine Crisci, chitarra
Emanuele Scavo, tastiere
Ciro de Santo, basso
Filippo Russo, batteria, percussioni

Gennaro Montanaro, voce narrante
 


Lo spettacolo rappresenta un excursus sul pianeta ‘Dylan’, dal punto di vista musicale ed artistico.
Le canzoni, selezionate tra le centinaia del repertorio più poderoso e dirompente della storia della musica popolare americana, comprendono inni ‘generazionali’ folk come “Blowin’ In The wind, ballate di protesta come “Hurricane”, brani che hanno fatto la storia del rock come “Like A Rolling Stone”, ma anche gemme meno conosciute del cantautore come “One More Cup Of Coffee”.
L’esecuzione dei brani sarà preceduta dalla narrazione di brevi passaggi incentrati sulla figura di Bob Dylan ed allocati nel periodo storico di riferimento, evidenziando alcuni aspetti significativi dei testi delle canzoni.
Contributo organizzativo 10 €, per prenotazioni tel. 081 5528739




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Edie Sedgwick, la più bella e chic degli anni 60                                          clicca qui

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Dopo la lunga dissertazione che ha visto come protagonisti De Andrè, Dylan e Bubola ho trovato questa intervista a Massimo dell'anno scorso, intervista nella quale parla del suo rapporto con De Andrè, ed ho pensato fosse giusto riproporla perchè penso sia giusto leggere anche le parole di Bubola in person. Mr.Tambourine.

Barana intervista Massimo Bubola                                                               clicca qui

 

 
Venerdì 2 Febbraio 2018

Talkin' 10369 - walking_antique

Ciao Tambourine,
per cambio di programma vendo tre biglietti per il concerto di Dylan a Milano, Teatro degli Arcimboldi, lunedì 9 aprile, al costo sostenuto su Ticketone.

Settore: Platea bassa, Fila 12 , posti 12-14

Chi è interessato può contattarmi all'indirizzo : walking_antique@hotmail.com

Grazie, Alessandro.

Ho postato l'annuncio anche in "Vetrina", ciao, Mr.Tambourine, :o)

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Talkin' 10368 - dinve56

Buongiorno Mister,
volevo, con il tuo placet, aggiungere brevi considerazioni al vivace dibattito sull'arte di De Andrè e quella di Dylan. Condivido l'opinione di chi dice che tra i due è difficile giudicare chi sia il migliore, umanamente ed eticamente parlando, ed anche condivido l'idea che il giudizio sulla "persona" non sempre possa essere allineato con il giudizio sull'"artista", giudizi che, pertanto, vanno tenuti separati. Esprimo ancora due motivi per cui, per me, la bilancia pende a favore di Bob. La galleria dei suoi personaggi e più varia e divertente di quella di Faber. Ricordo la varietà di personaggi e musica in album come, per fare solo pochi esempi, "John Wesley Harding" o "Under the red sky". Il secondo motivo per cui preferisco Dylan è che, di lui tutto si può dire, ma non che sia uno snob. La sua provenienza sociale, etnica e geografica spiegano ampiamente le difficoltà della sua vita prima del successo, e tracce di questo dolore profondo sono in molte sue canzoni; inoltre ha lavorato sodo e tutto questo me lo rende caro più di De Andrè che, tuttavia, non mi è mai stato antipatico, anzi. Ultimissima considerazione: con il poco intuito femminile che mi resta, mi sembra che alcune donne siano rimaste legate a Dylan, ma anche che lui non abbia voluto "mollarle" del tutto... Il libro di Suze, in questo senso, "docet". Cambio argomento: che paura il "fentanyl"! Per combattere gli acciacchi della vecchiaia, consigliamo anche alle star il sano, vecchio stoicismo e qualche aspirina! Lunga vita! Carla.

Certamente molte donne che hanno frequentato Bob non se ne sono mai staccate, sarà stato forse il suo charisma, o forse chissà cosa, qualcosa che noi non sappiamo non avendolo mai "vissuto" da vicino, ma anche coloro che hanno avuto la fortuna di frequentarlo per i più disparati motivi non ci hanno saputo dire più di tanto, e forse qualcosa hanno contribuito a pomparla, sai, come quelle chiacchiere di paese che partono come un dito e arrivano grandi come un braccio perchè ognuno nel ripeterle aggiunge qualche particolare inventato per colorire di più la cosa o per far vedere che ne sa più degli altri. Difficile giudicare le azioni di un altro, intendo l'uomo, bisognerebbe essere nella sua mente per sapere tutti i motivi del suo comportamento. L'artista, per quanto complicato, è sempre più facile da giudicare, l'artista o ti piace o non ti piace e se ne può dire il motivo, anche se sono motivi validi solo per noi. Poi può succedere che un altro prenda il tuo giudizio, ci attacchi qualcosa per sentirsi più importante e cominci a diffondere un giudizio pompato, nascono così le bufale o i miti, o le leggende, sempre naturalmente partendo da una base di alta qualità ed alto talento, scontato che un somaro non potrà mai diventare una leggenda, un mito o vincere il premio Nobel per la letteratura! N'est pas? Alla prossima, live long and prosper, Mr.Tambourine, :o)

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Dylan il trasfigurato                                                                                    clicca qui

 

 
Giovedì 1 Febbraio 2018

Talkin' 10367 - gebianchi

Tempus loquendi tempus tacendi, declinava il grande Ezra Loomis Pound verso i suoi detrattori più accaniti; è un invito che rivolgo sentitamente a Calbriaminimum il quale, è d'uopo, si sforzi di motivare più diffusamente l' insopportabilita' delle mie affermazioni; sarà mia cura accettarle tranquillamente se mi sembreranno sensate o rispedirle al mittente qualora mi apparissero....altrettanto insopportabili. Comunque, pensavo effettivamente di aver chiuso la discussione sui meriti e demeriti di De André, ma vedo che la polemica non si placa. Premesso che, vorrei chiarire a sir Eglamore che ha voluto correttamente evidenziare la nostra differente formazione musicale e forse la nostra differente...come dire.... weltanschauung, che i miei riferimenti jazzistici più che nei postriboli di storyville, affondano nelle ovattate ed aristocratiche atmosfere del Blue Note o del Vanguard Village di New York. il mio Interesse per il folk nostrano origina invece da una formazione istituzionale che tanti anni fa mi ha condotto a ricerche sul campo tramite le quali mi accostai ai vari stornellanti locali, ai cantamaggio, ai canti di lavoro degli scariolanti e ai canti rituali tanto cari al buon Ernesto de Martino, ma non credo sia questa la sede per approfondire il tutto. Tornando a De André, mi associo totalmente al fastidio quasi epidermico che Sir Eglamore nutre per la santificazione del personaggio, frutto direi di una speculazione commerciale che ha scoperto in De Andrè la proverbiale gallina dalle uova d'oro; una beatificazione postuma che a mio avviso avrebbe stomacato lo stesso De André. La signora Ghezzi ha messo in piedi una orrifica e oliatissima macchina da guerra che ha contribuito in maniera financo esasperante alla costruzione di un ritratto agiografico inutile e impreciso. De Andrè era un cazzone pigro e pieno di soldi, puttaniere e snob, pessimo padre e lunatico narciso. Questo i vecchi estimatori lo sanno bene, ma questo che c'entra col De Andrè cantautore? Lo sappiamo, tutti questi eroi dell'epos contemporaneo non brillano per doti umane o coerenza esistenziale e se questo è il metro di giudizio per valutare il buon Faber, allora dovremmo gettare alle ortiche anche il caro Bob Dylan, uomo mediocre e spesso disprezzato nel giudizio di chi lo conosce bene. Io personalmente, del De Andè uomo e del Bob Dylan uomo, me ne strafotto ampiamente. De Andrè ha cantato l'ingiustizia sociale ribadendo in tutte le salse di non voler e non saper essere un parametro di riferimento per nessuno, alla stregua del buon Dylan che si è sempre schernito dal rappresentare un eventuale modello per i suoi cultori. Se poi De André non era affetto o afflitto dalla sindrome dell'iperattività dylaniana non mi pare poi il caso di fargliene una colpa, semmai ciò dimostra quanto il nostro eroe fosse in realtà lontano dai canoni istituzionali dello star system, a differenza di Dylan che in questi meccanismi ci sguazza alla grande (non è un'accusa è una constatazione). È poi vero che mentre Faber sorseggiava un bicchiere di vermentino gallurese in compagnia di qualche radical-chic, o cercava ispirazione bordesando diretto verso qualche isoletta greca, la povera Princesa batteva la strada alla ricerca di clienti, ma faccio peraltro notare che mentre il proletariato operaio si imbruttiva in opifici maleodoranti, Marx ed Engels, dall'alto di salotti più che borghesi, teorizzavano la lotta di classe e direi che questa non appartenenza alle classi subalterne, ha poco influenzato sulla loro capacità di denuncia. De André, in ottime incisioni di concerti 75-76, riconosceva tranquillamente il proprio status sociale e la propria inadeguatezza rispetto al proletariato, e imbottito di pessimo whiskey, vaffanculeggiava chi tentava di eleggerlo a maitre a panser generazionale. Ma non per questo il suo apporto alla ridefinizione di una coscienza politica in molti giovani dell'epoca può definirsi scarso o evanescente. Infine, su Rimini e Sand Creek, beh...le critiche credo vadano rivolte al vero deus ex machina di quei dischi, che, come qualcuno ha già osservato, non è De Andrè, ma il veronese Bubola. Però qui entriamo nello specifico "de gustibus"; in fondo il giudizio sul valore di quelle canzoni mi pare estremamente soggettivo e quello espresso da Sir Eglamore, anche piuttosto ingeneroso alla stregua di quello che potremmo fornire per un qualsivoglia Desire o Time out of mind. Vogliamo sostenere che la caricatura degli indiani piumati proposta da De André sia molto lontana da quella altrettanto agiografica che Dylan ci propone del povero Robin Hood-Billy the kid ? Andiamo, se il metro è quello dello snobismo ironico, blasfemo e iconoclasta, consiglio di leggere Ceronetti ,Tomaso Kemeny o il compianto Valentino Zeichen, con un sottofondo di Miles Davis che suona the birth of the cool. Lo spazio di una canzone, l'ambito culturale che ad essa appartengono, non consentono certo analisi complesse di carattere storico o in chiave antropologica di tipo funzionalistico. Oltretutto il valore artistico del canto di denuncia è sempre inferiore rispetto a quello di una canzone dai toni esistenziali che, svincolata dai limiti del messaggio può librarsi autonomamente alla ricerca della bella forma. Da questo punto di vista del resto anche il confronto tra il film citato in un precedente talkin', Soldato blu e un qualsiasi film di Bergman o Dreyer, un Posto delle fragole o un Dies Irae per intenderci...è impietoso, ma siamo su registri linguistici diversi. Io credo che Sand Creek, che concordo non essere un capolavoro, sia però servito a svelare a chi non lo conosceva, un episodio vergognoso della storia americana. Se poi il problema è....letteratura alta vs letteratura bassa, direi che la poesia di de Andrè non vale una virgola se paragonata a quella di un Zanzotto, di un Balestrini, di un Sanguineti o di un Montale e quella politica, è poca cosa rispetto alle belle bandiere pasoliniane. Ma se il metro è questo, allora caro sir Eglamore, consiglierei caldamente di disertare anche la poesia dylaniana. Che vale ad esempio l'apocalittico Zimmerman della Hard rain o di I'm only bleedin rispetto a una Waste land di Eliot? Per non parlare del discorso di investitura di Stoccolma, davvero imbarazzante per usare un eufemismo. Non c'è bisogno di un Harold Bloom e del suo canone occidentale per smontare verso per verso una qualsiasi canzone del nostro menestrello. Ma qui entriamo in un campo minato, quel campo per il quale De André ha sempre precauzionalmente preferito definirsi cantautore, ben conscio della differenza tra un testo pensato per essere al più declamato ed il recitar cantando, nobile arte in cui eccellono i nostri due eroi. Quindi caro sir Eglamore, se lei vuole buttiamo pure nel cesso De Andrè. Dylan, Cohen and company gli faranno buona compagnia. Rispolvereremo invece il pleistocenico Claudio Lolli, autore peraltro nel 2017 di un magnifico disco ovviamente passato inosservato; Il grande freddo. Consiglio vivamente l’acquisto. Mi creda, vale cento volte le micidiali reinterpretazioni geriatrico- sinatriane di sua bobbità.

Giuseppe Enrico Bianchi

Cari Amici, per me è tempus tacendi avendo detto tutto quel che avevo da dire. Non considero "polemica" le diverse opinioni e le diverse posizioni dei partecipanti alla discussione sulla questione De Andrè/Dylan. Per me è stata una cosa oltre che divertente, istruttiva, intelligente, mai banale e mai volgare, portata avanti dai diversi amici di parere diverso con grande educazione e senso di civiltà. E' bello scontrarsi sul piano delle idee ed è altrettanto bello duellare per sostenere le proprie ragioni rispettando il punto di vista degli altri. E' evidente, da come scrivete, che avete tutti una buona preparazione nel campo della vita in generale, esponete bene le vostre opinioni in maniera riccamente particolareggiata, e questo vi va riconosciuto. Io, come ho già detto, considero chiusa la discussione perchè non riesco a trovare altre argomentazioni a sostegno del mio punto di vista, ma questo non mi impedisce di continuare ad apprezzare lo scambio di opinioni ancora in atto e di seguirlo con vivo interesse. Sapete che queste pagine sono a vostra disposizione per argomenti di natura dylaniana, e la vertenza De Andrè/Dylan, se così la vogliamo simpaticamente chiamare, è un argomento pertinente alle cose che si discutono in questo sito. Son contento che continuate ancora animatamente a sotenere le vostre ragioni con tutti i mezzi che avete a disposizione, sono certo che la cosa ha interessato anche coloro che non sono intervenuti di persona nello scambio di vedute. Sono state scritte cose intelligenti da ambo le posizioni in campo e questo porta una nota di merito alla Fattoria che grazie a voi si stacca dalle solite "storie di tutti i giorni". Continuate finchè non avrete esaurito le virtuali cartucce a vostra disposizione, io ed altri come me continueremo a leggervi con piacere. Live long and prosper, Mr.Tambourine, :o)

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Talkin' 10366 - dinve56

Buongiorno Mister Tambourine,
l'ultima talkin' su De Andrè è pungente e divertente; condivido la pacatezza della tua risposta, ma vorrei dire che, a parte le considerazioni di contesto su questo grande cantautore nostrano, le sue canzoni mi sono sempre parse un po' ripetitive e, oggi, anch'io guardo con sospetto la sua postuma "beatificazione". Amo di più Guccini, De Gregori e Battisti... disimpegnato, certo, ma unico nella resa di impalpabili e fugaci emozioni giovanili. Non sapevo delle disavventure economiche tra Dylan e Grossman, anche perchè Suze Rotolo, nel suo libro, "glissa" sull'argomento. Nel documentario "Don't look back" la Baez sembra un po' perplessa e, a un certo punto, dice a Bob :" è la quinta volta che cambi il finale di questa canzone"; mi sono persa la risposta perchè la traduzione, sullo schermo, è durata un attimo.
Poco dopo lei si allontana, dopo aver sfiorato i capelli di Bob con un bacio lieve. Da questi pochi indizi, par di capire che il sodalizio tra i due non funzionasse a meraviglia. La Baez è una bella figura femminile e di lei mi piace assolutamente, aldilà della verità storica, la rielaborazione artistico-musicale, in "Diamond and rust", della storia che ha avuto con Dylan. Sto meditando sulle regole nell'uso dei cellulari ai concerti. Alla prossima e lunga vita!. Carla.

Ciao Carla, sono contento che anche tu abbia espresso la tua posizione e la tua valutazione sul De Andrè artista. Certamente, e l'ho già detto, è stato uno dei migliori cantautori di casa nostra, ma poi sappiamo che "de gustibus non disputandum est" frase pronunciata, secondo le supposizioni di Plutarco, da Giulio Cesare davanti a un piatto di asparagi al burro serviti nella casa di Mediolanum di Valerio Leone. Ai generali Romani la pietanza non piacque affatto; i Romani infatti erano abituati all'olio mentre il burro era considerato un alimento "barbaro". Allora Cesare, di fronte all'imbarazzante situazione, placò gli animi con la soprascritta frase. Perciò, pur apprezzando le ragioni degli altri, in genere ognuno mantiene le proprie convinzioni. Anch'io preferisco Guccini, Dalla, De Gregori mi piace ma troppo scontato nella dipendenza dagli schemi dylaniani, Battisti, quello con Mogol, era coppia che ha sfornato dei veri masterpieces, ma, sempre naturalmente a mio avviso, allontanatosi da Mogol Lucio ha perso quell'aurea magica che eravamo abituati a riconoscergli.

Dylan con la Baez non si è comportato in modo "mirabilis", ma nemmeno con Suze e Sara, dei rapporti con le altre donne pochissimo si sa e quindi non si è in grado di dire alcunchè, anche se è presumibile che il lupo perda il pelo ma non il vizio. Don't Look Back evidenzia in modo più che palese che Joan era perdutamente infatuata di Bob, ma che lui era già passato oltre, consegnandola alle cattiverie di Newhirt. Purtroppo a volte così vanno le cose del mondo, tutto passa e tutto se ne va velocemente. Finita con grande delusione la storia con Bob, nel 1968 Joan sposa David Harris, un esponente del movimento pacifista dal quale divorzierà nel 1973, non molto tempo dopo il rilascio dalla prigione dove era stato condannato a scontare una pena per renitenza alla chiamata di leva. Negli anni 80 frequentò Steve Jobs, fondatore della Apple, ma la storia non si tramutò in matrimonio a causa dell'età di Joan che rendeva improbabile la possibilità di mettere al mondo altri figli. Joan frequentò per un pò di tempo Mickey Hart, il batterista dei Greatful Dead, ebbe una storia con Stephen Stills (storia raccontata da Graham Nash nel suo libro "Wild Tales"). Segretamente Joan rimase sempre stregata da Bob, al quale rimase sempre legata con diversi ritorni di fiamma, storici i loro baci sul palco durante la Rolling Thunder Revue. Si vede chiaramente nel film-documentario che al tempo di Don't Look Back Dylan viveva in un mondo tutto suo, perso nelle sue idee, quasi avulso dalla realtà se non fosse stato per i concerti, ma si sà, i grandi successi possono portare un artista a perdere momentaneamente il senso della realtà. Tristi le immagini,  della Baez che canta e di Bob che batte a macchina quasi come se non la sentisse.

Suze ha spiegato chiaramente e con onestà e fin troppa sincerità le ragioni della fine del loro rapporto nel suo libro.

 Sara, che oggi abita al 727 North  Bedford Drive, Beverly Hills, CA 90210:

https://www.arivify.com/property/search/oXPdkpe06 

con il divorzio, ottenuto il 29 giugno 1973 (Dylan disse "Non sono stato un buon marito....io non so cos'è un buon marito"), ottenne la proprietà della casa dove abita tuttora, una lauta liquidazione in denaro ed il 50% di tutte le royalties delle canzoni di Bob scritte fino a quella data.

Dylan ha fatto con le donne un pò il bello ed il cattivo tempo, ma naturalmente la cosa gli è costata qualce centinaio di milioni di dollari, però basta averli...............! Live long and prosper, Mr.Tambourine, :o)

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Talkin' 10365 - giodibona

Buongiorno Mr.Tambourine,
vorrei sapere se è vera la storia di Dylan che ha cantato al Folkstudio di Roma, quello vecchio di via Garibaldi e se ci son prove o foto che trestimonio l'avvenimento.
Grazie, Giorgio Di Bona

Ciao Giorgio, la storia di Dylan al Folkstudio non è dimostrabile con certezza. Si dice che di passaggio a Roma, il giovane folksinger tenne quasi clandestinamente il suo primissimo concerto italiano al Folkstudio nella sua prima sede in via Garibaldi. Pare fosse il 5 gennaio del 1963. Era notte fonda ed erano presenti una quindicina di persone per la maggior parte sedute al bar, giunte per sentire un altro artista in cartellone. Il folksinger cantò una manciata di brani, in modo informale, senza alcun clamore. "È uno dei tanti - sentenziò un produttore discografico - questo qui non andrà da nessuna parte. Farà una bella carriera da morto di fame". Quel giovane folksinger era Bob Dylan.

Ezio Guaitamacchi, uno dei massimi giornalisti musicali e attivo nel mondo della musica, ha scritto:

Atterrato a Fiumicino il 4 gennaio proveniente da Londra (dopo una session negli studi della BBC), Dylan vuole raggiungere l’apprezzatissima folksinger Odetta Holmes, ma anche cercare di localizzare la sua fidanzata dell’epoca, Suze Rotolo, giunta in giugno a Perugina con la madre per iscriversi all’università (e in realtà già tornata negli Stati Uniti). Di passaggio a Roma, il folksinger tiene quasi clandestinamente il suo primissimo concerto italiano al Folkstudio nella sua prima sede in via Garibaldi. È notte fonda ed è presente una quindicina di persone per la maggior parte sedute al bar, giunte per sentire un altro artista in cartellone. Dylan non è ancora Dylan, per così dire: canta una manciata di brani, in modo informale, senza alcun clamore. È uno dei tanti. 
Mentre è in città Bob Dylan scrive “Girl from the North Country” e “Boots of Spanish Leather”, poi riparte.
Ezio Guaitamacchi   http://memoryssubmarine.blogspot.it/2011/01/5-gennaio-1963-bob-dylan-al-folkstudio.html
 

Se clicchi sul link c'è anche una foto ma nessuno potrebbe testimoniare che sia stata scattata al Folkstudio.

La leggenda forse è vera, è solamente la questa storia non ha conferme ufficiali. A quanto pare era la prima volta che Dylan attraversava l’Oceano Atlantico, tra la fine del 1962 e gli inizi del ’63, e dopo un periodo trascorso in Inghilterra, fa tappa in Italia, trascorrendo qualche giorno a Roma con Odetta. E sempre secondo la leggenda, è in una ex cantina umida e puzzolente di via Garibaldi, nel quartiere romano di Trastevere, a quel tempo trasformato in circolo culturale e passato alla storia come Folkstudio, che un giovanissimo Bob Dylan en passant, fa la sua prima apparizione – peraltro non memorabile – davanti al pubblico romano. Ubriaco, ovviamente non è ancora il santone che di lì a poco avrebbe trasformato la musica pop in una nuova ed emozionante forma d’arte.

Purtroppo abbiamo solo parole che lasciano il tempo che trovano perchè non supportate da nessuna prova. Però, che c'è di male a convincersi che sia successo veramente così? Con tutte le stupidate che si leggono su Facebook oggi questa è una bazzecola. Spiacente di non poterti, o non saperti, dire di più sulla questione. Comunque ripeto, crederci non costa niente! Live long and prosper, Mr.Tambourine, :o)

 

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