MAGGIE'S FARM

sito italiano di BOB DYLAN

 

Lo show di Bob , ancora uno spettacolo musicale o che altro ?
 

 

Daniele Ardemagni

Stavo ascoltando dei bootleg del 2005, 2007 e 2008. Periodo Freeman insomma. Ok, non ha il carisma di Sexton dal vivo, ma buttare cosi tanta merda su un professionista come continuate a fare non mi pare il caso. Che poi la presenza scenica non fosse proprio del tutto "rock" sono con voi, ma io per rock non intendo fare un concerto di due ore tirate con uno che più sembrare una rock star pare un mandriano incazzato (per esempio Bruce o da noi Ligabue). Chiusa questa parentesi, degli ultimi concerti non posso dire niente ma so che mi terrò stretto il ricordo del concerto di giugno a Padova che insieme a quelli del 2000, 2001 e 2002 è stato il più bello..forse fu la scaletta ritoccata (una bellissima Under the red sky, una nuova versione Cold irons bound, una suggestiva Ballad on a thin man e diverse piccole novità che fecero contenti pubblico e critica), sarà che Charlie era ancora in grande forma e si sentiva l'intesa con Bob, la Band e il pubblico. Ora non so se queste voci che Sexton se ne andrà siano vero o false, presunte o confermate; il problema sarà trovare qualcuno con il suo carisma che possa ridare linfa vitale allo show che in questi mesi è andato un pò scemando.
Spero che Sexton resti o sia comunque rimpiazzato da qualcuno di valore (del resto non credo sia l'unico chitarrista al mondo che abbia la forza di "riaccendere" l'entusiasmo di Bob e soci), che ci sia una pausa per ricaricare le forze e che il nostro Bob capisca che noi gli vogliamo bene anche se invece di 140 concerti all'anno si limitasse a farne anche 50 o 60, sostituendo la quantità alla qualità e che si possano vedere ancora concerti eccellenti come quelli di Padova, di Brescia o Milano dei primi anni del decennio (ma anche quello del 2007 non fu niente male come del resto quello del 2008 a Bergamo, anzi...e c'era Freeman).
Purtoppo ho un pò fretta e non ho tempo per raccontare quegli aneddoti bresciani promessi tempo fa, ma presto lo farò.
Un abbraccio a tutti e abbiate fiducia...Bob tornerà alla grande...ormai dovremmo essere abituati e vaccinati ai suoi alti e bassi.

Daniele Ardemagni

Caro Daniele, credo che l'intenzione di tutti quelli che scrivono i propri commentoi sulle prestazioni di Bob e della band non abbia la minima intenzione di buttare merda addosso a Freeman, ma voglia solo constatare o mettere in evidenza la differenza di intensità musicale e scenica che c'era fra l'attuale line-up e quella Freeman/Kimball. Questa è una cosa chiaramente evidente ed incontestabile e tutti (per tutti non intendo solo noi di Maggie's Farm) hanno preso atto della notevole differenza nel comparare i due tipi di show. Che Freeman sia un valente musicista non lo mette in dubbio nessuno, viene da valide esperienze soprattutto jazz, ma se messo al posto sbagliato, cioè fuori da un contesto a lui usuale, probabilmente perde la sua identità, diventando uno dei tanti signor nessuno sul palco al fianco di Bob. Tempo fa ho dedicato un post a Freeman per spiegare che era e da dove veniva, qual'era il suo background etc...etc..., quindi non lo disprezzo a priori, dico (e non solo il solo) che con la backing-band di Bob purtroppo è stato, potremmo azzardare a dire, un esperimento non riuscito. Ho visto Freeman tre volte e tutte e tre le volte fu la delusione assoluta nel vedere una band immobile ed incapace di creare momenti emotivi di qualunque natura. Non credo sia colpa degli altri, ognuno risponde per il proprio comportamento, e quello di Freeman è stato insufficiente per tutto il periodo che è rimasto nella band, a chi vogliamo dare la colpa di questa cosa se non a lui? Forse gli andavano bene i soldi che prendeva e faceva buon viso a cattiva sorte, opportunismo insomma, e la colpa di questo è senz'altro sua. Tutto è durato finchè il pubblico non ne ha avuto piene le scatole ed indirettamente nei vari articoli e recensioni era stata chiesta la sua testa e quella di Kimball, chitarrista altrettanto impersonale e fuori dal contesto come Freeman. Giubilazione finalmente avvenuta con il richiamo di Charlie (personalmente avrei giubilato anche Kimball), ma l'allontanamento di Freeman e l'inserimento di Charlie era stato sufficiente a rigenerare Bob ed una band che sembravano non aver più niente da dire. Ora, con la messa in gabbia di Sexton (nessuno conosce i veri motivi di questa deleteria decisione) lo show è tornato ai bassi livelli Freeman/Kimball, e questo è dimostrato dagli ultimi video che si trovano online. Vorresti darmi la tua opinione su questa LARS disastrosa?

Il discorso attuale è che non è facile trovare un chitarrista di valore che voglia mettere la sua reputazione al servizio delle bizze e del sistema abbastanza "venga come venga" usato da Bob in questi ultimi anni, Dylan non ha niente da rischiare ma un chitarrista si gioca la sua futura carriera in un'operazione del genere, se fallisci con Dylan è più facile che le porte si chiudano invece che aprisri. Bene ha fatto Charlie ad imporsi fin che gli è stato possibile, succeda quel che deve succedere, lui ne uscirà a testa alta, con tutta la sua reputazione intatta, la colpa sarà data completamente alle bizze di Dylan e non al suo comportamento sul palco, eccellente è stato al rientro, ha riacceso e ridato luce e forza a tutto il carrozzone finchè glielo hanno lasciato fare, poi improvvisamente ed apparentemente senza un motivo, lo stop e la messa in quarantena , col risultato che tutti possiamo constatare prendendo visione del video. Se questo non bastasse possiamo sempre vedere l'altro video, Simple twist of fate, e immaginare gli assoli o gli interventi di legatura di Charlie al posto di quelli ridicoli di Bob, tu che sei un musicista non avrai difficoltà ne a capire ne a valutare.

Questi due video sono lo specchio della realtà attuale, che dire di più, la tristezza avvolge nella sua nebbia ogni cosa, almeno per me. Chiunque altro potrebbe pensarla in maniera diametralmente apposta alla mia, ma questo non vuol dire niente, le nostre opinioni vanno e vengono, si modificano, possono cambiare da un momento all'altro, ma questi video non possono cambiare, sono lì a cruda testimonianza di quello che è ritornato ad essere al momento il neverengingtour.

Un abbraccio ed un salutone a te, ad Erika, a Massimo, and last but not least, al piccolo Giacomo per il quale spero farai di tutto per farlo diventare un grande esperto della musica e della poesia dylaniana :o) Mr.Tambourine

 

MR.SPACEMAN

Che dire. Un disastro.
Considero l'eventuale uscita di Sexton dalla band come un terribile segno di regressione per lo show di Dylan. L'ennesimo segno di regressione. Ho sentito gli ultimi live e non consiglierei a nessuno quei concerti.
Scalette ormai drammatiche. Ma cazzo.
Hai fatto ristampare per la 300 esima volta i tuoi primi lp in versione mono? (due anni fa erano in SACD, proprio perchè vuole distruggere il suo mito..), allora ficca in scaletta qualche canzone che non sia l'ennesima ripetizione dal 1999 ad oggi.
Non so più cosa pensare onestamente.
Ora questo SEXTON in imbarazzo sul palco, col viso triste. Basta. Basta vedere musicisti trattati così.
Ha ragione Joan Beaz quando dice .."ormai Dylan vive su un altro pianeta".
Ma credo che non significhi qualcosa di bello.
Bob sta deludendo tantissimo. Ma sono pochi ad ammetterlo. Troppo pochi.
 


Stefano Catena

Ho ascoltato giusto ieri sera la "Simple twist of Fate" che riproponi qui sulle pagine di Maggiesfarm e debbo dire che è una delle peggiori performance che abbia ascoltato, decisamente giù di corda.
Ma c'è un ma in tutto, c'è un qualche cosa che da molti anni Dylan con questo NET ha ripetuto quasi sempre, un suo modus operandi che si ritova anche oggi con estrema chiarezza e che non lascia alcun mistero al riguardo.
Spesso Dylan quando inizia un suo nuovo Tour, dopo 5 o 6 mesi di inattività, si presenta sempre, e dico sempre, galvanizzato musicalmente parlando, difficilmente inizia un tour con basse aspettative, anche vocalmente parlando. Poi quando l' intera faccenda si trascina troppo a lungo, un anno o due anni ininterotti, scatta immancabilmente l'apatia musicale di Dylan che va a coinvolgere il resto della band inevitabilmente. Così si assiste a show di bassa qualità musicale, senza capire che questo è il modus operandi che si innesca da una ventina di anni in modo costante.
Il perchè di questo rimane un mistero, non trovo una risposta logica, anche percheè bisognerebbe stare nell'entourage di Dylan e vivere giorno per giorno i suoi tour, o magari essere un membro della band di Dylan, ma forse anche questo non basterebbe a capire certe dinamiche, o forse si?
Stefano C.

Ti dirò caro Stefano, che se queste dinamiche si innescano per la stanchezza, la lunghezza e la durata dei tour allora la soluzione è semplice, basta ridurre le date e tutto è risolto, si va sempre sul palco con la "voglia" di andarci e non con il "dovere" di andarci. Meglio 30 date fatte come si deve, col dovuto entusiasmo, che 100 fatte alla cazzo di cane, come purtroppo sta accadendo in questo tratto finale del tour 2010. Tengo poco conto delle recensioni che i soliti fans scrivono dopo aver partecipato ad un concerto con gli occhi chiusi e le orecchie tappate, troppe incongruenze, troppi ricordi condizionano il presente, troppa leggerezza o troppa paura di denunciare le cose come stanno, troppi violini abituati a suonare sempre la stessa canzone, questo non è per niente positivo, alterare la realtà con le parole e sempre negativo. Per fortuna possiamo sempre andare su Youtube per vedere la realtà di quei concerti, i video non mentono, registrano la realtà, per bella o brutta che possa essere. Ricordo perfettamente di essere stato uno dei primi ad entusiasmarmi per il ritorno di Charlie, per l'energia musicale e l'impulso spettacolare che aveva saputo dare al tour ed in particolare a Bob, come se il carrozzone viaggiante avesse fatto il pieno di benzina. Poi il carburante si è consumato strada facendo ed ora siamo alle ultime gocce. E' un vero peccato che un buon spettacolo si trasformi in un noioso e non valido spettacolo, Bob, fai meno date e quelle che fai falle con entusiasmo, altrimenti stattene tranquillo e rilassato a casa con il tuo entourage di yes-men. Noi fans non pretendiamo la voce di Blonde on Blonde, ci accontentiamo di quella che hai, così com'è, non pretendiamo cose fisicamente impossibili, vorremmo soltanto non vederti "disintegrato" come nel video di LARS che ho postato ieri, una cosa inascoltabile da caduta degli dei. Tutti invecchiamo con te e come te, ma cerchiamo di fare le cose che ci riescono ancora al nostro meglio, farle nel modo col quale le fai tu diventerebbe soltanto un inutile esercizio di cieca caparbietà, ma forse, proprio come dice l'usignolo degli anni 60, tu vivi in un altro pianeta, in un mondo tutto tuo, dove le regole sono diverse dalle nostre, dove i giudizi e le valutazioni usano metri differenti dai nostri, dove spesso succede di offrire una cosa marrone come se fosse cioccolato, mentre la realtà è un'altra. E' con vero rammarico ed oserei dire con un certo dolore morale che arriviamo a dire queste cose, ma tu ci spingi a dirle, e solo tu puoi costringerci a rimangiarci le nostre parole. Sappiamo di non poter darti suggerimenti, tu sei l'unico ed il solo che decide per te stesso, ma siamo sicuri che sei ancora in grado di offrirci cose all'altezza del tuo nome, ma questo tour ti sta riportando in fondo al baratro, forse meglio scrivere la parola "fine" su questo tour infinito che attualmente non ha quasi più niente da dire. Se la tua volontà ed il tuo desiderio è quello di finire la tua vita e trapassare sul palco siamo con te, è un' idea ammirevole, ma per piacere, fallo almeno con dignità, così dai l'impressione di essere un malato terminale senza più nessuna speranza, una persona per la quale provare compassione e pietà, e questo non è da te! Spero che molti altri lettori di Maggie's Farm facciano conoscere a tutti le loro opinioni su quest'argomento, negative o positive, sò che le parole non vi mancano, le vostre idee saranno rispettate ed apprezzate, forse discusse in amicizia, ma in questo non c'è niente di male, anzi!
Mr.Tambourine

 

Teo Lorini

Ciao amiche e amici
Volevo con questa mia dire la mia a proposito della possibile (probabile, a mio parere) prossima dipartita del nostro amato Charlie Sexton. Ricordo ancora quando meno di un paio di anni fa era stata annunciata la rientry di Sexton nel gruppo di Dylan, notizia accolta da molti (me compreso) come una vera e propria manna dal cielo. L’ultima volta che vidi Dylan fu a Roma nel 2008 e ricordo che i commenti che sentii a proposito della resa musicale dello spettacolo erano più o meno unanimi nel concordare la mediocrità (si parlava a volte di sufficienza risicata) della band in formato Freeman. Poi, arrivò la notizia dell’arrivo di Sexton e
l’inizio di una nuova fase di tour. Il 2009 è passato e ormai siamo sul punto di lasciarci alle spalle anche il 2010. Ed ecco che arrivano queste voci sul possibile ritiro di Sexton dalla band di Dylan. Se posso essere sincero devo dire che a me la notizia non stupisce affatto e, anzi, mi sento di concedere a Sexton il coraggio di essersi accollato in questi due anni scarsi l’onere di risollevare
un carrozzone musicale, ormai, alla deriva. Non credo che il problema dipenda dagli elementi intesi individualmente (anche se è indubbio che non ci troviamo di fronte a dei geni assoluti) ma dalla linea musicale (non) impostata da Dylan.
Ho ascoltato gran parte degli spettacoli di questo 2010 e quello che mi ha colpito è la totale assenza di un progetto musicale. Tutti sembrano seguire gli accordi delle canzoni ma senza interpretare minimamente i brani né offrire alcun contributo individuale. La ragione di ciò secondo me risiede nella totale assenza di Dylan dalla pianificazione musicale. Non voglio ritornare sulla questione della voce di Dylan perché non credo che il problema sia la sua attuale situazione tecnico-vocale bensì il suo totale disinteresse che si percepisce chiaramente nelle  sue performance. L’assoluta mancanza di entusiasmo di Dylan (questo è almeno ciò che penso io) è inevitabile che si riversi sulla resa musicale della band che pare lasciata a sé stessa. Se io fossi al posto di Sexton non vedrei l’ora di terminare questo contratto e volare verso lidi migliori. Il nome di Bob Dylan figura nel suo curriculum e probabilmente potrebbe anche essere ricordato per colui che tentò di risollevare le sorti di uno spettacolo in via di annientamento. Più  di questo non si può chiedere a un musicista che trovo giusto senta l’esigenza di esprimere il suo indubbio talento in situazioni alla sua altezza. Spero che tutti gli amici e le amiche possano perdonare il mio disincanto sull’argomento ma davvero dopo aver letto per anni diatribe sui problemi (e le possibili soluzioni) di Dylan dal vivo quello che percepisco è che di reali margini di miglioramento non ve ne possano essere a meno che Dylan non interrompa questo infinito tour che se lo sta rendendo come qualcuno afferma (non me ne voglia) un monumento, si tratta di qualcosa di simile ai monumenti di Atene di cui oggi vediamo solo le macerie di un antico e scomparso splendore. Dylan è nel mio cuore e gli auguro sinceramente di vivere altri cento anni ma, vista la situazione attuale, non voglio neanche immaginare cosa possa diventare questo spettacolo tra cinque anni. Mi auguro che Dylan torni presto in studio e faccia un nuovo disco, magari potrebbe essere una soluzione per rivitalizzare almeno il suo di entusiasmo.
Vi saluto e vi abbraccio.

Caro Teo, condivido le tue parole ed il tuo pensiero, il tour sta riaffondando in caduta libera verso i livelli underground degli anni scorsi. Per dimostrare la cosa eccoti due recenti video del concerto di Washington del 13 novembre, guardandoli (specialmente quello di LARS) mi è venuta spontanea la domanda: Ma che cazzo stanno facendo? Stendo un velo pietoso su Simple twist of fate, dove vedere Charlie ridotto a marionetta e Bob che si esprime in miserabili assoli di chitarra fa venire il vomito. Non ho mai visto niente di peggio da Bob e la cosa mi rende triste, mi chiedo perchè uno come lui debba ridursi in questo modo. Non ho una risposta valida purtroppo, una qualunque stupida ragione che potrebbe giustificare queste nefandezze musicali, però spesso leggo nelle recensioni che questo o quello è stato "il miglior concerto di Dylan che abbia mai visto!". Forse sarebbe stato meglio per questi relatori che non avessero mai visto per davvero un concerto di Bob, almeno eviterebbero di sparar cazzate per l'aere infinito. Scusa il mio sfogo, ma questi due video mi hanno davvero prostrato moralmente. Alla prossima :o((((((((( Mr.Tambourine

Simple Twist of Fate - George Washington University - 13 Nov 2010

Like a rolling stone - George Washington University - 13 Nov 2010

 


Charlie lascerà la backing-band a fine tour ?

Ormai le voci sono ricorrenti ed insistenti. Charlie è scazzato, deluso, mortificato e potremmo anche dire quasi distrutto. Frenare un talento come il suo è musicalmente un delitto, ma a volte la ragion di stato è più forte del talento.
Forse le troppe recensioni ineggianti a Charlie come la vera novità rivoluzionaria del tour, a Bob le solite slinguate ( o sviolinate se preferite), ed ecco che la cosa sta precipitando. Il tour è di Bob e non di Bob & Charlie, ed egoisticamente parlando, qualcuno a pensato bene di rimettere Charlie al suo posto, in fila nella band, togliendogli l’iniziativa e la qualifica di capo carismatico autorizzato ad incitare e spingere Bob stesso in persona.
Il tour si era certo rivitalizzato, Bob aveva trovato nuova energia, nuove risorse per il suo show, i gesti , i sorrisi e le sudate stanno a confermare la nuova vita di questo tour quasi obsoleto musicalmente e scenograficamente, un tour che arrancava come i ciclisti sul muro di Sormano, aiutati da grandi spine del pubblico che guardava con simpatia la fatica degli artisti della bicicletta. Il paragone non è irriverente, la realtà del tour Freeman/Kimball aveva annoiato ed esaurito quasi tutti, anche i Bobhead più incalliti, vedere Bob svogliato, assente, che fa il compitino col pilota automatico non era più piacevole per nessuno. La voce era accettata per quello che era, ma la musica no, il pubblico pretendeva di più ed a ragione, visto che i concerti non sono per niente “gratis et amoris dei”.
Abbiamo sentito le diverse lamentele ed i diversi suggerimenti, compresi quelle dei nostri competenti Maggiesfarmers, e possiamo dire che qualcosa è effittivamente cambiato, nella musica, nella scenografia, l’aggiunta di nuovi effetti di luci e di fondali ha dato un sapore diverso allo show, una ventata d’aria fresca, a volte c’è stato anche uno schermo gigante, insomma tutte quelle cose che, al di là dell’artista che sta esibendosi sul palco, fanno ormai parte consueta di uno show musicale. Un musicista è stato sostituito, licenziato in tronco Freeman ecco arrivare Sexton sulla carrozza di Cenerentola, porta il suo entusiasmo e la sua energia sul palco, contagia tutti, Bob trova nuove motivazioni e sembra ringiovanito di 10 anni, e scusate se è poco.
Ma ora tutto questo è entrato in crisi, soprattutto il morale di Charlie a causa delle restrizioni imposte (giuste o sbagliate che possiamo ritenere), ma qualcuno gliele ha imposte e questo è il dato di fatto.
Quanto possa resistere ancora un musicista frustrato ed umiliato nessuno lo può dire, nessuno di noi può prevedere quanto ancora a lungo durerà la sua permanenza nella band, ma certo che l’aria che tira non preannuncia niente di buono, di solito i brontolii del cielo ed i tuoni annunciano l’arrivo del temporale o della tempesta.
Se Charlie è pagato profumatamente potrebbe anche fregarsene e stare a vegetare sul palco per un’altro paio d’anni come faceva Freeman, ma Charlie non è Freeman, Charlie ha il suo charisma, la sua personalità ed il suo orgoglio che in questo momento sono duramente calpestati ed offesi.
Non conosciamo il reale motivo, la nostra è solo una supposizione, potrebbe anche essere che Charlie abbia fatto qualche specie di sgarbo a Bob, abbia detto una parola di troppo, fatto qualcosa che non doveva fare, e Bob a fine tour lo rimandi al suo paesello, non sarebbe la prima volta e nemmeno il primo musicista a subire trattamenti del genere. Ricordiamo sempre che i musicisti viaggiano sul loro bus tour e che Bob ha il suo personale, Bob alloggia quasi sempre in un albergo diverso da quello dello staff e dei musicisti, si presenta pochissimo ai sound-check e soprattutto nessuno può parlargli se non interrogato. Queste cose avvenivano già negli anni 80’, e non vedo nessun motivo per il quale Bob avrebbe dovuto allargare la cinghia ultimamente. Lui è un lupo solitario che si fidasoltanto di quelli che "Lui" ritene i suoi amici, gli altri sono solo suoi dipendenti, musicisti bravi o meno che siano. La realtà è che Bob ha bloccato Charlie, l’ha impalato sul palco fino a fine tour (credo che Charlie abbia un contratto da rispettare), quindi rieccolo tornato “musicista-uno dei tanti”, pupazzetto in fila come tutti gli altri, e naturalmente i brusii di show in regresso hanno conseguentemente ricominciato ad apparire nelle recensioni sui vari siti web.

Vorrei che Bob ci ripensasse e rimettesse le cose a posto le cose (anche se sono molto scettico in proposito), per noi, ma soprattutto per lui, mi spiacerebbe vederlo sprofondare di nuovo nel baratro delle ex-rockstar che passano il loro tempo a ripetere show sempre uguali, infarciti da un gran numero di greatest-hits e nessuna reale novità.
Le scalette sono fisse nell’alternanza di una trentina di canzoni, troppo poco per un catalogo come quello di Dylan. Lui dice di voler passare il resto della sua vita suonando, che lo faccia davvero allora, senza riadattate e ripetitive imitazioni, gli encore sono ormai fissi da qualche anno, Jolene, LARS e All Along, e che cazzo, non esiste altro per emozionare la gente?
E’ buono che la set list sia composta da brani recenti ed da hits classici, mentre perchè non fare gli encore con canzoni che da anni non vengono suonate? Sarebbe una gradita sorpresa ed un rinnovo senz’altro ben accettato da tutti, non importa se gli arrangiamenti non saranno perfetti, plaudiremo la voglia di fare anche imperfetta invece che applaudire scioccamente una cosa che si sta ripetendo all’infinito.
Sempre che sul palco rimangano i musicisti giusti e non i gatti di marmi della line-up Freeman/Kimball, con tutto il rispetto per questi musicisti, che hanno dimostrato per anni di saper rimanere immobili su un palco disfando musica, cosa non facile da realizzare!!!!!!!

Mr.Tambourine
 


Jason Barton

A volte negli ultimi 12 mesi, qualcuno deve aver spento l’interruttore del carisma di Charlie Sexton, gettandolo al vento. Niente nomi, ma le iniziali del probabile colpevole (immagino) sono BD.
Se non mi sono illuso (cosa che può essere vera), Sexton ha trascorso gli spettacoli (che ho visto) lo scorso anno impettito, pavoneggiandosi, facendo il famoso duck-walk e assoli furiosi. Sexton ha due facce, il suono e la presenza, vanno insieme, come l'uva e le noci. Non si può avere solo uno o l'altro.
Stasera, ho aspettato che lui esplodesse, senza alcun risultato. E' stato sommesso, fuori dallo show, un medievale Mago Merlino senza la sua bacchetta magica.
A mio avviso, un pomposo Sexton dovrebbe trionfare sul Sexton sottomesso ogni volta. Il suo atteggiamento tempestoso è basilare per il sound della band, conferendo una selvaggia tensione al ritmo costante di basso, batteria e organo. E tuttavia, è stato spogliato del suo carisma, l’han fatto diventare solo un altro chitarrista, e la band ne aveva già uno di quelli.
Se leggete questo sfogo come una lettera d'amore per Sexton (e un colpo basso a Stu, Dylan, lo spettacolo, e tutto l’insieme), è solo che la disparità di questa band con quella dello scorso anno era evidente ed esaltante. O, forse, (come la band), sto semplicemente avendo una serata no.
E tuttavia, è significativo che Sexton è sembrato veramente vivo solo quando si è tolto la giacca giusto prima di "Ballad of a Thin Man". Solo poi, nella sua lunga camicia nera, sembrava avere lo spirito scatenato dei giorni passati.

Oh, bene, spero che lo spettacolo di domani porti qualcosda di nuovo nel senso della sua vitalità e presenza. In caso contrario, è difficile immaginare che Sexton rimanerrà ancora a lungo in questa band. La domanda è: può la musica tenere incatenato un leone e contemporaneamente far tacere la sua anima?) Dal mio punto di vista la risposta è "no".
Nota di Mr.Tambourine
Questa recensione fa venire veramente da riflettere sulla attuale situazione e sul ruolo di Sexton nella band. Diciamo che dopo aver letto moltissime recensioni entusiastiche riguardanti Sexton dal momento del suo rientro, qualcuno potrebbe essersi rotto le palle della sua presenza e della sua personalità, qualcuno che ruba il charisma a qualcun’altro può dare fastidio, è già successo, if my memory serve me well, con Tom Petty, quando Bob era convinto che la gente andasse ai suoi show per vedere Tom con gli Heartbreakers e non lui.
Le recensioni degli ultimi mesi sottolineano spesso la diversità del comportamento di Sexton rispetto ai primi mesi dopo il ritorno nella band, quando con la sua vitalità, la sua prorompenza, il suo incitamento a Bob stesso, aveva dato un impulso veramente nuovo alla musica e di conseguenza alle prestazioni del nuovo crooner Bob Dylan . Charlie sembrava trascinare tutto e tutti come un vorticoso fiume in piena che aveva rotto gli argini portando via ogni cosa, creando un paesaggio nuovo da guardare con speranza. Forse questa cosa può aver stancato qualcuno, qualcuno che ha imposto un qualche specie di stop a Charlie, annullando gli effetti positivi della sua presenza. Un Charlie “spento” non serve a nessuno, ma conosciamo bene il carattere e la permalosità in certe situazioni di Bob, durerà ancora a lungo questa collaborazione? Oppure Charlie dirà di nuovo: “Caro Bob , è stato bello finchè ero libero di suonare come mi sentivo, ma ora è finita, le nostre strade si dividono ancora, e purtroppo, questa volta definitivamente!”.
Speriamo di no, Bob ha, al momento, bisogno Charlie come il ghiaccio ha bisogno del freddo per mantenere il suo status, andando diversamente le cose Charlie di sicuro si scioglierebbe (se non lo sta già facendo), ed allora dovremo dire di nuovo addio ad un tour all’altezza delle regole, purtroppo di tour come quello Freeman/Kimball penso che ogni singolo fan di Bob ne abbia avuto più che a sufficienza.
A meno che Bob abbia in mente un sound nuovo ed un nuovo tipo di show, con musicisti nuovi e motivazioni nuove, meno esaurite di quelle degli attuali interpreti di questo show senza fine ormai ripetitivo e prevedibile, Charlie aveva solo portato più in alto la soglia della noia, ma se oggi qualcuno gli ha tirato il freno a mano la vedo triste, il ritorno alla noia formato standard degli anni scorsi di certo non può entusiasmare più nessuno.

 

Blind Boy Grunt - (l’autodistruzione del mito)

ciao Mr. Tambourine,
continui a vivere di notte attaccato al server del sito? Ho visto il tuo richiamo e ti mando qualche riflessione un abbraccio, bbg

Ciao a tutti,
ho visto la chiamata di Mr. Tamburine e ne approfitto per sanare una lunga assenza dal sito.

Dei due temi su cui si sta discutendo mi sembra più stimolante il primo (l’autodistruzione del mito) piuttosto che il secondo, relativo ai concerti, che invece è una questione ormai periodicamente ricorrente. Però le due cose inevitabilmente si intrecciano. Aggiungo quindi anch’io le mie opinioni, ovviamente personali e assolutamente prive di polemica, anche quando possono suonare un po’ ironiche.

1) Dylan e la normalità

Iniziamo da questo aspetto: stiamo parlando di una persona non “normale”; anzi, proprio a questa a-normalità artistica dobbiamo la produzione di Dylan dagli inizi fino ad oggi. Qualunque sia la definizione che volete dare al termine “non normale”, intendo con questo dire che ad un simile personaggio è difficile attribuire comportamenti razionali. In ogni caso, mi sembra che la storia dimostri che non possano essergli attribuiti comportamenti razionali continuativi, che consisterebbero nel fare deliberatamente le stesse cose nell’ambito delle stesse situazioni, di compiere una lunga sequenza di atti con una finalità ben precisa da raggiungere nel tempo. Se siamo d’accordo su questo, non possiamo che concludere che Dylan ha basato la sua carriera (e la sua vita) in base a ciò che riteneva più giusto “sul momento”. Poi ha giustificato una scelta piuttosto che un’altra sulla base delle motivazioni che gli sembravano migliori, ma aggiungerei “migliori nel momento in cui gli sono state chieste”. Ha fatto self portrait perché gli andava di farlo, punto e basta. Poi ha detto che era il tentativo di auto eliminarsi dall’interesse morboso dei giovani americani. Tra tre mesi in qualche improbabile intervista potrebbe benissimo dire che quel disco è il vero antenato del suo sound attuale (intendo: non che lo sia, ma è possibile che lui lo dica!!!). Darei poco peso a certe sue risposte e sottolineerei di più gli atteggiamenti: chi vuole distruggere il suo mito smette semplicemente di alimentarlo. Scatta allora una lunga sequenza di non: non si fanno cento concerti l’anno, non si pubblicano dischi, non si suona per il Papa o alla cerimonia degli oscar, non si fanno film (ecco, forse solo quello cinematografico è un filone che in quanto a autodistruzione potrebbe dargli belle soddisfazioni!!!!)

2) L’attenzione per la persona

Scrive Bruno Jackass che Dylan avrebbe avuto una fama di proporzioni inimmaginabili se avesse favorito l’attenzione mediatica nei suoi confronti come fanno tutti gli altri (madonna, springsteen, michael jackson, etc…). Forse può essere così. Mi chiedo perché gli “altri” invece favoriscano questa attenzione: forse perché è molto meglio mettere sotto i riflettori il look, i pettegolezzi, le pazzie piuttosto che rischiare che l’attenzioni viri sui contenuti, musicali e non. Dylan è diverso. Forse nella prima fase della carriera ha trovato una chiave di rapporto con i media più facile: bastava essere contro, dare risposte incomprensibili e talvolta sprezzanti per avere la stessa (se non maggiore) attenzione, ed in più per figurare ufficialmente come voce fuori dal coro. Più avanti, però l’attenzione per la sua persona è diventata un fattore destabilizzante (si vedano gli atteggiamenti degli scocomerati di turno che rovistavano nei suoi bidoni, oppure le pagine di Chronicles dove racconta i terrori nella casa di Woodstock). Da qui è nata sicuramente l’esigenza (divenuta a tratti quasi paranoica) ad evitare qualsiasi coinvolgimento personale. Credo che tutti gli artisti vivano in questa contraddizione: la ricerca della notorietà e il mantenimento della privacy. Sono lo yin e lo yang della loro vita, l’alternanza tra l’artista e l’uomo, tra il mito e la persona. Poi ognuno lo vive come meglio crede: mi fanno sorridere le foto di Dylan in giro per le città con la parrucca bionda, ma preferisco questo look improbabile agli atteggiamenti di altri (ho visto il mitico bono cenare con 4 body guard neri di dimensioni impressionanti che stazionavano spalle alla tavola e sguardo truce verso il resto del mondo, e non si era in un locale pubblico, ma ad una cena tra persone che si conoscevano... che dire?...). Quindi Dylan non gradisce i riflettori puntati sulla sua vita, ma non per questo rinuncia al suo lavoro, alle sue passioni, ad esporsi al pubblico, in una sintesi ad “alimentare il suo mito”. E’ ben lungi dall’autodistruggerlo, altrimenti non farebbe concerti, dischi e bootleg series. Gli basta edificare un muro di confine tra l’artista e l’uomo. Così riesce ad alimentare il mito senza far pagare il prezzo all’uomo.

3) I concerti di Dylan

Scartata l’ipotesi dell’autodistruzione, perché allora i concerti di Dylan sono “così”? Direi che ci sono parecchie concause, tutte rilevanti. In primo luogo non sottovaluterei l’età: a settanta anni, e dopo 50 sulla cresta dell’onda, credo che si instauri un inevitabile senso di onnipotenza, o quantomeno la radicata convinzione di essere nel giusto ogni volta (e forse anche un pochino di sclerosi…). Nel tempo, tante volte ha deluso o, peggio, è stato respinto e fischiato, ma la maggior parte delle volte ha avuto ragione lui. Ma volete che un artista scampato alle reazioni del primo tour elettrico si possa preoccupare oggi se l’audience “sente” la presenza di Herron. Ma Herron chi?

Seconda cosa: la voce. Dylan ha anche le orecchie, e si sente cantare. Non a caso le canzoni degli ultimi anni riesce a cantarle meglio dei vecchi inni: perché nascono già costruite per qual poco di timbro che gli è rimasto. Il che significa che molti dei brani del passato sono off limits: ma ve lo vedete a intonare il grido (oooohhhhhh, and you are on dry land) di you’re a big girl now? Soprattutto: ve lo sentite? E così per tante altre. Questo riduce molto le possibilità di combinazione nelle scalette dei concerti.

Terza cosa: l’estetica quantomeno personale di Dylan. A lui piace quel fondale, gli va a genio quell’introduzione ai concerti e soprattutto stravede per i suoi abiti e per i suoi cappelli. Se rileggete qualche pagina della biografia di Sounes nel capitolo in cui descrive l’arredamento della casa di Malibu, non vi dovreste stupite più di nulla per quanto riguarda il “gusto” personale di Dylan. Per inciso, non capisco a chi possa interessare veramente come si veste: anzi, vestito da Armani sarebbe anche peggio. Anche se il peggio del peggio lo tocchiamo quando scriviamo “Re Giorgio Armani” (tambourine, passi per qualche zeta in più o qualche dà senza accento, ma reintrodurre surrettiziamente nel sito la monarchia e per di più assegnandola a un sarto mi pare un po’ troppo !!!!)

Conclusione: Dylan fa quello che vuole. Lo ha sempre fatto e lo farà sempre, fregandosene altamente del pubblico e soprattutto dei giudizi della critica. Questa è stata la sua forza nella storia, questo è il manifesto della sua arte. Noi non comanderemo mai sul mito, sarà sempre lui che comanderà su di noi! (E altrimenti che mito sarebbe, un juke box per il quale ci mettiamo anche a scegliere i fondali e i musicisti, oltre che ai vestiti….?)

4) I consigli

Ho letto tante cose divertenti su cosa dovrebbe fare Dylan per migliorare i concerti ed aumentare gli spettatori. Credo vadano intese in un altro senso: ciò che “ci piacerebbe” avvenisse nei futuri concerti. In questo caso siamo in una specie di “pozzo dei desideri”. Molte cose sono folkloristiche, come il cambio del fondale, o l’introduzione del maxi schermo (e chi lo porta, lui da casa? Oppure lo Lazzaretto di Bergamo e in altre sedi simili?....). Per arrivare fino ai vestiti, come ricordavo prima. E ogni tanto qualcuno scrive sul sito che dovrebbe dialogare un pò di più col pubblico !!! E una sbiancatina ai denti no?

Al contrario, credo che sia giusto parlare della musica, e magari dei musicisti. Molti ci sono piaciuti e qualcuno non lo abbiamo mai accettato. Qualche scelta è irrazionale (di nuovo, eh!): ricordate quando Koella se ne è andato e Kimball è stato chiamato al suo posto, quindi col ruolo di prima chitarra, per poi finire invece a fare la ritmica sotto-amplificata in modo da evitare danni?… Qualche defezione è naturale: chi può aspirare a suonare per cento sere all’anno 17 canzoni scelta in una lista di 50 , e così via per tutti gli anni della vita. A volte mi chiedo come sia messo Tony Garnier (un beniamino di tutti noi, non fraintendetemi) in termini di salute mentale? Ci sta, infine, anche che qualcuno (magari qualcuno dei più bravi) manco accetti di fare parte di questa band… Insomma, l’insieme è questo e tale rimarrà. Quando tornerà anche Campbell staremo meglio, se dovesse tornare Freeman (terque quaterque testiculis tactis omnia mala fugant) staremo peggio…
Non cambierà niente, per fortuna. E come saggiamente ha scritto qualcuno, un giorno rimpiangeremo tutto questo!

Un grande abbraccio, Blind Boy Grunt

 

Tommy stuck inside of Mobile

Sembra proprio sia arrivato il momento di dire: Quello che c’era da dire è già stato detto, quello che c’era da fare è già stato fatto, quello che c’era da cantare è già stato cantato, ma forse quello che c’era da scrivere non è stato ancora tutto scritto.
Questa è la speranza, l’ultima frontiera dylaniana, e la frontiera riserva sempre delle sorprese.
Dylan ci riserverà ancora sorprese, sorprese come Time out, Love and Theft, Modern Times ?
Certo lo scrivere canzoni meravigliose è l’ultima possibilità che gli è rimasta. La gola è irrimediabilmente compromessa dal tempo, dal fumo, dal vino e da chissà quali altre cose., e con la voce se n’è andata anche la possibilità di cantare e fare performances memorabili. E’ diventata un rantolo suggestivo con un limitato potere di espressione che condiziona Dylan in modo avvilente.
Le sue prestazioni dal vivo sono ormai poca e mortificante cosa, triste rito che vorrebbe ripetere la grandezza passata senza riuscirci, non per scarsa volontà, ma solo per mancanza di mezzi tecnici.
Lo scrivere una canzone invece rappresenta solo l’impegno emotivo della mente e non una fatica del corpo al quale l’età sta togliendo tutta la sua potenzialità.
Scrivere capolavori è per Bob ancora una cosa possibile, forse la sua vera “grande arma” che tutti ha colpito ed in tutti ha lasciato il suo segno indelebile nel tempo.
Mi aspetto ancora grandi composizioni da Dylan, ma non posso più aspettarmi grandi prestazioni.
Alla legge del tempo siamo tutti soggetti, “quelli che hanno letto un milione di libri e quelli che non sanno nemmeno parlare” direbbe Francesco, ma un uomo non muore mai finchè nella mente di qualcuno resterà qualcosa di lui dico io.
Dylan è entrato nell’eternità per le sue canzoni, i suoi testi, la sua poesia, la sua straordinaria visione anticipata degli eventi, non certo per i grandi concerti. Dal vivo ha sempre reso la metà che su disco, i suoi dischi ti davano le emozioni, i suoi spettacoli l’eccitazione di essere li davanti a lui.
Dylan può scrivere ancora ma non può quasi più esibirsi dal vivo con una forte validità, così stanno le cose e così dovremmo accettarle, ma senza scrivere cose al limete del ridicolo e della falsità come purtroppo leggiamo nelle recensioni dei concerti.
Non ha più forza dal vivo ? Pazienza, che importa ? Ma ricordate, se c’è una persona che potrebbe scrivere un’altra Like a rolling stone, questa persona si chiama Bob Dylan !

 

Giorgio da Verona

Cari amici,
sono Giorgio da Verona. Da anni, di tanto in tanto, scrivo sulla posta di MF. Ho 49 anni ed adoro Bob Dylan da quando ero
poco piu' di un bimbo. Ho visto l'ultimo concerto a Trento nel Giugno 2008.
Cosa posso dire? Guardate che e' dall'inizio degli anni '80 che la voce di Bob e' andata calando. Ricordo che a Verona nel 1984 fu la prima cosa che si notò che la Sua voce non c'era piu'. Ma non e' tanto il timbro. Manca laforza vocale e la capacita' di sostenere la melodia e' proprio sparita. Fino alla fine degli anni '70 era la musica che seguiva la voce. Ora e' un rantolio che segue la musica.
Però è anche la mania di Bob di voler elevare il suono senza essere in grado di sostenere il tutto. C'è però da dire che sale sul
palco e ci mette il massimo delle possibilita'. Solo che non ci riesce. Ma va ammirato.
Anche Frank Sinatra ormai verso i settant'anni faceva finta di cantare, parlava con il microfono. Rod Stewart lo stesso, è senza voce. Ian Anderson dei Jethro Tull pure. Musicalmente Bob è però ancora molto lucido. Anche se gli arrangiamenti sono adattamenti alla Sua incapacità di sostenere le melodie, c'è sempre una grande inventiva ed un grande spirito. Bob ha sempre cambiato la versione originale parecchio. Gia' negli anni '60 faceva ciò.
E' chiaro che lo pagano.
Ma perche' fa 100 cocerti all'anno (credo percepisca 50.000 euro netti per concerto) e non ne fa 10 a 500.000 magari tutti
acustici con solo classici? Se volesse potrebbe farne sì 10 acustici a 500.000 Euro di solo classici che ci andrebbe chiunque. Non vuole perchè ama troppo l'impegno e la musica e vuole essere sempre vivo ed attivo senza finire a fare "l'amarcord' come tutti i Suoi colleghi. Chi non vuole sentire la Sua voce, non vada ai Suoi concerti e basta.
Bob fossero tutti come Te a 70 anni!!!!!!!

Giorgio da Verona

Ilario

Sto seguendo con interesse il confronto fra le varie opinioni sul valore dei concerti attuali di Bob Dylan. A malincuore devo ammettere che il loro valore è ormai prossimo allo “O” assoluto. Una qualsiasi coverband o tribute band che dir di voglia esegue i pezzi di Dylan in modo certamente migliore, riconoscibile, comprensibile ed in molti casi soddisfacente. Basta navigare in Youtube per trovare band di valore che sanno fare delle versioni veramente buone di una canzone di Bob.
Posso citare, perchè ho visto con attenzione i loro video gli americani Highway 61, tribute band nella quale suonano spesso Rob Stoner , Scarlet Rivera, gente che sul palco con Dylan c’è stata e di sicuro non ci risalirebbe con gente da loro non ritenuta più che valida nel fare una musica così pericolosamente soggetta alle critiche più disparate, credo che la cosa più difficile per queste band sia ottenere il plauso o il commento favorevole di un fan dylaniano. Ho apprezzato molto anche le versioni (alcune bellissime) dei nostri Blackstones, in particolare quelle in compagnia di Al Diesan, che sa cantare le canzoni di Bob con la voce del Bob degli anni migliori.
Quest’anno sono stato a Padova e Parma ma credo che sia l’ultima volta che vado ad un concerto di Bob. Quando sputacchia fuori le canzoni mi viene il sospetto che nemmeno lui capisca cosa sta mugugnando, figurarsi cosa possiamo capire noi. La band potrebbe certamente fornire prestazioni molto al di sopra degli standard odierni, ma lui non ce la farebbe, canta per modo di dire, sembrano più scatarrate che canzoni, a volte approssimative, fatte perchè bisogna farle, a volte si impegna di più ma il risultato non cambia. Ho sentito diverse stonature sia con la voce che con l’armonica, lasciamo perdere quando tenta di duettare con Sexton con la chitarra, con la tastiera ci sono momenti dove tira fuori qualche buon suono e qualche riff decente, ma anche lì la cosa non regge, ma perchè non si prende un buon tastierista e non la smette con le sue pretese assurde, dovremo vederlo in futuro suonare anche con lo scacciapensieri o il controfagotto? Lui sembra non voler invecchiare o non rendersi conto che è invecchiato, forse per lui è un divertimento non sapendo cos’altro fare per far passare le giornate, ma per noi che stiamo in platea è triste. E' bello vederlo, sempre carismatico come è sempre stato, ma sentirlo è una cosa da farsi una pera per sopportare la conseguente depressione!

Ilario

 

Santino

Ciao a tutti,
permettetemi di dissentire su quanto è stato scritto finora a proposito delle esibizioni live di Dylan, cioè dei suoi concerti.
Il problema non è quello che Dylan suona o come canta, il problema è perchè noi andiamo a vederlo, aspettandoci sempre quello che lui non può più dare. L’errore di fondo, a mio parere, è questo modo sbagliato di vedere le cose. Sarebbe come pretendere che oggi Bartali o Coppi vincessero ancora il Giro d’Italia invece di dire grazie perchè lui ancora oggi si sbatte per partecipare. Nessuno ci obbliga ad andate al concerto, ma se ci andiamo dovremmo almeno essere coscienti di quello che andiamo a vedere, non illuderci o sperare di andare a vedere un’altra cosa.
Lui oggi è così, ieri era diverso e ieri l’altro ancora di più. Constatato come stanno le cose tutto diventa facile, è una nostra scelta, andare o no, lui non ci punta la pistola alla testa dicendoci: “O venite o sparo”. Io l’ho accettato così com’è e non pretendo altro, so quello che vado a vedere e mi sta bene, così dovrebbe essere per tuti, il resto sono solo parole che lasciano il tempo che trovano.

Santino

 

Paolo Brambilla

Dato per assunto che le possibilità vocali di Bob sono ridotte al 10% delle sue possibilità, con conseguente influenza sul suo spettacolo live, a mio parere, la soluzione sarebbe quella di centellinare gli show, che so, uno o due al mese e non di più. Questo permetterebbe di avere molto più tempo a disposizione sia per lui che per i musicisti per pensare a qualcosa che riattivi la validità dello show anche dal punto di vista musicale. Sono stufo di andare a Messa quando vado a veder Dylan ! (Sono stato al concerto di CS&N ed era tutta un’altra cosa tanto per capirci, anche loro stanno arrivando verso i 70, ma sul palco danno ancora dei punti a tutti, cosa che Bob non è più in grado di fare). Vorrei anche che smettesse di suonare (?) la tastiera in modo così scolastico e deprimente, potrebbe limitarsi a cantare se non può più fare un uso prolongato della chitarra, pochissima armonica più curata e meno approssimativa, quest’anno ho sentito delle cannate paurose sia alla chitarra che all’armonica e non vorrei che Dylan si abbandonasse a queste cose che non sono da lui. Ragazzi, in musica (e questo lo sa ogni musicista) uno strumento o lo sai suonare o non ci sono vie di mezzo, e Dylan è sempre stato un mediocre-scarso su tutti e tre questi strumenti. La sua grandezza sta nel saper scrivere canzoni profondamente meravigliose e significative, perchè allora abbandonarsi ad esibizioni che talvolta scendono a livello oratoriale? Non trovo una scusa valida per queste cose, non accetto che si dica che lui fa quello che vuole, che ha diritto a queste libertà, perchè sarebbe come dargli la licenza di scarso rendimento, autorizzarlo ad andare sul palco a fare solo pernacchie perchè sono pernacchie di Dylan. Non voglio offenderlo, ma ogni cosa ha le sue regole. La composizione di una canzone deve seguire regole precise , suonare la chitarra a livello internazionale ha delle regole ben precise, e così per tutti gli altri strumenti. Posso capire e accettare la voce, purtroppo è quella che è e un’altra non ce l’ha, miracoli non ne può fare nemmeno lui, ma circondarsi di musicisti migliori di Kimball, Recile, Herron, servirsi di un tastierista che sappia dove mettere le mani per ottenere un ottimo risultato lo potrebbe fare. Garnier e Sexton ci possono benissimo stare, affiancati da altri “calibri” sono certo che i risultati sarebbero molto molto diversi, sia per noi che per lui. Se poi vuole strimpellare la sua acustica in mezzo agli altri ci può stare, basta che stia lontano da quelle parodie di assoli che ogni tanto ha la brutta idea di eseguire.
Il fatto di essere considerato il più grande, di essere certamente il più riverito e stimato lo porta a cadere in questi errori di faciloneria ? Pensare che può permettersi di tutto e di più o qualunque cosa gli passi per la mente ? Vi immaginate se in futuro arrivasse sul palco vestito alla tirolese con i calzoni corti di pelle, le bratelle e il cappello con lo spolverino o la piuma di fagiano ? Diremmo ancora che ha la libertà ed il diritto di fare quello che vuole ? Pensateci bene, lo spettacolo ha le sue regole, e vanno seguite anche da Dylan, altrimenti molto meglio restare a casa ad incidere dischi, almeno in questo eccelle.

Paolo Brambilla

Angelo

Ciao Mr. Tambourine,
mi sembrava doveroso intervenire riguardo alle ultime esibizioni di Dylan.
Ho seguito Bob dal lontano 1984 quando per la prima volta suonava in Italia, ho dovuto perfino sorbirmi le ..."prediche papali " (pace all'anima sua) a Bologna per poter dirmi...."c'ero anche lì a sentirlo", ma credetemi : DYLAN NON MI HA MAI DELUSO.
Sicuramente qualche concerto è stato superiore ad un'altro ( come non ricordarlo a Merano ), ma, mi permetto di rivolgermi a Gianpiero “Hurricane” Nigritti quando afferma :....possibile che non si vergogni quello che sta portando in giro? Una mediocrissima cowboy band con un drammatico frontman vestito alla Las Vegas completamente senza voce , senza canzoni da poter ancora cantare,...eccc... eccc...eccc..
Tu dici che "Bisognerebbe avere finalmente il coraggio di dire “Per favore Bob, basta con questo scempio!”.. , ma per fortuna la tua...rispettabilissima idea è all'estremo opposto della mia. Forse in tutta la tua foga "critica" ti è sfuggito un dettaglio fondamentale, il VERO e UNICO MESSAGGIO DYLANIANO.."L'assoluta libertà dell'uomo e la difesa di ogni sua idea ".
Niente di più vero nelle affermazioni di un'altro della fattoria (Mick Dylan dei Blackstones) quando dice.."...Così ho smesso di giudicare e trarre conclusioni, lo accetto e lo rispetto così com’è, e lasciatemelo dire sinceramente, non vorrei che si comportasse in modo diverso, perchè sarebbe diventato uguale a qualcun’altro invece di restare il nostro Bob, nel bene e nel male, ..... "
"BOB ,TI PREGO , CONTINUA A BUSSARE ALLA MIA PORTA".
Sani a tutti.

Angelo

Luca

Ciao a tutti,
ho letto le opinioni sui concerti ultimi di Dylan e non sono d'accordo, o almeno in parte.Innanzitutto io ho visto un buon Dylan a Padova, concentrato con la voce e presente sulla scena, e riguardo ai musicisti , li ho visti tonici e con grandi sorrisi, la mia sensazione è che si divertissero davvero. Detto questo, personalmente credo che per quanto riguarda il primo decennio del nuovo
millennio, i concerti migliori li ho visti all'inizio anni 2001-2002, in particolare ricordo con emozione Brescia nella piazza, uno dei concerti più belli di sempre, per il resto il gossip, come sempre non m'interessa, chi comanda e chi non comanda, i musicisti terrorizzati e scusate, cazzate di questo tipo.
Sono musicisti professionisti e sono liberi di non fare tours con Dylan se lo vogliono, punto!
Piuttosto trovo imbarazzante come Dylan suoni la tastiera, ma anche qui scusate:
se lo strumento di scelta è sempre stata la chitarra e sappiamo tutti come Dylan abbia sempre suonato questo strumento, passi la chitarra acustica ma non i suoi improbabili assoli sull'elettrica, sempre gli stessi, figuriamoci la tastiera che sicuramente l'ha suonata molto meno dal vivo e al limite può avere un buon feeling con il piano, suonando accordi a blocchi, ma non certo
l'organo che ha tutta un'altra dinamica.
Ed infine l'armonica, leggo recensioni di meravigliosi assoli, quello che posso dire è che questo strumento dovrebbe porlo definitivamente nel cassetto, non c'è piu' il fiato , è veramente penoso, non ce la fa piu' a suonarla e ho notato i musicisti a Padova, si questa volta terrorizzati nel momento in cui la prendeva in mano e la portava alla bocca.
Detto questo, io amo troppo Dylan e forse sarà stato il rivederlo dopo 2 anni, ma tutto sommato non mi è parso un brutto show, ah dimenticavo, gli encore non li ho visti, non li sopporto piu'.
Un abbraccio

ps.: prova a vedere se riesci a caricare questo video, è uno spettacolo.

ciao, Luca

Bob Dylan - Friend Of The Devil - DUBUQUE, IOWA - NOVEMBER 12, 1996 - FIVE FLAGS CENTER ARENA

Bob Dylan (vocal & guitar), Bucky Baxter (pedal steel guitar & electric slide guitar), John Jackson (guitar), Tony Garnier (bass), David Kemper (drums & percussion)
 

 

 

Stefano C.

Risposta al post di Giorgio Emanuele

Come ero d'accordo sul post di Tamburain cosi' sono d'accordo su quello di Giorgio Emanuele,diciamo che il suo rappresenta il rovescio della medaglia in termini di critica.Pero' volevo dire alcune cose in proposito al suo post.
Tempo fa' avevo detto su Maggies Farm che non sarei piu' andato ad un concerto di Dylan perche' quello che avevo visto (e non ci sono andato l'anno successivo) l'ultimo per intenderci quello di Torino del 2007 o 2008 non ricordo ora era, stato di una noia ma di un noia infinita,tanto da dire stop.
Poi ho visto che aveva inserito di nuovo Sexton e ho detto vediamo se qualche cosa e' cambiato e cosi' sono andato a Parma quest'anno.In effetti qualche cosa e' cambiato in meglio e l'ho scritto.
Come vedi da fan di Dylan sono portato a fare dei raffronti,dei paragoni,delle critiche.Da decidere se andare o meno a vedere Dylan.
Certo tu dirai ma tu chi sei? Voi che criticate e filosofate....Nel momento pero' che sono fan e nel momento che ho investito soldi (e tanti) nel mondo Dylaniano,mi arrogo il diritto di filosofare e criticare come coloro che scrivono su Dylan e sono critici affermati a livello mondiale oltre che essere anche fan di Dylan.
Quello che voglio dire e' che Dylan vive, il mito,l'uomo,il personaggio,grazie a noi,grazie a tutte quelle persone che popolano il mondo di Dylan.
E' impensabile farne a meno e' impensabile nascondere questo aspetto.Ed e' impossible non criticare o lodare.
Porti l'esempio di Bruce Springsteen che chiede ai fan cosa cantare,non dico che Dylan lo deve fare (non lo fara' mai),ma santo cielo,io una forma di critica la devo pur fare se Dylan mi canta per dieci anni la stessa scaletta e mi suona con la solita band.E' l'unico che fa' cio' che vuole in tal senso,non c'e' nessun altro artista nel mondo che fa' questo.
Io prendo quello che Dylan mi da oggi senza alcun problema figurati,vuole cantare e musicare il suo repertorio in questo modo con la pianola BEN VENGA.
Ma poi se debbo dire in una chiacchierata tra amici dylaniani o se c'e' un sito quale MaggiesFarm che ti permette di interagire dico la critica da fan,e il ben venga non e' messo a caso,e' rivolto a Dylan.
Perche' senza la gente che paga il biglietto, Dylan o anche qualsiasi altro artista, suonerebbe a casa.Allora chi ha ragione Dylan o i fan che pagano?Che poi a dirla tutta non e' che debba fare chissa' cosa Dylan,a questo punto basterebbe un cambio di scaletta radicale e il "NUOVO DYLAN e' assicurato.

Stefano C.

Giorgio Emanuele

Sinceramente non capisco... Perchè Dylan dovrebbe smettere quando è ancora in grado di riempire le platee dei suoi concerti? Chi siete voi per giudicarlo così? Io leggo solo nickname ispirati a canzoni o album di Dylan. Pensate che questo vi autorizzi?  Voi siete quelli "who philosophize disgrace and criticize all fears". Avete capito in anni di ascolti e concerti che Dylan è INDIVIDUALISMO allo stato puro? Che a lui non importa una mazza di fare ciò che il "suo" pubblico desidera? Siete liberissimi di criticarlo ma non potete reclamare qualcosa che non c'è più. Dylan rappresenta la dignità e l'onestà dell'artista. Se a 70 anni, dopo aver preso il mondo in mano con sette note e 21 lettere, si sente di suonare in una cowboy band (come del resto canta in una delle ultime strofe composte...) chi può impedirglielo? I fan? Non credo proprio. Personalmente ho piacere solo a vederlo. L'emozione che la sua musica trasmette durante i concerti non si ferma ad una mia aspettativa. Sarebbe ottuso. L'aspettativa con Dylan è un limite, è precludersi l'ascolto e il piacere della serata. Sembrate quelli che nel 65-66 si lamentavano del passaggio all'elettrico... mi devo aspettare che qualcuno urli Giuda prima o poi?? Se vi ritenete traditi smettetela di andare a vederlo o di lamentarvi come amanti abbandonati, vi assicuro che Bob non verrà a cercarvi implorando perdono perchè ha sbagliato una nota, un verso o un riff. Ritengo infinitamente più triste uno come Springsteen che pur di compiacere i suoi fan raccoglie dal pubblico i cartelloni con le canzoni richieste... neanche Ligabue è arrivato a tanto...
In conclusione, con questa mail non ho intenzione di creare o alimentare alcuna polemica mi sembra solo assurdo indignarsi per un artista che dopotutto segue solo la sua strada quando viviamo in un paese governato da una cupola massonica e incapace di fuoriuscire dalla merda in cui si sta annegando da solo.
Cordiali saluti.

Giorgio Emanuele

Peter Del Bello

Ciao a tutti,
cercherò di essere breve e "poco chiaro" come é mio solito, rispondendo all'affermmazione secondo me molto provocatoria che Mr.Tambourine ha posto sul suo sito. Riporto testualmente per chiarezza la sua affermazione iniziale:
"Penso sinceramente che lo show di Dylan non sia più uno spettacolo musicale nel senso proprio della parola. Credo che sia un insieme di cose, di motivi, di ragioni che vadano oltre il semplice avvenimento musicale. Non saprei dire se questo sia positivo o negativo, certamente è una cosa che ha poco a che vedere con un tipico spettacolo musicale. L’andare oltre potrebbe avere una giusta valenza che va oltre il pensabile, valutato da ognuno di noi secondo il suo metro, ma questo è un altro discorso, è la parte musicale della faccenda l’oggetto del nostro interesse."

Sono abbastanza vecchio e rimbecillito da tanti anni di menate su Bob Dylan con gli amici, di camminate alla ricerca di tutto ciò che lo riguardasse, grandi traversate in macchina, in treno attraverso mezza Europa da solo o in compagnia di qualche caro amico dylaniato e incallito più o quanto me.
Ma questo non m’impedisce di capire che attorno all'Universo Dylan, in fondo non è cambiato poi molto.
C’è chi mette in discussione di tutto, c’è chi metterebbe in dubbio le sue capacità canore, chi quelle di musicista, quelle di poeta e chi addirittura gli fa i conti in tasca.
Tra tutte le lettere arrivate finora quella che mi ha più positivamente impressionato per la sua saggezza e precisione è quella mandata da Marco on the Tracks che tra l’altro scrive:
"Non chiedete a Dylan di essere ciò che ognuno di voi vorrebbe Dylan fosse. E se proprio volete chiedere qualcosa a qualcuno, chiedete a voi stessi di prendere da questo Dylan ciò che questo Dylan ancora ha da dare, perché sarà anche vero che il Dylan di oggi è solo una infinitesima parte di una fotocopia sfuocata di ciò che era Dylan un tempo, ma è anche vero che questo Dylan è l’unico Dylan che abbiamo e, che ci piaccia o no, questo stesso Dylan malconcio, gracchiante e beffardo ha ancora qualcosa da dare a chi vorrà ascoltarlo e seguirlo".

C'è tutto in queste poche righe, si tratta di scegliere, prendere o lasciare. Questo secondo me è il succo della questione Dylan.
Qualche giorno fa commentando una videoclip posta da un amico su facebook, penso mia sia riuscito di sintetizzare bene il mio pensiero riguardo a Dylan:
"Ci sono pochi artisti che riescono a esprimere e interpretare gli stati d'animo e trasmettere cosí l'essenza che una canzone racchiude in se. In questa capacitá sta la grandezza di Bob Dylan. Come in questa canzone.
Lo si percepisce osservando attentamente tutti i suoi movimenti.
Un istante prima di cominciare a cantare da brevi occhiate sulla platea.
Una marea di persone che non aspetta altro che essere portata la dove, solo le loro anime possono sentire.
Dylan è un Medium.
Questa è Magia."

 
Joan Baez & Bob Dylan Deportee

Ci riusciva nel 1962 così come ci riesce ancora oggi.
Dylan non è altro per me, è solo un trascinatore di anime, uno psicopompo (bella definizione, trovata su wikipedia), il Caronte dalla "ferocia illuminata" dell’inferno dantesco che ci permette di attraversare il fiume della vita sul soffio delle sue canzoni.
Sta a noi salire sulla barca o preferire di rimanere a indagare se la copertina del cd è fatta con carta straccia o carta patinata.

Peter Del Bello

 

Mick dei Blackstones

Sono sempre stato affascinato da Bob Dylan, dal suo carisma, dal suo atteggiamento, dal suo personaggio, e soprattutto dalle sue canzoni e dai suoi testi.
Ho sempre cantato le sue canzoni con chiunque mi fosse capitato di suonare, finchè alcuni anni fa ho ritrovato gli amici giusti e con loro ho messo in piedi una tribute band che ritengo di buon livello e discreto valore, The Blackstones.
Non ho e non abbiamo mai cercato di fare le canzoni come le faceva Bob, al contrario abbiamo cercato le versioni di quegli artisti che in qualche modo davano un valore aggiunto alle canzoni di Bob, intendo gente come Hendrix, Byrds, Van Morrison, Clapton, tanto per fare alcuni nomi, poi ci abbiamo messo molto del nostro per creare arrangiamenti con sfumature e colori che sono alla base della bellezza e della comunicativa per qualunque brano musicale, cercando sempre di catturare l’anima della song.
Eppure lasciatemi confessare che mi piacerebbe un casino avere una voce devastata come quella attuale di Bob, con quella espressività ed emozionalità difficilmente riproducibile.
Per quanto mi riguarda, riuscire a “suonare” come lui “suona” oggi sarebbe un sogno che si realizzerebbe, ma, purtroppo, per me, sempre un sogno rimarrà.
Si può imitarlo bene o imitarlo male, ma sempre un’imitazione rimane. Lui, in qualunque condizione, è irraggiungibile, non copiabile e non replicabile, è unico e tale resterà sempre.
Non importa come si esibisce oggi, anche nel passato la gente aveva da dire suli suoi spettacoli, su come cantava, sul tipo di voce che usava, a volte a ragione e molte altre a torto, è come il cane che corre dietro alla sua coda e non la raggiungerà mai.
Nessuno ha il diritto di dire ad un artista come comportarsi, come cantare, come suonare e tutte quelle cose che lasciano il tempo che trovano. Se uno non ti piace lo eviti, non vai a vederlo per poi sparlarne, con l’aggravante che tutti sappiamo a priori cosa vedremo e sentiremo in un suo concerto.
Io ammiro e rispetto Bob, mi piace il suo coraggio e la sua forza di volontà nel continuare ad esibirsi per tutti noi, anche in condizioni a volte davvero disastrate.
Si parli pure delle sue esibizioni, dite tutto quello che volete, non scordate però che Dylan è sempre stato e sarà sempre un gran “mistero” per tutti. E come si fa a giudicare un mistero? Da dove si parte e dove si arriva ? Ho studiato molto Dylan in tutte le sue sfumature, e a parte l’aver imparato quasi a memoria buona parte delle sue canzoni non ho cavato un ragno dal buco, sono sempre al punto di partenza, le certezze diminuivano ed aumentavano i dubbi. Così ho smesso di giudicare e trarre conclusioni, lo accetto e lo rispetto così com’è, e lasciatemelo dire sinceramente, non vorrei che si comportasse in modo diverso, perchè sarebbe diventato uguale a qualcun’altro invece di restare il nostro Bob, nel bene e nel male, nel bello e nel brutto, in salute o in malattia.
Continuerò a cantarlo e suonarlo come so fare io, e continuerò ad invidiare quel suo modo unico di essere che, con tutta la volontà, non sarò mai in grado di imitare.

Mick Dylan dei Blackstones

Daniele Ardemagni

Amo Dylan per ciò che mi ha dato, mi da e probabilmente mi darà.
Se l'anno scorso è stato un concerto scadente, quello di quest'anno mi ha entusiasmato tanto come quelli dei primi anni '00.
L'ho visto dieci volte...la prima volta a 23 anni l'ultima a 33.
Mi ha saputo emozionare molto e alla faccia di tutti i dotti ho sentito molti pareri e recensioni positive degli ultimi concerti, da quelli in giappone a quelli europei...ma naturalmente il giudizio che per me vale di più è ciò che ho potuto sentire a Padova con le mie orecchie.
Ho visto un centinaio di concerti da quando ero quindicenne nel '92...da De Andrè a Zero, da Finardi a mio cognato (Massimo Bubola), da Guccini ai Nomadi, da Cohen a James Taylor...ma i migliori sono stati quelli del Nostro.
Proprio con un musicista famoso (non faccio il nome) ne parlavo qualche tempo fa e mi diceva che il miglior concerto di Bob che abbia mai visto è stato quello del 2001 a Brescia.
Anche io, da musicista concordo e aggiungo quello di Padova del mese scorso dove l' ho visto in gran forma, passare dalle tastiere alla chitarra al centro del palco per gli assoli d'armonica con gestualità da show-man..eh si..il Bob di quest'anno l'ho apprezzato davvero e spero che torni in forma così anche l'anno prossimo. La voce è roca e sofferta di chi la vita l'ha cantata e vissuta e continua a farlo..trovo molto più ridicoli certi ultrasessantenni che sculettano come se avessero sempre trentacinque anni..ci rimetteranno un' anca prima o poi.
Anche la band l'ho trovata di grande intesa, probabilmente il rientro di Sexton ha dato una marcia in più a tutti, in primis a Bob.
Ora dirò cose che potranno generare stupore ed incredulità, ma il Dylan che amo di più è quello da Time out of mind in poi. Mi piace "Love & left" ma il mio preferito resta Modern Times..come apprezzo molto TTL. Quello di Natale mi ha tenuto compagnia nelle feste natalizie anche se come qualità vocale era un pò giù a differenza di quando se ne sta fermo per qualche mese..ma fu registrato in pieno tour.
Amo molto anche il Dylan della triologia cristiana (altro periodo contestato da tutti e poi rivalutato) ma ragazzi, credetemi, non mi è mai piaciuto Blood on the tracks..saranno le canzoni troppo lunghe accompagnate da arrangiamenti troppo scarni..sarà che mi aspettavo chissà cosa dopo averne sentito parlare ma niente...non riesco a mettermelo nella mente e nemmeno nel cuore, a parte tre o quattro canzoni che però amo nelle versioni live. Spero di essere perdonato...
Tornando all'argomento in discussione Dylan ha dato tanto e ogni suo periodo ha fatto sorgere discussioni e dubbi...dalla svolta elettrica al periodo cristiano fino ai giorni nostri...ma il tempo alla fine gli ha sempre dato ragione.
Ragazzi che da poco vi siete avvicinati a Dylan, se avrete la possibilità di andarlo a vedere fatelo: non aspettatevi niente...Dylan si è sempre rinnovato e continua..la voce è cambiata ma vi interesserebbe andare a vedere oggi come oggi Dante o Shakespeare e giudicarli da come sono vestiti, pettinati, se portano il cappello o meno o se hanno la voce roca o pulita? A me no..mi renderei solo conto che sto vedendo qualcuno che ha cambiato la storia, il linguaggio e che ha dato molto alla cultura.
Lo stesso vale per Dylan..c'è chi lo vorrebbe sempre a propria immagine e somiglianza ma Bob a settantanta anni continua a fare il suo lavoro e in modo eccellente..e soprattutto continua fare ciò che gli pare..poi i tonfi si sa..possono esserci per tutti gli esseri umani, quindi anche per Bob (vedi Self Portrait, Down in the Groove o certi concerti dello scorso anno).
Quelli che continuano a criticarlo sono come quelli che lo fischiarono nel '65/'66 ma che oggi sarebbero pronti a rinnegare d'averlo fatto...
Abbiamo la fortuna di avere la leggenda più importante della cultura rock e non solo che ci viene a trovare ogni anno e io non mi faccio scappare l'occasione...e ragazzi, non fatelo nemmeno voi..i nostri figli e nipoti studieranno quest'uomo suoi banchi di scuola e noi potremo dir loro di averlo visto, di raccontare aneddoti su ciò che accadeva sul palco, di ciò che abbiamo ascoltato e di aver fatto parte anche noi, anche se solo per la durata di un concerto, della storia. NET forever!!

Daniele Ardemagni

Gianpiero “Hurricane” Nigritti

Bob, non bussare alle porte della terra.

Finalmente Bob ha dato l’ultimo concerto europeo ed ora se ne sta tornando negli USA ad intossicare altra gente. Possibile che non si vergogni di quello che sta portando in giro? Una mediocrissima cowboy band con un drammatico frontman vestito alla Las Vegas completamente senza voce , senza canzoni da poter ancora cantare, senza più la possibilità di fare arrangiamenti che non affondino i suoi masterpieces nell’ insipido. Ma quando finirà questa net-presa in giro? Molti, fra i quali io stesso, se lo stanno chiedendo, se il re è morto viva il re, ma se il re è ancora vivo che le sue azioni siano valutate almeno nel modo giusto! Basta con gente che vede spettacoli meravigliosi, non se ne può possiamo più di tutto questo bla-bla-bla senza senso, elucubrazioni di menti che scambiano la notte per il giorno, o la luna per il sole, o quello che desiderano per quello che gli viene propinato.
Bisognerebbe avere finalmente il coraggio di dire “Per favore Bob, basta con questo scempio!” e di cominciare a disertare queste “sole” (così si dice a Roma) fatte passare per grandi show poetico-musicali. Se è vero che ha guadagnato milioni di dollari può tranquillamente vivere di rendita, lo faccia allora, nessuno gli direbbe niente, ma spacciare una tragedia per una commedia non è onesto, almeno artisticamente parlando.
Probabilmente un sacco di critici e giornalisti sono sul suo libro paga, e anche questo è disonesto.
Parlar male di Dylan sembra essere una cosa molto più grave che un peccato mortale, più facile dire che Obama è scemo che dire la stessa cosa di Bob, per Obama si indignerebbero in pochi, per Dylan insorgerebbe il mondo. Perchè ? Perchè è stato il più grande? Chapeau Mr.Dylan, sei stato il più grande, OK, - “ma la città non è più quella, non è più bella, per me, per me.
Io sto bene solo dove si nasconde il vecchio cuore della mia città. Cento strade ed un cuore che non batte più, tanta gente che non sa perché vuol vivere, e la città non è più quella, non è più bella, per me, per me. Io sto bene solo dove sta morendo il vecchio cuore della mia città”
– come cantava il vecchio Shell con i suoi Rokes.
Le tue ultime due prove, “Together Through Life” e “Christmas in the heart” mi fanno venire la pelle d’oca, lavoro mediocre e banale questo Together, e lavoro indescrivibile quest’altro Christmas. Certo, tutti i grandi della musica hanno avuto il loro bravo album di Natale, Crosby, Sinatra, Elvis, ma tu eri migliore di loro, non avevi bisogno di scendere a bussare alle porte della terra. Unica scusante per quell’ album innominabile è che alle sue spalle c’era uno scopo benefico, altre scuse non riesco a trovarne, ho scavato il pozzo fino in fondo ma quando questo è vuoto continuare diventa inutile.
Sono e resterò sempre un grande ammiratore di Bob, ma dal vivo non mi frega più!

Gianpiero “Hurricane” Nigritti

Marco on the Tracks

N.E.Q. ovvero Never Ending Questions ovvero "Dylan deve smetterla con questo tipo di prestazioni dal vivo?", "Dylan deve smetterla di strimpellare dietro una tastiera giocattolo?", "Dylan è ancora Dylan?", "Dylan sta distruggendo il mito di Dylan?", "Lo show di Dylan è ancora uno spettacolo musicale?".
Tutte domande che sono inevitabilmente destinate a rimanere senza una risposta certa e assoluta.

E' un pò come quando, in una puntata dei Simpson, la piccola Lisa canta:
"How many roads must a man walk down before you can call him a man?"
E Homer risponde “Io lo so… Dodici”
E Lisa dice: “Papà, guarda che è una domanda retorica…”
E Homer risponde: “Ah, allora Undici.”

Aldilà delle prestazioni più o meno valide di Dylan, troveremo sempre chi non sopporta più il Dylan del N.E.T. e chi invece lo adora, chi lo sopporta “Perché Dylan è Dylan punto e basta” e chi prenderebbe a calci lui e la sua tastiera, like a rolling stone.

Io nutro una profonda assoluta passione per l’artista Dylan. E non c’è niente che Dylan possa dire o fare per farmi cambiare idea al riguardo. Niente, né le attuali (mediocri?) prestazioni al N.E.T., né un eventuale “Self Portrait 2” contenente gli scarti di “Self Portrait”.
E questo lo affermo non perché io sia un “Dylancentrico” o un fans cieco e sordo. Io neppure mi definisco “fan” di Dylan e anzi non credo che Dylan abbia un solo singolo “fan” in tutto il mondo. Dylan ha milioni di persone che lo ammirano come artista, Dylan ha migliaia di persone che gli sono grate per ciò che ha significato per loro un suo album o una sua canzone e persone che piangono mentre ricordano cosa ha significato per loro, che avevano la pelle nera negli anni sessanta, una canzone come “Blowin’ in the wind”. E sì, Dylan ha anche persone che si sentono tradite da Dylan perché Dylan non è ciò che loro si aspettano sia, e forse neppure lo è mai stato. Dylan tradisce se stesso perché lui, il più grande di tutti, in ogni suo concerto sgretola il suo Mito e sembra persino divertirsi nel farlo, perché solo Dylan può uccidere la leggenda di Dylan, perché Dylan è la materia e l’antimateria.

O forse no, forse Dylan è solo un vecchio pazzo snob e nostalgico che la sera strimpella su di una tastiera qualcosa che un tempo era una canzone e oggi è solo l’ultimo ruggito gracchiante di una tigre ferita a morte su di un treno merci lanciato verso il nulla; Dylan è soltanto un uomo qualunque che nelle notti piovose vaga errante per strade desolate sbirciando nelle finestre delle case in vendita fino a farsi arrestare per vagabondaggio.

Io non so se i concerti di questo Dylan siano buoni o cattivi, se ha ancora un senso o meno il N.E.T., ma so che questo Dylan, fuori dal tempo e fuori dal mondo, a me oggi va bene bene così, e non riesco a fargliene una colpa se i suoi concerti di oggi non hanno la stessa forza di trenta o quaranta anni fa, perché neppure io oggi sono lo stesso di trenta o quaranta anni fa, e non vedo perché lo debba essere Dylan.

Le critiche ai concerti di Dylan sono condivisibili ma, fino a quando ci sarà un ragazzo (e in rete ed anche su questo sito -vedi ad es.Renata,19 anni- ne ho trovato parecchi) che nella voce o nelle canzoni o anche solo negli occhi di Dylan, sappia ancora vivere e respirare la magia, la forza, la poesia, la genialità di ciò che è stato (ed è) Dylan, allora per me il Never Ending Tour ha un senso anche se io non dovessi provare quelle stesse emozioni e anzi magari trovassi il NET un assurda grottesca opera di autodemolizione.

Non chiedete a Dylan di essere ciò che ognuno di voi vorrebbe Dylan fosse. E se proprio volete chiedere qualcosa a qualcuno, chiedete a voi stessi di prendere da questo Dylan ciò che questo Dylan ancora ha da dare, perché sarà anche vero che il Dylan di oggi è solo una infinitesima parte di una fotocopia sfuocata di ciò che era Dylan un tempo, ma è anche vero che questo Dylan è l’unico Dylan che abbiamo e, che ci piaccia o no, questo stesso Dylan malconcio, gracchiante e beffardo ha ancora qualcosa da dare a chi vorrà ascoltarlo e seguirlo.

Marco on the Tracks


 

Renata De Martini

Ciao a tutti,
mi chiamo Renata e ho solo 19 anni, quindi conosco Dylan da troppo poco per poter esprimermi con correttezza o competenza. Ho visto solo alcuni filmati di Dylan giovane e mi è sembrato molto forte ed espressivo, certemente diverso da ora, ma non ho abbastanza conoscenze musicali per dare un giudizio. Posso solamente dire che a me piace come l’ho conosciuto (Modern times), con la voce roca ed emozionale quasi uguale a quella attuale. Non vi so spiegare il perchè ma quando lo sento mi muove qualcosa dentro, tocca le corde della mia sensibilità, della mia immaginazione, io lo vedo e lo sento come un grande padre che mi insegna le cose, che mi mostra la via, che mi accarezza la testa quando mi vede triste. Per me il suo genere di musica è la musica che io sento dentro di me, non capisco e non apprezzo le cose di oggi, non saprei spiegare questa diversità dalle altre mie amiche, forse sono “nata vecchia” come dicono loro, ma a me va bene così, Dylan mi piace, sto cercando di conoscerlo più a fondo nel meraviglioso sito di Maggie’s Farm, leggo tutto e cerco di capire, spero un giorno di arrivare ad avere la competenza necessaria per sostenere un dibattito, per scrivere qualcosa di meno vago di quello che ho scritto ora. Un saluto a tutti,

Renata De Martini

 

Jackson

Il problema di Marina è il problema di tutti

Riporto una parte del commento di Marina:
“Non sopporto le imprecisioni, le approssimazioni delle sue esecuzioni, che probabilmente trascinano nel caos anche gli altri musicisti. Il merito di Bob è sempre stato quello di dare un corpo, una amalgama alla band, non è un virtuoso di alcuno strumento. I suoi pregi sono altri. Ed oggi quello che manca nei suoi concerti è quel collante che nel ricondurre ad unità i componenti ha sempre fatto emergere il meglio di ognuno”.

Cara Marina , il problema è proprio questo, il disinteresse col quale molto spesso Dylan farcisce le sue esibizioni!
L’anno scorso fu un anno “horribils” da quel punto di vista, poveri musicisti con in testa Freeman, chissà cosa devono aver sopportato (anche se ben pagati) ! Quest’anno Dylan sembra aver dato loro più libertà, complice il ritorno di Sexton, ma forse qualcuno del suo staff lo ha consigliato in tal senso per risollevare le squallide sorti degli show dell’anno scorso.
Dylan quest’anno sembrava molto più coinvolto e meno distaccato da quello che faceva sul palco, ma la minestra riscaldata sempre minestra rimane, c’è solo da dire “Fino a quando durerà?”.
Sappiamo che Dylan è lunatico e scontroso, quello che gli va bene oggi potrebbe non andargli più a genio domani, anche se ormai le opzioni rimaste nel suo fucile sono talmente scarse da non lasciargli più altre vie da sciegliere.

Siamo tutti nella stessa barca noi fans, ma a nostra colpa devo dire che dovremmo imparare a scegliere tra il materiale di Dylan e accettare solo le cose valide, altrimenti dovremmo ignorarlo, cose come l’album di Natale avrebbero dovuto essere completamente ignorate dai suoi sostenitori, cioè noi, al massimo se volevamo far beneficenza avevamo altri mille senza avallare un lavoro disastroso e pietoso. Eppure ho letto recensioni di gente alla quale questo album (molto, ma molto, ma molto peggiore di Self Portrait) è piaciuto, che questa o quell’altra canzone era geniale. Mamma mia, stiamo toccando il fondo? Noi che ci tacciamo tanto di essere esperti e di conoscere quasi tutto della vita e delle opere di Dylan a che punto stiamo arrivando dicendo che quell’album era piacevole e allo stesso tempo accettiamo senza fiatare gli sconcertanti concerti che Bob ci sta proponendo? Siamo sicuri che sia sempre il suo genio a caccia di rielaborazioni e cose nuove a generare queste cose che non ci stanno nel “carnet” dylaniano?
Dylan è un artista da venerare, e noi lo venereremo sempre, ma cerchiamo di farlo per le cose belle che ha scritto e fatto e non anche per le porcherie!

Jackson

MR. SPACEMAN

Sono d'accordo con Albert Aqualung.
Il periodo FREEMAN è senza dubbio uno dei più "terrorizzati". Nel senso che mai ho visto professionisti cosi spaventati sopra un palco. Il mito non centra. Assolutamente.
Tutti impauriti. Appena Bob si volta vedi il terrore nei loro occhi.
Eppure le canzoni sono in DO-FA-DO-SOL-FA-DO..più o meno tutte, tranne quando sono dei blues semi accademici.
Qualcosa non torna.

Vi farò notare anche un'altra cosa (che avrete probabilmente già notato).
Il CD in di TOGHETER T. LIFE ha la costina laterale nera rigata (quello per i comuni mortali, non quella cartonata a prezzo alto..). Come si usava fare 10 anni fa. Sembrerà una sciocchezza.
Ma Jack Frost ha voluto risparmiare di brutto (pur vendendo 2 milioni di copie a disco..) sulla confezione dei cd vendendolo comunque ad un prezzo pieno, con una confezione presa dalle rimanenze della "sempre cattiva " Columbia...e poi due paginette dentro..a 21 EURO..
Della foto d copertina aveva già pagato i diritti per il documentario..figurati a prenderne una nuova..
Okay, è la musica che conta. Ma certi dettagli andrebbero notati..
Neanche l'ultimo degli indipendenti si sognerebbe di usare le rimanenze delle confezioni di 10 anni fa con la costina nera e sparartele a prezzo pieno. "LUI" può.
Ma nessuno glielo fa notare però.
Incredibile quanto una divinità possa essere sempre così unilaterale nelle questioni economiche..

A me basterebbe che facesse tornare un paio di controcanti sui bis come faceva per BLOWING nel 2001 e ricreasse un ambiente "reale". Non una cow boy band che se resuscitasse John Denver lo straccerebbe 10 a zero.

Premetto che Togheter t. life a me è piaciuto. Ha Santanizzato il sound è questo è stato gradevole.

Quei musicisti sono pagati per avere paura. Per sopportare la paura. E credo che sia sempre stato così.
Qualcuno penserà che tutto questo sia dovuto perchè Lui è il "più grande". Alcune volte si cade in equivoco.
Povero Freeman. Non dimenticherò mai quanto gli venisse impedito di suonare. Se si fosse piegato sulle ginocchia come fa Sexton l'avrebbero preso per i fondelli in eterno.

MR. SPACEMAN
 

Bruno "Jackass"

Ciao Mr. Tambourine,
intervengo anch'io in merito alle performance live di Dylan.
Sono molti anni che i concerti di Dylan mi deludono da un punto di vista musicale.
Non che ne abbia visti molti ma l'unico concerto di cui sono veramente soddisfatto e' stato Roma 1998... per il resto ho sempre dovuto fare riferimento a videolive di varia natura (Hard Rain, Hard To Handle etc. etc...) per poter vedere un Dylan in buona forma.
L'opinione che mi sono fatto ultimamente è lui lo fa apposta! Non è vero che non ha voce: sentite come canta sul disco natalizio o sugli ultimi brani in studio!
Così come non è vero che non può arrangiare le canzoni in modo decente.
Il fatto è che lui mira alla disgregazione del suo repertorio, al suo annichilimento, forse solo per dimostrare che lui può fare quello che gli pare, o forse per motivi che noi umani non siamo in grado di comprendere, un disegno superiore o chissà.
La mia opinione è che gli ultimi live veramente buoni risalgano al 1980 (Massey Hall!!!!!)
E allora io non ci sto ed e' dal 2003 che non vado più ai suoi concerti per il semplice motivo che non mi piacciono (cosa che verifico dai videolive su Youtube).
Ed è forse anche per questo motivo che (infine) mi sono recentemente avventurato nella creazione di una coverband.

Bruno "Jackass"

 

Albert “Aqualung”

Ho letto l’intervento di Mr.Spaceman e mi sento completamente d’accordo con lui. Dylan deve rendersi finalmente conto che sta proponendo uno show indegno di lui e della sua fama, circondato da musicisti quasi schiavizzati che non possono, per evidenti motivi, suonare al livello di cui sono capaci. Canzoni che con gli originali non hanno più niente in comune, arrangiamenti lisci, piatti, insulsi, tutti uguali per un cantante che ormai recita perchè la sua voce è spacciata da diversi anni. Una cosa è una prestazione in studio, con la voce riposata, ripetuta all’eventuale all’esigenza, corretta e filtrata in mille modi, sostenuta da software che alcuni anni fa non esistevano, esisteva solo la voce , o l’avevi o non l’avevi, oggi con questi software si può rendere accettabile anche una brutta voce.
Allora basta con gli show dal vivo, non servono a niente ed a nessuno, specialmente a Bob, la cui megalomania di ri-ri-ri-ricelebrare il suo mito all’infinito sembra essere diventata un’Idra insaziabile che sta divorando Bob giorno per giorno fino alla sua completa distruzione.
Non prendiamoci in giro amici, gli show li abbiamo visti tutti, almeno noi che ci dichiaramo suoi fans. Sexton ha rivitalizzato un morto, gli ha attaccato qualche filo ed ogni tanto il morto muove le braccia. Sexton non è in grado di fare miracoli, non può fargli tornare la voce, può solo, nel suo piccolo, stimolarlo finchè Bob glielo permetterà. Non dimentichiamo che nella band-versione Freeman nessuno, e sottolineo NESSUNO, aveva la possibilità di discutere o contrastare una decisione di Bob, al punto che i musicisti si trovavano con lui solo sul palco, viaggiavano e vivevano lontani da Bob, salivano sul palco con la paura, l’incertezza di non saper seguire Bob in una delle sue abbastanza soventi improvvisate, la paura di guardarlo perfino in viso. Non poteva funzionare, così come non funziona nemmeno con Sexton. Dylan come performer non c’è più, testardamente porta avanti un assurdo musicale nel quale non ha più niente da dire. Va bene, dichiariamo sinceramente che andiamo a rendere omaggio al mito e saremo tutti d’accordo, ma per pacere non prendiamoci in giro da soli dicendo che questo tanto chiacchierato never ending tour sia ancora una cosa valida e seria.
Dylan continui a fare dischi se vuole, possibilmente meno schifosi degli ultimi due, ma ci risparmi per sempre la tristezza di doverlo vedere così ridotto, sarcastica parodia di qualcosa di indefinibile, triste recita di un personaggio che non è mai stato. E quando mai Dylan si è presentato sul palco conciato in questo modo? Dylan è diventato la prevedibiltà assoluta, non è più il Dylan delle sorprese più o meno riuscite degli anni passati, oggi sappiamo per filo e per segno come comincia e come finisce lo show, come sarà vestito, come saranno le canzoni, come è la sua non-voce, quale saranno gli encore (ormai standard da diversi mesi – LARS – Jolene – All along). Prevedibile anche una buona metà della set list, tutto prevedibile e noiso, assurdo per un uomo che è diventato un mito, un’icona vivente, una leggenda inalterabile, un uomo che incredibilmente si sta mangiando tutto l’immenso capitale accumulato nei passati e gloriosi anni di carriera.
Perchè un uomo di tanta caratura tende alla completa autodistruzione artistica? “The answer is blowin’ in the wind” disse lui una volta, oggi ho la convinzione che nemmeno lui conosca la risposta a questo insostebibile stato di cose.
Mi spiace veramente, lo dico sinceramente, dal profondo del cuore, Bob così non riesco più a vederlo.

Albert “Aqualung”

MR. SPACEMAN

Sono anni ed anni che vi seguo. Ogni giorno. Mi complimento di cuore con tutti voi.
Tornando a Bob ed al suo tour.
Io sono dell'idea che lui stia davvero dimenticando quanti soldi ci vogliono per andare a vederlo. Certo, lui non ti obbliga.
Ma è obbligato a chiedersi che tipo di show stia proponendo. Che è pessimo. Inspiegabile.
Se il tutto si limitasse alla "sua" esibizione, e cioè, voce terrificante, tastiera suonata con i piedi, assoli di chitarra da tredicenne alle prime armi, tutto sarebbe "perdonabile". Il fatto è che fa suonare tutti in modo mediocre. Sta cazzata di Sexton che rivitalizza lo show è una scusa.
E poi, smettetela di pensare che se le cose vanno meglio è merito di Bob, se vanno male è colpa della Columbia.
Dietro ogni singola operazione sulla produzione, il live, e la scelta di togliere i brani da youtube (e ha fatto bene, in alcuni è troppo chiaro che non valga niente lo show) c'è Bob Dylan.
Io sono delusissimo da come costringe le sue band ad essere mediocri come lo è lui oggi.
Un tour stile Casabianca risolleverebbe il mito. Ne sono sicuro.
Ma lui vuole vedersi questi sudditi intorno che se la fanno sotto a qualsiasi suo gesto.
Disse nel 1970 che Self Portrait era uno scherzo..
Bello scherzo...pure doppio..Gli scherzi di Dylan costano un sacco di soldi.


MR. SPACEMAN
 

Marina Gentile

“Lo show di Bob Dylan, ancora uno spettacolo musicale o che altro ?”

Caro Mr. Tambourine,
il dibattito che hai promosso mi da l’occasione per tornare sui concerti di questo tour parlando dei quali cercherò di dare una risposta alla domanda che hai posto.
In questa ultima settimana ho riascoltato i due concerti di Padova e Parma ripetutamente (per chi non fosse informato sono disponibili le registrazioni su DylanNL), sfruttando ogni momento libero della giornata e persino gli spostamenti in macchina, probabilmente alla ricerca inconsapevole di una risposta a quello stesso quesito che larvatamente si agitava nella mia testa dalla conclusione del tour italiano.
In questi stessi giorni oltre ad ascoltare le registrazioni – che già di per sé ha avuto l’effetto di indurmi a riconsiderare con maggiore serenità le esibizioni – sono stata partecipe di un episodio, che mi ha segnata.

Lo scorso venerdì chiamo al telefono un mio collega di Parma e, prima di passare a discutere delle vicende professionali che ci accomunano, gli racconto di essere stata nella sua città per il concerto di Bob Dylan. A tale rivelazione lui risponde: “Ah, è venuta al concerto. Ho sentito che ci sono state molte polemiche con gli organizzatori. Sa io non ci sono andato perché mio figlio qualche anno fa, non ricordo dove, è andato a sentirlo e mi ha detto che è stata la più grande delusione della sua vita”. “Beh, …” dico io pensando, non so perché, che la delusione del figlio potesse essere correlata alla voce di Bob che in genere colpisce subito negativamente, “… sa Bob non ha più la voce di un tempo”. E lui, “Beh d’altra parte ha anche la sua età!” Ed io: “Certo, l’anno prossimo avrà settant’anni”. E lui ancora: “Beh, però … sa collega ho visto di recente Guccini, anche lui ha settant’anni, ma è rimasto uguale, è integro, perfetto. E’ stato il più bel concerto a cui ho assistito. Quello là, invece, mi sa che è andato!”. Oh mio Dio!! I pensieri mi si sono affollati nella mente: “Ma che dice questo! Paragona Bob a quella lagna senza fine di Guccini. Certo che è rimasto sempre uguale, non faccio fatica a crederlo. Sarà sempre uguale per l’eternità. Certo che è integro, mica le sue corde vocali devono sopportare cento concerti l’anno da trent’anni a questa parte” (non me ne vogliano i fans di Guccini, ma è ciò che penso). Resto senza fiato, in bilico tra l’urgente ed incontenibile desiderio di sputargli addosso quello che penso ed i vincoli saldi delle regole della buona educazione e delle necessità di buona colleganza. Mi vien fuori solo uno sprezzante ”Sa, Bob è per amatori. Bisogna conoscerlo bene per apprezzarlo, anche a questa età. E comunque è stato un bel concerto” e passo ad altro, tentando di dominare una tempesta emotiva che quella pesante e sciagurata osservazione mi aveva provocato. Bob “andato”? E no, io non ci sto. Bob non è affatto andato. Non consento a nessuno di dire questo, anche se ragioni di convenienza mi hanno imposto in quel momento di tenere a bada i miei istinti aggressivi.

Nel fine settimana ho dedicato alcune ore a Bob. Ho sentito e risentito le due registrazioni, ho rivisto i video che ho girato ed anche quelli del tour europeo che sono riuscita a scaricare, tra i migliori in giro su youtube, ed ho continuato a dire a me stessa ”No. Bob non è “andato”. Anche questa volta ha lasciato un segno importate, perlomeno dentro di me. Non è più quello di una volta, è vero, ma io non riesco ad annoiarmi ai suoi concerti. La noia è una condizione d’animo che Bob non riesce proprio a suscitare in me. Piuttosto mi arrabbio a sentire che picchia su quella tastiera senza alcuna attenzione al suono che produce. Piuttosto mi arrabbio quando le sue dita scivolano sulla tastiera della chitarra e ne vien fuori un accordo stonato che persino io, con il mio umile orecchio, percepisco drammaticamente. Mi arrabbio per questo. Mi arrabbio perché lo amo e vorrei da lui sempre il meglio. Succede con le persone che si amano: è più duro affrontare le delusioni cui ti espongono.

Io non riesco a lamentarmi del sound attuale. Non è questo che mi turba, perché Bob ha sulle spalle cinquant’anni di carriera ed è sacrosanto che oggi proponga altro. Non sopporto le imprecisioni, le approssimazioni delle sue esecuzioni, che probabilmente trascinano nel caos anche gli altri musicisti. Il merito di Bob è sempre stato quello di dare un corpo, una amalgama alla band, non è un virtuoso di alcuno strumento. I suoi pregi sono altri. Ed oggi quello che manca nei suoi concerti è quel collante che nel ricondurre ad unità i componenti ha sempre fatto emergere il meglio di ognuno.

Tuttavia, qualche stella emerge sempre nel buio. Una delle principali abilità di Bob è dare un piccolo tocco caratteristico ad un brano, per renderlo nuovo rispetto al passato. Poche note, semplici, ma che rendono fresca una canzone proposta mille volte. Un esempio, nei due concerti di Padova e Parma, è Tangled Up In Blue. E’ una bellissima versione. E quando è preciso, il suo tocco sulle corde della chitarra, da un quid pluris alla esecuzione. Ed un altro esempio importate è l’esibizione di Bob alla Casa Bianca. Meravigliosa e toccante esibizione.

Ed allora, per tornare alla domanda e non eludere la risposta, quello di Bob, con tutti i suoi difetti, resta uno spettacolo musicale. E’ lo spettacolo di uno splendido settantenne che non vuole e forse non può dare nulla di diverso da quello che oggi conosciamo, la cui evoluzione musicale non può mantenere i ritmi di un tempo, la cui performance è fortemente condizionata dai ritmi delle esibizioni incessanti ed insostenibili per artisti ben più giovani di lui, la cui creatività non può che avere subito un rallentamento. Quello di Bob resta uno spettacolo musicale se ci si convince dell’impossibilità di avere ad ogni tour una versione esaltante e rivoluzionaria di Like A Rolling Stone a quarantacinque anni di distanza dalla sua pubblicazione ed a migliaia di esibizioni live della stessa. Nessun essere umano è in grado di sostenere una pretesa simile: Bob ci ha regalato un patrimonio inestimabile ma le sue energie creative non sono inesauribili come non lo sono quelle fisiche. Non ci si può lamentare per questo. Ciò non vuol dire che Bob “è andato”. Bob c’è, è perfettamente presente. Lo scopro continuamente tra le pieghe di concerti a volte irritanti. Sono certa che è ancora in grado di dare tanto, se solo volesse accettare di non massacrare la sua vita (e di riflesso la nostra) su palchi indegni senza dare tregua alle sue corde vocali, alla sua schiena, alla sua mente, in un susseguirsi di prestazioni frettolose e approssimative.

Confido che Bob stia acquisendo consapevolezza di tutto ciò. Me lo fa pensare il rientro di Sexton nella band. Qualcosa è accaduto e qualcos’altro accadrà.

Amo Bob per ciò che è stato e per ciò che è oggi e non partecipo al culto del mito. Lo amo perché è l’unico che riesce a toccare tutte le corde dei miei sentimenti, non per il nome che si porta dietro. Quando lo ascolto saltabeccando da un disco all’altro, da un bootleg (ufficiale e non) all’altro, da un live all’altro sono rapita per quello che tempo per tempo ha creato e non vivo di rimpianti ma cerco di apprezzare con lo stesso slancio ciò che mi da.

Un abbraccio, Marina

 

Tito Diatonico in La (A) bemolle.

Questa volta devo proprio concordare con il nostro Mistero Tambourine :
il valore e la bellezza di “Like a Rollig Stone” di Blonde on Blonde ; di “Visions of Johanna” di Bringig It All Backhome ; di “Desolation Road” di Free Wheelin’ non è (al singolare) perfettamente uguale alla versione odierna ! No, non lo è.
Il bamba ci prende tutti in giro : per risparmiare usa una Cow-Boy-Band ! Ma si è cacciato in un vicolo ceco.
Se Bobby Scrooge insisterà a non volere ingaggiare un gruppo capace di farci sognare come i Blackstones , si condannerà all’eterno oblio, come disse l’Alighieri.
Ma allora , risparmiare per risparmiare, perchè non fa un bel Never Ending Tour acustico : lui , il sombrero , la chitarra e l'armonica daltonica ? Come fece al festival di Woodstock.
Ve lo dico io : perchè ormai è vecchio e vuole avere vicino qualcuno da maltrattare.
Non si può più tacere ormai. Cribbio , siamo uomini o caporali ?
Io sono allibito : è vergognoso questo nascondersi dietro un dito , mentre celebriamo un rito , scordandoci del mito .
Tito Diatonico in La (A) bemolle.
 

Elio "Neptun"

Ciao Tamb,
concordo con le tue parole e quelle di Stefano Catena.
É ammirevole il piglio con cui Dylan e la band hanno affrontato il tuor di quest’anno, ma le canzoni non ci sono proprio più come avete detto voi. Qualcosa di indescrivibile si è sostituito a loro, qualcosa che nessuno di noi avrebbe mai immaginato, vederle e sentirle ridotte a questo stato è una vera pena per il mio cuore dylaniano. Non so se la soluzione per continuare il NET sia il solo-act Dylan + chitarra + armonica come suggerisce Stefano, certo però che questo ridarebbe molte più possibilità al nostro Bob ( Vedi The Times they are a-changin’ alla casa Bianca), dieci spettacoli all’anno e basta. Non so se questo sia quello che desidera lui, forse no di sicuro, lui cerca di divertire se stesso ( parrebbe che la vita non gli abbia lasciato altro divertimento) a scapito nostro , lui si diverte e noi ci annoiamo, andare ad un suo concerto è quasi diventato un dovere, come andare a Messa. Forse esagero con questo paragone, ma il messaggio del ”rito” di Mr.Tambourine mi sembra l’interpretazione più valida. Non entro nel merito delle recensioni di quelli che scrivono “senz’altro il miglior concerto di quelli che ho mai visto”, e mi domando , che razza di concerti sono abituati a vedere questa gente priva del santo dono dell’intelletto? Scusatemi lo sfogo che forse sembra negativo, ma anche quest’anno, non ostante le grosse diversità la musica non è cambiata e le delusione nemmeno, non so se saprò reggere in futuro un altro concerto di questa fatta, forse anch’io troverò la forza di non andare più ai concerti, cercando di inventarmelo nella mente come vorrei vederlo, e non certo in questo modo, indegnamente vestito da personaggio che non è mai stato, come un minuscolo cantantucolo da country-hall che ricorre ai trucchi di scena per assomigliare a qualcuno. Che Bob sia sia stancato di essere se stesso e voglia assomigliare a qualche entertainer idolo della sua giovinezza ?
Elio “Neptun”

 

Stefano Catena

Debbo dire che sono totalmente d'accordo con quanto ha scritto, dando l'inizio al dibattito, Tambourine.
E vorrei prendere il concetto e allargarlo senza sconfinare troppo.
In effetti il Dylan, quello con una rappresentazione musicale nuova non c'è più. Basti pensare ad esempio alla differenza sostanziale tra i concerti del 1984 - 1986 -1987, in cui il nostro, nel giro di pochi anni aveva cambiato, dando un impronta Dylaniana vera e propria al sound e ai concerti stessi. Sono i concerti che si rifanno ad un certo periodo, come quelli del 1978 o del 1975 tanto per fare un esempio.
Dal 1990 in poi c'è qualche cosa che non torna. Nel 1988/89 ci poteva anche starci un Dylan con un rock duro e aspro con una voce mai sentita, se non paragonabile per intensità a quella del 1974 (sempre di live action si parla) e quindi posso dire che dal 1990 in poi gli show di Dylan sono stati come concerti di autocelebrazione, senza una vera novità significativa.
Pur avendo detto più volte, Dylan, che la sua strada era il live-action o meglio la sua vita o il suo modo di vivere la vita, era per la strada in modo continuo, denominando questo come il never ending tour, non ha fatto i conti con quanto questo poteva essere dannoso per i suoi spettacoli.
Come fai a proporre per anni e anni tutte le sere nuovi arrangiamenti, nuove soluzioni, o nuovi musicisti?
Il risultato poi si e' visto.
E' pur vero secondo me che andare a vedere Dylan ormai è qualche cosa di routinario, il riproporre le stesse song, per sempre, tutte le sere, queste perdono la loro freschezza, la loro originalità, diventando una brutta copia della copia dell'originale.
Può andar bene per i nuovi ascoltatori, ma per chi lo ha seguito dagli anni 80 come il sottoscritto che dire?
Tempo fa avevo scritto qui su Maggiesfarm che forse per poter avere qualche cosa di nuovo, e che spezzi questo tour senza fine, ormai uguale a se stesso, poteva essere un Dylan solo acustico.
Un Dylan cioè solo con chitarra acustica e armonica nei teatri e basta. L'unica soluzione sarebbe secondo me questa. L'unica che porterebbe ai concerti ad avere una valenza e un importanza come quelli del 1974 o 75 o 78 e via discorrendo.
Ma è anche vero che la casa discografica non ha fatto nulla per catalogare in modo rappresentativo questi suoi concerti dal 1990 in po. Non c'è nessuna testimonianza a livello ufficiale, tralasciando l'unplugged, il tutto è rintracciabile grazie a chi lo ha seguito e visto ed ha confezionato i bootlegs o i video.Video e bootleg tanto denigrati da Dylan stesso o dalla sua casa discografica.
Perchè è accaduto questo? Perchè si arriva con i live solo fino al 1986 con un video pessimo in fatto di durata "Hard to Handle"?
Perchè da allora in poi gli shows di Dylan non sono più rappresentativi realmente visto che il tutto si ferma a 24 anni fa circa?
Stefano C.

 

Mr.Tambourine

Penso sinceramente che lo show di Dylan non sia più uno spettacolo musicale nel senso proprio della parola. Credo che sia un insieme di cose, di motivi, di ragioni che vadano oltre il semplice avvenimento musicale. Non saprei dire se questo sia positivo o negativo, certamente è una cosa che ha poco a che vedere con un tipico spettacolo musicale. L’andare oltre potrebbe avere una giusta valenza che va oltre il pensabile, valutato da ognuno di noi secondo il suo metro, ma questo è un altro discorso, è la parte musicale della faccenda l’oggetto del nostro interesse.
L’anno scorso io e molti altri ci trovammo a dover sottolineare lo scarso interesse e la relativa dose di noia alle quali Bob e la sua band ci avevano sottoposto assistendo ai suoi spettacoli.
Quest’anno la cosa sembra essere andata meglio grazie alla presenza di Sexton che ha un pò agitato il bussolotto dei dadi facendo uscire dei numeri diversi da quelli che eravamo costretti ad accettare da qualche anno.
E’ vero, questo devo riconoscerlo, la voglia, l’energia, la partecipazione di Bob e della band allo show attuale ha un tono nettamente superiore, ma dal punto di vista musicale le cose sono ancora quelle, proposte in modo diverso, con un altro spirito, ma purtroppo ancora quelle. Le canzoni sono sempre quelle, è cambiato soltanto l’approccio ad esse da parte di tutti i musicisti, ma null’altro è cambiato.
Ci sono motivi e scusanti più che valide per tutto questo, ma la sostanza è che lo show di Dylan non è più uno spettacolo musicale con le canzoni di Dylan, il risultato è una spiacevole parodia delle canzoni di Dylan, con un cantante che fa la peggior parodia di se stesse che potesse inventare, arrangiamenti tutti uguali e scontati, decisamente costruiti per uno che di voce non ne ha più. In futuro, se la voce dovese peggiorare ancora, forse Bob si limiterà a recitare i testi delle sua stupende canzoni eliminando la parte cantata che già adesso lascia troppo a desiderare. Bob Dylan è cambiato, come i tempi sono cambiati, Bob Dylan, quello che eravamo abituati a sentire ed ammirare è scomparso da un bel pezzo, e noi facciamo finta che tutto questo non sia mai successo.
Sia chiaro che non sto assolutamente disprezzando il lavoro odierno , sto solamente comparandolo con la passata valenza ed il risultato è quello che sto cercando di spiegare, in matematica uno + uno fa sempre due.
Le canzoni sono irriconoscibili, Bob è irriconoscibile, allora che vogliamo sostenere , che tutto è ancora uguale a prima ? Che il tempo non abbia influito ? Che il valore e la bellezza di “Like a rollig stone” di Blonde on Blonde sia perfettamente uguale alla versione odierna ? Non scherziamo, quella magia è sparita per sempre e non tornerà mai più, e nemmeno Bob è in grado di dare una correzzione a questa situazione di costante degrado non artistico ma musicale. Esempio terra-terra: Maradona non è più in grado di fare quelle magie che per lui erano cose normali vent’anni fa, ma però è sempre Maradona, proprio come Bob è sempre Bob, sfortunatamente ed inevitabilmente con una ventina d’anni di troppo sulla schiena.
La musica è una cosa così misteriosa da definire, quasi impossibile, perchè alcune canzoni ci provocano violente emozioni ed altre ci lasciano indifferenti? Rispondere è quasi impossibile, fare un paragone invece lo è ancora. Se oggi proviamo ancora un’emozione sentendo Bob cantare dal vivo “Like a rolling stone” è solo per quello che l’artista e la canzone hanno rappresentato per noi, riscatena quelle emozioni ormai sopite che ogni tanto hanno bisogno di tornare fuori, e ritornano infatti, in maniera certamente diversa da allora, ieri era “il mito”, oggi è “il rito”, e c’è una bella differenza !
Mr.Tambourine